Google
This is a digita] copy of a btx>k ihal was preserved l'or general ions ori library shelves before il was carcl'ullv scaimcd by Google as pari of a project
to make the world's books discovcrable online.
Il has survived long enough l'or the copyright lo espire and the hook to enter the public domain. A public domain hook is one ihat was never subjecl
lo copyright or whose legai copyright lenii has expired. Whether a book is in the public domain may vary country lo country. Public domain books
are our galeways lo the past. representing a weallh ol'history. culture and knowledge ihat's ol'ten dillìcult lo discover.
Marks. notaiions and other marginalia present in the originai volume will appear in this file - a reminder of this book's long journey from the
publisher lo a library and linally lo you.
Usage guidelines
Google is proud to partner with libraries lo digili/e public domain malerials and make ihem widely accessible. Public domain books belong to the
public and wc are merely their cuslodians. Neverlheless. this work is expensive. so in order lo keep providing this resource. we bave laken steps lo
prevent abuse by commercial parlics. nicliiJiiig placmg Icchnical reslriclions on aulomated querying.
We alsoasklhat you:
+ Make non -commerciai use of the fi Ics Wc designed Google Book Search for use by individuai, and we reunesl that you use these files for
personal, non -commerci al purposes.
+ Refrain from au tornateli //iicrying Dono! send aulomated (.|ueries ol'any sorl to Google's system: II' you are conducting research on machine
translation. optical characler recognilion or olher areas where access to a large amounl of lexl is helpful. please contaci us. We cncourage the
use of public domain malerials l'or illese purposes and may bc able to help.
+ Maintain attribution The Google "walermark" you see on each lìle is essenlial for informing people aboul ibis project and hclping them lind
additional malerials ihrough Google Book Search. Please do noi remove it.
+ Keep it legai Whatever your use. remember that you are responsive for ensuring ihat whal you are doing is legai. Do noi assume that just
because we believe a book is in the public domain for users in ihc Uniteci Siatcs. ihat ihc work is also in the public domain for users in other
counlries. Whelhcr a book is siili in copyright varics from country lo country, and wc can'l offer guidancc on whclhcr any specilìc use of
any spccilic book is allowed. Please do noi assume ihal a book's appearance in Google Book Search means it can be used in any manner
anywhere in the world. Copyrighl iiifriiigcmenl liability can bc quite severe.
About Google Book Search
Google 's mission is lo organize the world's information and to make it uni versiti ly accessible and useful. Google Book Search helps readers
discovcr ihc world's books wlulc liclpmg aulliors and publishcrs rcach new audicnecs. You cari scardi ihrough the full lexl ol'lhis book un the web
al |_-.:. :.-.-:: / / books . qooqle . com/|
Google
Informazioni su questo libro
Si tratta della copia di Liliale di lui libro clic per gcncraz ioni e sialo conservala negli scalTali di Lina biblioteca prima di essere digitalizzalo da Google
nell'ambito del progetto volto a rendere disponibili online i libri di tulio il mondo.
Ila sopravvissuto abbaslan/a per non essere più proietto dai diritti di copyright e diventare di pubblico dominio. Un libro di pubblico dominio ò
un libro che non è mai stato protetto dal copyright o i cui termini legali di copyright sono scaduti. La classi lìcazionc di un libro come di pubblico
dominio può variare da paese a paese. I libri di pubblico dominio sono l'anello di congiuri/ione con il passalo, rappresentano un patrimonio storico.
culturale e di conoscenza spesso diflìcile da scoprire.
Commenti, note e altre annotazioni a margine presemi nel volume originale compariranno in questo lìle. come testimonianza del lungo viaggio
percorso dal libro, dall'editore originale alla biblioteca, per giungere lino a te.
Linee guide per l'utilizzo
Google è orgoglioso di essere il partner delle biblioteche per digitalizzare i materiali di pubblico dominio e renderli universalmente disponibili.
I libri di pubblico dominio appartengono al pubblico e noi ne siamo solamente i custodi. Tuttavia questo lavoro è oneroso, pertanto, per poter
continuare ad offrire questo servizio abbiamo preso alcune iniziative per impedire l'utilizzo illecito da parte di soggetti commerciali, compresa
l'imposizione di restrizioni sull'invio di query automatizzate.
Inoltre ti chiediamo di:
+ Non fare un uso commerciale di questi fi/e Abbiamo concepito Google Ricerca Libri per l'uso da parie dei singoli utenti privati e li chiediamo
di utilizzare questi lìle per uso personale e non a lini commerciali.
+ Non inviare queiy automatizzale Non inviare a Google query automatizzate di alcun tipo. Se stai effettuando delle ricerche nel campo della
traduzione automatica, del riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) o in altri campi dove necessiti di utilizzare grandi quantità di testo, ti
invitiamo a conlallarei. Incoraggiamo l'uso dei materiali di pubblico dominio per questi scopi e potremmo esserti di aiuto.
+ Conserva la fili gran a La "iìtignuni' (walermark) di Google che compare in ciascun lìle è essenziale per informare gli utenti su questo progetto
e aiutarli a trovare materiali aggiuntivi trainile Google Ricerca Libri. Non rimuoverla.
+ Fanne un uso legale Indipendentemente dall'utilizzo che ne farai, ricordali che è tua responsabilità accertali di farne un uso legale. Non
dare per scontato che. poiché un libro è di pubblico dominio per gli utenti degli Stali Uniii. sia di pubblico dominio anche per gli utenti di
altri paesi. I criteri che stabiliscono se un libro è proietto da copyright variano da Paese a Paese e non possiamo offrire indicazioni se un
determinato uso del libro ò consentito. Non dare per scontato che poiché un libro compare in Google Ricerca Libri ciò significhi che può
essere utilizzato in qualsiasi modo e in qualsiasi Paese del mondo. Le sanzioni per le violazioni del copyright possono essere mollo severe.
Informazioni su Google Ricerca Libri
La missione di Google è organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalnicnle accessibili e fruibili. Google Ricerca Libri amia
i lettori a scoprirci libri di tulio il mondo e consci ile ad aulon ed ed i lori di filili lumiere un pubblico più ampio. Puoi effettuare una ricerca sul Web
nell'intero testo di questo libro da |.-.:.:. .-: / .;::::-..-::: .-[le. comi
''««i^>
1
DESCRIZIONE GEOGRAFICA
0)3SL!Liì a'©saiiei\
I
DALL' AB. A. FERRIM
SECUMIO I RIOII01\AME\TI
FOLlTlCl, GOVERNATIVI E GÌ L T DICI. \ III
ri'BDI.ICATI A TUTTO DICEMBRE 1858
S
F 1 B E N l E
TlrUGltAFIA AU/imEfi*! DI CLIO
JSi
M!!!!!m!ìI!IìììI!nm!ì!1"u v n h j * 1 1 < u tlUM
H
DESCRIZIONE GEOGRAFICA
COMPILAI A
©&ìwl»&», &« irsiaman
SECONDO GLI ULTIMI RIORDINAMENTI POLITICI,
GOVERNATIVI, E GIUDICI Alt J
FIRENZE
TIPOGRAFIA ALL' INSEGNA DI CLIO
/
&& &BUU4>atB
I
nutil cosa parmi ripetere una massima da molti
proclamata e da tutti riconosciuta verissima, non do-
vere cioè gli studi storici andar disgiunti dalla geogra-
fica cognizione di quelle regioni ove accaddero i fatti
onde un popolo si fé degno della memoria dei posteri.
Dirò solo che persuaso di questo vero, dopo aver pub-
blicato, or volge un anno, il Compendio della Storia
Toscana, credetti esser delle mie parti por mente a
dettare la Descrizione Geografica di essa secondo gli
ultimi riordinamenti, racchiudendo in un sol volume
di poche pagine tutte quelle notizie fisiche , geografiche ,
statistiche e governative della Toscana che mi sembra-
vano le più interessanti non meno per Y istruzione della
gioventù, che per util diletto degli adulti, e per guida
ai forestieri che bramassero di conoscere il territorio
nostro sotto i mentovati rapporti.
Con tal divisamente) io compilai questa operetta,
e per amor di chiarezza la divisi in due parti, conside-
rando nella prima la Geografia fisica del suolo toscano,
nella seconda la Geografia politica e civile , la statistica
e le divisioni governative e giudiciarie dello stato, fa-
4
cendo parola come potei di tutte le città e precipue
terre, senza dilungarmi dal propostomi soggetto.
Aggiunsi alcuna illustrazione delle città toscane e
delle più ragguardevoli terre non che i nomi dei sommi
che in esse sortirono la cuna, affinchè più compito ri-
manesse questo mio libretto, e maggiori fossero le noti-
zie del patrio suolo in esso racchiusela pascolo di quelli
che amassero di conoscerle.
In queste operazioni mi è grato il confessare di
avere avuto a scorta V Atlante della Toscana del Ch.
Sig. D. Attilio Zuccagni-Orlandini, la Geografia del ce-
lebre astronomo P. Gio. Inghirami, il Dizionario Geo-
grafico Fisico Storico del Prof. Emanuelle Repetti fin
qui pubblicatocela Statistica del valentissimo Sig. Cav.
Serristori, opere sì meritamente applaudite per la per-
spicuità, per la erudizione, e per l'accuratezza onde
sono tessute, sostituendo però alle indicazioni loro, ora
variate a causa di posteriori riordinamenti, quelle che
lo stato attuale delle cose offeriva.
Accolga il Pubblico questa mia seconda produzione,
con quella benignità con la quale seppe non sprezzare
la prima, che solo dal suo suffragio sperano le mie
fatiche qualche retribuzione.
$' Slutovc
DESCRIZIONE GEOGRAFICA
DELLA
^ <d g £ ii n &
SECONDO LA DIVISIONE NATURALE DEL TERRITORIO
QUELLA POLITICA E GOVERNATIVA
DEI NOSTRI TEMPI
PARTE I.
QUADRO GENERALE DESCRITTIVO
DEL TERRITORIO TOSCANO
ASPETTO.— JLia Toscana ,- a buon dritto chiamata il
giardino d'Italia da coloro che ne contemplarono e ne esposero le
bellezze, si per la ridente sua situazione, si per la ricchezza del
suolo , non ha provincia della nostra penisola che la pareggi.
Le attrattive di questa terra felicissima , dilettevole in ogni
sua parte per la varietà, arrestano lo straniero e gli offrono un
soggiorno cosi gradevole per ogni maniera di vaghezze di natura
e d'arte, che gli sembra non avere altrove goduto di un cielo
così beato.
ESTENSIONE E POSIZIONE GEOGRAFICA. ~ La esten-
sione del territorio toscano in terraferma ha circa i5o miglia no-
stre di lunghezza pari a chilometri 248 e 100 metri, e i3o di
larghezza eguali a 21 5 chilometri e 20 metri. — La superficie qua-
drata, considerate le frazioni territoriali, le isole ed isolotti, è cal-
colata miglia 8060 corrispondenti a miglia italiane 6464 ? ossia
leghe francesi quadr. 1098,88. — Essa è posta tra i gradi 4 2 ° *3'
6
ai 44° 3o' di latitudine, ed i 27 20' ai 29° 3o' rfi longitudine.
( Merid. conv. dell 'Isola del Ferro ).
CONFINI, — La Toscana per la maggior parte rinchiusa tra
T Appennino ed il Mediterraneo, che prende il nome di Mare Tir-
reno, o Toscano lungo la spiaggia di essa, è confinata dagli Stati
della Chiesa da settentrione a ostro-scirocco , dal Mediterraneo • da
ostro-scirocco a maestro, e dai Ducati di Lucca e di Modena nel
rimanente.
PERTINENZE. *— Al di là di questi confini verso maestro
spettano alla Toscana due tratti di territorio separati V uno dal-
l' altro, il Vicariato di Barga cioè, confinato all'intorno dai
Ducati di Lucca e di Modena, e il Vicariato di Pietrasania con-
finante coi mentovati Ducati e col Mare Toscano a ponente.
Continuando verso maestro in distanza maggiore, le appar-
tiene altro tratto di paese intersecato irregolarmente dal Ducato
Modanese, distinto col nome di Lunigiana Granducale avente
per confine il Regno Sardo a ostro e a ponente, il Ducato di Parma
a settentrione, e quello di Modena a levante.
Sono della Toscana anche non poche is^ole, che in riguardo al
loro numero hanno fatto dare il nome di Arcipelago Toscano al
mare in cui sono sparse, delle quali la maggiore è V Elba e di
qualche considerazione sono il Giglio e la Pianosa.
MARE. — Questo mare chiamato anticamente Tirreno oggi
Toscano , estendesi lungo il littorale miglia 146 pari a chilometri
24 1 e 484 metri ; in distanza dalla spiaggia conserva il medesimo
nome fino alle miglia 100, eguali a chil. 166 e metri 4°°«
Incontra nsi in esso tre banchi bassi fondi da fuggirsi dai
naviganti, non contando quello presso il Golfo della Spezia. Il Bau-
co della Meloria cioè, in faccia all'antico Porto Pisano; il Banco
presso il Fanale di Livorno, e due bassi fondi avanti il porto di
Vada.
MONTI. — Gli Appennini che attraversano la Toscana da
maestro a levante nella parte settentrionale per un tratto di 1 5o
miglia in linea ove più ove meno tortuosa, la dividono in parti
disuguali e non poche diramazioni di essi ingombrano il suo ter-
ritorio.
Le montuosità che si dipartono dall'Appennino e che voltano
a mezzogiorno stendonsi fino alla ripa destra del fiume principale
( Arno ); quelle che inclinando verso la stessa parte, occupano le
pertinenze o frazioni territoriali situate a maestro, scendono fino
al mare. Tra il fiume Arno ed il mare si frappongono altre mon-
tuosità che formano catene più depresse di monti di considerevole
altezza.
PIANURE e VALLI, — La quantità dei monti, poggi e col-
line che intersecano tutta quanta la superficie di questo paese fanno
sì che in esso non trovisi ampiezza di pianure se non presso al mare,
ove estendonsi le pianure Pisana, Orbetellana ^Grossetana.
Questi monti però e queste colline formano nella Toscana ame-
nissime se non spaziose vallate, che sono per la massima parte de-
liziose a vedersi, ed offrono tali punti di vista da incantare gli
amatori del bello. Alcune di queste valli presentano un terreno
sottomarino *d altre di alluvione.
Fiumi. — Dai scoscesi dirupi dei monti più alti e dalle pen-
dici dei meno elevati sgorgano fiumi e torrenti, che scorrono pel
suolo nostro, dei quali alcuni tributano le loro acque al Mediter-
raneo perchè scaturiscono di qua dalle cime dell'Appennino, e alcuni
hanno foce diretta nell'Adriatico, perchè al di là dei gioghi della
nominata catena di montagne hanno la loro sorgente.
LAGHI. — In var j punti della Toscana trovansi laghi e pa-
ludi ; questi però vanno continuamente a diminuire mediante lavori
idraulici di sovrana munificenza, gli altri son ben piccoli, ed i più
ragguardevoli sono il Lago di Bientina , il Chiaro di Chiusi, ed
il Chiaro di Montepulciano,
MARMI b PIETRE, — * In questo suolo fortunatissimo non
mancano pietre dure; vi sono in gran copia i marmi e quasi a nis-
sun paese manca il sasso per fabbricare, E ricco di calcedonii in
alcuni punti, in altri Ai diaspri. Offre marmi di ogni genere, ed i
pregevolissimi sono i marmi di Sera ve zza , il giallo di Siena,
i broccatelli della Gherardesca , e i misti di Stazzema. Vi è
copia di travertino, e l' alabastro si scava di più qualità. Non è
raro il serpentino , ed i graniti dell' Isola dell' Elba e di Monte
Cristo sono eccellenti e capaci di un buon pulimento.
MINIERE. . — 1 metalli di ogni guisa, non esclusi i più: pre-
ziosi, trovansi nel seno del suolo toscano. 11 ferro però, ed il rame
sono quelli dei quali è particolarmente dovizioso. Dell' argento si
tenta adesso di riaprirne le miniere; degli altri non ne conviene
..»*
8
attualmente la escavazione, non tanto per la povertà delle miniere,
quanto per la mancanza del combustibile necessario #lla elabora-
zione di essi. Le .miniere di zolfo e di allume sono ricchissime, ed
in qualche quantità potrebbesi scavare il carbon fossile.
ACQUE MINERALI e TERMALI. — Comunissime sono in
Toscana le acque minerali e termali , e non vi è quasi vallata nella
quale non trovinsi sorgenti abbondantissime di queste più o meno
valevoli a soccorrere ai malori della umanità.
CLIMA. — Negl'alpestri gioghi dell'Appennino e dei più alti
monti che occupano il territorio nostro il clima è assai rigido 5 nei
poggi di minore altezza e variabile a seconda dei venti che vi sof-
fiano continuamente, uelle colline e nelle pianure godesi di un cli-
ma dolce anche nell'inverno, quando i giorni sono sereni e tran-
quilli.
Nei luoghi ove stagnano le acque e nelle valli ove scorrono
placidamente i fiumi si condensano spesso nebbie foltissime nei tri-
sti giorni che succedono a quei piovosi del verno ; ma esse ben presto
dileguansi pei venti, che con la loro continua non sgradita varia-
zione mantengono alla Toscana un'aria salutare in ogni tempo.
Di questo pregio mancavano soltanto le Maremme; oggi però
sono alquanto migliorate di condizione, ed è sperabile che merce
le sovrane beneficenze, col volger del tempo quelle paludi in prima
malsane divengano pianure fertilissime, e quei deserti terreni una
regione popolata , doviziosa , e perciò saluberrima.
PIANTE. — Neil' alture dell' Appennino vegetano principal-
mente l' abeto e ì\ faggio: nelle dirupate sue pendici, e nei monti
del centro crescono in copia l' acero, lafusaria, la coronilla,
V aronta, ed altri alberi di simil genere. Più in basso prosperano
i castagni che somministrano salubre cibo agli abitanti che man-
cano di cereali, e le aiterei che alimentano numerose mandre di
animali neri. In questi monti crescono altresì i pini, i cipressi, i
lillutri, i lauri, gli allori, i ginepri, le scope ed ogni altro le-
gname da frutto e da costruzione.
PRODOTTI DI SUOLO. — D' ogni genere di prodotti neces-
sarj alla vita è fertile il suolo toscano. Esso abbonda di cereali di
ogni specie, e produce vini ed olii eccellenti, che ben volentieri lo
straniero ricambia coi suoi anche i più prelibati. I frutti vi giun-
gono a perfetta maturità. Sono comuni gli agrumi, in qualche luo-
"*••
9
go abbondalo i cedri, e nelle parti pia calde le palme maturano i
datteri. Il lino e la canape vi crescono mirabilmente, e a secon-
da delle stagioni pia o meno a loro confacienti, danno all'agrono-
mo considerevole ricolta. Persuasa alla fine la sementa delle patate
alla maggior parte degli agricoltori, considerevole ne è il prodotto
e di ottima qualità.
Più perfetta che altrove qui raccogliesi la paglia da far cappelli
di cui gran quantità va all'estero, e molta lavorasi nel proprio paese.
Aumentata la cultura dei gelsi con la recente piantazione di
quelli delle Filippine, die vi prosperano mirabilmente, non manca
ai Toscani un ragguardevole ritratto di seta, utile all' indù «tre
campagnolo ed all' operoso cittadino.
PASCOLI. — Ampli ed ottimi pascoli che trovami in Toscana
alimentano numerosi greggi di bestiame pecorino, caprino, bovino
e cavallino, e mentre il verno nega ad essi il necessario nutrimento
sui monti per lo più coperti di neve, una moderata e dolce sta-
zione li accoglie nelle maremme, e là trovano di che pascersi e come
sottrarsi alla rigidezza della stagione a loro nemica.
ANIMALI. — Oltre le grosse mandre e i molti greggi ed ar-
menti cui dà alimento il nostro suolo, vaga libero nei folti boschi
qualche lupo infesto all'utile bestiame. Nelle selve delle Maremme
e in qualche altura che da esse dipartesi nascondesi timoroso il
capriolo e vive fuggiasco il cinghiale. In ogni altro bosco trovansi
le lepri, le volpi , le faine, le martore , le puzzole, gì' istrici,
gli scojattoli, i ghiri e le talpe. In prossimità dei vigneti vivono
gli spinosi, e in vicinanza dei fiumi non è rara la lontra ed il tasso.
Tra i Volàtili che vivono in Toscana di cui vi sono oltre 1 5o
specie, alcuni vi nidificano, altri non vi si trattengono che in certe
stagioni. Cova nei più alti gioghi dell 1 Appennino Y aquila e nelle
abetine il gufo con molte altre strigi di differenti specie. Nei folti
boschi, oltre i più comuni tra i silvani, nidificano i colombacci,
le tortore, i tordi, ed in qualche selva i monacotti. Più in basso
moltiplicano le starne , le beccacce, le quaglie , le lodole, ed in
alcune valli le pernici e le cuturnicù Nelle reali tenute ed in altre,
i fagiani sono divenuti indigeni ; ed in qualche villa moltiplicano
ancora i pavoni. Di tutte queste specie di salvagli urne non ve ne
è però abbondanza, tante essendo le insidie che ad esso tendono
gì' indiscreti cacciatori in ogni tempo.
IO
Nei laghi e mei grossi fiumi in certi tempi nuotano le folaghe
1 germani, i beccaccini ed altri palmipedi : anche lo storno ed il
tordo marino non che qualche nibbio nero trovatisi stazionar j nei
luoghi prossimi al mare.
Abbondano di Pesci i nostri fiumi e i nostri laghi , ed il li-
torale ne è doviziosissimo. Nelle acque limpide dei torrenti special-
mente del Casentino vivono in copia le trote ed i ghiozzi. In tutti
gli altri fiumi grossi e piccoli prolificano i barbi, le lasche e qual-
che anguilla. NelFOmbrone sanese oltre a queste specie di natanti
vivono le lamprede, e nei piccoli torrentoli che scorrono per la
valle dell'Arno fiorentina abbondano singolarmente {granchi.
Guizzano in gran quantità le regine, i lucci, le anguille e
le tinche nei laghi, ed il littorale dà ottime qualità di pesci. I pre-
gevolissimi tra questi sono il ragno o la spigolaci dentice, l'om-
brina, il paràgOjlaL sogliola, la triglia di scoglio, lo storione,
il nasello grosso ed il piccolo. Di una qualche bontà tra i grossi
sono il tonno, il nocciolo o palombo, lo spinarolo, il capo ton~
do, il tanuto, lo smeriglio, le razze di più specie > il sagri, la
mola , la morellina , e qualche foca che vi apparisce in certi tempi.
Numerose pure sono le specie dei minuti e comunissime sono
le acciughe, le sarde e i muggini, non che i ghiozzi, le aligu~
si e, le agulie, le morene, i polpi, i totani, i calamai ed altre
di minor pregio.
Tra i frutti di mare trovansi in abbondanza lungo il littorale
nostro le ostriche, le ar selle, i ricci e le patelle.
Chi può vivere in una terra cui natura concesse vago aspetto,
clima dolce, fertilità di suolo, varietà di prodotti e tutto ciò che
all'onesto ed adagiato vivere abbisogna, ha molto di che esser
grato alla Provvidenza eterna onde fa sì benignamente privilegiato.
Noi Toscani contemplando il suolo nel quale viviamo, trovandoci
con tanta preferenza beneficati, quali sentimenti di gratitudine non
dovremo a quella Suprema Bontà che di così larghi doni ci fu pro-
diga dispensatrice!
N. B. Tra i rettili e insetti poco o nulla ritrovandosi di particolare sotto il
nostro cielo , rimandiamo il lettore ai trattatisti di siffatte materie per cono-
scerne le singole specie e i propri nomi*
1 1
MONTI PRINCIPALI DELLA TOSCANA
E LORO ALTEZZE SOPRA IL LIVELLO DEL MARE
IN BRACCIA FIORENTINE
APPENNINO
DIRAMAZIONI
APPENNINICHE
PICCHI PRINCIPALI
Monte Molinatico • . .
Cisa
Monte Orsaio
Alpi di Camporaghena .
Alpe di Moni mio
Libro aperto
Corno alle Scale ....
La Futa
Falterona
Alpi di Serra
Cornerò . . .
Alpi della Luna . . . .
ALTEZZA
265 1
1783
3i66
3**4
3282
33o8
3323
i56o
2825
i568
2<
23
1069
»3i4
3
3
2
7
1
8
5
3
4
o
1
3
A SETTENTRIONE
Sasso di Castro
Monte Polla jo
Monte Cavallaro
Mozzicone
Monte Mescolino
A MEZZOGIORNO
M. Rotondo in Lunigiana
Pizzo d'Uccello
Monte Altissimo
Monte Forato
Pania della Croce ....
Monte Albano
Monti della Calva 11 a . . .
Prato magno
Alvernia
Monte Foresto
Alpi della Catena ja . . .
ALTEZZA
2i56
9
2045
1762
i65i
1
6
1
i656
1
«9»4
3212
7
2722
2008
4
3i88
3
1828
1
1309
2707
«943
2i3q
2399
4
6
3
1
MONTI PRINCIPALI BEL CENTRO
M. Luco nel Cbianti
Alta S. Egidio . . .
Monte Miccioli. . .
Monte Annata . . .
Monte di Radicofani
1422
8<i2
2949
i558
o
8
o
o
2
Monte di Cetona
Monte Labro
Prato degli Olivi
Monte Capanne nell'isola
dell'Elba
«9*7
2044
97^
1744
3
5
5
Agli iudicati monti possono aggiungersi quelli cbe vengono quasi a per-
dersi presso il lembo del mare meno elevati degli altri , cbe sono i monti del-
l'Alpe Apuana i quali si perdono nella spiaggia pietrasantina , i Monti Livor-
nesi a mezzogiorno di Livorno , i Monti Gauorrano e Tirli che rendono mon-
tuosa la costa dal Capo Troja fino a Castiglione , i Poggi dell' Uccellino e della
Bella Marsilia tra la foce dell' Ombrone e Talamone , e V Ansedonia all' o-
riente del promontorio Argentaro.
I promontori e capi principali sono il Promontorio di Capo Corvo , quello
di Populonia , il Promontorio Argentaro e il Capo della Troja»
li
CENNI GEOLOGICI SUI MONTI BELLA TOSCANA
Tralasciando di parlare dell' origine dei monti che s' inalzano nel suolo
della nostra penisola e conseguentemente in quello della Toscana, comparsi
probabilmente sopra il livello del vasto e profondo mare che prima H ricuopriva
a causa di un potente movimento della terra che lassù violentemente li sospin-
se , e di sprofondamenti contemporaneamente accaduti , accennerò di volo la
qualità dei terreni costituenti l'Appennino e le altre montuosità del nostro suolo.
La catena appenninica è essenzialmente formata di arenaria macigno, ed
al calcare che vi predomina sono interposti in varj luoghi strati di schisto
argilloso non che brecce siliceo-calcaree e rocce serpentinose.
Questi terreni come tutti gli altri plutoniani della Toscana non hanno ca-
ratteri tali da potersi riguardare come antichi (primitivi) ma debbonsi ricono-
scere per secondari ove più ove meno plutonizzati.
I monti del centro racchiudono egualmente filoni di arenaria alternati con
quelli di calcare compatto , gabbri e brecciati diversi.
I monti che sorgono lungo la spiaggia del Mare costituenti una catena quasi
parallella all' appenninica chiamata catena metallifera dal Chiariss. Sig. Prof.
Savi per la speciale abbondanza di metalli, hanno tutti per base e nucleo il
Permeano e le sue alterazioni in steaschisto e gneis , e per la maggior parte
resultano da grandi masse calcaree del lias appenninico o dalla porzione infe-
riore del macigno non dirado cambiate ambedue in calcare salino , in dolo-
mite , o in calcare cavernoso e talvolta con scarse interposizioni di arenaria
macigno»
Di tal natura sono l' intero gruppo delle Alpi Apuane in Lunigiana , i Monti
Pisani, alcuni di quelli del campi gì i ese , nei quali trovasi in copia ancora V an-
fibolo raggiante , quelli che si alzano tra M. Pescale e 1' Ombrone , gli altri
tra la foce dell' Ombrone e 1* Albegna ed il Promontorio Argentaro costituenti
la catena testé indicata.
I Monti Ainiata e di Radicofani appartengono esclusivamente alla classe
dei terreni vulcanici.
La Isola dell' Elba nella massima parte è costituita di terreno di macigno
che mediante il terreno calcareo interposto riposa sul Verrucano e sul granito
che ne costituisce ogni rimanente. Il calcare di questa Isola a seconda della mag-
giore o minore azione delle rocce ignigene ha ricevuto differenti alterazioni ed
ora trovasi convertito in calcare cavernoso ora saccaroidale candidissimo e
alcuna volta in bellissimo cipollino.
II macigno pure a causa dell'azione delle rocce serpentinose e granitiche
ha subite molte alterazioni e spesso è cambiato in Galestro dal quale non dirado
fa passaggio al diaspro.
Le rocce di sollevamento sono marziali o ferruginose , anfiboliche , lenì-
tiche, ofiolitiche , di ali agi che e moltissime granitiche. Queste rocce plutoniane
sono spesso iniettate alle nettuniane e perfino il granito incontrasi sovente iniet-
tato alle rocce serpentinose.
Per avere estesa cognizione della Geologia del suolo toscano conviene^
aver ricorso ai Viaggi nella Toscana del valentissimo Dott. Gio. Targioni-Toz-
zetti , e agli Studj Geologici su di essa del chiarissimo Sig .]Prof, Paolo Savi»
i3
FIUMI REALI DELLA TOSCANA
LORO CORSO IN MIGLIA TOSCANE
E CONFLUENTI PRIMARI DI ESSI
s
s
s
2
FIUMI REALI
E LOBO SORGENTI
ARNO
cui danno origine due fonti che
scaturiscono ira enormi massi, 5o5
braccia sotto la vetta della F al-
levarla
E un piccol fiumicello presso la sor-
gente , ingrossato gradatamente da mol-
tiplici torrenti e fiumane giunge al mare
ricchissimo d' acque. Scorre precipitoso
di rupe in rupe per le prime 7 miglia ,
modera la sua corrente all' incontro di
valli di più dolce pendio alla fine del
Casentino, e placido quiudi con tortuosi
giri traversando le tre valli da esso no-
minate versa le sue acque nel Tirreno.
OMBROSE che ha sorgente
presso S. Gusmè
SERCHIO che nasce dal M.
Pisa ui do
CECINA che scaturisce dai
Monti di Gerfalco
MAGRA che nasce dal Mon-
te Orsajo
FIORA che nasce dal Monte
Amiata
ALBE GIVA che nasce dal
Monte Labro
CORNIA che nasce dal pog-
gio di Moni ieri
TEVERE che scaturisce dal
Monte Fumajolo a 18 miglia di
distanza dalla sorgente dell Arno.
lubt.hkzz*.
del
LORO C0R8O
4l 'A
9*
6o(*)
4o
36
35
33
a5
3o (**)
CONFLUENTI
PRIMARI
Solano
Sieve
Mugnone
Bisenzio
Ombrone
Corsalone
Chiana
Ambra
Greve
Pesa
Elsa
Evola
Era
ft
2
GB
a
00
0>
ÌArbia
Merse
Gre l ano
Orcia
Transubbie
( Lima
/ Pavone
\ Trossa
\ Sterza
( Verde
| Aulella
• Vara
)
a des.
) a sin.
ì
ì
asm.
a des.
a sin.
a des.
N. B. Non si pon-
gono i confluenti
perchè sono stati no-
tati nei seguenti prò*
spetti delle relative
vallate.
{*) Sole i4 nel Granducato.
(**) Nel territorio toscano.
i4
FIUMI CHE NASCONO AL DI LÀ DELL 9 APPENNINO
TRIBUTARI DELL' ADRIATICO.
NOMI DEI FIUMI
SORGENTE
CORSO
Reno. . .
San terno
Senio . .
Lamone .
Rabbi
Monton
Ronco
Savio
Marecchia
Metauro .
: e :{
f . uniti
Appennini di Pi-
alo ja
Appennino
Monte Cromerò
Alpi della Luna
Questi fiumi bagnano
le Valli traspennine che da
essi prendono nomi partico-
lari , ed allorché incomin-
ciano a pianeggiare entrano
nel territorio pontificio.
Il Reno, il San terno, ed
il Senio sgorgano nel Po ,
gli altri vanno a gettarsi
nell'Adriatico.
LAGHI PRINCIPALI DELLA TOSCANA
NOME
SITUAZIONE
QUALITÀ
DELLE
ACQUE
PERIFERIA
MIGLIA
Lago di Bientina (i). . .
— di Orbe tei lo. . . .
— di Massaciuccoli (a)
di Chiusi.
Valli di Nievole e Sercbio
Maremma Orbetellana
Valle del Scrchio
Val di Chiana a confine >
con lo Stato Pontificio -
dolce
salsa
dolce
— . di Montepulciano. . '
— di Fuceccbio | Val di Nievole
28
ao
11
8
6
LAGHETTI MINORI
Lago del Rosaro . . .
_ Santo
— Scafa jolo. . . .
— . Squtncio. . . .
— Verde
-— di S. Floriano.
— . di Torrenuova.
— della Bassa. . .
•— Acquato . . . .
— dcirEdifizio. .
— . di Burano . . .
— di Staffoli . . .
Appennino Pistojese di 1
Barga e di Val di Magra )
dolce
Lagoni o Fumacchi
ì
Maremma Orbetellana
Val di Cornia
Presso il mare al Conf. P.
Valdarno inferiore
Monte Cerboli
Monte Rotondo
Castel-nuovo
Serazzano
Sasso ec.
«
sulfurea
salsa
dolce
Fangose, pregne es-
senzialmente d'acido
borico y esalanti fu-
mo cocentissimo con
rumore spaventoso.
i5
(i)(a) I laghi e paduli di Bientina e Massaciuccoli non
appartengono alla Toscana che per meta, l'altra parte di essi giace
nel territorio lucchese, ed il primo distinguevi in questa parte col
nome di Sesto.
I Lagoni o Fumacchi indicati di contro furono trascurati fino
all'alino 1777. Conosciuta in seguilo la ricchezza di quelle acque
fangose, s' incominciò nel 18 io a estrarne il sai borace e nel 18 1&
fatta servire la natura all'arte, tali furono i vantaggiosi risulta-
menti che al presente si estraggono da essi lagoni circa 1,500,000
libbre di sai borace perfettissimo.
Tanta dovizia di sai borace è dovuta in parte all' industrioso
Sig. Giuseppe Guerrazzi livornese, il quale aprendo delie cavità
sulle pendici prossime ai Lagoni, adattate a raccogliere acque e
condurle in essi per saturarvisi di acido borico, potè aumentare
la materia dalla quale cercava guadagno.
La modicità del prezzo al quale si vende questo sale a causa
della più spedita elaborazione senza spesa di combustibile, è tutto
merito del Sig. Larderei, succeduto al mentovato Guerrazzi nell'af-
fitto dei nostri Lagoni. Qnest' uomo ingegnosissimo riuscì ad allac-
ciare il cocentissimo e rum u roso vapore che si sprigiona dai buli-
cami dei Lagoni, e mediante condotti di piombo lo diresse alia fab-
brica del gran fornello 5 e per l'azione del detto vapore mettendo in
ebullizione le numerose calda je nelle quali evaporizzansi le acque
sature di acido borico, ottenne da ^sse una quantità maggiore di
sai borace, e più non usò di combustibile per l' estrazione di que-
sto sale.
Più considerevoli dei laghi furono un tempo le Paludi ; ma le
cure del provido Leopoldo I convertirono in pianure fertilissime
molti di quei limacciosi ristagni , e il benevolo Ferdinando III non
ristette dal proseguire nella utilissima impresa. Rimaneva il lago
e palude di Castiglione causa primaria della insalubrità della
Maremma, che occupava una superficie di 33 miglia quadre, a toglier
la quale molti pensarono e ni uno si cimentò. Serbava la Provvi-
denza una siffatta impresa air augustissimo regnante Leopoldo II,
ed Egli difatti con energia e coraggio portentoso, senza aggravio del
suddito, pose mente a migliorare la Maremma, ordinò lavori al-
l'uopo, e nel solo spazio di 9 anni dal 1829 al 1837, essiccò i la-
ghi alberese e Bernardo , e ottenne per via di colmate 14 miglia
quadrate di diminuzione all'antica superficie della nominata palude.
E sperabile che tanta munificenza del principe venga compen-
sata dai più felici successi , essendo cotanto favorevoli i primi risul-
tamenti della gigantesca operazione.
MVl«MWB« ®&<&QlftÀir!t<0&
DELLA TOSCANA
IN VALLATE
D,
ai fiumi e torrenti già nominati che scorrono nel suolo
toscano sono irrigate tante valli più o meno profonde e circoscritte
da quei medesimi monti dai quali essi sgorgano e da altre mon-
tuosità, che sembrano naturalmente dividere questo territorio in 16
grandi sezioni che per la loro figura prendono il nome generico di
valli, e quello proprio dai primarj fiumi che le attraversano.
Questa naturale e fisica divisione del territorio nostro, sugge-
rita dal benemerito Proposto Lastri fino dal secolo decorso, e adot-
tata e compiutamente estesa a tutto quanto il territorio dal Signor
Dott. Zuccagni-Orlandini nel suo Atlante della Toscana pubbli-
cato nel i83a, parvenu la più conveniente per dare una vera idea
fisica del nostro paese, e la seguii.
E da notarsi però che chiamansi comunemente Romagna le
valli traspennine, Casentino la valle che prende il nome dal primo
tratto dell' Arno, e Mugello quella bagnata dalla Sicvc.
Venendo ora a far conoscere i nomi delle valli in cui è diviso
naturalmente il suolo toscano, la loro estensione, il loro aspetto,
i prodotti naturali e fiumi che in esse incontransi, mi piace di av-
vertire che nella indicazione delle distanze mi servirò della misura
del miglio toscano perchè propria del paese del quale io scrivo;
'7
e per notare la estensione della superficie adotterò i quadrati agrarj
con la corrispondenza in miglia quadrate toscane, contentandomi
per intelligenza di ognuno di porre in fondo al libro la equiva-
lenza di queste ad altre misure che a causa di generale intelli-
genza sono state comunemente adottate dai geografi. — Notando
i monti principali che servono di lati estremi alle valli nelle quali
è naturalmente repartita la Toscana, per amore di chiarezza mag-
giore, adotterò la distinzione a destra e a sinistra, intendendo
che lo spettatore si volti a settentrione per orizzontarsi.
Noverando gì' influenti dei fiumi che danno il loro nome alle
Valli , mi atterrò ai primar j , contrassegnando con asterisco quelli
a destra, e lasciando senza alcun segno quelli a sinistra, orizzon-
tandosi per rispetto a questi secondo la regola generale, cioè vol-
gendosi alla parte ove la corrente scende.
Dei prodotti naturali accennerò i più conosciuti , e per distin-
guere quelli che veramente rendono utilità dagl'altri dei quali si
fa poco conto , apporrò alcune tavole in fine dei quadri che seguono,
da me ordinati per dare nel modo più conciso un' idea orografica
del suolo toscano, dalle quali sommariamente si conosceranno i
prodotti naturali , le loro proprietà, e la maggiore o minore ric-
chezza di essi.
■ w <^ g >^« jfr < rg-i
VALLI MULE QUALI & 3ULTW1
Jf ONE BELLE TALLI
* ASfUftfA iAWGHTZZJL
i,khghv*Z7Jl 2 stiratrici**
QUADRA IN M1GI- FIOR,
VALLI TRAmmuniiiiK
L***;. IH. g5 Largii. UE. 24
Stipertieiequadr. M. 74°*
coimni TCIAE
OSTI
DA CUI sono
CONFINI
Appennini che le separano
rial rimanente della To-
scana da Li- a
Sfato Pontificio aL
Ducati di Modena e di Parma a T.
MONTI
a destra
M, Mescolino
a sinistra
FI HI
e Tona
/ÈiCf*
Strrro
fìoxco
TAL DI *A43*A
(tjtttmtAWA a% Annua ai*)
\*\\\%. M. 38 Largh. M. afi
Superficie rpiadr. IH alio
appartenenti al Gran Orna-
to di Toscana.
VALLE DBL CERCHIO
Long. M. M Largh. M. 33
Superfìcie tfiiadr. M. (*)
CONFINI
Stati Estensi aL
Dncato di Parma a T.
Genoresato a P.
Golfo deila Spezia e Mare
Toscano a M.
MONTI
a destra
M. Mulinati co
Cima
M. (li Mommio
Caroporaghena
Pizzo d* Uccello
a sinistra
M. Rotondo
Verde
Teglia
Vara
Bagnane
Tavarom
Anleila
{') In rpieUa valle apparten-
gono alla Toscana due frazioni ter-
ritoriali «epurate una dall' altra ;
ogni rimanente agli Stati Estensi
e al Ducato ài Locca,
COJVF/iV/
Val di Pescia a L.
Stati Estensi a T.
Val di Magra a P.
M. Pisano a M.
MONTI
a destra
Corno alle Scale
Libro Aperto
M. Rondonajo
a sinistra
Pizzo d'Uccello
Alpi di Mommio
Sbrouo
*Fiiimiee!
* Torrita
*Petroac£
*Pedogna
Corsonm
Lima
Orzori <
gio eai
!
NTE DIVISO IL SUOLO TOSCANO
ASPETTO DELLA VALLE
Alpestre e selvoso negli alti
[Appennini; coltivato e ridente nei
contorni delle terre e dei castelli.
PRODOTTI NATURALI
\
Scaturiscono in questa valle polle abbondan-
tissime di acqua salina e non poche di acqua
sulfurea e ferruginosa ; ma la virtù loro è de-
bole per gli usi della medicina , se si eccettuino
quelle del Bagno di S. .4 g ne se.
È questo un paese montuoso ed
alpestre ; ma alquanto piacevole a
Tedersi percbè avendo da una par-
te gli Appennini dall'altra il mare
nella sua piccolezza offre un gra-
dito punto di vista allo spettatore.
Trovansi in questa valle miniere di rame • di
ferro ed anche di oro ; ma poverissime. — Nu-
merose sono le cave di marmi , lo statuario però
è il più pregievole. — I diaspri vi si trovano dì
più qualità. — Non mancano sorgenti di acque
minerali e termali di mediocre attività.
Un bellissimo insieme di monti
elevati, di poggi selvosi, di amene
colline e di fertili pianure danno
a questa valle un aspetto veramen-
te pittorico.
1
Nelle viscere dei monti di questa valle tro-
vasi il rame, il mercurio, i\ ferro, il piombo ar-
gentifero , e qualche traccia di oro e di argen-
to, — . Sono stimabili i diaspri , le brecce calce-
doniose, ed i cristalli di monte. — Abbondano
i marmi, e pregi evoli sono, il broccatello, lo sta-
tuario, il bardi gì io, il verdugnolo, il rossastro
e la lavagna. — Sono celebri le acque termali
del Bagno di Lucca.
SEGUONO LE VALLI NELLE QUALI È
2
G
•
o
M
C
e*
w
<
>
e*
NOME DELLE VALLI
MASSIMA LUNGHEZZA
LARGHEZZA E SUPERFICIE
QUADRA IN MIGL. FIOR.
CONFINI BELLE VALLI
E MONTI
DA CUI SONO CIRCOSCRITTE
FIUMI
E TORRE»
DI CUI PBENBI
IL HOME
E LOBO PRINCI
1KFLUEKT
4
5
6
VALDARNO CASENTINESE
Lung. M. 23 Largh. M. ai
i
i
Superficie quadr. M. 3oa.
CONFINI
Arno che vi
la sor gei
Val di Sieve a T.
oolano
Val di Chiana a M.
* Treggina
MONTI
a destra a sinistra
Falterona Secchieta
Giogana Pratoroagno
Alpi di Cate- Alpi della Ba-
naja dia
*Salutio
Staggia
Archiano
Corsa Ione
Bassina
Chiassa
VAL DI CHIANA
Lung. M. 42 Largb. M. q5
*
Superfìcie quadr. M. 493.
CONFINI
Chiana.
*Esse di Ce
tona
* Cozzano
* Sella
* Vingone
* Castro
* Maspino
Salarco
Esse
Lota
Valdarno sup. ,
Val d'Ombrone
St. Pontificio e 1
MO ,
a destra
Catena ja
Lignano
Alta S. Egidio
e Casent. . a T.
senese . . . a P.
Val d'Orda a M.
ISTI
a sinistra
M.di Palazzuolo
M. di Bapolano
M. della Mad-
dalena
VALDARNO SUPERIORE
Lung. M. 3o Largh. M. 19
Superficie quadr. M. 357.
CONFINI
Valdarno casentinese. . . . a L.
Val di Sieve a T.
Arno
* Bregna
* Loreno
Vald'Arbia a P.
* A gna
Val di Chiana » M.
* Ascione
MO À
a destra
Secchieta
Pratoroagno
Alpi della Ba-
dia
STI
a sinistra
M. Masso
M. Scalari
M. Grosso
M. Luco
* Ciuffenna
* Faella
* Chiesimone
Ambra
Vaccberccij
Felce
tTURALMENTE DIVISA LA
ASPETTO DELLA VALLE
PRODOTTI MATURALI
Chiusa questa valle da altissi-
mi monti in giro ovale, è alpestri*
nell'estremità dei suoi lati; nelle
parti più basse è di amena e pitto-
rica varietà per i poggi verdeggiau-
ti di castagni , per le fresche pa-
sture e per le coltivate colline.
Trovatisi sparsi in questa valle diaspri in
gran copia di un sol colore , variamente coloriti
e bianchi argentati. — Vi si scavano in quantità
sostanze organiche marine e terrestri petrifìcate,
e molti altri fossili. — Scaturisce in questa valle
una polla di acqua ac i dui o-al cai ino- f e mt pino-
sa, e un'altra di acqua sulfurea ambiduc di mi-
rabile attività.
Àmen issi ma e di singolare fer-
tilità è questa valle, avente consi-
derevoli pianure ben coltivate, e
ornata dì spaziose e bellissime stra-
de che danno gradevole accesso alle
regie tenute dello stato.
Questa valle è chiusa da ali:
monti a destra e a sinistra , ed è
tutta ingombrata d* poggi e colline
lei suo centro, tramezzate da pic-
coli ripiani nel basso. Tanto que-
lli che quella, per la ingegnosa cul-
tura sono fertilissimi, e offrono a
chi li traversa dei punti piacevoli
per contemplare quanto possa l'in-
dustria in angusto suolo.
Scavansi nella Valle della Chiana molte ossa
fossili, che appartengono alla classe dell' elefan-
te gigantesco , del rinoceronte , dell' uro , dei
gran cervo, e di altri quadrupedi di vasta corpo-
ratura; e oltre a varie spoglie di testacei marini
e lacustri alcuni avauzi ossei di balena.— In più
luoghi sgorgano acque minerali e termali mira-
bilmente giovevoli alla salute della umanità, tra
le quali rinomatissime sono le sorgenti dei Ba-
gni di Chi and ano.
ce:
e di altri animali feroci. Trovami pure numero-
se conchiglie di ac(iua dolce nei bassi terreni mo-
bili. — All'estremità della valle verso nord v'è
una polla di acqua sulfurea , nel centro trovasi
l'acqua bogliola , al sud 1' acqua acidulo- fer-
ruginosa.
SEGUONO LE VALLI NELLE QUALI E
«
;
•
NOME DELLE TALLI
CONFINI DELLE TALLI
FIUM
•
E TORRE]
w
MASSIMA LUNGHEZZA
E MONTI
DA GUI PIENI
w
LARGHEZZA E SUPERFICIE
IL NOMI
«<<
E LOBO PRINC
e*
e*
QUADRA IN MIGL. FIOR.
«
DA CUI SONO CIRCOSCRITTE
1KFLUEM
7
TAL DI SIETE
CONFINI
Sieve che n
Valdarno casentinese. . . . a L.
dal Poggi
la Golai a
Lung. M. 3o Largh. M. 17
M. della
1
Superfìcie quadr. M. 3o8.
Valdarno fiorentino .... a M.
MONTI
vana
* Garza
* Uscioli
a destra 1
a sinistra
* Argomeni
Futa
Calvana
Stura
Alpi del Formi -
M. Morello
cone
M .è Rotondo
Levisone
Alpi di Razzuolo
•
Moscia
8
Alpi di Mu-
schieto
Rufina
VALDARNO FIORENTINO
CONFINI
Arno
SUPERIORE
Valdarno superiore e Val di
* Falle
Lung. M. 24 Largii. M. i5
Superficie quadr. M. ao5.
La stessa Valle .
Val di Bisenzio .
a T.
a P.
* Mensola
»M.
* Affrico
MONTI
* Mugnone
Rimaggio
a destra
a sinistra
Greve
M. Morello
M. Rotondo
Piccole mon-
M. Maggio
tuosità
M. Domini
9
•
VALDARNO FIORENTINO
CONFINI
Arko
INFERIORE
Valdarno fiorentino e Val di
* Bisenzio
* Ombrone
Lung. M. 27 Largh. M. 34
* Vingone
Pesa
Orme
Superficie quadr. M. 339.
rURALMENTE DIVISA LA TOSCANA
ASPETTO DELLA VALLE
Le ben vestite cimo dell' Ap-
]pennino , i verdi boschi , le colti-
vate colline e i fertili luoghi pia-
neggianti che occupano questa val-
le , la rendono alquanto amena a
vedersi.
PRODOTTI NATURALI
L'aspetto di questa valle è dei
più sorprendenti per 1' amenità e
per la vaghezza : perocché nel cen-
tro siede quasi tutta in piano la
non grande ma vaghissima capitale
{Firenze) traversata dall'Arno,
ed in poca distanza in elevato mon-
te la moderna Fiesole. Intorno al-
la capitale elevatisi deliziose colli-
ne ornate di tante ville e di tanti
altri edifizj rurali che il ferrarese
Omero ( Ariosto ) sorpreso da tan-
ta bellezza esclamò :
t Se dentro un mur sotto un medesmo nome
« Fosser raccolti i tnoi palagi sparsi
« Non ti sarian da pareggiar due Rome.
Nel seno dei monti trovansi brecce di gabbro
verdastro e tracce metalliche ferruginose- —
Nei terreni di alluvione scavansi conchiglie ve-
trificate che sembrano di pietra dura, lignite ,
torba nera e qualche traccia di carbon fissile.
— Scaturisce io questa valle una polla d'acqua
salutare pei mali cutanei.
Non lungi da Firenze (>/. Ceceri) potrebbe
scavarsi un granitone di qualche pregio. E par-
ticolare una sorte di calcareo che trovasi in que-
sta valle (Rimaggio) da alcuni detto marmo fio-
rentino il quale ridotto a buon pulimento con le
sue macchie rappresenta graziosi e bizzarri qua-
dri d'ogni maniera. Scavasi in alcuni altri luoghi
il gabbro color di cenere ed altre pietre magne-
siache.
E questa valle un seguito della
sopraindicata , bella cioè , e deli-
ziosa al pari di quella, ornata delle
città di ÌPisto ja e di Prato.
Nei terreni nettuniani eminentemente pluto-
ntzzati di Monte Ferrato ahonda il gabbro ver-
de di più qualità ed altre pietre magnesiache. Il
rosso cupo è alquanto resistente e compatto* —
Sono diverse le polle di acqua sulfurea , non
manca 1* acqua ferruginea ed anche acidu Io-sa-
lina.
SEGUONO LE VALLI NELLE QUALI È
e!
•
8
W
f
w
>
10
NOME DELLE TALLI
MASSIMA LUNGHEZZA
LARGHEZZA E SUPERFICIE
QUADRA IN MIGL. FIOR.
VAL DI NIEYOLE
E ADIACENZE
Lung. M. ?5 Largh. M. 24
Superficie quadr. M. a5o.
CONFINI DELLE VALLI
E MONTI
DA CUI SONO CIRCOSCRITTE
CONFINI
Val d' Om bron e a L.
Val della Lima a T.
Val del Serchio a 1*.
Val d'Elsa a M.
MONTI
a destra
M. Albano
a sinistra
Battifolle
M. Serra
F1TJM
e torre:
DA CUI PBENl
TL NOM
E LOBO PRINC
IKFLUEJf
NlEVOLE
nasce eia
Ava gli o
Pescia
Alla codfl
dei delti fini
comincia il P
di f ucecchii
stendevi per
che miglio
spazio che ri
tra essi.
In questa
trovasi il Li
Padule di B
uà.
11
VAL D> E L S A
E ADIACENZE (*)
Lung. M. 33 Largh. M. 25
Superficie quadr. M. 537.
(*) In questa vallata compren-
desi la Val di Pesa.
CONFINI
Valdarno fiorentino e Val
d'Arbia . . * a L.
Arno a T.
Val d'Era a P.
Valli di Cecina e Merse . . a M.
MONTI
a destra
M. del Chianti
Monta gn. Senese
a sinistra
Selva
Elsa che 1
dalla Mi
gnola Sei
* Staggia
*Agliena
* Pesciola
Foci
Casciani
Rio pctro
Pesa.
12
VAL D' E R A
Lung. M. 34 Largh. M. 29
Superficie quadr. M. 5o5.
CONFINI
Val d* Elsa a L.
Arno . a T.
Mare Toscano a P.
Val di Cecina a M.
a destra
M. Pisano
MONTI
a sinistra
E«A che i
tra VoL
e il Cast
*Capriggii
* Freggion
'Roglio
Ragone
Sterza
Cascina
LMENTE DIVISA LA TOSCANA
rTO DELLA VALLE
PRODOTTI NATURALI
a valle non è inferiore ai-
ri bellezza , anzi da molti
ardata come il più bel sog-
lia Toscana. Essa ha ai-
monti selvosi cbe le fan-
corona; racchiude colline
, e la sua pianura lungo
fertilissima.
Compariscono in questa valle strati immensi
di testacei marini. — Vi sono state scavate ossa
fossili di elefanti , di uri e di altri animali di
specie perdute. — Tra le acque minerali e ter-
mali che scaturiscono in questa valle sono cele-
bri quelle della Torretta e del Tettuccio , e ac-
credita tissi me quelle saline dei prossimi Bagni
di Montecatini»
questa valle un variato ed
petto avendo l' industria
invertiti in ben coltivati
campi, i terreni tufacei
tajone_, che ne formano
e della superficie.
Tramezzo alle scogliere di travertino di cui
sono formati gran parte dei monti della Valle ,
trovasi il marmo bianco e giallo, e altrove mar-
mi meno apprezzabili. Sono rinomati i Bagni di
S. Marziale e non mancano altrove acque sul'
/uree e saline.
tguesi questa valle dalle
amenità, avendo da una
riti non altissimi , e dal-
stcsa veduta del mare con
ìano le spaziose pianure
ivornese. Le tre ragghiar-
la che vi risiedono , e i
rastelli e villaggi che vi
si concorrono a renderla
ente deliziosa.
Nella parte meridionale di questa valle sca-
vasi in quantità ì* alabastro , e il gabbro verde
cupo; nella parte pianeggiante a settentrione tro-
vansi a gran profondità strati immensi di testa-
cei marini , e vi si scava il carbon fossile* Nella
estremità a levante scaturisce acqua salina, e
sono di grandissima efficacia le acque salino-ter-
mali di Cascina, e le acidule di S. Giuliano e di
/l sviano.
SEGUONO IX VAIU NEELE-QtnUll
d
w
r»
f
w
>
NOME DELLE. TALLI
MASSIMA LUNGHEZZA
LARGHEZZA E SUPERFICIE
QUADRA IN MIGL. TOSC.
CONFUTO DELLE VALLI
E MOSTI
DA CUI SONO CIRCOSCRITTE
FI1
E TOl
meni
ILI
ELQKOI
15
VAL DI CECINA
Lung. M. 36 Larph. M. 4"
Superficie quadr. 31. 858.
CONFISI
Val d' Ombrone
Val d'Era . . .
a T.
*F«Mr
Mare Toscano .
a P. M.
Parva
Postai
M v r l
Trcaa
a destra
a sinistra
Sterxa
M. Micci oli
Poggio di Mon-
ti eri
M. Maggiore
Cor hi
Pecok
Vcui
14
VALLE D'OVBRO^E
E ADIACENZE O
Lung. M. 78 Largh. M. 4 *
Superficie quadr. M. fìjo.
CONFINI
Valle della Fiora, Val d'Or-
cia e Val dì Cbiaua . . . a L.
Val damo superiore , Val di
Pesa e Val d'Elsa ... . a T.
Val di Cecina e Val di Pe-
rora a P.
Tifare Toscano a M.
MONTI
(*) In quella valle compre ri-
tmisi le valli minori dell* Arbia,
■Iella Mersa, e rieNMIbetrna.
a destra
M. del Chianti
M. Labro
a sinistra
M. Maggio
Poggio
*Arhta
*Mersa
* Greta
Orcia
Tradii]
Osa.
Alb*b
In q«
trovasti]
dulediC
traversai
me Brun
goo di '
il lago r
ed altri 1
dilli.
LBfENTE DIVISA LA TOSCANA
TTO BELLA VALLE
a valle , una volta il più
8oggiorDo dei nostri pro-
Etruschi , fu per noi un
regievole e non è ancora
prezzatole. Pel suo squal-
il nome di Maremma , ma
sse cure del munificentis-
nante fanno sperare che
jrritorio debba ritornare
te fu un tempo, il delizia-
no della Toscana.
PRODOTTI NATURALI
Rinvengono in questa valle marmi di pie qua-
lità e colori, non escluso lo statuario. L alaba-
stro finissimo e gessoso abbonda presso Volter-
ra. — Trovami le ametiste a Massa , per tutta la
vaile diaspri, e a M. Ruffoli è copia di calcedoni.
— Vi sono ricche miniere di rame, e non man-
cano quelle di antimonio, di zinco, di piombo e
di ferro ; le più ricche però sono quelle di zolfo
e di allume. — I Pozzi di acqua salina che tfo-
vansi presso Volterra danno sale bianchissimo a
tutto lo stato. Le acque fangose dette dei Lagoni
volterrani , da cui scaturiscono rumorose colonne
di fumo caldissimo, mercè l'industria di chi eco-
nomizzando fece servire la natura all'arte, con
tenuissima spesa degli intraprendenti, danno fino
a i,85o,ooo libbre di borace all'anno , prodotto
che forma un ramo considerevole del nostro com-
mercio. Non vi mancano cave di carbon fossile.
ime dei monti di questa
o vestite , e le colline re-
te coltivate ; ma i vasti
labbia di color cinereo e
crete che ne ingombrano
le danno un aspetto tristo
no. Nella sua parte estre-
ossimità del mare è orri-
iata e malsana , con tutto
ai Toscani lo sperare che
alloro da essa toglierassi,
Sovrane beneficenze sen-
oio profuse.
Sono celebri le cave di marmo nero venato di
verdastro , del poggio di Vallerano , e ricche le
cave di giallo di Siena, e di broccatello di Mon-
tar ren ti. Il travertino vi è in gran copia. — Nu-
merose sono le sorgenti acid ulo-sulf uree , fer-
ruginose, e acid ul o-s al ine. I Bagni di Mori! a l-
ceto e di R a poi ano sono accreditatissimi e di por-
tentosa attività. Nella parte inferiore di questa
estesa valle abbonda il carbon fossile , non sono
rari i diaspri ed i cristalli di rocca.— «Vi è una
ricca miniera di zolfo, e apprezzabilissime sono
le 2'erme di Roseli e.
SEGUONO LE VALLI NELLE QUALI E
ìi
«a
•
H
e*
H
<
e*
NOME BELLE TALLI
MASSIMA LUNGHEZZA
LARGHEZZA E SUPERFICIE
QUADRA IN MIGL. FIOR.
CONFINI BELLE TALLI
E MONTI
DA CUI SONO CIRCOSCRITTE
FIU1
E TORR]
DA CUI PIE
IL NOI
E LOBO PRIJ
INFLUE
15
16
VALLE DELL'ORGIA
B DELLA FIORA
Lung. M. 53; Largh, M. 3o
Superficie quadr. M. 63o.
CONFINI
Tal di Chiana a L.
Tal d' Ombronc a T.
Talle d'Albegna a P.
Stato Pontifìcio a M.
MONTI
a destra
a sinistra
M. Labro
TALLE TIBERINA
Lung. M. 38 Largh. M. i6
Superficie quadr. M. 282.
CONFINI
Stato Pontifìcio .... a L.
Romagna e Casentino. . a
T.
Tal di Chiana
MONTI
aP.eM.
a destra
M. Fumajolo
M .delle Valdazze
M. Maggiore
a sinistra
Catena ja
Belvedere
M. Ripa
M. Cerve 11 tosa
Orci a che
dai Me
C etona <
sa neli
orone
* T ressa
*A8SO
Forinone
Ente
Ribustie
Fiora
Tevere
* Sovara
* Nesloro
con altr,
renlell
ambe le
ti.
lLMENTE divisa la toscana
TTO BELLA VALLE
PRODOTTI NATURALI
o rìdenti i colli che circon-
ìesta valle , e ben coltivate
ne, mi offre un aspetto or-
r la sterilità delle nude gre-
quali é ingombrata. Non è
iacevole a vedersi perchè gli
oli che vi sorgono in mezzo
•rompono la monotonia.
Trovasi in questa valle quantità di trm>crtino
e di alabastro di var j colori. — Vi sono miniere
di rame, e vi si trova il manganese» —Copiosis-
sime fluiscono sorgenti di acque minerali attivis-
sime ; sono celebri le termali -sulfuree di S. Fi-
lippo , e quelle acidule del Bagno di fingane.
Àccrcditatissime poi sono le acque minerali e ter-
mali di S. Casciano , dette perciò dei Bagni in
p r al di Vaglia.
sstri e selvosi sono gli alti
i della valle, ridenti le più
lline, e piacevolissima a ve-
la estesa pianura presso il
con lo Stato Pontificio.
Sono sparsi in questa valle in copia considere-
vole il rame ed il ferro ossidato, specialmente
nei Monti Rognosi e in quello chiamato Mon-
tali lo ; di questi però non si fa alcun ritratto. —
In più parti di essa sgorgano acque acidule, fer-
ruginee e sulfuree di mediocre attività.
ISOLE MAGGIORI, MINORI ED ISOLOTTI
COSTITUENTI
L'ARCIPELAGO TOSCANO
CHE ESTENDESI 46 MIGLIA IN LUNGHEZZA
E 100 IN LARGHEZZA.
ELBA. — È questa la più grande isola dell'Arcipelago toscano
avente la figura di un triangolo irregolare pei suoi lati ove incavati
ove prominenti. La massima lunghezza di quest'isola è di migl.
tose. 17 x /s la larghezza di migl. 1 1. Essa ha una circonferenza di
migl. 63 con una superficie di migl. quadr. 84* ed è posta tra i 26^
46' e i 27° 7' di long, ed i 4 2 ° 4^ e i 4 2 ° 53' di latit. a sei miglia
di distanza dal littorale di Piombino.
I monti principali di essa sono M. Capanne a ponente , M.
Giove a greco , e M. Orello quasi nel centro, e M. Calamita a sci-
rocco, appartenenti ai plutoniani primordiali, dai quali nascono non
pochi fiumi celli che fluiscono in mare.
In quest'isola trovasi una miniera di finissimo ferro a Rio,
talmente ricca, che può dirsi inesauribile, dalla quale si es trag-
gono circa 53 milioni di libbre di metallo ogni anno. Vi ap-
pariscono pure tracce di rame e di altri pregievoli minerali : il
ferro magnetico che scavasi nel M. Calamita è di somma forza,
e le acque ferruginee che sgorgano alle falde di M. Giovi sono della
maggiore efficacia.
Nei luoghi nei quali quest' isola presenta sterilità vi è dovizia
di prodotti naturali non esclusi i marmi di più qualità, tra i quali
è apprezzassimo il granito che scavasi nei terreni plutoniani-pri-
mordiali a Campo, di fondo bigio picchettato di bianco, di nero e
violetto capace di finissimo pulimento. In ogni altra parte il paese è
florido, i terreni sono fertili di cereali e di altri prodotti di suolo: vi
prospera la vite e da eccellenti vini ai suoi coltivatori. L'olivo però,
mancando di potatura, inselvatichisce e rende pochissimo frutto.
Le boscaglie sono benissimo guarnite di frutici, ed oltre alle
altre piante arboree più comuni, vi vegeta l' issopo e in particolare
3i
lo smerlilo. Vivono in questi boschi le lepri, i conigli, gli scojattoli,
i ghiri, e vi nidificano molte pernici, tortore e colombacci 5 nei piani
quaglie e lodole; presso al mare gabbiani, pavoncelle e gallinelle.
Nei fiumicelli e rivi dell'isola non vive che qualche anguilla;
presso la spiaggia vi si pesca ottimo pesce di mare e in certo tempo
dell' anno vi si fa la pesca dei tonni. — Il clima dell' Elba è dolce,
l' atmosfera è variabile secondo i diversi venti che frequentemente
vi soffiano, e l'aria è quasi da per tutto salubre. Presso i lagacci
delle saline di Portoferraio, i fossi di Marina , e il Padule di
Mola questa non è buonissima specialmente nei mesi estivi.
GIGLIO. — Quest'isola comparisce sul mare nostro a scirocco
da quella dell' Elba alla distanza di 8 miglia a ponente del M. Ar-
genterò, ed il suo castello ha 28° 35' di long, e 4^° 22' di latit.
La superficie quadrata di essa non oltrepassa le 7 miglia, ed e tutta
ingombrata da scoscese montuosità tramezzate da ristrettissime valli.
Nelle più alte sommità vegetano i lecci, i sondri, le mortelle e le
scopi, più in basso le sabine ed i ginepri. Nei bassissimi strati di
terra , che con indefessa fatica gì' isolani trattengono sulle pendici
dei granitici monti, vegetano il grano, le lenti, i piselli ed altri
legumi. Il vino è buonissimo, e le frutta sono di ottimo sapore;
1' olio però vi si raccoglie in pochissima quantità. Nei detti monti
appartenenti ai terreni plutoniano-primordiali trovasi il granito
simile a quello di Campo nell' Elba.
PIANOSA. — - Dalla sua pianeggiante superficie trasse il suo
nome questa isola, non avendo che un solo rialto in una delle sue
parti a ponente. Essa è quasi tutta ingombrata da olivi divenuti
selvatici per la mancanza di coltivatori; oggi però queste piante
è sperabile che mercè l' industria di straniero speculatore non re-
stino là a vestire il bosco , ma a dare doviziosa ricolta d' olio e di
perfetta qualità. Vegetano in questa isola altri alberi di alto fusto, e
quei spazi pianeggianti di terreno che vi s'incontrano sono ottimi
per la cultura di cereali. La superficie della Pianosa è migl. quadr.
3 '/a e il suo punto di centro ha 27 45 r di long, e 4^° 35' di latit.
M. CRISTO. — Quest'isola è formata da un solo monte che
si alza no3 braccia sopra il livello del mare, da cui si traggono
eccellenti graniti. Essa è affatto disabitata, e non ha che migl. 2 '/,
quadrate di superficie. I suoi gradi di long, sono 27 e 57', quelli
di latit 4a° 2i r .
32
GORGONA. — Alla distanza di '20 miglia circa da Livorno
a Liberio acuminati poggetti sorgono fuori del mare e costitui-
scono la piccola isola di questo nome.
L'arte agraria, sebbene infruttuosamente, ha sempre cercato
di trar profitto da questo suolo: ma le qualità fisiche di esso, e le
piogge dirotte alternate da lunghe siccità fanno sì che quel terreno
sia ingrato al suo coltivatore, benché industrioso. Crescono in que-
sti poggetti i pini, i cipressi, le quercie, i castagni e tutti gli altri
alberi da frutto, e ove il bosco è più folto vivono le capre insel-
vatichite, i gatti selvatici, e vi nidifica qualche starna. Quest'isola
è posta a 27° 54' di long, e 43° 26' di latit, ed ha x fa di migl. quad.
di superficie.
GIAN UTRI. — E questa una piccolissima isola di un miglio
quadrato di superficie situata a ponente del Promontorio Argentaro
alla distanza di migl. 7 da esso. Le boscaglie da cui è tutta rico-
perta sono di piante fruticose, nelle quali si nasconde qualche coni-
glio, e vi fa il nido qualche uccello marino. Nei tempi più remoti
essa fu abitata, oggi non Io è più, né vi rimangono che pochi ru-
deri per ricordare che vi abitarono i romani. Essa ha 28 46' di
long, e 4^° 1 5' di latit.
Le isole secondarie sono la Palma jola 9 Cerboli, Troja e le
4 Formiche. La prima di queste è formata da scabrosa rupe ove
prospera qualche vite e poco ortaggio, che il castellano vi coltiva 5
le altre sono piccole e dirupatissime isolette disabitate ricoperte di
frutici e boscaglie ove giace terreno , spogliate affatto ove è scoper-
ta la roccia calcarea di cui hanno l' ossatura.
GP Isolotti formati dagli scogli che sorgono dal mare in pros-
simità delle isole sopraindicate e del littorale sono i5 e danno col-
lettivamente una superficie quadrata di migl. 1 '/ a . La Meloria, il
Marzocco , il Molctto e lo Scoglio del Fanale che trovansi in
vicinanza di Livorno sono i più ragguardevoli.
33
QUADRO SINOTTICO
BELLE PRINCIPALI SORGENTI DELLE ACQUE MINERALI
E TERMALI
SORGENTI
POSIZIONE
QUALITÀ
Dell'Allume
di Asciano
dei Bag. di S. Filippo
r di Bagno
'del Bagno a Acqua
'del B^guo a Morba
di Barga
di Bifonica
Mi S. Casciano D. B.
di Castrocaro
*di Ch lanciano
di Coloretta
di Dovadola
di Gavorrano
Mi S. Giuliano
della Madonna dei 3
Fiumi
di S. Michele delle
Formiche
delle Moje di Vol-
terra
Mi Monta lceto
"Mi Montecatini
di Montioni
del Palazzone
di Pergine
di Petriolo
di Pillo di Monta-
Jone
*di napolano
'del Rio di Chitignano
*Mi Rio
di Rosei le
Mi Saturnia
di Selva Perugiua
di Vicascio
di Vignone
Isola del Giglio
Val d'Ombrane
Val d' Orcia
Romagna
Casciana in V. d'Era
Val di Cecina
Barg hi giano
Vald'Ema
Val di Paglia
Romagna
Val di Chiana
Val di Magra
Romagna
Marem. Grossetana
Presso Pisa
Mugello
Val di Cecina
■ •
ITI
Val d' Ombro» e
Val di Nievole
Presso Arezzo
Estremità sett. della
Val di Chiana
Valdarno superiore
Val di Morse
Val d'Elsa
Val d'Ombrone sup.
Casentino
Isola dell'Elba
Val d'Ombrone
Val d'Albegna
Valle Tiberina
Pend. mcrid. del M.
Pisano
Val d' Orcia
Acide, saline e ferruginose
Acidule e saline
Solforose T,
Pseudo-sol f. e alcaline T.
A Ica li uè e ferruginose
Acid., solf. e ferruginee
Saline
Saline
Solforose e ferruginee T.
Iodiche, bromichc e saline
Solforose T. e acid.fcrr . fred .
Acid., solf. saline e ferrug.
Acid, iodi co-bromi che, sali-
ne, alcaline e ferrug.
Ferruginee
Saline, alcal. e ferrug. T.
Acid., solforose e alcaline
Solforose e bituminose T.
Iodico- bromiche e saline
Acid, solfor. e ferrug. T.
Iodiche, i od. -bromiche e sai.
Acidule e saline
Acidule e ferruginose
Acid., solf., alca!., e ferrug.
Solforose e ferruginee
Acid., saline e ferruginee
Acid., solf. e ferruginee
Acid., alcaline e ferruginee
Acidule e ferruginee
Saline T.
Acidule e solforose T.
Acidule e ferruginee
Acidulo-saline
Acidule e ferruginee
Questo segno denoia i bagni più frequentati.
34
QUADRO
DEI
SALI £ ROGGIE SALINE
NOME
Allumina solfata
Calce fluata distali.
solfata ord.
compatta
cristallizzata
selenite
Alabastro finissimo
venato
gessoso
Alabastri diversi
Calce conchiglifera
Calce carbonata com.
fetida
granellare
lamellare
romboidale
stalattitica
tersiaria bigia
rossa
vario colorata
saccaroide
Marmo bianco
bianc. venato
bianc. e giallo
biancverdas.
bian. e turcb.
giallo
nerastro
persichino
polveroso
rosso
rosso misch.
verde misto
Bardiglio
Lumachella
Travertino
LOCALITÀ
Moiitieri, Monte Leo e Frassine
Sorgenti del T. Pavone
Terr arossa , Cornano ec
Monti tra Chiusi e Palazzuolo
ivi
Bagni di S, Filippo in Val d' Orcia
Val di Fine nella Maremma pisana
Poggio di Montieri nella Maremma massetana
Castelletto Mascagni in Val di Merse
Castelnuovo dell' Ab. in V, d* Orcia e presso Volterra
Pianosa Isola
Gianutri Isola
Galea ta, S. Sofia in Romagna ec
Equi in Val di Magra
Sassalbo, Monte Cristo ec.
Poggio della Cortina in Val d' Elsa
Monte Giove nell'Elba
• m
IVI
Albiano, Tenerano ec.
Equi in Val di Magra, e Alpi di Mommio
Monte Sacro e Monte Altissimo nel pietrasantino
Gallena nel pietrasantino , Elba e Monte Calvo in
Maremma
Elba isola
Monte della Sughera nella Maremma pisana
Gherardesca nella Maremma pisana
Canapiglia in Val di Cornia
Monte Arrenti nella Montagnola senese
Elba Isola
Caldaia in Maremma
Colli di Pistoja
Gerfalco nelle Maremma massetana
Sassetta
Elba Isola
Val di Brana nella Val d f Ombrone pistoiese
Bibbona e Galeata in Romagna
Ma gli a no, Saturnia, e Val d* Ombrone
35
INDICAZIONE
DELLE
ROGGIE PIETROSE PIÙ APPBEZZAMLI
NO
Agate erratiche
Alberese
Amianto
Arenaria
Asbesto erratico
Berilli
Bolo armeno
Brecce diverse
Galcedonj
Din Maggio
Diaspri
Feldspato
Gabbri diversi
Granati
Graniti diversi
Granitoci
Lavagne
Lepidoliti
Macigno
Magnesite
Marna ferruginea
Mica lenticuiarc
Ocra
Porfido in cogoli cr
ratici
Quarzi
Schisti
Serpentini
Silici varie
Steatite
Talco
Tripolo
Turmaline
Verrucano
LOCALITÀ
L
Castelletto Mascagni in Val di Merse
Tiovasi sparso profusamente in ogni parte della
Toscana
M. Ferrato in Val d' Ombrone p. e Montauto
nella Valle Tiberina
In ogni parte della Toscana
Monte Nero di Volterra
Monte Capanne nell' Elba
Vacciano
Monte Calvi , Montef errato ec.
Giuncheto, Val del Serchio, Monte Ruffoli, Val
di Cecina
Camporaghena, Equi in Val di Magra
Giuncheto, Monti di Praia, Val del Serchio
Gavorrano in Maremma, Monte Cristo Is. ec.
M. Nero, M. Ferrato Pi e tramala ec.
Monte Capanne nell' Elba
Monte Cristo, Giglio, Elba ec.
M. Ceceri presso Firenze, Rocca strada in Romagna
Slazzema, Stigliano ec.
Monte Capanne nell' Elba
Campora , Giogoli , Monte Rinaldi ec.
Ira Monte Vitozzo e Selvena ec.
Monte Reggioni ec.
S. Frediano presso Casciana ec.
Migneto, Pulicciauo, Vacciano ec.
Monte Cristo
Capalbio nella Marem. Orbetelbuia , Sambuca ec.
Montecatini in Val di Nievole
Cavezzana in Val di Magra, Monte Lungo ce.
Monte Amiata e Poggio di Monticri
Castiglione d' Orcia
Isola del Giglio
Arezzo e Casale
Isole dell' Elba e del Giglio
Monte Pisano
30
QUADRO
DEI
METALLI PRINCIPALI
NOME
QUALITÀ
LUOGO DELLE MINIERE
Antimonio
detto
Argento
Ferro
detto
detto
detto
detto
detto
detto
detto
detto
Manganese
detto
Mercurio
Oro
Piombo
detto
Rame
detto
detto
detto
detto
detto
Zinco
cristallizzato
solforato
piritoso
piritoso solforato
magnetico
ossidato
oligisto (i)
ossidato
carburato
ossidato
nel Solfuro di Ferro
argentifero (a)
solforato
nativo
solforato
ossidato
carbonato
piritoso (3)
Massa Marittima
Selyena
Poggio di Montieri , M. di Prata
Poggi di Sticciano ec.
Castagno, Migneto , Pulicciano ec.
Moscheta, Pratovecchio, Romena
Canapiglia, Caporciano
Monte Calamita nell'Elba
Sassalbo , tra Mon lauto e Caprese
Rio e Monte Capanne nell'Elba
Monti Rognosi, Val di Stella ec.
Monte Annata
S. Casciano de' Bagni, Gay orra no ec.
Moti ter chi, M. di Prata, Sticciano
Levigliano, Selyena ec.
Cavezzana d'Ante ma
Canapiglia, Pictrasantino ec.
Territorio di Massa Marittima
A rei dosso, Lievora,Mommialla ec.
M. Auto, Cayezzana, Impruneta
Isola rossa avanti al M. Argenlaro
Monti Rognosi
Sassalbo e Tor. Fiumicello
Rocca Tederici e Montevaso
Territorio di Campiglia
(i) Di questo minerale è sempre ricchissima la miniera, benché aperta fino
dai tempi dei Romani.
(2) Questa miniera è stata riattivata or sono pochi anni da una società par-
ticolare, e già se ne estraggono circa a milioni di libbre di minerale all'anno.
(3) A Montevaso una società anonima comincia adesso ad eseguire lavori
per aprirvi una nuova miniera.
N. B. Altre furono le miniere in attività nei tempi decorsi ; ma o per igno-
ranza dei direttori , o per malafede degli amministratori non ritraendosene
l'aspettato guadagno, furono abbandonate. Alcune però riaperte modernamente,
come quelle di Montecatini e di Campiglia danno agli intraprenditori consi-
derevol guadagno.
QUADRO
37
BEI PRINCIPALI COMBUSTIBILI
NOMB
LOCALITÀ
Antracite
» nero Incido
Carbon fossile
Lignite
» terrea
Petrolco
Piligni
Solfo
» nativo
Torba
» lacustre
» scbistosa
Canaparola, Galeata, Rocca S. Casciano
Presso il torrente Feccia
Buriano , Gello , Poggio Filica ja , Val d' Elsa ce.
Pianura pisana, Poggio Filica ja, Casentino, Val
d'Elsa, Val di Merse, Val d'Ombrone ec.
Nel centro del Valdarno superiore
Pi e trama la, Rio, Zolfonaja
Valdarno super., Colli di S. Quirio e di Pienza,
Radicofani, Val di Chiana ec.
Bagni di S. Filippo , Libbiano , Monte Rotondo,
Pereta, Isola dell' Elba ec.
Rio di Zolfonaja
Poggio Filica ja , tra Vigesimo e Barberino , lun-
go l'Elsa ec.
Carnaggio
Val di Chiana
INDICAZIONE BELLE SOSTANZE FOSSILI
NOME
LOCALITÀ
Elefanti
» massimi
Mastodonti
Ippopotami
Uri
» giganteschi
RiuoceronU
Gran Cervi
Paleoteri
Tigri
Jene
Balene
Fiseteri
Testacei marini
Abete petrificato
Cappi ano, Cerreto, Vinci, Valdarno superiore
Val di Chiana
Val di Chiana, Valdarno superiore
ivi
Cappiano, Cerreto, Vinci
Val di Chiana
Valdarno superiore e Val d Chiana
Val di Chiana
Valdarno superiore
ivi
» •
IVI
Val di Chiana
ivi
Seravalle, V. diBidbente, V. d'Era, V. d'Elsa, V.
di Nievole presso V Arno , V. a? Ombrone in-
feriore e superiore , nella pietra tufacea di
Orci ano , nell' Elba , e nelle pietre lenti co-
iai-i copiosamente sparse nel Casentino.
Val di Bidente, Val di Foglia ec
38
DITISIONE DEL TERRENO DI TERRAFERMA (•)
IN QUADRATI AGRARJ
Coltivato a viti . Quadr. 644*^84 99
Vitato e olivato « 4^584 07
Lavorativo nudo « 997,672 4°
Bosco « 1,661,717 24
Prativo ,. . « 79*898 59
Sodo a pastura « 1*870,779 17
Di prodotto diverso « 73,725 97
Selva e Castagneto « 36i,5o8 34
Occupato da Fabbriche « 28,736 26
— da Corsi d'acqua e strade. . . « 2o4>i37 97
Totale Quadrati Àgrarj 6,385,o45 —
(*) Mancando la rinnuovazione del Catasto nei lo Arcipelago toscano non
poi si amo considerarne il terreno nella sopraindicata divisione.
^9
PARTE 11.
QUADRO DESCRITTIVO DELLA TOSCANA
CONSIDERATA NELLE SUE DIVISIONI POLITICHE,
GOVERNATIVE E GIUDICIARIB
N,
el suolo toscano contemplato fin qui orograficamente sono
sparse non poche città e gran numero di terre e castelli murati,
villaggi e case di campagna che offrono alla popolazione in esso
vivente sano ricovero in qualunque sua parte.
Non mancano sufficienti asili agli abitatori dei monti , godono
di più decenti abitazioni quelli che vivono nei più depressi poggi ,
hanno comode case gli abitanti della pianura, e alberghi d'ogni
maniera trovansi nelle città e terre secondo la varia condizione
dì ciascuno.
Questo territorio con le sue pertinenze ed isole costituisce il
Granducato di Toscana di cui è capitale la bella e popolata
Firenze con 99,698 abitanti.
Le altre città sparse nel Granducato portano i seguenti nomi
e contengono l' appresso popolazione.
NOMI DELLE CITTÀ
ABITANTI
NOMI DELLE CITTiL
ABITANTI
Arezzo
II OOÒ
Montepulciano
3ooo
Borgo S. Sepolcro
4000
Pescia
38oo
Chiusi
3ooo
Pienza
2000
Colle
3ooo
Pisa
iqooo
Cortona
4ooo
Pistoja
IIOOO
Resole
1000
Pontremoli
9000
Grosseto
sSoo
Prato
10000
Livorno
78000
Siena
20000
Massa
2000
S. Miniato
s5oo
Modigliana
3ooo
Volterra
4ooo
Monta lcino
i5oo
4 °
Alle Tentici uè città nominate dèbbonsi aggiungere le tre piazafe
forti di PortoferrAjo, Orbetello e Piombino, alle quali pure suol
darsi il nome di città per essere state capitali degli Stati dei presidii.
Ragguardevole è pure, come dicemmo, il numero delle terre
e castelli murati contandosene oltre 180, e non poche delle prime
sorpassano alcune delle indicate città in grandezza e popolazione.
TERRE PIÙ COSPICUE DEL GRANDUCATO
SITUAZIONE
NOME
ABITASTI
Valdarno inferiore
Valdarno superiore
Val di Chiana
Casentino
Mugello
Romagna
Valli dell' Elsa e della Pesa
Piet rasan lino
Bargui giano
Lunigiana
{
I
Empoli
Fucecchio
Pon tederà
S. Croce
Cascina
Castelfranco di Sotto
Figline
Montevarchi
S. Giovanni
Casiiglion Fiorentino
Fojano
A sin alunga
Monte San Savino
Bibbiena
Poppi
Borgo S. Lorenio
Barberino
Scarperia
Mar radi
Rocca S. Casciano
San Gimignano
Castel Fiorentino
San Casciano
Poggi bonsi
Pietrasanta
Barga
Fivizzano
55oo
47°°
4000
2400
2200
1700
4ooo
38oo
3ooo
53oo
5ooo
3ooo
1700
2200
1100
2600
1700
n5o
3ooo
1000
a3oo
3ooo
2800
1800
3ooo
2000
3ooo
Tra i porti che incontransi nella spiaggia nostra, per la vastità
e pel commercio il primo è Livorno, cui giungono oltre 1000 ba-
stimenti all' anno carichi di mercanzie estere. — Porto S. Stefa-
no, Portercole, Porto di Talamo.ve e Porto di Piombino con altri
di minor considerazione sono oggi piccoli porti per ricovero di
navi da pescatori. — Bello però e vasto è Portoferraio nell' Isola
deir Elba, di qualche comodità Porto Lungone nella còsta orien-
4«
lalc della stessa isola , e commerciantissimo e il Porto di Marciana ,
meritevole di esser riguardato come la seconda marina commerciante
della Toscana.
In tutto il territorio granducale si contano in quest'anno
1,466,752 abitanti distinti come appresso.
STATISTICA DE( 1858.
MASCHI
FEMMINE
CONIUGATI
254680
254854
ADULTI
IMPUBE»!
ECCLESIA-
STICI
BEUGIOSI
240054
234256
240463
224447
8909
2502
3858
NOV CAT-
TOLICI
4648
444 4
TOTALE
747926
748826
Famiglie NS 266290 — Popolazione Totale 4,466,752
MOVIMENTO DELLA. POPOLAZIONE DEL 1837.
MASCHI
NATI
FEMMINE TOTALE
27472 26478
53600
MORTI
MASCHI
20989
FEMMINE
20707
TOTALE
44696
NUMERO
DEI
MÀTUMONJ
9538
NATI
DA
GENITOII IGNOTI
2410
Questa popolazione va di anno in anno aumentando, e in modo
direi quasi mirabile in riguardo alle circostanze attuali dei Toscani ,
pacifiche e tranquille sì, ma non floridissime. Di tale aumento ne
faccia la prova evidente il confronto con l' attuale della statistica
di soli cinque anni addietro da cui ne risulta un aumento di
65,4 16 abitanti di più componenti 9798 famiglie divise in 35,64 1
maschi e £9,775 femmine, malgrado della ripetuta irruzione del
morbo asiatico conosciuto sotto il nome di colera avvenuta nella
città di Livorno negl'anni i835 e 1837.
4*
STATISTICA DEL 1854.
CONIUGATI
MASCHI
FEMMINE
240989
244576
ADULTI
224033
247454
1MPUBEBI
234495
248428
ECCLESIA'
8TICI
8965
1EUOIOSI
2386
3852
NON CAT-
TOLICI
TOTALE
4747
4744
742285
689054
Famiglie N.° 256492 — Popolazione Totale 4,404,336
MOVIMENTO DELLA POPOLAZIONE DEL 1835.
MASCHI
NATI
FEMMINE
26645
25640
TOTALE
52255
MORTI
MASCHI
24846
FEMMINE
24293
TOTALE
43409
NUMERO
DEI
MAT1IMONJ
9479
NATI
DA
GENI TOM IGNOTI
2440
I Toscani parlano V idioma gentil sonante epuro, qualificato
da Lord Byron per la sirena delle lingue, i di cui suoni, egli dice,
sono canti, vera poesia delle lingue. Eglino sono generalmente
pronti d'ingegno e svegli di fantasia, ed in qualunque luogo mo-
stransi laboriosi e gentili di costumi.
La religione dominante tra i Toscani, è la Cattolica: ma vi
sono tollerate ancora le altre. — ■ Il governo è monarchico eredi-
tario ed il Sovrano che regola i destini dello stato ha il titolo di
Granduca e di Altezza Reale.
Al presente la Toscana venera rispettosa S. A. I. e B. L'augu-
stissimo Granduca LEOPOLDO Et. della dinastia Lotaringio~Au-
s triaca che è pure Principe Imp. di Austria: Principe Beale
d* Ungheria e di Boemia, Arciduca d y Austria ec. ce. ec. spo-
sato in seconde nozze a S. A. I. e R. MARIA ANTONIA Princi-
pessa Beale delle due Sicilie, Arciduchessa di Austria e oggi
nostra amatissima Granduchessa dalla quale nacque il di 1 1
Giugno i835 il Gran~Principe ereditario Ferdinando.
DIVISIONE TERRITORIALE. Il territorio toscano è politi-
camente diviso in cinque Compartimenti Fiorentino cioè, Pisano,
43
Sanese, Aretino e Grossetano , capoluoghi dei quali sono le città
di Firenze , Pisa, Siena, Arezzo e Grosseto»
In Firenze , capitale di tutto lo Stato risiede il Granduca con
la Real Corte, e quivi trovansi il Supremo Ministero , i Ministri
delle Corti estere, i Supremi Dipartimenti Governativi, Giu-
diziari , Militari, Amministrativi , Finanzieri ec. ec. ce,
SUPREMO MINISTERO. — Alle quattro Segreterie di Stato,
di Finanza, di Guerra e degli Affari Esteri, presiedono altret-
tanti Direttori, che hanno il titolo di Ministri Consiglieri di
Stato, Finanza e Guerra, presieduti dal primo tra essi, cui è
dato il titolo di Segretario di Stato»
Tra le altre primarie dignità dello Stato contansi quattro Go-
vernatori residenti in Livorno, Pisa, SienaePortoferrajo, rappre-
sentanti l' autorità sovrana per il buon regolamento della provin-
cia loro assegnata con attribuzioni e titoli diversi.
Risiede a Livorno un Governatore Civile e Militare , Co-
mandante supremo del Littorale toscano, delV I. e B. Marina
di Guerra, e Presidente del Dipartimento di Sanità per tutto
quanto il Littorale nominato.
In Pisa ha sede un Governatore della Città e Compartimento
pisano. — -A Siena un Governatore della Città e Compartimento
col titolo di Luogo-tenente generale / e a Portoferrajo evvi un
Governatore civile e militare, che è ancora Presidente di Sanità
nelle isole da se dipendenti.
DIVISIONE ECCLESIASTICA. — Una SegbeteriA del Re-
gio Diritto costituita in Firenze sopravvede alla giurisdizione ec-
clesiastica, conoscendo di tutto ciò che può interessare il diritto
della corona e dei privati nelle materie ecclesiastiche e beneficiarie.
Essa concede il Regio esequaìnr a tutti i brevi pontificii e agli
atti di pubblica autorità provenienti da Stati esteri. — > Soprinten-
de all' economico di tutti i Conventi e Luoghi Pii non sottoposti
alle comunità. — -Invigila alla conservazione delle fabbriche sacre. — >
Sopravvede a tutte l'economie dei benefizj vacanti, al regolare an-
damento della disciplina ecclesiastica, e finalmente sorveglia all'uf-
fizio denominato Stato Civile.
Le Chiese Cattedrali dello Stato sono al presente 22, sebbene
i Vescovi non sicno che 20. Le Chiese Collegiate sono 53 e le Par-
rocchiali 2480 repartite nelle appresso Diocesi.
AKCITMCATAM E VESCrtVAJM BEI. GUAÌ* BUCATO
,«™»„.
arano
AHCIVE3COVADI
mm
■
n *«BUCCinE
«
""^
VESCOVADI
UiPElillEìfTl
VESCOVADI
ammani
PiVense Are.
Chimi e Pi enea
5-
Pi,« Are.
.3n
Cortona
■on
33$
Amho
Piemie
Piada
Pistnja e Prato
S. Sepolcro
|35
Livorno
a-
Volterra
MonU-pulciano
18
8. Miniato
Colle
I conventi che MJtfl
no in tutto
il Granducato ascendono a 346 , dii
in 3. iti ri
e i lì di donne , j;J dei [imli sono destinati a Conservatorj.
La rendita annua dei boni fondi degli Ecclesiastici secolari si calcola
Quella dei religiosi i-ego
detta delle monache .
,V.fl.Nellacitlà di IH
idi^liana verri probabilmente istituita una nno-
! va Diocesi, da cui dlpeni
re che altufllmeoteappartenijiino alle
Diocesi estere ed altre, s
condo la maggior conaoililà do rispettivi popoli.
AMMrai»TR,«:ioHE (JOVERS vttta. _H Governo Civi-
le e di Polizia è a mini Distrato da un Presidente del Buon-Governa
costituito in Firenze, eoi corrispondono immediatamente i quattro
auditori del Governo residenti in Livorno, Pi», Siena e Porto-
ferrajo; i sette Commissari T™" stabiliti a Pùtoja, Arezzo, Gros-
seto, Montepulciano, Rocca S. Casciano, Volterra, e Pontremoli,
e tutti i Commissari d> Polizia, Vicarj Rrgj e Potestà die trovatisi
nel distretto del Governo di Firenze. Gli altri dipendono diretta-
mente dai respettivi Auditori del Governo e Commissari Regj.
Spetta ai nomi nati Anditori e RR. Commissari la soprinten-
denza al Civile e al buon regolamento della Provincia loro affidata,
e sono superiori locali di Polizia e Buongoverno. Ai soli Commis-
sari R*gj di Pontremoli e di Volterra competono le incombense dei
Vicarj Rrgj tanto nelle cause civili che criminali.
GOVERNI DEL GRANDUCATO
45
GIURISDIZIONE
GOVERNI
DEGLI
w
OD
M
AUDITORI DI COVERHO
00
E
DEI
09
<
potesterie
so
COMMISSARIATI
COMMISSARI REGII
NJ
VICARI REGII
O
«
REGII
E
COMMISS . DI POLIZIA
GOVERNO
FIRENZE
Bagno a Ripoli
I
divisa in tre
Fiesole
I
DI
COMMISSARIATI
Campi
I
FIRENZE
Sesto
I
VICARIATI DI
Galluzzo
Lastra a Signa
1
I
Prato
I
8. Casciano
Greve
I
II
5. Giovanni
I
Carmi gnano
Mercatale
Figline
li
HI
1
S. Miniato
I
Montevarchi
Reggello
I
111
■
Empoli
li
Terranuova
Pece ioli
Castel fiorentino
III
I
lì
Fucecchio
li
Montespertoli
II
Castelfranco di sotto
I
Pontassieve
II
Cerreto Guidi
Dicomano
III
111
Borgo S. Lorenzo
I
Scarperia
"
Firenzola
I
GOVERNO
LIVORNO
divisa in due
DI
COMMISSARIATI
Bihbona
III
LIVORNO
VICARIATO DI
Rosi gnano
111
GOVERNO
PISA
e giurisdizione dipen-
DI
dente dall' Auditore
PISA
DEL GOVERNO
VICARIATI DI
Pietrasanla
II
Pontcdera
II
Bagni di S. Giuliano
li
Barga
III
Seravez/.a
IH
Lari
ai
Vico Pisano
HI
■
GIURISDIZIONE
' GoVEa^i
„
DI OOVKBKO
H
i^
COMMISSARIATI
OUODIUM U»
s
POTE8TERIE
<
BEGII
— ■"" —
«
GOVERNO
SIENA
t gmrisdUiaM dell'
Auditor*
Casletnuovo Bcrar-
SIENA
dcogo
MonUcii.no
Rosi*
Pugili hoo sì
III
III
III
II
Colle
II
.S. Oitnlgoaoo
11
Asciano
III
Radicondoli
HI
Casole
III
Buonconyento
III
M"iil,<(eÌDo
(Il
Radila
ni
GOVERNO
ISOLA DELL' ELBA
DELL'ELBA
,ZZ
il
Marciana
ffl
REGIO
COMMISSARIATO
Retri*
i
Al tonaselo
Monsummano
1
i
DI
Pistoja
in
Montale
in
PISTOIA
S- Marcello
in
IH
HECIO
•namw m
Anghiari
1
COMMISSARIATO
Rorpi S. Sepolcro
i
Piove S. Stefano
1
1
Cortona
i
Lippiano
III
AREZZO
M od («san savi no
Poppi
li
il
e£_
1
II
imi
IH
Bibbiena
1
CustiglLon florent.
IH
Pratoveccbio
II
GIURISDIZIONE
GOVERNI
"TUSST
«
ri
<
<
REGII
e™;,™*»
REGIO
V1CÀKHTI DI
COMMISSARIATO
Arcìdonno
IT
Castel dui Piano
[[
GROSSETO
_M.i-.wi Marillìma
11
S. Fiora
Prnta
111
III
11
Porlo S. Stefano
II
C„ m pi B lia
IH
Mandano
1
MI
<.;i..l zinnie della
I.-..L, .1,1 Giglio
III
III
Rorcastrada
111
Scansano
HI
REGIO
V1Ci.B1J.T1 DI
COMMISSARIATO
Abb. S. Salvadore
111
Celon»
III ,
MONTEPULCIANO
Moi.U-puIcUbo
Hmm
Rad-cofani
111
III
SnrLcano
111 '
111
S. Qato»
m '■
REGIO
rieuu*> di
COMMISSARIATO
HodigKan*
11
Calcala
n
ROCCA
8- CAS CI ANO
Bagno
Marnai
Rocca S. Canciano
HI
HI
Terra dvì Sole
in
COMMISSARIATO
Volterra dipeli.: mu„c-
VOLTERRA
REGIO
VlClA-iTI DI
COMMISSARIATO
II
Calice
MI
PONTREMOLI
Bagnone
IH
Albiano
III
GOVERNI
VICARIATI
POTE3TEB1E
COMMISSARIATI
REGII
SO
60
7
48
DIVI8IOXE GIUDICIARIA. — L* amministrazione della Giu-
stizia civile e criminale giusta il Motuproprio del 2 Agosto i838
spetta primieramente alla Real Consulta e Corte di Cassazio-
ne, quiiidi alla Corte Regia, ai Tribunali Collegiali di prima
Istanza, ai Vicarj Regj, ai Gildici Direttori degli Atti Crimi-
nali, ai Giudici Civili e finalmente ai Potestà.
GIUSTIZIA CIVILE. — La Real Consulta e Corte suprema
di Cassazione residente in Firenze si compone di un Presidente, di
un Vice-Presidente e di cinque Consiglieri.
Come Beai Consulta decide coi voti di tre, compreso quello
del Presidente e a piacimento di questo ancora coi voti di cinque,
considerandone sempre la pluralità. — Come Real Corte di Cas-
sazione decide coi voti di cinque fra i quali quello del Vice-Presi-
dente, e almeno due volte all'anno quello del Presidente , attenen-
dosi in ogni occasione alla pluralità.
Questo supremo tribunale conosce di tutte le cause civili e cri-
minali cui è negato il rimedio dell' appello e concesso unicamente
il ricorso ad esso, come Real Corte di Cassazione.
La Corte Regia La giurisdizione civile e criminale in ogni
parte del Granducato come la R. Consulta e Corte di Cassazione e
si compone di un Presidente, di quattro Vice-Presidenti e di sedici
Consiglieri, distribuiti in quattro Camere distinte, due civili e due
criminali.
Essa conosce dell' appello di tutte le cause eccedenti la som-
ma di Lir. 800 e proferisce inappellabilmente su di esse 9 non rima-
nendo alla parte soccombente che il ricorso alla Real Corte di
Cassazione.
TRIBUNALI COLLEGIALI E DI PRIMA ISTANZA. — Ap-
partiene a questi Tribunali dar giudizio inappellabile (eccetto il
ricorso alla R. Corte di Cassazione) su tutte le cause civili reali,
personali, miste, esecutive e commerciali eccedenti la competenza dei
Vicarj Regj sino al merito di Lir. 800. 1 loro giudicati in merito
superiore sono appellabili alla Regia Corte.
I Tribunali collegiali sono dieci in tutto il Granducato. Essi
compongono degli appresso Magistrati ed estendono la loro giu-
risdizione nei seguenti Vicariati e nelle Potesterie che vengouo
notate in questo quadro.
49
TRIBUNALI COLLEGIALI DI PAIHA ISTANZA
6
8
10
LOCALITÀ
FIRENZE
LIVORNO
PISA
SIENA
PISTOJÀ
AREZZO
GROSSETO
MONTEPULCIANO
S. MINIATO
NUMERO
DEI
MAGISTRATI
Un Presidente
Un Vice-Presidente
sette Auditori
Procuratore Regio
e due sostituti
Uu Presidente ,
cinque Auditori ,
Procuratore Regio
e due sostituti.
Un Presidente ,
cinque Auditori ,
Procuratore Regio
e due sostituti.
Un Presidente ,
quattro Auditori ,
Procuratore Regio
e un sostituto
Un Presidente ,
cinque Auditori ,
Procuratore Regio
e un sostituto.
Un Presidente ,
cinque Auditori ,
Procuratore Regio
e un sosti tuto.
Un Presidente,
tre Auditori ,
Procuratore Regio
e un sostituto.
Un Presidente ,
due Auditori
e un Procuratore R.
Un Presidente,
due Auditori
e un Procuratore R.
Un Presidente,
due Auditori
e un Procuratore R.
ROCCA
SAN CASCIANO
A ciascuno degl' indicati Tribunali e unita una Cancelleria.
GIURISDIZIONE
Nei tre Commissariati
di Polizia di Firenze,
nel Com . R . di Volterra
enei Vie. RR. di Prato,
Scarperia, Pontassieve,
e S. Giovanni.
Nel Governo di Livor-
no, e per la sola giuri-
sdizione criminale nol-
T Isola dell' Elba.
Nel circondario delGo-
verno, e per la giurisdi-
zione criminale, nel R.
Com miss, di Volterra.
Nel Circondario del
Governo di Sieua.
Nel Circondario del
Commissariato di Pi-
stoja.
Nel Circondario del
Commissariato di A-
rczzo.
Nel Circondario del
Commiss. di Grosseto
Nel Circondario del
Commissariato di Mon-
tepulciano.
Nei Vicariati 4» Eni-
poli , S. Miniato e Fu-
ce echio.
Nel Circondario del
Commiss, della Rocca
S. Casciano.
T
no
Nella città di Pon tremoli e a Portoferraio risiedono due Au-
ditori Giudici di Prima Istanza con sostituto, investiti della me-
desima giurisdizione civile dei mentovati Tribunali Collegiali per i
respettivi territorj del Commissariato di Pontremoli e del Governo
dell'Isola dell'Elba, con più le attribuzioni dei Regj Procuratori.
I Vicarj Regj, i Potestà ed i 7 Giudici Civili, due residenti in
Firenze , e uno a Livorno, Pisa, Siena, Arezzo e Pistoja, hanno tutti
una giurisdizione contenziosa sino al merito di lir. 400 ed una vo-
lontaria. Allorché il merito delle questioni non oltrepassa le lir. 70
le loro sentenze non hanno appello che alla Real Corte di Cassa-
zione; dalle 70 alle 4<>o i giudicati loro sono appellabili ai respet-
tivi Tribunali di prima Istanza.
GIUSTIZIA CRIMINALE. — L' Amministrazione della Giu-
stizia punitiva peri delitti, azioni qualificale e contravvenzioni alle
leggi è attribuita alla lìcal Consulta come Corte di Cassazione,
alla Corte Regia , ai Tribunali Collegiali di prima Istanza, ai
Ficarj Regj , ed ai Direttori degf Atti criminali stabiliti in
Firenze, Livorno, Pisa e Siena.
La R. Consulta ammette o rigetta le domande di cassazione
delle sentenze profetile senza appello da tutti gli altri Tribunali. —
Sono di competenza della Regia Corte i giudizj inappellabili dei
delitti e delle trasgressioni che, secondo il Diritto generale vigen-
te, meritano una pena superiore all'esilio dal compartimento gover-
nativo. — Appartengono ai Tribunali di prima Istanza i processi
dei delitti e trasgressioni commesse nella estensione dei loro cir-
condari, punibili con l'esilio dal compartimento, con altra pena
inferiore fino a quella di competenza dei Vicarj Regj, e alle senten-
ze loro nel melilo indicato manca il benefizio dell'appello. —I Vi-
carj Rrgj ed i Giudici direttori degli Alti criiniuali giudicano senza
appello dei modici furti semplici e dei danni arrecati fino alla som-
ma di lir. io, delle leggere offese, e d'altre mancanze .che non
importino pena maggiore di 8. giorni di carcere, ed una multa
di lir. a5. Tutti quanti i giudicali inappellabili dei suddetti Tribu-
nali e Giusdicenti possono però esser portali alla Real Consulta, e
da lei riveduti nella sua qualità di Corte di Cassazione.
MINISTERO PUBBLICO. — Un Regio Procuratore generale
costituito in Firenze con due Avvocati generali, due Sostituti ed un
Segretario , ed altrettanti Regj Procuratori quanti sono i Tribunali
V
5i
Collegiali, alcuni dei quali con Sostituto, rappresentano il Mini-
Mero pubblico in tutto il Granducato.
Nelle competenze civili spetta a questi magistrati vegliare a)
regolare andamento di tutte le cause; intervenendo alle discussioni
e giudizi dei respettivi Tribunali, con diritto di proferire il loro
sentimento, o esse riguardino l'ordine pubblico, o l'interesse dei
Pii stabilimenti, o dei pupilli, o degli interdetti, o di altri corpi
privilegiati, ed in qualunque altra causa nella quale credessero utile
il loro intervento.
Appartiene al Pubblico Ministero invigilare ancora alla esatta
osservanza delle Leggi e Istruzioni vegliai) ti e fare attenzione al
servizio dei Tribunali e degl'impiegati ad essi appartenenti. —
Nelle Competenze Criminali il Ministero Pubblico ba pubblica
azione nel segreto scoprimento dei fatti delittuosi e nella ripren-
sione di essi avanti i Tribunali criminali; ba diritto di servirsi
della forza pubblica per la più sollecita investigazione e spedizione
delle controversie; provoca le misure disciplinane clie vede più
espedienti, ed invigila alla pronta esecuzione delle sentenze.
DIVISIONE MILITARE. — Il Dipartimento della Guerra for-
ma una sezione cui presiede tino dei Consiglieri di Stato, Finanze
e Guerra, Direttore della Segreterìa di Guerra.
Per l'economico la milizia è amministrata da tre Commissariati
di Guerra stabiliti a Firenze, Livorno e Pisa: in quanto poi al giu-
dici ari o, essa è soggetta ai respettivi Consigli di Guerra, ai quali ol-
tre un numero di militari interviene un Auditor militare, che è Giu-
dice istruttore degli atti e Relatore delle cause con voto deliberati-
vo. Gli Auditori Militari risiedono a Firenze, Livorno e Portoferrajo.
La direzione delle truppe costituenti la forza armata del Gran-
ducato dipende da un Comando Generale costituito in Firenze, e
da 16 Comandi di Piazza residenti in altre città sotto la direzione
e sopravvedimento di un General Comandante supremo di tutte le
truppe, ebe ordiuariamente ha la dignità di Generale Maggiore ( ¥ ).
Le milizie Toscane divise-in infanteria, cavalleria, e artiglie-
ria guarniscono la Capitale e le principali città dello Stato, e pre-
sidiano il littorale.
(*) Le Beali Guardie del Corpo e la Guardia Palatina ( Anziani) di-
pendono imniediatanien te dal Principe fognante, e indirqttamcn le dal Mag-
giordomo Maggiore.
52
PROSPETTO DELLE MILIZIE TOSCANE
NOME DEI CORPI
INFANTERIA
Cacciatori volon-
tari di Costa 24
Compagnie.
ARTIGLIERIA
con cavalleggieri
un Battaglione.
VETERANI
4 Compagnie.
Guardia Coste.
Compagnia di Forza
CAVALLERIA
RR. Cacciatori.
Addetti allaMarina.
Totale
BUM.
35oo
1178
090
545
159
3i8
118
9700
LUOGHI GUARNITI
9 Cotnp. Firenze , 16 Li-
vorno 6 all'Isola dell'
Elba, e una a Pisa, una a
Volterra una ad Arezzo
e una a Orbetello.
OSSERVAZIONI
q Cotnp. Scelte sono di-
stribuite a Firenze, Li-
vorno e Portoferrajo —
6. Comp. nei Porti, Tor-
ri , Forti e Dogane del
Littorale , cbe sten desi
dalla foce della Magra
fino al Torrente Chia-
rone.
Repartiti in Pisa, Sie-
na, Pistoja e Isola della
Gorgona.
Elba e Giglio.
Elba e Pontr emoli.
(Distaccati in pic-
chetti a tutte le po-
ste del Granducato,
servono di scorta ai
Corrieri.
Livorno , Elba. La Toscana non ha
in mare che 3 Spro-
nare per i trasporti
da Livorno all'Elba
e viceversa.
Non sono compresi
i Cacciatori a piedi
cui spetta il servizio
di polizia.
Questa mi li zia, ben-
ché armata, non ri-
ceve soldo se non
chiamata a prestar
servizio.
I Cavalleggieri in
N.°di i65 fanno il
servizio di corri-
spondenza e le pat-
tuglie lungo la costa.
BIYISIONE COMUNITATIVA. — Tanti sono i Compartimenti
in cui è diviso politicamente il territorio toscano, quante sono le
Camere direttrici delle Comunità nelle quali è suddiviso lo Stato.
Ciascuna delle cinque Camere nominate stabilite in Firenze,
Pisa, Siena, Arezzo e Grosseto è diretta da un Provveditore che
dipende immediatamente dall' I. e Real Ministero , ed è uffizio di
esse dirigere tutti gli affari economici delle Comunità e Luoghi Pii
53
comuni tarivi, sopravvedere all'esazione delle tasse di famiglia e
delle imposizioni dirette e indirette, soprintendere alla Deputazione
dei Fiumi , e al mantenimento dei Ponti e delle Strade.
Le Comunità del Granducato sono i\i in terra ferma e 5
nelle Isole. Esse sono civilmente rappresentate da un Magistrato
composto di Priori che si rinnuovano in parte anno in anno ed in
parte ogni due anni, cui presiede un Gonfaloniere, che il Grandu-
ca nomina o conferma di tre anni in tre anni, e serve di ammini-
stratore e consultóre un Cancelliere comunitari vo, che è insieme
custode dell' archivio di esse e Ministro Regio del Catasto dipen-
dente immediatamente dal Provveditore della Camera del suo Com-
partimento, e dalla Conservazione del Catasto per gli affari a que-
sto relativi. — Le Cancellerie di tutto il Granducato sono 79.
r.
: 1
CAMERE DIRETTRICI BELLE COMUNITÀ
BBSIDENZA.
DELLE CAMBRE
HBMERO
DELLE COM.
SOTTOPOSTE
NUMERO DELLE
CANCELLERIE £
DIPENDESTI
ESTENSIONE DEL TERRITORIO
DEL COMPARTII! . IV MIGL. QUA.DR.
Firenze
Pisa
Siena
Arezzo
Grosseto
33
49
a4
38
i5
9
io
17
a345
i3i4
1260
1423
1711
Totale
; ?47
79
8o53 (*)
La superficie imponibile dello Stato ascende a quadrati agrari
6, 180,342 che danno una massa catastale imponibile di L.44>33g,8o3
delle quali 3,247,000 ne ha la sola Firenze, e 2,993,000 la tanto
aumentata Livorno.
CON8ERY AZIONE BEL CATA8TO. _ I difetti dell' antico
Catasto non concedendo una regolare e giusta imposizione sui beni
fondi dello Stato mossero l'animo dell'ottimo Principe Ferdinando
III a ordinare una legge fondamentale per l'esecuzione di un nuovo
Catasto per stabilire un censimento ovunque uniforme ed esatto. Pro-
(*) Non comprese Miglia 7 delle Isole disabitate.
\
•'t '
J 4
seguendo nello intrapreso riordinamento il provvido e zelante figlio
Leopoldo II felicemente regnante , questa lodevolissima operazione
fu condotta a termine con la spesa di 6,56a,ooo lire nostre : e nel
i835 fu messo in attività affidandone la conservazione ad un Soprin-
tendente e titolati del suo Uffizio,
DIPARTIMENTO DELLE ACQUE E STRADE. — Un Ufficio
di Direzione di Acque e Strade stabilito in Firenze, composto di uu
Presidente e Consiglio centrale degl'Ingegneri , forma e discute
i progetti del Principe tanto per conto Regio quanto delle Comu-
nità, e dipendono da questo Uffizio 5 Ispettori residenti nei ca-
po-luoghi di compartimento, 5o Ingegneri comunitativi stabiliti
nei 5o Circondar] in cui è diviso questo Dipartimento, con: iS
Ajuti Ingegneri costituiti nei circondar) di massima estensione.
Da così utile ed uniforme direzione e sorveglianza ai lavori di
ponti, corsi d'acque e strade, indipendente dall' Uffizio del Catasto
ordinata dall'Amatissimo Regnante con legge del 3i Dicembre
i834 e con Motuproprio del 3 Dicembre i838 ne derivano i più!
utili risultamenti per la popolazione toscana, dappoiché gode pre*
sentemenle di strade comode e ben tenute in ogni parte dell'interno,
e di facili e moltiplici comunicazioni con gli stati limitrofi, mal-
grado della catena Appenninica frapposta, a valicare la quale, non
a guari, alle altre, aggiunse una nuova strada l'operosissimo no-
stro Granduca Leopoldo IL
Le strade di tutto lo Stato dividonsi in Regie Provinciali e
Comunitative. Le prime sono 27, di cui 7 Postali, che hanno una
lunghezza di , . Miglia 729
Le Provinciali sono 47 e si estendono « 882
Le Comunitative percorrono . . ...... . « 543 1
Lunghezza totale delle Strade Miglia 7042
AMMINISTRAZIONE GENERALE DELLE RR. RENDITE. —
Questa ammiuistrazione costituita in Firenze sopravvede a varj
Uffizj che hanno diversa diramazione provinciale, e tra questi alle
RR. Dogane, 2N Azienda del Sale e dei Tabacchi , 2\YAmmini±
s trazione dei Lotti, agli Uffizj del Marchio e Saggio dei lavori
d* oro e cC argento stabiliti in Firenze, Siena e Pisa, e a molte
altre Partite Riunite alla medesima generale Amministrazione.
DOGANE. — « L' Amministrazione delle Dogane di frontiera e
55
dell* interno & divisa in cinque Direzioni. Ciascuna Direzione è pre-
sieduta da un Direttore doganale avente giurisdizione unicamente
ne! suo distretto, e a lui corrispondono tutte le Amministrazioni
contenute in esso. Le Dogane di frontiera ascendono a 93 5 il numero
totale, unitevi le interne, è di 102 repartite come segue.
Dalla Direzione di Firenze dipendono • . Dogane 4*
Dalla Direzione di Livorno « i3
Dalla Direzione di Siena « 18
Dalla Direzione di Pisa • « 11
Dalla Direzione fó Pistoja « 18
J , ,
Direzioni 5. — • Dogane N° 102
DIREZIONE DELLE POSTE. — La soprintendenza alle To-
ste è divisa in cinque Hegic Direzioni , quattro Regie Amministra-
zioni e dieci Regie Distribuzioni costituite nelle seguenti città e
terre del Granducato.
REGIE
DIREZIONI
Firenze
Pisa
Livorno
Siena ,
Pietrasanta
REGIE
AMMINISTRAZ.
Arezzo
Pistoja
Pcrtoferrajo
Pon tremoli
REGIE DISTRIBUZIONI
Casti glion Fior.
Prato
Grosseto
S. Quirico
Fivizzano
Cortona
Poscia
Radi cofani
Piombino
Bagnone
REGISTRO. — L'Amministrazione del Bcgistro cui sono riu-
niti l y Uffizio del Bollo, la Conservazione dell'Ipoteche tT Uffì-
zio del Demanio, dividesi in tre Compartimenti Fiorentino cioè,
Pisano e Sanese, ai quali presiede un Direttore da cui dipendono
tutti gli Uffizj di Esazione e tutti i Conservatori d y Ipoteche
compresi nel suo compartimento. Le divisioni principali di questa
Amministrazione vedansi nel seguente quadro.
56
DIVISIONE
BELL' AMMINISTRAZIONE BEL REGISTRO E DELLA.
CONSERVAZIONE D' IPOTEGHE
COMPARTIMENTI
FIRENZE
Uffizii f]
PISA
Uffizii 16
SIENA
Uffizii ii
UFFIZJ DI ESAZIONE
E SUA LOCALITÀ
Firenze, Pistoja, Arezzo,
Cortona , Borgo S Sepolcro,
Lucignano, Prato, Montevar-
chi, d. S. Lorenzo, Pontassie-
ve, Poppi, Empoli, Greve, S.
Cascia no, Bagno, Modigliana,
e S. Marcello.
Pisa , Livorno, Volterra,
Pescia,Fucecchio, Piombino,
Fivizzano, Fon tremoli, Pie-
trasanta , Pon tederà , . Castel
fiorentino , Lari , Barga , S.
Miniato, Poi toferra jo, Mar-
ciana.
Sieka. , Montepulciano ,
Grosseto, Poggibon si, Massa,
Castel del Piano, Pitigliano ,
Sarteanq,Mont«palciaiiò, Or-
bctelk) Radicondoli.
conservatori
d'ipoteche
Firenze
Pistoja
Modigliana
Pisa
Livorno
Volterra
Pontremoli
Por toferra jo
Siena
Montepulciano
Grosseto
Arezzo
Poscia
REVISIONI E SINDACATI. — L' Uffizio dei Sindaci stabilito
in Firenze si compone di un Soprintendente generale, di un
Segretario di Dipartimento, ài un Direttore della Ragioneria
e di un numero di Ragionieri ed Ajuti, e a questo Uffizio incombe
la revisione di tutte le Amministrazioni del Granducato, non esclusi
i Dipartimenti militari e Luoghi Pii Laicali, e generalmente qua-
lunque azienda regia, comunitativa o pubblica di ogni luogo, città
o provincia ni una eccettuata.
DIPARTIMENTO DI SANITÀ. — Presiedono alla Sanità due
Governatoti civili e militari residenti come altrove dicemmo in
Livorno e a Portoferrajo, i quali sono ancora Presidenti 'di Sanità.
Questo Dipartimento dividesiin 1 6 Uffizi, e provvede a cautelare il
territorio nostro dai malóri che potrebbero infestarlo, per l'impru-
dente avvicinamento di stranieri provenienti da luoghi infetti.
57
UFFIZI DI SANITÀ
i. Portofenrajo 9. Isola del Giglio
a. Lungone io. Bocca d'Arno
3. Marciana 1 1. Castiglione della Pesca ja
4. Rio 12. Gala di Forno
5. Campo i3. Piombino
6. Pianosa i4* Baratti
7. Portercolc i5. Livorno
8. Talamone 16. Scale de' Marmi
ISTRUZIONE PUBBLICA. — L' incivilimento dei popoli
cui ogni savio Monarca pone mente, non è trascurato in Toscana
benché la nazione sia per avventura delle più e ulte, e la prima ad
essersi levata in civiltà; dappoiché oltre due Università mediche, le-
gali e teologiche aperte in Pisa e Siena, in tutte le città e terre del
Granducato vi sono pubbliche scuole che provvedono al progresso
morale della gioventù, cui veglia una Soprintendenza agli Studj
stabilita nella capitale.
La Università di Pisa fondata nel i343 ove sono cattedre
di Teologia, Giurisprudenza, Medicina, Chirurgia, Scienze fisiche
e Matematiche, è corredata di una splendida libreria contenente
circa 55ooo volumi, e annualmente circa 55o Scolari frequentano
le sue lezioni. La Università di Siena istituita fino dal 1275 ha
le stesse cattedre di quella di Pisa, è anch'essa proveduta di gran-
diosa libreria contenente presso a 5o mila volumi, e annualmente
conta nelle sue scuole ?5o scolari.
In Firenze i Padri Scolopi in spazioso e decentissimo lo-
cale non guari ampliato e ripulito accolgono gratuitamente la gio-
ventù di ogni ceto, e dai primi rudimenti delle liugue italiana e
latina e greca la guidano ed istruiscono fino al corso completo di
Filosofia, Fisica e Matematiche superiori, vedendo le loro scuole
popolate da circa 1 5oo giovani che intervengono a diverse lezioni.
Nel volgere dell'anno i83g gli stessi religiosi apriranno un altro
locale nella parte della città che resta oltre l'Arno, per le semplici
scuole elementari. Essi presiedono ancora ad altri collegi e ad altre
scuole aperte nel granducato; ma ad avere più adequata notizia
intorno a questa materia vedasi il seguente prospetto.
58
PROSPETTO DELLE SCUOLE DI PUBBLICA ISTRUZIONE
SCUOLE DI CALLIGRAFIA,
DI ARITMETICA,
BELLE LETTERE E SCIENTE
DIRITTE D'Ai P9. 8COLOPI
Firenze
Siena
Cortona
Modigliana
Volterra
Castiglion fiorentino
Pietrasanta
Pellegrino
RUMERÒ
DEGLI
ALUNNI
8CUOLE ELEMENTARI
PER I MASCHI
l49»
I70
I20
IOO
137
i3o
120
3o
Totale j 2298
Nel Compartimento
Fiorentino
Nel Compartimento
Pisano
Nel Compartimento
Senese
Nel Compartimento
aretino
Nel Compartimento
Grossetano
Totale delle Scuole
RUMERÒ
DELLE SCUOLE
73
54
32
41
3o
a3o(*)
A 7 ". B. A Livorno le scuole pubbliche sono dirètte dai PP. Bernabiti.
(*) Non comprese le: molte che sono in Firenze, Pisa , Siena , Livor-
no , e nella Comunità dì Vico Pisano , nella quale trovansi di queste scuo-
le ad ogni Parrocchia.
SEMINARI
ai
Firenze
Pisa
Siena
Arezzo
Fiesole
Volterra
Pistoja
Prato
Pescia
Monlalcino
Piehza
Colle
Cortona
Pon tremoli
B.S. Scuoi *
Massa
S. Miniato
Montcpul.
Cast. Fior.
Strada
F irei] zola
Seminar. N.
convit-
tori
RUMERÒ
COLLEGI
5
COR IT-
tori
RUMERÒ
*
5o
So
£
U
3o
3o
60
q5
45
80
36
23
4s»
60
5o
20
3o
io53
Siena
Collegio Tolomfei
diretto dai PP.
Scolopi
Arezzo
Collegio Leopoldo
Prato
Collegio Cicognini
Volterra
Collegio dei PP.
Scolopi
Pistoia
Coli. Forteguerri
Collegiali
37
4o
80
i3
170
ww
CASE DI EDUCAZIONE
PER LE DOKKE
CONSERF\ATORI
in lutto il Grand,
SCUOLE NORMALI
Firenze
Pisa
Siena
Pistoja
S. Sepolcro
Montepulciano
Massa
Piombino
Castion Fiorent.
Montevarchi
S. Casciauo
Scravezza
Scansano
Mandano
Sarteano
Arcidosso
Pitigliano
Sorano
ToUle
RUM.
44
4
21
59
Alle indicate scuole pubbliche e case di educazione debbonsi
aggiungere le seguenti Cattedre per ciò che riguarda le scienze fisi-
che e le arti.
In Firenze — Cattedra di Fisica , Mineralogia , Zoologia,
Anatomia coittparata éc. nel Museo di
Storia Naturale.
Accademia di Belle Ahti con maestri di Pit-
tura , Scultura , Architettura , Incisione
e Musica»
— Arti Meccaniche*
— Lezioni di Ostetricia , Botanica , Medicina ,
Chirurgia 9 Chimica ec. nell'Arcispedale di
S. Maria Muova.
In Pi sa — Accademia di Belle Arti.
In Siena "-— ' Accademia di Belle Arti e Scuola di Sor~
do Muti,
. In Livorno — Lezioni di Nautica.
In Pisloja e Arezzo — Cattedra di Chirurgia.
Né qui sarebbe finita la enumerazione dei luoghi d' istruzione
se si volesse far parola dei privati Istituti Scientifici e Letterari, e
delle private Scuole elementari, di cui anche soverchio ne è il nu-
mero ; ma ciò non è delle nostre parti, perciò tralasciamo di parlarne.
ISTITUTI DI BENEFICENZA. — Una Nazióne eulta non
può mancare del sentimento iratissimo al cuore del bennato di
ajutare il misero, di preservar dal vizio quello che mancante di
guida vi precipiterebbe, e di educare alla virtù quelli cui, mancan-
do i mezzi per accostumarvisi, resterebbe sconosciuta. Che tra i To-
scani sia stata sempre e si mantenga questa fraterna carità lo at-
testano palesemente 5a Spedali aperti a soccorso dei pòveri ma-
lati e ad ospizio di quelli che nàti figli della colpa furono orfani tra
-le braccia dei tristi genitori — • 5 Orfanotrofi stabiliti in Firen~
ze, Pisa, Siena, Livorno è Pistoja ove si rifugiano quei figli
che sventura fece orfani — 3 Pie Case di Lavoto aperte in
Firenze , Pisa e Arezzo, per asilo di quelli che il limosinare ren-
derebbe oziosi e di danno alla società — 12 Monti di Pietà che
imprestano al bisognoso circa 4 milioni di lire all'anno — io Cas-
se di Risparmio nelle quali ognuno può utilmente conservare i
suoi avanzi giornalieri — 1^ Asili infantili e mille altri luoghi
6o
ove il misero ricorrendo può in ogni sua sventura rinvenir conforto.
INDUSTRIA. — V Agricoltura, le Manifatture ed il Com-
mercio, fonti di ricchezza per ogni stato, si esercitano in Toscana
per quanto è possibile.
Il Grano > il Fino, V Olio, la Lattati* Seta sono gli unici
prodotti ai quali si volta con preferenza il giudizioso agronomo
toscano ; e tutti quelli che, dando il meritato valore a quei d' oltra-
monte allorché suggeriscono l' introduzione di nuove pianta z ioni e
semente, cercano da per se il miglioramento di quelle adattate ai
nostri terreni e al nostro clima, non trovano la terra ingrata e le
loro cure sono largamente ricompensate.
Da ciò ne avviene che molti tra i possidenti, voltatisi alla uti-
lissima e divertente agricoltura abbiano già ridotte le campagne
della Toscana benissimo coltivate e feraci di prodotti, che per la
bontà o primeggiano o sono del pari coi migliori di altri territori]'.
Aggiungasi inoltre che mentre la Toscana vantava il suo Colu-
mella nella persona del Proposto Ignazio Malenotti, mercè il sacri-
fizio della libertà, dell'ingegno e delle sostanze di un solo filantropo,
ebbe ancora il suo Fellemberg nella persona del Marchese Cosimo
Bidolfi e un Istituto Agrario all'uso della Svizzera nella di lui Vil-
la di Meleto per allevare tra i Toscani periti agenti di campagna, e
capaci coltivatori.
Ivini che raccolgonsi in Toscana, eccetto quelli delle più
basse pianure resistono alle più lunghe navigazioni, e di tale perfe-
zione sono le uve delle colline, che si estraggono da esse vini fatti
ad imitazione di quelli di Sciampagna, di Bordeaux, di Madera e di
altri luoghi d' oltramonte di eccellente boutà.
Oggetto d'industrioso guadagno è pure il bestiame il quale ren-
derà in seguito anche maggiori vantaggi estendendo la introduzio-
ne delle pecore meri ne. Non è però facile impresa dare un 9 esatto
ragguaglio del numero dei capi di bestiame che trovansi in Tosca-
na, ma approssimativamente può dirsi che vi esistano 36o,ooo capi di
Vaccino, 3ooo di Buf alino, 120,000 di Cavallino con 36 razze
di cavalli in luoghi diversi, 194,000 di Porcino, 878,000 di Pe-
corino, e 190,000 di Caprino*
Le Manifatture rendettero un tempo tributarie alla Toscana
le stranière nazioni : propagatesi quindi le arti e appresa da noi la
marnerà di lavorare quei generi che ci rendevano ricchi, ben presto
6i
esse, divennero brave imitatrici, e cercando il raffinamento delle foro
manifatture nel tempo che improvvide leggi legavano le braccia
agl'industriosi Toscani, li sorpassarono» e posero la Toscana hi
quella co udizione nella quale esse furono in addietro.
Manifatture straniere d' ogni genere invadono oggidì il nostro
paese e a prezzo così vile ji vendono, che anche il campagnolo si
veste di quelle, e quelle adopra per le altre sue occorrenze. E ben
vero per altro chei Toscani sempre laboriosi ed industriosi uon si
ristettero dall' introdurre qualche macchina per lavorare ad imita-
zione di Francia e d'Inghilterra, e sebbene le fabbriche munite di
tali mezzi non sieno molte, pure giornalmente aumentano e già
dei tanti la nifi e j che esistono in Toscana, due a Stia nel Ca-
sentino e uno a Prato lavorano a macchina, e tessono panni che per
la morbidezza, finezza e colorito gareggiano con quelli Inglesi e li
sorpassano nella stabilità.
In più luoghi la trattura della seta si fa a vapore ed in molti
altri secondo l' uso antico, e la seta che annualmente si fila in To-
scana è calcolata Libbre 200,000, che portano una raccolta di boz-
zoli di circa Libbre a, 100,000. — • Nella capitale si tessouo stoffe,
velluti, rasi e drappi di particolare bellezza e di questi se ne tessono
anche a Siena e a Prato. I drappi di color nero che si fabbricano in
Firenze son di tal pregio pel morato del colore, che se uè fauno con-
siderevoli spedizioni in ogni parte incivilita del globo. Ma delle 17
fabbriche di Seterie che troyansi in Firenze, quella di Francesco
Frullini e l'altra di Riva, sì emulano nella manifattura dei drappi
operati, velluti e rasi di tutte le qualità, e alla prima è toccata la
gloria di far rinascere in Italia l'arte dimenticata di tessere broc-
cati, stoffe e telette d'oro e di argento lisce e operate, e di porre in
commercio lavori splendidi di tal genere. Nella sola Firenze agi-
scono Suo telai, in Siena 6 fabbricanti ne mantengono 334, e in
Prato un solo fabbricante lavora con 18.
Non sono pochi i paesi nei quali si tessono tele dommascate
e ovunque s' impannano lini e canape per gli usi domestici e di ve-
stiario. In Siena si tessono tele da stare a fronte delle straniere. In
Toscana fabbricansi pure berretti alla levantina da spedirne 22
casse alla settimana di 100 dozzine ciascuna. In 47 luoghi si fab-
bricano Cappelli di feltro di ottime qualità, e Ai paglia ipiù fini
-in molti più, sebbene questo ramo d'industria che diede un tempo
6a
un lavoro di 5 ai 6 milioni di lire all'anno, oggi sia decaduto. —
Le ha mi ere, le Ferriere e Filiere sono attivissime, in Var) luoghi
vi sono Cartiere che mettono in commercio il genere di tutte le
qualità, e ad i fabbricanti Cini e Magnani è riuscito di raggiungere
la finezza e la bellezza delle carte inglesi. Una fabbrica ài porcellane
presso la capitale eseguisce qualsiasi lavoro, e la sua manifattura non
è inferiore a quelle della Francia e dell'Inghilterra. Perle terraglie
ordinarie sono numerosissime le fornaci, i vetri si fabbricano in
i4 luoghi e 5 sono le fornaci di cristalli.
In tutto lo Stato esistono circa 200 Tintorie, 90 Gualchiere ,
60 Concie di Pelli, 11 Cererie, alquante fabbriche di Tappeti ,
Coltellerie ordinarie e Tipografìe, delie quali 3 5 sono nella sola Fi-
renze, con molte altre officine ove si lavorano tutti gli oggetti che
potrebbero servire agli usi della vita, se il fanatismo per le mode e
pei generi stranieri non ci rendesse indifferenti per la patria.
All'enumerate manifatture debbonsi aggiungere quelle di lus-
so, tra le quali primeggiano i lavori Ai alabastro e ài Scagliola,
e quelli splendidissimi di Pietre dure*
I Toscani hanno commercio con gli esteri, e ricambiano con
questi non pochi articoli di mercanzia. Essi ricevono per via di
mare in quantità numerosa stoffe, drappi, panni fini , telerie,
chincaglie d'ogni genere, cristalli , terraglie fini, ferro lavo-
rato , generi coloniali, liquori, vini, droghe ed altro, e per
terra vengono a loro canape , lino , e bestiame. Dalla Toscana
vien mandato fuori molta paglia da cappelli, seta tratta,
drappi neri, marmi, alabastri, zolfo, allume, borace, po-
tassa , ferro , dogherelle , scorza di sughere, giaggiolo, tarta-
ro delle botti, carbone, carta, vini scelti, carni salate, pelli,
ed altro di minor cosiderazione.
II commercio interno è attivato col mezzo di 4oo e più Fiere
all' anno e di 108 Mercati settimanali che hanno luogo nelle di-
verse città e terre dello Stato le più adattate a tale oggetto.
FINANZA BELLO STATO
V Entrata dello Stato di Toscana si fa ascendere a circa 26 mi-
lioni di Lire, non compresa quella che proviene dalle miniere, dai be-
ni della Corona e da quelli Demaniali, valutata oltre un milione e
63
mezzo; e là Uscita annua giunge dai 22 ai 23 milioni dei quali
circa 4 milioni occorrono per la Lista civile, per la Segreteria e per
il Consiglio; 4 milioni e mezzo per le spese di Guerra e Marina;
3 milioni per le spese di Giustizia e Polizia; 5 milioni per spese di
Amministrazione, ed ogni rimanente per gratificare e sussidiare im-
piegati , per bubblica salute ed istruzione, per spese di ponti, di
strade, di fabbriche pubbliche, e di altro che dipenda dal Reale
Governo.
DIVISIONE DELLA TOSCANA
ty*Q<t
COMPARTIMENTO FIORENTINO
Capoluogo Firenze a $8° 55 r di longitudine e 43° 74' di latitudine.
\Juesto Compartimento racchiude il Valdarno fiorentino quasi
nel centro, parte del Valdarno superiore a levante di Firenze, la
Val di Sieve Mugello a greco e a settentrione, e nella stessa di-
rezione la Romagna ; le valli del piccolo Ombrone e del Risenzio a
maestro, la Val di Nievole a ponente, e la maggior parte della Val
cT Elsa a mezzogiorno.
Esso confina col Compartimento Aretino a levante, col Pisano
a ponente, con lo Stato pontificio a tramontana , e col Compartimen-
to Senese a mezzodì.
La superficie del territorio è circa 2336 miglia quadre ovvero
quadrati agrarj 1,876,645 ed in esso trovansi oltre un gran numero
di borghi e paesetti le appresso città e terre comunitative , con una
popolazione di 683,781 abitanti repartiti in 346,692 maschi e
337,089 femmine, componenti 127066 famiglie, la qual popolazio-
ne ragguaglia 288 anime per ogni miglio quadrato.
H
CITTA
TERRE COMUNITATIVE
POPOLàZIOHE
DILLE
COMUNITÀ*
CITTA
TERRE COMUK1TATIVE
POPOLAZIONE
DELLE
cohv«it£
Bagno
Bagno a Ripoli
Barberino di Mugello
Barberino di Val d'Elba
Borgo a Baggiano
Borgo S. Lorenzo
Brozzi
Calenzano
Campi
Canta gallo
Capra ja
Carmignano
S. Casciano
Castellina
Castel Fiorentino
Castel Franco di sotto
Cerretoguidi
Certa ldo
S. Croce
Giugliano
Dicomano
Dovadola
Empoli
Fiesole
Figline
FIRENZE
Firenzuola
Fucecchio
Galeata
Galluzzo
S. Godenzio
Greve
Lamporecchio
Lastra a Signa
Legna ja
Londa
8. Marcello
8. Maria a Monte
Marliana
Marfadi
Massa e Cozzile
8. Miniato
Modigliani.
Mon8uinmano
Monta Jone
u84
3349
9666
10825
33aT
5456
0214
3i 1 1
o55q
8i38
10843
8723
600/1
4316
ooai
53i2
5467
2406
3 7 36
2l3d
i38q5
8789
11 ^o3
99°93
86o3
10434
2887
Montale
Montecalyoli
Monte Carlo
Montecatini di Cecina
Montecatini di Nievole
Montelupo
Montemurlo
Monte Spertoli
Montopoli
Palazzuolo
Pelago
Pellegrino
Pescia
8. Piero a Sieve
Pistoia
Porta al Borgo
Porta Carratica
Porta Lucchese
Porta S. Marco
Piteglio
Pontassieye
Portico
PfiATO
Premilcuore
Reggello
Rignano
Rocca S. Casciano
RoTezzano
Sambuca
Scarperia
Seravallc
Sesto
Signa
S. Sofia
Sorbano
Terra del Sole
1 izzana
Tredozzio
Uzzano
Vaglia
Vellano
Vernio
Vicchio
Vinci
VoLTEftBi.
N. B. L'indicazione della popolazione è secondo la statistica del i838«
«5
ILLUSTRAZIONI
DELLE CITTÀ E TEEEE PRINCIPALI
DEL COMPARTIMENTO FIORENTINO
CITTÀ
FIRENZE situata tulle rive dell'Arno, e una delle più ridenti
ed amene città d' Italia* Essa nacque probabilmente sul cadere dalla
romana repubblica per opera dei mercatanti ficsolaui e limitrofi, cbe
attirati dalla comodità, radunavano le loro fiere ed i loro mercati
nella pianura ove essa grandeggia al presente; e quindi ricevendo
ingrandimento dalle colonie romane e dalla madre Fiesole che dalla
nascente figlia venne spogliata ed in parte distrutta , crebbe di tanto
da esser cinta di mura per sicurezza, e da avere un ponte sull'arno
per transitare dalla destra riva alla sinistra, ove non vedevansi
case; ma corrispondevano diverse strade. La floridezza della nuova
città, cui per avventura trasse il nome, rapidamente progredendo,
e moltipllicandosi , direi, in modo mirabile gli abitanti, bea pre-
sto angusti divennero i primi confini, e ben tre volte, al jdire di
molti, ampliò il giro delle sue mura , giungendo alla grandezza
che mostra oggi nel 1327.
Non mancarono barbare vicissitudini , incendj, guerre civili e
inondazioni per deturparne ancora le bellezze materiali , ma sempre
fiorente per il commercio, per breve tempo abbattuta, in poco d'ora
ritornò a fiorire , aumentando bellezze e splendore.
Mentre Firenze fu colonia romana ebbe all'uso dei Romani i
Duumviri, un Edile ed un Questore. — Quando Adriano divise
l'Italia, essa fu assoggettata ad un Consolare. — Sotto i Longobar-
di un Duca ne dirigeva il supremo governo, un Marchese difendeva
la sua marca, ed un Conte presiedeva alla giudicatura. — Subentra-
ti nel dominio d'Italia i Franchi, essa fu dipendente da un Con-
te, e, scosso quindi il giogo del feudalismo sull'esempio delle
città della Lombardia, si costituì un Governo consolare. Nel 1093
per l'oppressione dei Consoli, nominò uu Potestà, che nel 1207
5
66
volle fosse straniero > cui. nei jaga sostituii un Gonfaloniere di
giustizia con 8 Priori estratti dalle 7 arti maggiori. — Dopo a3g
anni, nei tjuali avevano governato \&']% Gonfalonieri, \^ famiglia
Medici sali al Principato, e rimasta Firenze sotto il dominio Me-
diceo fino al 1737, le toccò finalmente in sorte il governo della
Dinastia Lotaringio- Austriaca onde godette felicemente fin
qui, tranne lo spazio di 14 anni, nei quali, vedova del suo legit-
timo sovrano , dovette obbedire alle leggi della Repubblica e del-
l' Impero francese.
Il Commercio e le manifatture anticamente in mano di quelli
che godevano delle prime cariche ed amministravano la Repubblica
prosperavano tanto, che XArlediCalimala che occupa vasi di cima-
re e tingere i panni forestieri, lucrava ogni anno oltre 3oo,ooo.fio-
rini di oro, e i fondachi ascendevano a più di 20. — Nel 1 3oo , epoca
in cui XArte della Lana era nel massimo fiore, contava più di3oo,
botteghe e fabbricava circa 100,000 pezze di panno annualmente.
r— UArlc della seta pure dava grandi vantaggi alla popolazione
mantenendo gran numero di persoue in 84 fabbriche che teneva
aperte nel i3j4*
Tenendo ora a parlare di ciò che Firenze è attualmente, noi la
percorreremo osservandone la grandezza e quanto vi ha che meriti
particolar ricordanza coerentemente ai limiti della prefissaci
brevità.
Le mura una volta torri te da cui è recinta esfendonsi circa 6 mi-
glia in figura pentagonale, e trascurando una postierla, 8 sono le
porte in esse rimaste, distinte coi nomi di Porta S* Niccolò,
Porta alla Croce, Porta a Pinti, Porta 5. Gallo, Porta al
Prato, Porta S. Frediano, Porta Romana e Porta S. Minia*
io. A queste, eccettuata l'ultima, corrispondono altrettante strade
regie che pongono in comunicazione la capitale con gli Stati ro-
mano , modanese , lucchese e sardo confinanti con' la Toscana.
Due fortezze guarnite, solide e grandiose per costruzione le
sono a difesa. Quattro grandi ponti di materiale variamente archi-
tettati ed in epoche differenti fabbricati sul fiume Arno, chela tra-
versa, uniscono Firenze oltrarno con la parte più estesa di essa a
destra del detto fiume; e due altri ponti sospesi, gettati in questo
nel 1837 fuori delle mura, prolungano le passeggiate all'intor-
no di es$e. Dei suddetti 4 ponti di materiale quello chiamato Ponte
67
alle Grazie fa edificato nel ia36 per opera del Potestà di Fi-
renze Rubaconte da Mandella con disegno di Lapo padre di
Arnolfo, di mirabile solidità. — L' altro detto Ponte Vecchio,
perchè ivi fu il primo ponte che avesse Firenze, soggiacque a ripe-
tuta rovina e come vedesi oggi fu riedificato dall'architetto Gaddi
nel i345. — Il terzo nominato Ponte S. Trinità dopo esser stato
trascinato dalle piene per tre volte, Cosimo I ne ordinò nel 1 507
la ricostruzione con disegno del celcbratissimo ^mman/iafo, che lo
immaginò della più vaga forma e di una sveltezza singolare. Esso
è condotto mirabilmente a soli tre archi di sagoma a segmento di
cerchio, e mediante ornamenti marmorei collocati nell'incontro
dei due segmenti che costituiscono ciascun arco, l'occhio resta in-
gannato e sembra che le centine degli archi sieno mezze ellissi pro-
lunga ti ssi me. Le quattro statue in marmo collocate alle quattro
estremità di questo ponte rappresentano le stagioni. Il Laudi ni
scolpì r Inverno, il Cacciai l'Estate e l'Autunno, ed il Franca-
tila eseguì la Primavera. — Il Ponte alla Carraja , cui era toc-
cata la sortedegli altri, fu dallo stesso Ammanitalo ricostruito tutto
a pietre alla foggia dei già nominati per commissione del mento-
vato Granduca.
Non sono in questa città vastissime le piazze; ma, non con-
tando le altre che sono molte, possono riguardarsi come altrettante
gallerie, per gli oggetti di arte che le adornano, e per i magnifici
edifizj che vi corrispondono, la Piazza del Granduca, quella del
Duomo e quelle dei Pitti, di S. Maria Novella, di *V. Croce
e della >SS. Annunziata.
La prima di figura quadrilatera irregolare è fiancheggiala da
decent issimi fabbricati, e decorata di vasta fontana, di loggiati
è di sculture di sorprendente bellezza.
Sorge in essa maestoso l' antico Palazzo del Popolo , oggi
Palazzo Vecchio con sveltissima torre a orologio alta braccia i5o
condotto da Arnolfo nelF anno 1 298 , ed ingrandito poscia col di-
segno di Giorgio Vasari aretino, da cui fu pure abbellito nell'in-
terno trattando maestrevolmente il pennello.
11 cortile di questo augusto edifizio è dei più grandiosi. Magni-
fici sono gli appartamenti che un dì contennero i capi della Repub-
blica, e indi i primi dominanti della Toscana; e forse non ha
T eguale in tutto il mondo il Salone lungo 90 braccia e largo 3y
68
ove P architettura , la pittura e la scultura si emularono per farlo
splendidissimo* Giorgio vi dipinse a buon fresco le pareti, il Li-
gnozzi , il Cigoli f il Passionano ed altri valentissimi tra i pittori
lavorarono a olio nella soffitta , spartita in 39 quadri con fregi ric-
camente dorati; e celebratissimi scalpelli animarono le moltiplici
statue ed i gruppi in marmo , che fanno imponente corona a questa
stanza principesca. Sono poi di magnifico ornamento esteriore a que-
sta fabbrica la statua colossale del David scolpita da Michela-
gnoio ed il gruppo di Ercole che uccide Cacco condotto dal Bandi-
nellif don le altre sculture da lui collocate presso la porta prin-
cipale sulla scalinata che vi corrisponde. In questo palazzo trovanti
presentemente le quattro Segreterie di Slato, di Finanza , di
Guerra e degli affari Esteri / la R. Corte di Cassazione ; la IL
Deposti eria; la Guardaroba generale della real Corte , e YJmp.
e B. Dogana.
Alla sinistra del nominato palazzo si apre la grandiosa Log-
gia dei Lanzi architettata dall' Orcagna nel i355, che servì
di rostri per parlamentare col popolo convocato nella piazza dal
suono della campana, alla quale accrescono bellezza il Perseo
gettato in bronzo dal Cellini alzato sopra base condotta a bassi
rilievi in bronzo stupendi; il gruppo portentoso della Sabina
involata la caduto padre del rapitor romano di Gio. Bologna , e
quello della Giuditta effigiata in bronzo da Donatello , con sei
statue muliebri ed altre sculture di valenti artisti collocate simetri-
camente sotto gli arebi e nell'interno del loggiato medesimo. Il famo-
so gruppo del Centauro scolpito in marmo da Gio. Bologna, levato
recentemente dal quadrivio che incontrasi appena valicato il Ponte
Vecchio, credesi che sarà collocato sotto le indicate logge nel luo-
go ove al presente vedesi la Giuditta di Donatello da trasferirsi
nella pubblica Galleria.
Alla destra del detto palazzo mostrasi bella e spaziosa una
fontana di acqua limpidissima , ornata da Gio. Bologna di dodici
pregevolissime statue in bronzo esprimenti Divinità marine e Satiri
variamente seduti sul margine del gran bacino, e di una statua
colossale in marmo bianco esprimente Nettuno attorniato da Tri'*
toni, che V Ammarinato non troppo felicemente inaugurò sopra
marmorea conca marina , tirata da quattro cavalli maestrevolmente
scolpiti. — Finalmente non molto distante da questa fontana, a
«9
compimento di ornato della piazza , lo stesso Gio. Bologna pose la
statua equestre in bronzo di Cosimo I granduca di Toscana sopra
imbasamento condòtto a bassorilievi parimente in bronzo; la qual
opera tanto è bella e perfetta da non averne altra che la pareggi.
In questa piazza bellissima per gli oggetti d' arte corrispondo-
no, oltre la ricordata B. Dogana, i Regj Uffizj del Bollo, del Ec~
gistro e della Posta , e gli stabilimenti dei Banchieri Fensi e comp.
Morelli e Giuntini, Mondolfi e Fermi, Causa e Viessieux, e Bellini
e comp. Non lungi trovansi ancora tutti i Tribunali civili e criminali,
ed i fondachi dei primarj negozianti , per lo che riunendo al bello le
utili comodità, essa riguardasi come il sito più apprezzabile di
Firenze.
In mezzo alla Piazza dctpa del Duomo ammirasi con sorpresa
da tutti la meravigliosa fabbrica della METROPOLITANA che la
Repubblica e quindi l' arte della Lana vi facevano costruire ad Ai-
nolfo di Lapo nel 1 298.
Egli architettò questo augusto tempio in croce latina a tre
navate condotte a volta sopra un arca di braccia quadre 22,1 18, e
l'ardimentoso Brunell escalo decorò di svelta e grandiosa cupola ot-
tagona larga 78 braccia da un angolo all'altro, con la quale diede-
g:i 202 braccia di altezza. La lungezza è braccia fiorentine 260
e soldi diciotto ? la larghezza 67 e 2 soldi. — La fabbricazione di
questo sacro edilìzio, comprese diverse interruzioni, durò 176 anni,
e vi furono impiegati successivamente gli architetti Arnolfo, Giotto,
Taddeo Gaddi , Andrea Or ragna, Lojchzo Filippi, e Filippo
Brunelleschu — I pregi di cui esso fa mostra, per la ricchezza
dei marmi dei quali e incrostato al difuori, e per la solidità e va-*
ghezza mirabile dell'architettura, che allontanandosi dallo stile go-
tico si avvicina a quello romano, sono tanti e tali da far sì, che esso
ne abbia pochi che lo sorpassino e molti a se inferiori. La maestosità
dell' interno, l'armonia delle parti , la santa venerazione che ispira-
no le sacrate pareti ed i splendidi ornamenti, elevano all'alto Fan imo
di chiunque vi entra, e ben pago vi rimane l' osservatore, all'occhio
del quale si offrono capi d'opera di valentissimi artisti. Qui con-
servaci sculture stupende del Bandi //e Ili ', di* Donai elio , del San-
sonino, di Michelange'o, di Giov* delVOpcrd, di Vincenzo Rossi,
del Ghibcrii, e di molti altri tra i migliori scultori antichi. — Sono
di pregio sommo gli affreschi coi quali Giorgio Vasari espresse i
7 *
Profeti nella sommità della cupola; ne inferiori nel merito sono
quelli coi quali lo Zuccheri fregiò ogni rimanente di essa, tirando
gran partito dalla Divina Commedia di Dante nel concepirne il di*
segno. Le tavole che il nominato Zuccheri > Taddeo Gaddi,
Santi di Tito, il Passionano, il Balducci, il Poccctti ed altri
valentissimi pittori collocarono sugli altari delle cappelle, sono sti-
mabilissimi; ed hanno gran pregio i basso rilievi e gli ornati che
Donatello e Luca della Robbia eseguirono nelle sagrestite e negli
ovati sopra le porte di esse.
Le dipinture e le sculture, che vedonsi nelle pareti delle navate
laterali, tengono sempre viva la memoria come degli artisti che le
eseguirono, così dei sommi che per virtù, scienza e coraggio di ogni
maggiore onore si resero degni. Nella parete dalla parte di mezzo*
giorno gli scultori Buggiano, Benedetto da Majano, Jacopo
Orcagna r \\ Carradori ed il Ferruzzi eseguirono i monumenti di
Bruncllesco, di Giotto, di Piero Farnese, di Gius. Bencivenni Pelli,
e del Ficiho restauratore della filosofia platonica; e Lorenzo Bi-
ci dipinse gli altri di Fra Paolo Mai sili e del Card. Corsini. Dalla
parte opposta i pittori Orcagna, Paolo Uccello e Andrea del
Castagno condussero a colori dei quadri per tributare onoranza
a Dante, a Niccola da Tolentino e a Pietro di Toledo viceré di Na-
poli; quindi ne seguono il mausoleo dell'Ottobuoni , o come altri
vogliono di Currado figlio dell'I mp. Enrico HI ; e finalmente il de-
posito dello Scuarcialupi rinomato fabbricante di Organi, esegui-
to da Benedetto da Maja no*
L'impiantito di tutto quanto il santo edifizio è condotto a
marmi di varj colori spartiti con ben inteso disegno da Michela n^
gioloy da Francesco da S. Gangallo e da Giuliano di Baccio
d'Agnolo.
In questa Cattedrale, il Pontefice Vittorio II adunò un con-
cilio nel io55, Pasquale II ne tenne un altro nel i iof, ed Euge-
nio IV nel i4^9 ne convocò un terzo di Greci e Latini.
Serve di campanile alla detta chiesa una sveltissima torre
quadra architettata da Giotto con gusto sorprendente, che forma il
più bell'ornamento della bellissima piazza. Si alza questa i4o brac-
cia da terra, è tutta incrostata di marmi di vario colore spartiti
secondo la maniera tedesca, ed è ornata di bassorilievi e di statue di
sommo pregio; essendo quelli e queste lavori di Donatello, efi Gioì-
71
tino, Ai Niccolo, Aretino, Ai Andrea Pisano, Ai Andrea- di
Stefano , e di Luca della liobbia. Questo stupenda monumento
di architettura sorprende chiunque l'osserva, e agli stessi cittadini
sembra ogni dì più hello* x
In uno dei fabbricati che fiancheggiano la piazza dalla parte di
mezzogiorno, incavatevi appositamente due nicchie, il valentissimo
Luigi Pampaloni vi colloca sedute sopra eterna base le statue di
Arnolfo e di Brunellesco autori del magnifico edifizio che da il no-
me alla piazza, e fu rimeritato di grandissime lodi.
In faccia al nominato tempio vedesi il Battistero di figura otta-
gonale fabbricato fin dai tempi dei Longobardi , cui poco o nulla ri-
mane oggi dei suoi primitivi ornamenti. Gli artisti Iacopo da Toi*
rita, il Gaddi, il Tqfi ed il Baldovinetti lo abbellirono con mo-
saici nell'interno; Arnolfo lo incrosto di marmi bianchi e neri aldi-
fuori; Donatello , Michelozzo e Sansovino lo arricchirono di pre-»
gievolissime statue in brónzo; e Andrea Ugolini pisano, ed il Ghì-
berti fiorentino ne scolpirono le tre porte storiate parimente in bron-
zo, la principale delle quali condotta dalGhiberti fu daMichelagnolo
tanto stimata, che sebbene parco in lodare altrui , non dubitò di giu-
dicarla degna del Paradiso. — Le due Colonne di porfido poste lateral-
mente alla detta porta attestano la lealtà e modestia con cui i Fio-
rentini custodirono la città ai Pisani assenti per la conquista delle
Baleari, e le catene ad esse appese posteriormente segnano uri trionfo
marittimo riportato dai primi sopra di questi.
Là' Piazza di S.Crùcp decorata di elegante fontana disegnata
da Pietro Baldi nel 1816 è spaziosa, vagamente adorna all'intorno
di sedili di pietra tramezzati da colonnini, e fiancheggiata da de-*
centi fabbricati. Tra questi ammirasi la casa dell' Antella avente
nella facciata pregevoli affreschi a colori, e a chiaro-scuro di Giv~
vanni da S. Giovanni e di 12 altri pittori contemporanei di lui,
eseguita in meno di un mese sul disegno dell' architetto Giulio
Parigi.
In fondo a questa piazza vedesi la vastissima chiesa detta di S.
Croce unita al grandioso convento dei Conventuali', fabbricata in
croce latina a tre navate nel 1294 da Arnolfo. E questo un tempio
degno di esser veduto per i moltiplici monumenti delle arti belle che
in ogni tempo valentissimi artisti vi collocarono. Cimabue, Giotto,
il Caddi, lo Stamina, il Lippi, il F asari, V Allori, il Passi*
? 2
guano , il Cigoli e modernamente i Sahatelli Francesco « Giù*-
seppe ed il Martellila lo adornarono di affreschi e di tavole di somm-
ino pregio. — Destinato ad essere il Panteon degl' Italiaui y eeleber*
rimi scultori gareggiarono nel guarnirne le .pareti di splendidi mau-
solei, alzati colà per eternare il nome dei sommi che illustrarono la
patria, o che per virtù furono allogati tra gli uomini illustri Ivi
pertanto ammiranti le tombe, di Michelagnolo , di Dante, del Ga-
lileo, del Machiavello, di Leonardo Bruni, del Micheli, del Fan-
toni , dell' Alfieri e di molti altri saliti in fama, dei quali quei muti
sassi parlano alla posterità per opera dei Donatelli, dei Benedetti
da M afono, dei Foggila, dei Francovilla , dei Canora, dei Micci
e di tanti altri celcbratissimi scultori.
Nei chiostri contigui , ove Brunellesco architettò la maestosa
Cappella dei Pazzi, oltre un infinito numero d'iscrizioni sepolcrali
che ne ricoprono quasi tutto il pavimento e le pareti , veggonsi pure
altri modesti, ma eleganti sepolcri condotti in marmo che richia-
mano P attenzione di coloro che visitano quel sacrato cimitero.
La Chiesa di S. Spirito esistente di là dall' arno in fondo ad
una decentissima piazza, che da essa prende il nome, merita di esser
annoverata tra le primarie d'Italia.
Brunellesco architettò questo tempio in croce latina a tre na-
vate sorrette da svelte colonne con tanta maestria, che accoppiando
alla grandiosità l'eleganza, lo condusse magnifico ed oltre ogni
credere bello.
Nel mezzo della crociata sorgono splendidi pei finissimi marmi
l'Altare ed il Coro disegnati dal Coccini ; e sono di ornamento alle
cappelle, dalle quali è contornata la chiesa, stupende tavole ed al-
tre dipinture del Poccetti, dello Stradano e di altri famosi tra i
pittori. La Sagrestia col suo vestibulo è architettura del Cronaca e
le pitture appartengono al Bronzino ed al Lippi. — Baccio d? Àn-
giolo alzò il campanile ed ebbe parte col Buont aleuti nella fabbri-
cazione dei Chiostri e del vasto Convento unito alla nominata, chiesa.
S. Maria Novella con l'annesso vastissimo Convento è un edi-
lìzio che in riguardo non ai tempi felicissimi per le belle arti ; ma
alle persone che lo idearono e condussero a fine , desta sorpresa , e
appaga la curiosità di qualunque valente artista che voglia conside-
rarlo per ammaestrarsi. Quattro Religiosi Domenicani, non sacerdoti
ma laici, immaginarono questo sacro tempio, e nel 1278 ne incornili-
* 3
crarouo la fabbrica lione.—C/ma/^e, TIP. Uccello, il Dello, V Gr-
eagna, il Ghirlandaio, il Bronzino , Santi di Tito, il Vasari il
Li g no t zi, il Fingati, il Passionano, il £i/t/h e più modernamente
il S abate II i f stare, tutti pittori d'alta riputazione, decorarono questa
chiesa di tavole e di affreschi pregevolissimi. Silvio, e Andrea da
Fiesole, Benedetto Ar Ma jano,Brunellèsco,ììGhihertì,r Empoli
ed *"/ Cacci ni scultori la ornarono con molte opere loro nell'interno,
e L.B. Alberti vi disegnò la facciata, nella quale il cosmografo Do-
nati domenicano collocò due stimabili monumenti astronomici.
La piazza che si apre avanti questa chiesa è alquanto vasta, i
fabbricati che la recingono sono decentissimi, il loggiato di S. Paolo
che vi corrisponde è lavoro stimabile di Bruncllcsco, e le due guglie
di marmo alzatevi nel mezzo torrette ciascuna da quattro tartarughe
gettate in bronzo dal bravissimo Gian Bologna sono belle a vedersi.
Essa vien ridotta annualmente un. Anfiteatro nel quale si eseguisce
il palio dei cocci) i nel giorno che precede la solennità di S. Gio-
vanni protettore della città.
S. Lorenzo R. Basilica riedificata da Giovanni di Bicci e da
Cosimo il Vecchio, dei quali vi rimane decoroso mausoleo, fu ar-
chitettata da Bruncllcsco a tre navate sorrette da belle colmnc di
macigno, e abbellita con tavole e dipinture dal Rosselli <\à\ Sogli ani
dsilVEmpoh', dal Bronzino e da molti altri che decorarono coti esse
le 20 cappelle che ammiransi in questa chiesa. Anche Donatello coi
suoi scolari, il V arrocchio, Desiderio da Setti guano e altri vi col-
locarono sculture degne di loro, ed i moderni artisti chiamativi dagli
angustissimi Principi, oltre avervi alzato un bell'altare tutto itici o*
6 tato di pietre dure con vago diseguo spartite, pensano al n. odo di
aumentarle pregi e bellezze.
In fondo di questa vedesi splendidissima la gran Cappella dei
Principi ideata da Cosimo I e disegnata dal Principe D. Giovanni per
racchiudere le tombe dei Sovrani della Casa Medici. Essa è tutta
incrostata di marmi finissimi e di pietre dure. Le grandiose arche
di granito e di porfido inalzatevi non possono essere più maestose;
e benché essa sia tuttora in fabbricazione e non vanti elegante ne ben
inteso disegno, tuttavia è tale e tanta la magnificenza degli orna-
menti, e delle rarità raccoltevi e preparate per decorarla, che io
credo possa asserirsi non esservene altra che la superi in grandiosità
e .ricchezza. — Apresi sopra essa imponente una cupola spartita in
V
74
otto grandi spicchi, quanti tòno flati del sacrò edificio , recente»
mente dipinti a fresco dal Benvenuti e contornati di dorature con**
dotte nella maniera la più ricca.
Unita alla medesima Basilica trovasi altra cappella che Cle-
mente VII fece costruire a Buonarroti per dare onorevole sepoltura
a Giuliano e Lorenzo dei Medici suoi nipoti, nella quale il divino Mi-
chelagnolo facendola da architetto e da scultore, lasciò i più bei
monumenti per dichiararlo impareggiabile nella architettura, e sopra
tutti valente nella scultura. Qui aspettano decoroso collocamento le
ceneri di Ferdinando HI e quelle della umanissima Granduchessa
M. Anna Carolina con le angeliche spoglie di una figlia rimasta per
poco a lei superstite.
La Chiesa della SS. Annunziata fu edificata fino dal 1262. Di
questa se non è pregievole V architettura delle pareti laterali , è cer-
tamente bellissima quella della tribuna cui diede opera X Alberti*, e
di raro pregio sono le pitture con le quali Andrea del Sarto, V Em-
poli y il Perugino, lo Stradano, il frignali ,il Bosselli, il VoU
terra no ed il Francaòigio, contrastandosi tra loro la prevalenza,
decorarono le cappelle e il grandioso vestibulo della chiesa, ed i ma-
gnifici chiostri dell'annesso Convento dei Servi di Maria. L'altare
a padiglione della B. Vergine è opera del Michelozzi eseguita nel
i448 ; e le sculture in marmo ed in argento die riccamente Io ador-
nano sono del Bandinelli e di Giulio da S. Gallo. — Il loggiato
esterno di questa chiesa è disegnato dal Caccini.
La non grandissima ma vaga piazza che apresi avanti a questa
chiesa è lateralmente fiancheggiata da loggiati sorretti da Svelte co-
lonne di pietra e sormontati da fabbricato. Bruncllesco architettò
quello a sinistra a spese dell' arte della seta nel secolo XV , e po-
steriormente Antonio da S. Gallo edificò l'altro a destra. Una statua
equestre in bronzo gettata da un allievo di Gio. Bologna coi metalli
marziali tolti ai Turchi dai Cav. di S. Stefano, collocata nel mezzo
di essa, le aumenta maestosità; e due fontane condotte a bronzo
e marmo sotto la direzione del Tacca le sono a decoroso or-
namento.
La chiesa di S. Ma reo racchiude pitture dei più celebri ar-
tisti. L'Architettura di essa è quasi tutta di Gio. Bologna di cui vi
si conservano egregie sculture. Tra i pittori che concorsero a fregiar-
ne le pareti, le cappelle e le cupole, si distinsero il Ferri, Santi di
Tito, il Boschi, il Frate 9 Giovanni An p elico, il Passionano,
V Empoli, il Bronzino, il Cigoli ed altri molti loro contempora-
nei. — In questa chiesa esistono i mausolei di Pico della Mirandola
e del Poliziano.
Il convento vastissimo Unito alia chiesa fu incominciato nel
1437 e condotto a termine nel i45i col disegno di Michclozzo Mi-
che lo zzi. Qui ebbe quartiere per qualche tempo S, Antonino; Cosimo
padre della patria vi abitò ih diverse epoche; e come repubblicano
qui manifestossi il Savonarola dopo la morte di Lorenzo il Magni»
fico, che ve lo aveva richiamato per la fama che risquoteva dì
alto sapere.
Orsanmichcle, oggi chiesa parrocchia le, fu in principio un
loggiato, destinato ai mercati del grano r d<lle biade, edificato dalla
repubblica nel 1 284 con disegno di Arnolfo. Danneggiato questo edi-
fizio dall'incendio che suscitassi in Firenze nel i3o4> fu con nuovo
disegno di Giotto ricostruito nel 1 309 con fabbricato sovrapposto
tutto incrostato di pietra : e finalmente a causa di miracoli operati
da una imagine di Nòstra Donna esistente in uno dei pilastri del
loggiato mentre Firenze era spopolata dalla peste del i447> ^ a R°~
pubblica convelli questo locale io un tempio chiudendone le arcate,
e vi collocò la detta immagine in splendido tabernacolo che V Or-
cagna con altri del suo tempo maestrevolmente scolpirono.
Nell'interno vi sono buone pitture ;e oltre l'altare della Ver-
gine scolpito in marmo da Gio. Bologna, vedesi nell'altare mag-
giore, un bellissimo gruppo in marmo condotto da Francisco da
S. Gallo esprimente S. Anna, la Vergine ed il Divino Pargolo, che
il comune di Firenze volle inalzare nel i34g per eternare la memò-
ria della cacciata del Duca di Atene.
Le statue in marmo ed in bronzo, che riempiono le nicchie al-
l'esterno di questo maestoso edifizio, sono di Donatello, di An-
tonio di Banco , del Ghiherti , di Mino da Fiesole, di Gio. Bo-
logna e di altri impareggiabili artisti. — Questo fabbricato è alto
80 braccia e nella parte superióre racchiude V Archivio generale
di tutti i pubblici contratti..
Moltissime sono lealtre^chiesc aperte nella città, tutte merite-
voli di singoiar menzione; ma la prefissami brevità non conceden-
domi di parlare di tutte; sarà bastante ch'io ricordigli oggetti d'ar-
te più pregievoli che nella maggior parte di esse si conservano.
76
% La chiesa del Carmine contiene i dipinti di Masaccio e di
Masolino nella cappella della Tergine, rispettati dalle fiamme nel*
l'incendio cui soccombette la detta chiesa nel 1 771, e quelli di Luca
Giordano , del Vasarj e del Poccelti eseguiti dopo la rifabbri-
cazione dì e$s*. — - S. Trinità edificata nel IX. secolo, restaurata
nel XIII da JXicco'a Pisano, e decorata di facciata e di presbitero
dal Buoni alenti, olire prcg j di architettura molto stimabili. — La
chiesa dei SS. Apostoli è ragguardevole per la sua antichità, essen-
do anteriore all'ottavo secolo , e per le sculture e pitture eie racchiu-
de del Cacciai e del Poccelti. Br mieli esco trasse da questa la ma-
niera di condurre in bella forma le chiese di S. Spirito, e di S Lo-
renza.- — Nella chiosa di S. AL Maddalena conservansi i più belli
affreschi del Rigetti. — In Badia esistono due depositi scolpiti da
Mino da Fiesole, affreschi di Giotto e quadri stupendi di Giorgio
Vasari e del Lippi * e fra i valenti pittori che colorirono a fresco
nei chiostri del Convento annesso, contasi ancora il Bronzino*
-— Nella chiesa di Ognissanti lavorarono maestrevolmente il Gam-
bcrucci, il Ghirlandaio , il Botticelli, il L'gnozzi e Giovanni
da S. Giovarmi. — In S. Felicita architettata dal Vigmda vi
dipinsero egregiamente il Pochetti e Giovami* da S. Giovanna
— - A S. Ambrogio, Mino da Fiesole ornò la cappella del Miracolo
di sculture, ed il fì osseli i vi dipinse la Processione. — In S. Maria
Maggiore vi sono sculture del Caccini, affreschi del Volterrano,
e dipinti del Poccetti e del Pas ugnano. Qui ebbero onorevole
tomba Brunetto Latini maestro di Dante, e Salvi uo degli Armati in-
ventore degli occhiali nel secolo XIII. — In*?. Lucia Luca della
Bobbia pose i suoi primi lavori, e coi suoi capi d'opera decorò il
Presepio che esiste nella chiesa delle Poverine. —-La chiesa di S.
Gaetano rimodernata nel XVII secolo sotto la direzione del Ri-
getti y del Silvani e di Pier Francesco suo figlio, fu decorata di
buone statue e dipinti bellissimi del Bosselli, del Vannin*, del
Lippi e di altri valentissimi artisti. — Santi di Tito effigiò la Ver-
gine in S. Stefano. — • Il Corradi colori il S. Francesco Saverio
in S. Giovannino* — Giovanm da S.. Giovanni ornò di affreschi
S. Felice. — Il Gabbiata dipinse la cupola a Cestello. — Nella
chiesa della Madonna dei Ricci vi sono tavole di Giotto e del
Gamberucci, ed il loggiato che vi è al difuori fu disegnato dal Sil-
vani. — A Bonifazio lavorò il Perugino; a 5. Giuseppe, Santi
77
dì Tito, a S. Egidio, il Volterrano, a 5, Lucia sul prato il GfaTw
landnjo, ed in molte e molte altre chiese celeberrimi artisti l'opera
loro egregiamente impiegarono*
Rivolgendosi dai sacri edifizi ai profani pubblici e privati che
fiancheggiano le altre piazze e le numerose vie della città, perlo pia
ampie e tutte ben selciate, molti di essi fanno mostra di grandio-
sità e splendidezza , e ogni rimanente presenta buon gusto e decenza.
Vasto ed oltre ogni credere magnifico è oggi iPpalazzo che
Luca Pitti fabbricava nel i44° con disegno di Bruncllcsco, di-
venuto poscia residenza dei Granduchi nel i5^g. Tutti quanti i
Regnanti che vi ebbero la reggia pensarono ad abbellirlo, e tali e
tanti ornamenti ed amplificazioni vi eseguirono, che anche presen-
temente la gran fabbrica non è interamente compita : con tutto ciò
vedendolo tutto condotto a bozze di pietra forte incrociate alla
rustica, decorato di grandiosi rondò sul davanti, e di uno splendido
cortile con fontana e grotta sottocosta architettato mirabilmente
dall' ammarinato ai tempi di Cosimo I, desta sorpresa in chiunque
lo ammiri per la vastità, vaghezza, solidità e magnificenza. Alle
bellezze esterne corrispondono le interne comodità e gli addobbi
splendidissimi dei reali appartamenti. La Galleria di quadri che
occupa la metà delle sale del primo piano , non ha forse la pari tra
le altre dei Regnanti di Europa. In essa, oltre un infinito numero
di originali in pittura a olio di pregio iufinito, e di affreschi dei più
rinomati pittori con altri preziosi oggetti di belle arti , ammiratisi
una Venere scolpita in marmo da Canova, ed una Carità condotta da
Bari oliai ,che sono riputate i capolavori di questi due classici artisti.
La libreria che ha il Principe in questa sua reggia è delle pia pre-
ziose per la moltiplicità dei volumi, per la rarità delle edizioni, per
il lusso delle legature, e per la diligentissima manutenzione*
Da questo palazzo che resta oltrarno, mediante un corridore
che si estende per circa un mezzo miglio , Cosimo I si fece aprire
una comunicazione col Palazzo Vecchio di qua d'Arno, affidandone
la edificazione a Giorgio Vasari nel 1 564»
Contiguo al grandioso Palazzo Pitti apresi vasto giardino det-
to B oboli che occupa i46 stiora di terreno. Qui formano delizioso
contrastola collina ed il prato, il bosco ed il coltivato. Un numero
immenso di statue fa ricco ornamento agli ombrati viali , ai scoperti
passeggi e alle ricche vasche e fontane che qua e là s'incontrano* Bel-
78
lissima tra queste ammirasene una in mezzo a spaziosa vasca condotta
da Gian Bologna, il quale sopra un bacino di granito della circonfe-
ronza di 4° braccia , alzò felicemente una statua colossale di marmo
rappresentante l'Oceano, con tre statue" sedute esprimenti il Gange
il JVilo e T Eufrate cbe versano acqua. — Riunito a questo ameno
giardino trovasi l'Orbo Botanico ricchissimo di piante rare, da cui
si ha T accesso al Museo di Fisica e di Storia Naturale, ove è
riunito ciò che appartiene ai tre regni della natura': opera che i
Medici incominciarono, e Pietro Leopoldo e suoi augusti discendenti
perfezionarono. Trovansi in questo Museo una quantità di macchi-
ne e di strumenti fisici, parte dei quali appartennero alla soppressa
Accademia del Cimento, e parte furono provveduti dalla munificenza
sovrana, che volle seguire il progredimento della scienza con
r acquisto delle macchine che giornalmeute vengono di nuovo ri-
trovate. In un magnifico salone costruito alla memoria dell' immor-
tai Galileo conservasi il telescopio da lui stesso inventato, col quale
scoprì le macchie nel sole , i monti nella Luna , i Satelliti di Giove
ed un sistema uuovo nel movimento dei corpi celesti. .Quindici sale
di questo Museo sono ingombrate da preparazioni anatomiche in cera
nella massima parte lavorate portentosamente dal celebre Clemente
Susini. Buon numero di stanze racchiudono uccelli, pesci, rettili.,
polipi, e conchiglie in numerosissima collezione, con quant' altro
comprende la Zoologia. Imitato benissimo in cera vi si ammira
spartito in varie sale quanto ha rapporto con la Botanica ; e otto
stanze sono abbondantemente ripiene di minerali pregievolissimi
per la quantità, per il volume, e per la scelta dei pezzi.
Nella parte superiore di questo edifizio alzasi un Osservatorio
astronomico e meteorologico diviso in più stanze, e provveduto di
tutti gli strumenti necessarj della massima perfezione. Considerando
adesso come riunito al real palazzo tutto ciò di cui io feci men-
zione, quanto mai è grandiosa la reggia dei Granduchi di Toscana!
Il palazzo detto anticameute dei Tredici Magistrati oggi
Ujjtzjy è un edifizio stimabilissimo sovrapposto a grandioso e solido
loggiato, che recinge una non larga ma prolungata piazza conti-
gua a quella detta del Granduca , architettato dal classico Giorgio
frasari nel i5(5i regnando Cosimo L
Le statue che ingombreranno le 28 nicchie che Y architetto in-
cavò nei pilastri interposti siile colonne che sorreggono la gran
7a
fabbrica esternamente, forma adessQ la occupazione dei migliori
artisti che illustrano la Toscana a. spese di particolari, che spon-
taneamente contribuiscono per V esecuzione di siffatta opera.
I saloni che si aprono a terreno di questo fabbricato sono occupati
dai Tribunali Civili e Criminali, dall'Uffizio generale dei Presti
e dalla Zecca. Al primo piano trovansi la Segreteria del Regio
diritto » 1' Uffizio dello Stato civile, lo Scritto jo delle Regie
fabbriche ed altri pubblici archivi 5 e al terzo piano , ove una vol-
ta fu spaziosa terrazza con delizioso giardino pensile sopra la Loggia
dei Lanzi congiunta al detto fabbricato, trovasi oggi la pubbli-
ca Galleria.
Essa occupa 2 corridori paralleli lunghi 24° braccia ciascu-
no, riuniti da un terzo molto più corto, e 20 sale cui essi danno
T accesso*
La moltiplicità e rarità delle sculture in marmo, e dei getti
in bronzo antichi e moderili, il pregio dei dipinti di ogni scuola da
Cimabuc e Giotto fino a noi , il numero dei disegni, la ricchezza del
Medagliere e la rarità di tanti altri oggetti d'arte, che dall'incomin-
ciametito del Principato fino a noi, il genio e la munificenza dei So-
vrani seppe raccogliere in questo pubblico Museo, gli danno il pri-
mato su tutti gli altri di Europa.
Le volte dei corridori sono fregiate di eccellenti affreschi rap-
presentanti i ritratti degli uomini illustri in armi, ed in lettere, di-
stribuiti per ordine di tempo, con quelli di personaggi di alto merito
appartenenti alla storia toscana. Le pareti oltre avere stupen-
di quadri antichi e moderni da cui vengono ricoperte , sono decorate
di un numero di sarcofagi antichi, presso i quali vedonsi i busti degli
Imperatori romani e delle loro famiglie, con altre 70 rarissime statue
antiche e buon numero di moderne, condotte dal Bandinelli , dal
Buonarroti y dal Sansoyino, da Donatello e da altri che valevano
a porre le opere loro accanto a quelle dei Greci, senza cader di
fama.— 'Due sale contengono getti in bronzo antichi, non esclusi al-
cuni etruschi, e stupende copie di statue vetuste eseguite parimente
in bronzo dal S old ani y dal Cellini, da Gio. Bologna, da. Donatello
e da altri valènti scultori, con una copiosissima raccolta di vasi etru-
schi di terra cotta, di urne sepolcrali, di lampade e di altri utensili
di simil genere. — In un salone appositamente costruito da Pietro
Leopoldo ammirasi la portentosa statua della Niobe con quelle
della sna sventurata famiglia, che sono veri modelli dello stile
Mime fiorente avanti Prassitelc. — In altra «ala di figura ottagoua
architettata dal Buon* alenti, con cupola ornata di madreperle dal
Poecetti, detta la Tribuna, conservanti i capi d'opera di scultura
e di pittura i più pregievoli. Qui ammirasi la Venere di Guido,
detta dei Medici, cui fanno magnifica corona un apollo di marmo
pano; un arrotino in cui gli eruditi ravvisano lo Scita che scorticò
il satiro Mania; due Lottatori ed un Fauno, statue tutte del mi-
glior secolo della scultura antica. Alle pareti riccamente addobbate
pendono sei quadri di Raffaello, due del Guercino, uno di Mi-
ch cianciolo , due di Tiziano ed altri del Panni giano, di Andrea
del Sarto, di Guido, del Ricciarelli, di Carlo Veronese, del
Caracci, del Lanfranco, del Perugino, di Fra Bartolommeo,
del Correggio, di Leonardo da Vinci, di Giulio Romano e di
Rubens, i quali dipiuti sono di tanta sublimità e perfezione, che
uniti ai capo lavori di scultura antica accennati, costituiscono essi
soli un cospicuo museo. — Molte altre però sono le sale occupate da
quadri di ogni scuola e di ogni genere, decorate di statue, di vasi rari
e di bellissime tavole di scagliola e di alabastro orientale. — Tra i
moltiplica dipinti di vago e ben inteso colorito della Scuola Vene-
ziana sono mirabili le brillanti composizioni del Tiziano, di Paolo
Veronese , di Giorgione e di Bellino fondatori di questa celebra-
tissima scuola. — Nella sala della Scuola Francese primeggiano le
opere del Passino, di Fabre di Montpelier , e di Vcrnet.— Tra le
opere della Scuola Olandese» somiglianti nella maniera ai dipinti
dei Fiamminghi, ve ne sono delle premiabilissime, e la sala che le
contiene racchiude ancora belle tavole di alabastro orientale e
sculture antiche, tra le quali un Morfeo del più bel secolo della scul-
tura greca. Dei Fiamminghi sono oltre 70 gli originali degni dei loro
autori; Rubens e Van~Dyck però vi hanno le più belle opere di
qnel genere caratteristico. — Diverse furono le scuole della pittura
in Italia, e tutte vantarono classici fondatori e maestri; e di queste
pure si vede adorno un salone , nel quale sono bellissimi a vedersi i
quadri dei Pittori romani, i quali se poco curaronsi del colorito ,
ebbero gran lode per la sublimità e per la grandezza dimostrata nei
loro dipinti corretti nel disegno, eleganti nella composizione e ve-
rissimi nella esperessione e nelle attitudini. Della scuola fiorentina
foudata da Leonardo da Vinci e dal Buonarroti vi si osservano
8f
quadri dei suoi fondatori e degli allievi loro, di una maniera franca
e rigorosa, e di una sublimità straordinaria unita a vaghezza di co-
lorito. I Lombardi che seppero riunire tutte le qualità che rendono
la pittura perfetta, imitando gli antichi per la finezza del diseguo, e
la natura per la verità, espressione e leggiadrìa di colorito, vi col-
locarono oltre 90 meravigliosi dipinti; le opere del Correggio e dei
suoi allievi Parmigiano, Scindane, Carocci, Guido Reni, il
Guerrino , Domcnichino , Paolo Veronese e Salvador BosaoU
r
tengono però il primato su gli altri di questa accreditatissima scuola.
La Scuola Toscana vanta pure artisti di vaglia , e delle opere
loro riempie due grandi sale , nelle quali meritano speciale osserva**
zione i quadri di Giorgio frasari, dei tre allori, di Fra B. della
Porta, di Leonardo da Vinci, ài Andrea del Sarto, di Carlo
Dolci, del Cigoli, del Pont ormo, del Ghirlandaio , del Bronzino
e di altri tra i nostri che vi lasciarono splendidi monumenti della
sublime loro maestrìa.
Molti altri sono i quadri e le sculture che in altre sale osser-
vanti , di cui troppo lungo sarebbe ridirne il numero ed i pregi. Ol-
tre queste opere peraltro, trovasi in due di esse la collezione dei ri-
tratti dei pittori eseguiti da loro stessi, la quale puòdirsi runica, e già
conta circa 4<>o originali. In una di queste sale conservasi ezian-
dio una tavola di pietre dure, della quale si occuparono 2 a valentis-
simi artisti per anni 26 senza interruzione, che virn riputata il più
ricco lavoro di questo genere. In altra sala adorna di quadri a olio e
di tavole in pietra dura, conservasi una numerosissima collezione di
disegni da Cimabue fino agli ultimi maestri, e dei forestieri fino a
Mongcs, che racchiudesi in 162 volumi, unitamente ad una bella
raccolta di stampe di singolarissimo pregio, e a tante carte rappre-
sentatiti l'interno della Galleria nello stato in che vedevasi circa l 'a li-
no 1^50, toccate in penna dal P. Benedetto de Grcys stato al ser-
vizio di Francesco II.
In un gabinetto ornato di 4 eolonne di alabastro orientale, e
di altrettante di verde antico, conservansi le pietre preziose incise,
che sono oltre 4ooo pezzi, di pregio inestimabile per la rarità, per
il valore e per la prespicuità dei lavori che in molte di esse, esegui-
rono E pili n cario , S olone e Bestiaio* — In altre sale destinate a
contenere il ricco Medagliere antico e moderno del Principe
vedonsi circa i5 mila tra medaglie greche e romane, e monete di
9
84
tati soltanto tra i moderni il Palazzo Borghesi in Via del Palagio,,
e quello OrJandini presso S. Maria Maggiore, die sono i più cospicui
tra questi , apparirà nondimeno quanto a buon diritto Firenze sia
qualificata la sede delle arti belle, in riguardo a cosi splendidi mo-
numenti.
Di vaga forma nell'interno e decenti all'esterno sono , gli otto
teatri che stanno aperti in questa città a ricrearne la popolazione*
Il maggiore di questi, spettante all'Accademia degl' Immobili (Per*
gola) con 1 16 palchi repartiti in 5 ordini è capace di a5oo spetta-
tovi. — Il secondo dell'Accademia degl'Intrepidi (Teatro Nuovo) è
parimente a 5 ordini, ha 106 palchi, e puè contenere circa 2400
persone. — Ne segue il Teatro alfieri appartenente all'Accademia
dei Ji isoluti con cinque ordini di palchi, nel quale capiscono 1700
spettatori. — Il Teatro degl' Infuocati (Cocomero) cui sono riunite
le Stanze Civiche ha 81 palchi spartiti in 4 ordini, e può contenere
oltre mille persone. — L'Accademia dei Solleciti ne tiene aperto
un altro in Borgo-Ognissanti capace di i4oo persone. — Gli accade-
mici sotto il titolo Ai Arrischiati hanno teatro nella Piazza Vecchia
di S. Maria Novella con 4° palchi divisi in tre ordini, in cui pos-
sono entrare 800 persone. — Il teatro del Giglio con i5 palchi e
due terrazze può contenere 900 persone. — Oltrearno vi è il teatro
Goldoni con Arena diurna e stanze, saloni e giardini annessi. Il
teatro ha 80 palchi distribuiti in 4 ordini, ed è capace di 1600
spettatori 5 l'arena ne può contenere i5oo.
11 Casino dei JSobili avente un giro di buon numero di stan-
ze, è situato in un bel punto della città, ed è mantenuto con la pos-
sibile decenza.
Se non pochi sembrano in Firenze i luoghi per ricreare quelli
che possono approfittarsi dei divertimenti, moltissimi sono però
gl'istituti di beneficenza aperti a soccorrere alle bisogne del po-
vero, cui può dirsi non mancare asilo in qualunque sventurato
periodo della vita.
A soccorso della umanità inferma e miserabile non mancano
vasti Spedali provveduti di tutti i comodi per sollevarla. \S Arci-
spedale di S. Maria Nuova fondato nel 1287 da Folco de' Por-
tinaia può con tenere 1 1 00 malati. — Lo Spedale di Bonifazio fon-
dato da B. Lupi di Parma nel 1377, e ingrandito latamente dalla F.
M. di Pietro Leopoldo dà ospizio ai dementi, ricovera gì' invali*
85
di, riceve a curarsi i malati alla cute, od è spedale pei militari; - —
Un altro Spedale aperto nelle case del Yespucci fino dal 1587 dai
* Padri ospitalieri di S. Giovanni di Dio riceve malati di ogni con-
dizione, ed ha 33 letti. — Lo Spedale degli Innocenti eretto
nel 1421 riceve ad allevare ed educare i figli di quelli che non sen-
tendo amore di genitori, o per colpa divenuti tali, possono senza
ribrezzo abbandonarli nei primi istanti del viver loro. In questo
medesimo pio stabilimento evvi V Ospizio di Matcrnità^cht ba per
oggetto di accogliere le povere ed oneste madri a sgravarsi dei loro
feti, onde istruire ed esercitare quelle che devono matricolarsi
"in ostetricia.— Lo Spedale del Biga Ilo riceve i fanciulli abban-
donati dà quei genitori cui li strappa di braccio una dura miseria ,
che li obbligherebbe a vederli perire di fame.
Iti Orbct elio fondato da V. Alberti nel 1372 nascondono per
un tempo determinato l'usurpato carattere di madre le vittime della
seduzione. — La Casa Pia di S. Filippo Neri eretta da Filippo
Frìraci nel 1669 raccoglie i fanciulli che vagando oziosi per le vie
diverrebbero tristi. — La Casa Pia di Fuligno aperta nel 1800
provvede alla correzione delle fanciulle miserabili inclinate al vi-
zio: ~ Tre luoghi di ritiro di privata filantropica istituzione danno
ricetto a quelle fanciulle o donne che lasciata la vita viziosa , bra-
mano vivere lontane dalle occasioni e dalla colpa. — L'Opera di S.
Mattino istituita da S. Antonino assiste con opportuni soccorsi i
jtòrveri più vergognosi. — La Congregazione di S. Gio. Batista
somministra pane, vesti e letti alle famiglie più povere, prevenen-
done 1 la mendicità. — U Ospizio di S. Onofrio in Via Vangelista
dà albergo ai poveri che ne mancassero per le ore della notte. — La
Pia Casa di Lavoro aperta dal padre dei poveri Ferdinando HI
nel 181 5, dà fraterno ospizio ai questuanti ed oziosi accattoni di
qualunque età, e oltre un sano ricovero , un decente vestiario ed
un vitto giornaliero conveniente, eglino hanno in essa istruzione
morale , e scuola ed esercizio di non pochi utilissimi mestieri.
Tre Monti di Pietà ed un Uffizio aggiunto (Arruoto) som-
ministrano ai bisognosi quello che mancando loro il denaro , non
potrebbero comprarsi se non facendo conto di quello che posseg-
gono, salvandoli dalla indiscreta usura dei tristi, cui tutto ce-
der à danno del misero.
A compire il novero dei stabilimenti animati da fraterna cari-
M
ti, per non parlare di tanti altri, basterà ricordare la Compagnia
della Misericordia. Il suo titolo la rende abbastanza commende-
vole , ed i servigj caritatevoli cLe essa presta ai malati , ai miseri
che per loro disgrazia fortuitamente incontrarono sventura, e a
quelli che improvvisa morte coglie fuori della casa loro, o per tri-
sto caso mancano ai vivi in qualunque luogo, la rendono così nobi-
le e santa, da oscurarne i pregi cimentandosi a farne la dovuta
lode.
Alla educazione morale ed istruzione elementare del basso po-
polo provvedono due Scuole di mutuo insegnamento e 3 Sale di
asilo infantili mantenute dai particolari della città e favorite dal
Governo. — / Padri delle Scuole Pie in ampio e ben ridotto lo-
cale accolgono la gioventù studiosa d'ogni età e d'ogni classe, e dai
primi rudimenti fino al corso completo delle matematiche superiori,
le danno gratuitamente apprezzabile istruzione.
Questi zelantissimi Padri preparano già altro locale oltrarno
per giovare maggiormente alla gioventù che abbisogna d' istru-
zione elementare.
Neil' Arcispedale di S. M. Nuova sono aperte le cattedre di
Medicina, di Chirurgia, di Chimica e di Botanica alle quali con-
corre numeroso stuolo di gioventù, che alla professione di queste
scienze brama di dedicarsi.
La Scuola di Belle Ari floridissima e forse la prima d'Italia,
offre ad ogni amante di esse istruzione e mezzi di apprendere quel-
l'arte a cui sentesi particolarmente inclinato.
. Le Femmine pure sono accolte in quattro Scuole normali ove
ricevono gratuitamente istruzione morale e fisica ; e per le figlie dei
facoltosi sono molti i Conservatori di educazione diretti da mona-
che. A questi si aggiunge l'I. e R. Istituto della SS. Annunziata,
fondato dalla fu Granduchessa M. Anna Carolina di Sassonia , e so-
pravveduto ora dalle superstiti reali Principesse, per accogliervi ed
educarvi le donzelle delle famiglie distinte.
Agli amatori del sapere sono aperte in firenze quattro pub-
bliche librerie. La Magi inocchi ana cioè nel palazzodegl Uffizi, ricca
di grandissimo numero di volumi, di codici e di pergamene; la Rie*
cardiana nel Palazzo Riccardi , ove risiedono le Accademie della
Crusca, e dei Georgofili, contenente 18206 libri, 3590 codici; e
oltre 4000 volumi di Miscellanee; la Mediceo Laurenziana piena
«7
di oltre 6000 codici manoscritti, e la Marucclliana contenente
molti* volumi e codici utili singolarmente alla gioventù studiosa.
, Tralasciando di parlare delle manifatture e del commercio di
Firenze per averne fatto parola nel quadro descrittivo della Toscana
al principio di questa seconda parte, chiuderò la presente compen-
diosa illustrazione di essa rammentando i nomi dei sommi che la
ebbero a patria. Ma tanti e tanto distinti furono essi in ogni ma-
niera di sapere, che il solo nomiuarli occuperebbe non poche pagi-
ne, laonde tra cotanto senno basterà ricordare soltanto, 6 Pontefici
e 96 Cardinali ',trai personaggi distinti nella gerarchia ecclesiasti-
ca; — L' liberti , Giano della Bella, YOttobuoni e Piero Caj:~
poni tra i sostenitori della patria;— -Brutiello Latini, Dante ali-
ghieri , Guidò Cavalcanti ed il Petrarca tra i letterati ; — Dino
del Garbo, Giulio Ficino e il Rusccllai coltivatori della Filoso-
fia-;—! Villani, \\ Guicciardini e Machiavelli tra gli storici ed i
politici; — il Vespucci i 9 il Falcucci, Santi degli Armati, Leon
B+ Alberti, il Torricelli e Galileo tra i cosmografi ; — Y Or cagna,
Michelozzo , Baccio d'Angelo , Mie bel angiolo , il Dosio, VAm-
ni&nnato ed il Buontalenti tra gli architetti ;— Luca della Bob"
hia , Donatello, il Ghi berti, il Celli ni, il Buonarronti e il Ban-
d incili tra gli scultori; .— Cimatile, il Gaddi , il Pei rocchio, il
Ghirlandaio, il Buonarroti, il Frate, Andrea del Sarto, il
Bronzina, i tre Allori, il Poccetti , il Dolci e molti altri tra
i pittori , i quali soli sembrano bastanti per legittimare a Firenze il
titolo dignitoso di Atene d'Italia col quale viene distili ta.
. PI8TOJA è città di antichissima origine, situata- alle falde
delle diramazioni appenniniche nella valle del piccolo Ombronc,
a 20 miglia a maestro da Firenze, sotto i gradi 28. 34' di long, e
43. 56' di latit. Essa giace per la maggior parte in pianura, e nel
rimanente sopra un rialto di agevole pendio. Le mura che attual-
mente la cingono, ne segnano il terzo ampliamento, accaduto
per avventura nel secolo XIII. Esse sono guarnite di bastioni negli
angoli del quadrilatero che formano a lati disuguali, hanno un
giro di miglia 3 '/»> c quattro sono le porte che. vi sono aperte. .
88
Latriate da una baiala le cose antiche, e passate tolto siletmo
le luttuose catastrofi avvenute iu questa città nei testa calamitosi
delle italiche divisioni , avendo essa pure, divisa in Bianchi e Neri
latto correr le sue vie del sangue dei suoi cittadini , diremo che oggi
per le ampie vie che la traversano, per gli ameni passeggi pubblici
che apeonsi dentro e fuori delle mura, e pei ragguardevoli fabbri-
cati che contornano le piazze e fiancheggiano le strade, essa è al-
quanto vaga e gradevole a vedersi.
Oltre 4° sono gli edifizi destinati al culto. Il Duomo esistente
fino dal secolo V, eretto in Cattedrale vescovile nei VII, fa re-
staurato con ottimo gusto da Nicco f ò pisano nel XHL Esso è con-
dotto a tre navate con confessione sotto la tribuna e racchiude buoni
affreschi nel coro, e pregevoli tavole sugli altari. Sono poi stima-
bilissime le sculture che vi posero il Verrocclio alandovi un
mausoleo al Cardinal Forteguerri 9 ed il Ferrucci collocandovi
un fonte; come pure hanno pregio singolare l'altare di argento di SL
Iacopo lavorato nel XIV secolo, l'antico pulpito di marmo, ed il ce-
li ota fio del cclebratissimo Ci no. Da tre auni questo sacro edilizio é
chiuso per eseguirvi degli abbellimenti onde renderlo maggiormente
splendido.
Avanti alla Cattedrale vedesi la chiesa di S. Gioi>anni 9 ove
è il fonte battesimale, architettata in forma ottagona da Andrea
Pisano , nella quale mancano ornamenti di pittura; ma conservanti
un bellissimo pulpito di marmo ed una statua del santo Precursore.
La magnifica chiesa della Umiltà è opera ài valenti artisti che
vi lavorarono coutemporaueamente, e in particolare del Pitoni che
ne fece il diseguo. La splendidezza degli ornamenti, il pregio dei
dipinti e la bellezza delle sculture onde è fregiata desiano meravi-
glia anche nelP intelligente artista. — Nella chiesa di S. Francesco
vi sono buoni affreschi del Capanna; ed in quella di S. Domenico
dipinse Fra Bartolommco. Le chiese di S. Pier Martire, di 5.
Paolo , di S. Andrea e di S. Bartolommeo appellano al Vili se-
colo; le altre sono tutte decenti e decorosamente ornate.
Dei numerosi conventi che nei tempi andati erano aperti in
Pistoja, non rimangono oggi che quello dei Francescani, l'altro
dei Cappuccini , un conveuto di Benedettine ed uno di Domeni-
cane con Conservatorio, ed un terzo delle Oblatc della Madonna
del Letto, che assistono alle povere malate nello Spedale maggiore»
«9
■>■ • Molli sono i Eletti idi buona istruzione ed educazione che que*
Ha città offre alta pioventi di ambo i sesti e di tatti i ceti. Un va-
sto Seminario per gli Ecclesiastici , cui è riunito un Collegio pei
secolari , provvede al benessere morale degl' uni e degl' altri. Il
Liceo Fortegucrri accoglie i giovani cittadini ed lia scuole sepa-
rate per il basso popolo. Scuole Normali assistono le fanciulle po-
vere, e buoni Conscrvatorj si occupano della educazione delle
fanciulle di nascita civile.
La generosità e affetto verso la patria dei Cardinali Fortc~
guerra e Fabrotd e del Sozzomeno fecero sì, clic ai Pistojesi ama-
tori dello studio rimanessero aperte anco due pubbliche librerie* A.
questi mezzi si aggiungono poi 16 posti di Università] la cattedra
di Chirurgia in Pisto)a;e le Scuole particolari dei C lucrici desti-
nati al servizio della Cattedrale.
Volgendo ora lo sguardo agli orfani , ài malati ed ai poveri di
questa città 9 vediamo che la filantropìa dei caritatevoli cittadini
provvide ad essi, fondando tre Orfanotrofi per raccogliervi in uno
gli orfanelli masrihi, nell'altro le orfane povere, e nel terzo, detto
delle Abbandonate, quelle di ci vii condizione) istituendo un vasto
spedale distinto col nome Ai Spedai maggiore per soccorrere alla
umanità, languente per malattia; aprendo uu secondo Spedale detto
dei Pernottanti per dar ricovero a chi mancasse di Ietto; preparan-
do caritatevole ospitalità alle montauine in un terzo Spedale no-
minato di S* Antonio^ e finalmente aprendo ai poveri un mezzo
di provvedere alle urgenze loro, mediante un ricchissimo Moni e
di Pietà, colle rendite del quale il Comune mantiene eziandio un
Medico di sanità , un. Ostetrico e due Levatrici ; soccorre le po-
vere famiglie con generose limosine, e provvede al collocamento di
non poche fanciulle miserabili, dispensando loro buon numero di
doti annualmente.
Oltre un piacevole Parterre riunito .alla piazza di S. France-
sco, ed un lungo è delizióso Fiale delC Ai cadi a che offrono ai
cittadini il mezzo di ricrearsi nel giorno, sono aperti in Pistoja un
Teatro ed un Casino di società per divertirsi nella sera, tenuti
con tutta la proprietà e decenza.
La principale industria manifatturiera della popolazione pisto-
iese è quella della lavorazione del ferro nelle numerose officine che
rimangono fuori delle porte, e della conciatura delle canapi gregge
9°
che vengono da Bologna. Dentro la città è aperto un lanificio e vi
sono buon numero di tintorie. Vi si tessono telerìe lisce ed a.ope*
ra $ vi sono concie di pelli, fabbriche di cappelli di pelo, di can-
ne da fucile, di strumenti chirurgici, di organi e di strumenti
musicali accredita rissime; v'é aperta una chioderia , ove sono im-
piegate le braccia di oltre i5o persone; vi sono due vetrerie e 5
fornaci di terraglie ordinarie; quattro sono i valichi che lavorano
la seta, due dei quali a 4 ghirlande, e nelle abbandonate si con-
serva la tessitura delle seterie, sebbene in poca quantità.
Il commercio interno dei Pistoiesi è esercitato con due mer-
cati settimanali uei giorni di Mercoledì e Sabato.
In Pistoja risiedono un Vescovo , un Commissario Bugio,
un Presidente e Auditori del Tribunale di prima Istanza, un
Vicario Regio, un Giudice civile, due Cancellieri commuta-
tivi , un Ingegnere di circondario, un Ministro Esattore, un
Conservatore iY Ipoteche e un Direttore della Dogana con i ti-
tola ti chi suo Uffizio.
Pistoia fu patria a molti che divennero illustri per poten-
za per valore e per dottrina. Le tanto potenti famiglie Tedici
Cancellieri e Panciatichi furono pistojesi. Clcmemcnte VII della
famiglia Rospigliosi, ed i Cardinali /^orta£?ierr< e Fa broni nacquero
in Pistoja. Il legista Ranieri, il Gualfrcducci , Fra Leonardo
matemàtico ed il dottissimo giureconsulto, letterato e poeta Gino
Sinibaldi con molti altri, che occuparono onorevolmente le cat-
tedre delle università di Bologna e di Pisa, ebbero la cuna in. questa
città. Nacquero pufe iu essa i poeti Meo Abbracciavacca , il Brac*
eiolini, il Forte guerri, eie poetesse Selvaggia amica di Cino, e Ci-
rilla Olimpica, con i letterati Scipione Fortegucrri, Carteroma-
co grecista e Niccolò F Ulani sommo latinista < — Nelle arti belle
sono distinti i nomi dei Scultori Adeodato , Buonanno , Cellino e
Ridolfo ; e quelli dei pittori Cerino, Vite, Fra Paolo, Urbano,
Leonardo e Giovanni, ai quali succedettero nel secolo XVII quelli
del Piastrini, del Gimignani e del Saldi *-* Il Vitoni fu sommo
architetto.
9*4*
9*
PRATO anticamente fu terra rispettabile. Nel i653 ottenne
definitivamente il titolo di città dai Medici allora regnanti in To-
scana, e l'antica propositura fu iu quel tempo dichiarata Conca tt<v
drale di Pistoja.
Questa città siede tutta iu pia mira alla distanza di io miglia
da Firenze nella direzione di maestro , tra i gradi 28 46' di long,
e i 43 55' di lat.
Le attuali sue mura formano un esagono irregolare che ha 2
miglia e mezzo di giro. Esse sono munite di uu bastione in ogni an-
golo, e 5 sono le porte che al presente vi rimangono aperte per
entrare nella città > che tuttora conserva un forte detto Castello
dclV Imperatore , fabbricato dal famóso Ghibellino Dagomari de-
votissimo ali 9 imperatore Federigo.
Le strade di Prato sono sufficientemente larghe e ben lastrica-
te; le piazze sono molte e quasi tutte ornate di fontane e contor-
nate da decenti fabbricati. Tra queste è vastissima la Piazza di mei-
cotale avente una periferia di uu mezzo miglio circa.
Gli edifizj sacri al culto sono oltre venti e per la maggior parte
belli, manca udo a pochi pregio voli oggetti di belle arti. Sopra tutti
perù primeggia in bellezza la Cattedrale condotta da Giov Pisa-
no > nella quale Donatello scolpì il pergamo che vedesi in uu
angolo della facciata, il Lippi dipinse gli affreschi del coro ar-
chitettato dal Buontalcuti, il Caddi eseguì quelli della ricca
cappella della Madonna della Cintola , Mino da Fiesole lavorò
il bellissimo pulpito di marmo, il Tacca scolpì il Crocifisso del-
l' aitar maggiore, e il Dolci ed il Ghirlandajo posero stupende
tavole sugli altari. — L'altra chiesa distinta in Prato è quella della
Madonna delle Carceri , edìfizio svelto ed elegante che diresse
Giuliano da S. Gallo , e che il di lui fratello Antonio ornò nel-
l'interno con gusto particolare.
E aperto in Prato un vasto e grandioso Collegio, che conosce
la sua istituzione dalla famiglia Cicognini, provveduto di zelanti
direttori. Le Scuole comuni tati ve danno gratuita istruzione, alla gio-
ventù; — Due Conservatori tengono in educazione le fanciulle di
civil condizione, ed un altro con Scuole pubbliche annesse accoglie
le fanciulle pericolanti, e provvede alla istruzione fisica é mo-
rale delle ragazze povere.
Non manca in Prato una pubblica libreria per comodo degli
studiosi.
9*
Gl'istituti di beneficenza aperti al misero sono moltissimi, pò*
tendo il Comune elargire ogni anno 38a5o scudi in dotar ragazze, in
mantener giovani a studio ed in altre caritatevoli sovvenzioni. Due
sono i Monti di pietà cui può aver ricorso il bisognoso. Un ampio
Spedale riceve i poveri malati, e dallo stesso Comune sono mante-
nuti a Medici a Chirurghi e a Medico-chirurghi per soccorrere
alla umanità languente.
All'angusto teatro chevi esisteva nei decorsi anni, ne fu so-
stituito uno nuovo assai grande, molto ornato e di disegno non
comune.
I Pratesi sono industriosissimi, e si occupano alle manifatture
quanto loro concede la decadenza attuale del commercio. Le princi-
pali manifatture sono la lavorazione del rame e della lana. Ili 'più
luoghi a destra e a sinistra del fiume Bisenzio vi sono fabbriche ove
ri du cesi il rame in lastre, e nella città oltre io officine lo converto-
no in utensili. Circa ao lanifici tessono panni di lana, e già v'è stata
i nel rod otta una cardatura ed una Jilat lira di essa a macchina. A
queste fabbriche sono di corredo buon numero di gualchiere e di
cimatone, 3 mangani da pressare e 16 tintorie. Vi sono inoltre
fabbriche di berretti alla levantina che impiegano le braccia ài
molte persone con sommo vantaggio dei conduttori. Non è trascu-
rala la trattura della seta, e qualche poca se ne tesse nel Conser-
vatorio delle Pencolanti. Le telerie liscie, variegate, e operate di
canapa sono l'occupazione della maggiorparte delle donne del basso
popolo. Una vetreria, una concia di pelli, 3 fabbriche di cappelli
di pelo, ed altrettante di quelli di paglia danno campo di occuparsi
vantaggiosamente a non pochi industriosi.
In ogni lunedì della settimana si raduna in Prato un mercato
di grandissimo concorso; nel giorno 1 di maggio di ciascun anno
v'è fiera di bestiami e di mercerie; e nel dì 9, io e 11 di settem-
bre cade un altra fiera di bestiami, panni, mercerie ed altro di
grandissimo concorso.
Prato fa circa 10000 abitanti e vi risiedono un Sicario Re-
gio, un Cancelliere cornunitativo, un Ingegnere di Circonda-
rio e un Ministro Esattore.
Tra gli uomini celebri che illustrano questa città, ebbe gran
fama il Cardinal da Prato, e come dottissimo fu riputato Afc
Ionio Martini Arcivescovo di Firenze. Pietro da Prato fu prode
93
militare, ed inventò macchine da guerra , Paolo Dagomari geo-
metra, Fra Felice teologo, il Ristori matematico ed il Cambio ìli
legale con molti altri furono valentissimi nelle loro sfere. Il Con-
venevole che fu maestro al Petrarca , e il Seminetti furono let-
terati di celebrità. Francesco di Girolamo scultore e Fra Dia*
mante pittore furono artisti di alta riputazione.
9*4
VOLTERRA. È questa una città che per antichità di origine
fórse supera quelle riconosciute come etrusche. Essa siede sopra uu
alto monte a scirocco da Firenze alla distanza da questa di miglia
38 ai gradi 28 3a r dilong. e 43° 2^ di lat. Gli avanzi dei suoi an-
tichi edifici sono magnifici. Sussiste ancora una porta che appella
ai tempi degli Etruschi, ed i ruderi dell'antico anfiteatro, non po-
chi frammenti delle mura e le vestigie delle vetuste terme attestano
la sua remotissma antichità.
La città moderna ha un giro di mura di circa 2 miglia, nelle
quali sono aperte sei porte. Essa è munita di un forte, ove è la
casa di forza e il maschio, torre rotonda che un tempo fu tremendo
carcere di stato.
. Fra gli edifizj sacri è commendevole il Duomo ingrandito da
Niccolò Pisano , e ornato posteriormente di sculture e dipinti di
sommo pregio.
La Chiesa di S. Giovanni, quella dei Francescani soppressi, e
T altra di S.Dalmazio contengono bei dipinti del Pomara nei o e
del Rossetti ; nell'ultima vi sono stimabili sculture di Silvio da
Fiesole e del Montorsoli.
I poveri hanno in Volterra uno Spedate ove curare le loro in-
fermità; un Monte Pio ove ricorrere nei loro bisogui; e un Istituto
di Buonomini che soccorre alla loro indigenza.
Per la istruzione della gioventù vi sono aperte pubbliche scuo-
le dirette dai PP. Scolopi; gli Ecclesiastici vi hanno un seminario-,
le femmine sono accolte in uu Conservatorio, e per chi ama le
arti, la comunità vi mantiene maestri di musica e di disegno. 11
Palazzo del Pubblico costruito nel 1217 contiene il Museo e la
Libreria dei celebri patrizzi Guarnacci.
Un teatro elegante e vasto con stanze annesse per i cittadini
9[
edificato di reconte, e un Casino per la nobiltà offrono modo di
ricrearsi a chi lo brama.
Il clima di questa città è rigido nell'inverno, ma piacevolissi-
mo nella State; e quella popolazione animata da ciò che le dà sicu-
ra stazione, non trascura le manifatture. Ivi trovansi un lanificio
nella casa di forza, una concia di pelli, più di un torcitojo dì cor»
de di crino, e vi sono oltre 60 officine nelle quali lavorasi ele-
gantemente l'alabastro. Non lungi dalla città esistono le rinomate
Saline Volterrane, le quali provvedono ai bisogni di tutto lo
stato, e da cui esso ne ritrae considerevole guadagno.
Tutti i sabati dell'anno v'è mercato, e il 16 di agosto, e il
primo lunedi dopo la terza domenica di settembre, vi si fanno due
grosse fiere.
Questa città contiene una popolazione di cicra 4000 abitan-
ti e in essa risiedono un Vescovo, un Commissario Regio avente
le attribuzioni dei Vicari Regi nel civile e criminale, un Cancel-
liere comunitativo, un Ingegnere di Circondario , un Ministro
Esattore, a Medici e 3 Chirurghi.
— Volterra fu patria di molti che salirono in gran fama per
consiglio e dottrina. Qui ebbero la cuna Aulo Persio Fiacco
poeta satirico latino che visse ai tempi di Nerone, e S. Lino
primo successore di S. Pietro. Oltre i celeberrimi Scr guidi, Fai"
concini, Finta, Inghirami, Minucci e Guidi stati parte segreta rj
dei principi Medici, e parte capitani di marina, molti delle men-
tovate famiglie e di quelle dei Guarnacci, Villi franchi , Da-
miani, Fai conci ni 9 Maffci e Galluzzi furono di Volterra , e si di-
stinsero in ogni sorta di scienza e di letteratura. Raffaello Volter-
rano, il Ricciarelli e il Franceschini furono artisti di gran nome.
L'attuale Arcivescovo di Firenze è pure della nobilissima fami-
glia Minucci di sopra rammentata.
PESCIA. — dichiarata città nel 1699 da Cosimo III è fab-
bricata sulle rive di un fiume da cui prende il nome alla di-
stanza di 34 miglia a maestro da Firenze, ai gradi 28 ai* di Long,
e 43° 54' di lat. Questa bella città manca quasi affatto di mura,
perche mai furono ricostruite quelle che nel 1281 abbatterono
95
t Lucchesi. I fabbricati, le piazze e le strade di essa occupano uu
area di circa due miglia di perimetro e noti mancano ai primi
grandiosità e buona architettura , né alle altre comodità e am-
piezza. Per mezzo di due ponti una parte della città comunica
con l'altra al di là del fiume Pescia da cui è traversata.
Le Chiese di Pescia sono tutte benissimo ornate. La Catte-'
drale rifabbricata col disegno del Ferri nel i6g3 ad una sola
navata è assai grandiosa; la cappella del SS. Sacramento è opera
prcgievoledi Giulio di Baccio d'Angiolo, e tutti gli altari incro-
stati di bellissimi marmi sono anche decorati di buone dipinture.
In Pescia vi è un Seminario Vescovile, un Conservatorio
presieduto da monache, ed un grandioso Spedale.
Non manca in questa città teatro, ed è anzi vasto avendo 5
ordini di palchi.
I Pesciatini si occupano molto della lavorazione della seta.
Moltissime sono le calda je per farne la trattura; tre i valichi che
vi esistono, e più di i5oo donne s'impiegano per incannarla. — Vi
sono in Pescia a conce di pelli ; non poche fabbriche di cappelli di
pelo; a cartiere, e molte più sulle due rive del fiume fuori della
città. Di queste peraltro le più accreditate seno quelle dei Si»g. Cini
a S. Marcello i quali tanto perfezionarono la manifattura della carta
da stare in confronto delle più belle carte inglesi. Due vetrerie, e
altrettante cererie somministrano d'onde vivere a molte centinaja
di braccianti. — Il commercio è attivato con i mercati settimanali
che vi hanno luogo in tutti i sabati dell'anno.
Pescia conta circa 4<>oo abitanti, ed hanno residenza in essa un
Vescovo, un Vicario Regio, un Cancelliere comuni tatii'o , un
Ingegnere , un Ministro Esattore , un Medico, un Chirurgo,
un Medico-Chirurgo e 2 Maestri di scuola.
Questa città ebbe qualche Cardinale e più di un Prelato. Essa
educò il Piccinelli famoso teologo; il Turini medico rinomato,
Taddeo da Pescia sommo grammatico sebbene vivente nel XV se-
colo, ed il Filopono valentissimo latinista e grecista. Diede la
cuna anco a distinti artisti, tra i quali contansi Santarelli ed il
Pagni.
96
MOWG LIANA dichiarata città nobile dall' augnato regnante
Leopoldo II era Motuproprio del 29 giugno del corrente anno 1 838
fu terra ragguardevolissima drlla Romagna toscana eziandio nei
pi più remoti Trascorata la questione se ella corrisponda aL _
tico Mutilo, basterà per noi dire che fa la capitale dei Tasti do-
si io j dei Conti Guidi per ciò che rìgaarda i tempi del feudalismo,
e ebe cadati i Fenda tari ed i Comuni , passò sotto il dominio dei
Principi come tutte le altre città e terre del Granducato.
Questa città nuova pel titolo, siede sul dorso dirupato di un
monte, e distinguasi in Modigliana nuova e vecchia. II torrente Tra-
mazzo da cui è traversata divide una parte dall'altra, e mediante un
ponte di materiale, sostituito al altro antico a levatojo, gli abitanti
della nirova città comunicano con quelli della vecchia.
Nell'alto del monte ove risiede vedesi l'antica rocca in ro-
vina; più in basso apresi una piazzetta decorata di pubblica fon-
te che prende il nome dal Pretorio, gii palazzo dei Conti Guidi; non
molto distante trovasi la Chiesa dei PP. delle Scuole Pie, e in altro
sito un decente Spedale ed un Monte di Pietà* La porta di egresso
dalla vecchia Modigliana, prossima al ponte di comunicazione con
la nuova, & ornata di tre torri. Nella media di queste ammirasi una
statua in marmo bianco rappresentante Nostra Donna; in una delle
laterali e collocato un orologio , e nelT altra la campana del
pubblico.
Entrando in Modigliana nuova da questa parte, incontrasi altra
Piazza detta dei Mercati cui corrispondono il Teatro e la Casa della
Dogana; e di qui apresi la bella Via detta delle Case Nove, alla quale
dà principio un delizioso Parterre. Le case che fiancheggiano questa
hanno decenza e bell'aspetto; la chiesa Collegiata che vi si incontra
dedicata a S. Bernardo non manca di pulizia e di ornamenti.
In una via traversa che serve di confine alla sopra descritta,
vi è la chiesa di S. Stefano decorata di belle cappelle, tra le quali è
quanto mai elegante quella sotto il coro, consacrata alla F ergine
del Cantone ,* poco distante incontrasi un Convento di Agosti-
niane, e. quindi trovasi la Cancelleria aperta iu un soppresso Conven-
to di Domenicani.
I PP. Scolopi provvedono alla pubblica istruzione della gioven-
tù, e alle Agostiniane incombe quella delle femmine.
Attualmente questa città conta circa 3ooo abitanti, i quali,
97
eccettuata la classe dei facoltosi, si dedicano attivissimamente all' in-
dustria ed al commercio. A due gualchiere e a due tintorìe non
manca mai lavoro; vi è una fornace di terraglie ordinarie; e una
trattura di seta a vapore benissimo ordinata impiega annualmente
1 00,000 libbre di bozzoli. — Ogni giovedì evvi un grosso mer-
cato, e cinque sono le fiere annue che vi si fanno, tutte di gran
concorso.
Modigliana vantasi di aver data la culla ai Ronconi, e ai Ra-
dagli e ai Brocchi illustri per le cariche sostenute; ai Traversi ed
ai Savelli distinti giureconsulti e ai due Ronconi stati Archiatri
alla Real Corte di Toscana.
Essa è sede di un Vicario Regio, di un Cancelliere comuni*
tativo, di un Ingegnere, di un Ministro Esattore e di un Con*
serbatore <V Ipoteche. Si crede che non tarderà molto a divenire
sede anco di un Vescovo*
8. MINIATO è piccola città situata in un colle tra i fiumi
Elsa ed Evola , alla distanza di 24 miglia a ponente da Firenze, ai
gradi 28 3 1' di long, e 43 e 2 1' di lat.
Essa fu probabilmente fabbricata feci 962 dall'imperatore Ot~
tone e perciò detta S. Miniato al Tedesco, e fu dichiarata città
nel 1624 dalla Granduchessa Maddalena di Austria, che da Urbano
Vili le ottenne la sede vescovile. Dei suoi antichi edifizi non le
rimangono che pochi ruderi della fortezza costruitavi da Federigo
II, e qualche avanzo di un tempio consacrato al Dio Pane. Il palaz-
zo della Repubblica fu convertito in Episcopio.
Le chiese in questa città sono 11, delle quali 3 Parrocchiali
e 4 appartenenti a famiglie di Religiosi. La Cattedrale rimodernata
nel 1775, è bella e riccamente ornata di buone pitture e sculture.
Nella Chiesa dei Conventuali si conservano tavole di Giotto, del
Ghirlandajo e del Curradi; in quella dei Domenicani dipinsero
il Lippi ed altri della scuola antica; il Cigoli ed il Bronzino co-
lorirono buoni quadri in S. Chiara , e artisti di vaglia lavorarono
nella Chiesa del Crocifisso fabbricata nel 1718.
In S. Miniato vi sono un Seminario per l'istruzione degli Ec-
7
98
clesiastici ; un pubblico Istituto con cinque scuole per la gioventù;
un Conservatorio per educare le povere fanciulle, ed una pubblica
Libreria.
Un decente spedale accoglie i malati poveri. Non vi manca il
Teatro.
L' industria languisce in questa città , pochi essendo gli abitan-
ti, e punti i mezzi per occupare delle persone ; con tutto ciò il paese
risente dei vantaggi da un mercato settimanale che vi si fa ogni
Martedì, e da due fiere annue, una nel secondo Lunedì di giugno e
l'altra nel secondo Mercoledì di novembre.
S. Miniato ha circa a5oo abitanti, e vi risiedono un Vescovo,
un Tribunale di prima Istanza, un Vicario Regio , un Cancel-
liere comunitalivo, un Ingegnere, un Ministro Esattore, e due
Chirurghi e 4 Medici mantenuti dalla Comunità.
Questa città sebbene piccola , vanta non pochi uomini celebri
per renderla cospicua. In essa ebbe i natali Francesco Sforza che
divenne Duca di Milano, e la sua origine le tanto celebri famiglie
Borromeo e Bonapartc. II Bonincontri e il Mangiadore prodi
nel mestiero delle armi, ed il Recupero famoso politico nacquero
a S. Miniato. Ad essa pure appartengono il Comestore sommo
teologo , T Anfaldi esimio giureconsulto , il Tellucci distinto
scienziato, Gio. di Duccio e A. Agostini letterati, Coverò pit-
tore, il Partigiani scultore e molti altri che alla patria loro ren-
dettero sommo onore.
FIESOLE tra le antiche città dell' Etruria la più vetusta , fd
grande un tempo, popolosa e potente; oggi per la sua piccolezza è
l'ultima tra le città toscane. Come essa ebbe dato vita alla bella
sua figlia Firenze, fu dagl'abitanti di questa affatto distrutta net
1 125. Della sua antica grandezza non le rimangono di presente òhe
poche rovine di un teatro, e pochi avanzi delle sue antiche mura
fabbricate senza cemento , con scarsi ruderi di altri edifizj. Essa è
posta su di tm colle tricipite amenissimo per le spesse ville di cui è\
ornato , alla distanza di quasi 3 miglia a greco da Firenze ai gradi
a8 5/ di long, e 43 49' di lat.
99
La Cattedrale clie tuttora vi rimane, fu fabbricata nel 1208 dal
Vescovo Bavaro; e contiene. dipinti pregic voli e belle sculture della
Robbia. L'Oratorio di S. Maria Prinierana a capo della piazza conta
un epoca pia remota. Fuori della nuova città vi sono altre chiese
molto stimabili per gli oggetti d'arte d^i /quali sano decorate.
In Fiesole esiste un accreditato Seminàrio, e V* è un decente
Episcopio. Il Vescovo però risiede in Firenze per maggior comodità
dei molti suoi dipendenti, cui resterebbe troppo incomodo V accesso
al superiore , portandosi alla sua sede.
Gli abitanti di questa città sono poche centinaja oltre il mille,
e quasi tutti occupati a lavorar la pietra che scavasi nei monti fie-
solani per costruir fabbriche e lastricare strade. A
Questa città diede alla figlia che crescendo la spogliava le fa-
miglie Salvimi, Pazzi e Del Palagio^ebbe il Manfani cogno-
minato Pippo da Fiesole geometra sommo, che destò l'ammira-
zione del celeberrimo matematico Newton , e tra gli artisti educò
i tanto commendati Ferrucci pittore, Andrea, Mino t Ferrucci
scultori, il Cecilia e il Badda ornatisti di merito particolare, e
molti altri che per le loro opere salirono in fama.
— m
TERRE
EMPOLI. — Questa terra rispettabilissima è situata in deliziosa
pianura in vicinanza dell'Arno Ira la Pesa e l'Elsa, alla distanza di
10 miglia a ponente da Firenze.
Non vi restano che pochi avanzi delle antiche sue mura, poi-
ché coi materiali di queste disfatte sono stati aumentati i fabbricati ,
oud'essa si è notabilmente ingrandita, abbellita e popolata. Le sue
vie sono ben lastricate e fiancheggiate da decenti fabbriche; e la
piazza che apresi avanti alla Propositura ornata di bella fontana
e contornata da- buone, case, presenta un pulitissimo aspetto. La
detta chiesa conteneva pregievoK affreschi di Cimafnic: perduti
questi vi si osservano Ora bellisiime tavole del Cigoli, dell' Hm/toli,
del Lignozzi e del frasari unitamente ad eccellenti sculture di itfi-
1 no da Fiesole, del Rosselli e del Betti. In alcune delle altre chiese,
100
conservatisi stimabili opere del mentovato Cigoli, del Passi-
gnano, del Volterrano , e degli Empoli giovane e vecchio.
Nel 1767 fu aperto in Empoli un vasto Spedale pei poveri, è
quindi un Monte Pio per soccorrere agl'indigenti. Un pubblico Liceo
provvede alla istruzione della gioventù , ed un Conservatorio all'e-
ducazione delle fanciulle* 7 — La comunità si occupa per aumentare
una pubblica Libreria che già vi apri. —Il Teatro rifabbricato nel
18 18 con stanze di società annesse, è di buona architettura.
In questa terra industriosissima contansi un lanificio con una
gualchiera, 4 conce di pelli, 7 fabbriche di cappelli di pelo, una
vetreria, e 2 fornaci di terraglie. — Nel giovedì di ciascuna setti-
mana vi si fa un grosso mercato, e. nel settembre vi ha luogo una
fiera di grandissimo concorso.
Empoli contiene 55oo abitanti, e vi risiedono un Vicario Re-
gio, un Cancelliere comunitativo, un Ingegnere, un Esattore
del Registro; 2 Medici ed un Chirurgo.
' Questa terra diede la cuna ai Cardinali Laborato e Manzoli;
ai scienziati Guido e Del Papa ; al Cigoli, al Passignano, e al
Pqntormo pittori di nota celebrità.
Fucecchjo. — Questa nobile e popolosa terra giace nella
sommità e pendici di alta collina non lungi dall'Arno a 26 miglia
a ponente di Firenze, cVi si giunge per la traversa lucchese detta an-
ticamente ViaFrancesca.EsssL fu in principio una semplice rocca mu-
nitissima ; ma di tanto si estesero le fabbricazioni che vi alzarono
i nuovi popolatori che accorsero per stabilirvisi, da esser divenuta-
oggi la seconda tra le terre del Valdarno inferiore, racchiudendo in
questo anno fino a 47^9 abitanti.
La sua posizione fa sì che le strade sieno. per la maggior
parte incomode, sebbene benissimo tenute; i fabbricati non manca-
no di comodità e decenza; e le chiese sono eleganti di forma e bene
ornate. Fra queste la Collegiata è uffiziata de 12 canonici e da uua
dignità arcipretale. Essa fu restaurala nel 1780, e conserva prege-,
voli dipinti nella sagrestia che le è annessa. In questa terra vi sono
aperti due conventi uno di Francescani riformali, l'altro di religio-,
se agostiniane. — La comunità vi mantiene due Maestri di saio-
IOI
la un Medicata un Chirurgo; per conto del Governo vi risiedono
iin Sicario Regio, un Cancelliere Commutativo , un Ministro
Esattore ed un Ingegnere di Circondario istituitovi sul cadere
di questo anno.
La popolazione è particolarmente rivolta alla pettinatura dei
lini e delle canapi. Alcune tintorie che vi si trovano non mancano
di panni lani da tingersi per uso dei contadini; due fabbriche di
cappelli di pelo, e due fornaci di terraglie hanno grandissimo smercio
delleloro manifatture.
In tutti i mercoledì dell'anno non impediti da feste, vi è grosso
mercato; e vi si fanno annualmente due fiere nel novembre, e nel ve-
nerdì dopo l'Ascensione.
Fuceccliio diede a Milano un Senatore nella persona del chia-
rissimo Moneta; alla corte di Toscana un Archiatro nel valentis-
simo Papcrini 5 e alla società eulta / M. A. L ava j ani pregicvolc
poeta.
9*4
Figline. — L'antico castello chiamato Fcgghine risiedeva so-
pra il colle che vedesi presso la moderna Figline. Nel delizioso piano
ove esiste questa, si refusarono gli abitanti del vetusto castello, al-
lorché perduta la causa dei Ghibellini , la Repubblica Fiorentina
terminò col demolire tutte le case loro. Fabbricate da essi nuove
abitazioni nella pianura sul cadere dell' XIII secolo, la stessa re-
pubblica fiorentina circondò queste di mura , e munì la nuova terra
di rocca. Questa terra presenta oggi un bel colpo d'occhio a chi la
traversa pei buoni e decenti fabbricati che fiancheggiano le sue stra-
de. La spaziosa piazza per cui passa la Via regia postale, avente da
una parte la grandiosa Chiesa Collegiata, dall'altra un decentissimo
Spedale con loggiato, e a destra e a sinistra fabbricati non maestosi ;
ma condotti e mantenuti con proprietà, fa giudicare Figline più
grande di quello che essa è, sebbene non sia piccola.
Gli abitanti di questa terra sono presso a 4°°° e deditissimi
all' industria e al commercio. Hanno sommo credito le vetrerie che
fabbricansi in una fornace in essa aperta, e molto lavorano le di-
verse, fabbriche di cappelli di pelo e di lana che vi si trovano. I col-
telli di Figline ed altri ferri taglienti per usi rustici -che vi fab-
IO*
bracano sono alquanto ricercati. Buon numero dei Figline» trova
notabile guadagno anco nella fattura di cordami e di cigne da ca-
vallo.
Tutti i martedì fassi in questa terra mercato di gran concorso;
nel gennajo e luglio di ciascun anno vi si radunano due fiere, l'ul-
tima delle quali è grossissima.
Risiedono in Figline un Potestà, un Cancelliere comunità*'
tivo, un Ingegnere, due Medici ed un Chirurgo.
Ancora questa terra vanta i suoi uomini illustri, come Marsi-
lio Ficino filosofo, il Fabbrini valente grammatico che ebbe cat-
tedra in Padova, ed il Pignotti fisico, storico, e poeta celebra-
tasi mo.
Castel Fiorentino. — Questa vaga e florida terra risiede
su di un colle alla destra del fiume Elsa. Nella parte più alta del
paese esiste una chiesa consacrata a S. Ippolito recentemente re-
staurata, ove trovasi il Fonte Battesimale. Circa la metà del declive del
colle incontrasi vasta piazza, nella quale cor rispondono la chiesa mag-
giore eretta in Collegiata ed il Palazzo Pretorio. Da questa piazza
mediante via di non placido pendio giungesi ad un borgo aperto
ove il suolo pianeggia , che stendesi fino al fiume tutto contornato
di fabbricati cui non mancano decenza e comodità.
Le altre chiese che trovansi a Castelfiorentino sono quelle della
Misericordia e di S. Perdiana. La prima è adornata di buoni af-
freschi, la seconda presenta una ben intesa architettura, ed «'deco-
rata di splendide cappelle. Sotto il coro di questa , alla profondità
di braccia 5 */ 4 , vedesi una piccola, ma elegante cappella, nella quale
menò vita ritirata per più anni la santa cui è intitolata la chiesa;
monumento che attesta quanto abbia variato il livello del terreno
dal IV secolo a noi , a causa delle colmate prodotte dall' Elsa.'
Valicato questo fiume , mediati te un ponte che trovasi alla fine del
rammentato borgo, si perviene al Conservatorio di S. Chiara, ove
le fanciulle hanno gratuita istruzione fisica e morale. Alla istruzione
della gioventù provvedono due Maestri di Scuola pubblica man-
tenutivi dalla Comunità, la quale vi mantiene pure un Medico
e un Chirurgo a soccorso dei poveri malati.
io3
Risiedono in Castelfiorentino un Potestà, un Cancelliere Co-
munitativoy un Ingegnere di Circondario ed un Ministro Esat-
tore.
La popolazione di questa terra i alquanto laboriosa ed attiva ,
le manifatture del paese sono la fabbricazione di panni lani ordina-
ri; la tintura di essi; la conciatura delle pelli; la fabbricazione dei
cappelli di pelo e la fattura del sapone. — - In ogni sabato vi si fa
grosso mercato, e nei mesi di agosto e di ottobre vi sono due fiere
di gran concorso.
Il Tilli distintissimo nelle scienze fu di Castelfiorentino. .
Marradi è la terra primaria della Romagna in riguardo alla
sua popolazione ed alla sua floridezza. Essa giace sulle rive del La-
mone che la traversa, e a causa dei due rivi della Badia e di Col-
lecchio che vi mettono foce dentro il paese , s' incon trano im essa 6
ponti di comunicazione, e tutte le strade pianeggianti. Marradi fu an-
ticamente dei Conti Guidi, e nel 1257 cadde sotto il dominio dei Fio-
rentini. Ai fabbricati che fiancheggiano le strade di questa terra non
possono negarsi decenza e pulizzia ; i migliori ed i fi zi peraltro si ve-
dono riuniti nella Piazza Maggiore, e sono il Pretorio,
la Casa del Comune, la Chiesa del Suffragio e il vastissimo Pa-
lazzo già Fabroni, ove ebbero alloggio Margherita di Austria e Giu-
lio II.
A poca distanza della ricordata piazza, trovasi un Convento di
Domenicane, ed in luogo affatto segregato vi è un teatro a tre ordini
di palchi , apertovi nel 1 800 da un' accademia detta degli animosi.
Nella parte sinistra di Marradi al dì là del Lamone, vi rimane un
borgo con buoni fabbricati, ove è aperto un Deposito dei Getta-
telli] la Casa della Dogana; e iu fondo a piccola piazzetta la
Chiesa principale , uffiziata da un Arciprete e dei suoi sottopo sti.
Questa terra come le altre della Romagna Toscana è poco de-
dita ai lavori industriali, essendole fin qui mancate facili comuni-
cazioni con gli altri paesi ; ma la munificenza di Leopoldo II felice-
mente regnante, che ha decretata or sono pochi giorni una via ro-
tabile dal Borgo S. Lorenzo a Marradi, e quindi fino ai confini dello
Stato Pontificio, le fa sperare sorte migliore.
io4
Attualmente si fabbricano in Mai radi cappelli di feltro, vi ti
gualcano e tingono panni lani ordinai j, e vi si fa annualmente la trat-
tura della seta.
' Nei giorni di Lunedì , Mercoledì e Venerdì vi è mercato di
bestiami e grasce ; e nei mesi di luglio, agosto e novembre vi si
fanno tre fiere di gran concorso.
Risiedono a Marradi nn Sicario Regio, un Cancelliere Co~
munitativo , due Medici, un Chirurgo e due Maestri di scuola*
Tra gli uomini illustri clic vanta questa terra si ricordano
Matteo da Marradi stato potestà di Firenze, ed il P. Ascùnio
Tamburini coltivatore di scienze sacre.
S. Casciàno. — È terra popolata ed ogni dì crescente , posta
sul dorso di alta collina tra la Grève: e la Pesa a io miglia da Firen-
ze. Le v re interne di essa, principale delle quali è la regia postale
da Firenze a Siena, sono ben selciate, i fabbricati decenti.
La primaria tra le chiese è la Propositura , cui furono fetti
buoni restauri nel 1797. Alle altre non mancano convenienti orna-
menti. I11 quella della Misericordia è pregevole assai un pulpito
cliè vi si ammira condotto a basso-rilievi in marmo dal Balducci
pisano.
Presso alla Propositura vedonsi il Pretorio e le pubbliche Scuo-
le aperte nel soppresso Convento delle Benedettine, con vasta
chiesa ove conservasi la tomba di Giovansaiki Lucardesi slato se-
gretario di tre Sovrani della casa Medici.
In vicinanza delle mura apresi una vasta piazza destinata a
radunarvi le fiere annuali, nella quale corrispondono la Chiesa e Gon-
vento degli Osservanti , edificato nel 1 492 a spese di G. Castrucci
plebeo di condizione; ma generoso e pio di cuore.
Questa terrà contiene circa 2800 abitanti , parte dei quali si
occupano alla campagna, parte al trasporto di forestieri, ed alcuni
alle manifatture. Queste però risii ingonsi alla fabbricazione di po-
chi panni di lana ordinar); alla tintura di essi e alla manifattura di
cappelli di pelo di ordinaria qualità. I cappelli di paglia vi si fab-
bricano finissimi; ina piccolo al presente ne è lo smercio.
Il mercato settimanale che vi si tiene in tutti i lunedì, arreca
io5
grandi vantaggi a questa terra, ne minori sono quelli che risente
a causa della strada regia postale da cui è traversata. — Le fiere di
bestiami, di cereali e di mercerie sono due, la prima nel 29 otto-
bre è di numerosissimo concorso, Fai tra nel lunedì dopo la SS. Tri-
nità fassi con discreta concorrenza.
A S. Gasciano risiedono un Potestà, un Cancelliere comu-
nitativo, un Ajuto Ingegnere, un Medico, un Chirurgo e due
Maestri di Scuola per la gioventù.
Borgo S. Lore.vzo. — Quasi nel centro della Valle di Sieve
sulla destra del fiume a i5 miglia dalla capitale, vedesi questa po-
polosa e commerciantissima terra giacente in pianura. Conducono a
questa diverse strade, e di sommo vantaggio le sarà, tra le al-
tre, quella rotabile decretata nell'ottobre di questo anno , che da
Firenze valicando l'Appennino di Gasale porta a Marradi e a Faen-
za, traversando il Borgo.
. Essa è recinta da mura eli e i Fiorentini vi costruirono nel 1 35 1
a difesa dei loro nemici , che scorrevano per quelle contrade. Il
numero delle case , e degli abitanti sendo oggi cotanto aumentato
da quello che era in antico, fa siche debbasi riguardare il Borgo
come la più grossa terra del Mugello.
La Pieve da cui prende il nome, i un vasto tempio a
tre navate con sette archi per parte sorretti da sei pilastri di pie-
trame squadrato, che ripete la sua fabbricazione circa la metà del
secolo XIII. Sul segmento di cerchio e sull' arco della tribuna fu
posata nel secolo XIV un altissima torre che serve di campanile, la
quale per la figura particolare che ha di un mezzo dodecagono chiuso
da un diametro, fa grandioso ornamento al sottoposto sacro edi-
lìzio.
Nel Borgo la Comunità tiene aperta una pubblica scuola > e
mantiene un Medico ed un Chirurgo a sollievo della umanità: vi
risiedono inoltre un Potestà , un Cancelliere commutativo , un
Ministro Esattore ed un Ingegnere di Circondario.
Gli abitanti di questa terra che ascendono oltre a 2600, inci-
tati dalla comodità delle comunicazioni, sono più occupati al com-
mercio che alle manifatture; con tutto % ciò vi è al Borgo nna cere-
106
ria accrcditatissima; vi sono tre conce di pelli, e non vi manca una
fornace di terraglie ordinarie. Le prosperiti peraltro che aspetta
questa terra dal miglioramento delle strade che facilitano le nego-
ziazioni tra la Toscana e lo Stato pontificio, fa sì che essa tripudi
festeggiando il nome del s uo manificentissimo Principe che non a
guari la beneficò, vedendo megliorate infinitamente le sue condizio-
ni • In conferma di ciò nelT incominciare del 1839 da straniero in-
trapendentc è stata aperta al Borgo una fabbrica di cristalli di gran-
di e piccole lastre. — Ogni martedì vi è grosso mercato, e nei mesi
di agosto e di ottobre vi si fanno due grosse fiere.
S. Croce.— -Alla distanza di circa a3 miglia a ponente di Firenze
presso all'Arno giace questa bella terra , che la riunione di 4 cure
poco distanti tra loro formò circa gli anni 1200. Il recinto di essa
quadrangolare fu guarnito di mura nel secolo posteriore; ma al pre-
sente non rimangono di esse che pòchi diruti avanzi. Buoni e decen-
tissimi sono i fabbricati onde i fiaucheggiata la via rettilinea che
traversa questa terra per tutta la lunghezza, né mancano di proprietà
e comodità le case che contornano dieci strade secondarie che in
quella corrispondono, dividendo il paese in tanti paralellogrammi
regolarissimi.
La Collegiata è adorna di marmi e di stucchi, e racchiude libri
corali pregievolissimi per le belle miniature delle quali suono deco-
rati. Nella Chiesa alquanto bella delle Agostiniane il Pollaiolo col-
locò nna bellissima tavola, e nell'Oratorio di S. Rocco sono vaghis-
simi gli ornamenti.
Gli abitanti di S. Croce in numero oggi di *4 oa sono laborio-
sissimi ed industriosi : la maggior parte si appiglia al traffico com-
merciale; e molti si occupano in paese in due tintorie che vi sono,
in tre concie di pelli, in una cartiera e nel costruire navicelli.
Nel settembre vi è grossa fiera di bestiami d' ogni genere e di
mercerie.
La Comunità vi mantiene un Medico, uh Chirurgo ed un
Maestro di Scuola.
S. Croce vanta pure i suoi personaggi distinti, gloriandosi
107
della famigliatami , ohe tra i molli letterati dati alla società , ebbe
anco il Doti* Agostino, ed il Prof. Giovanni filosofo insigne del
secolo decorso.
Castelfranco di sotto. — Non prima del secolo XIII sem-
bra essere sorta questa terra in prossimità dell'Arno, sul con-
fine meridionale della Valle di Nicvole; epoca in cui gli abitanti
sparsi di quella contrada dovettero probabilmente raccogliersi, per
esser più forti, e difendersi dentro le mura dalle scorrerie delle fa-
zioni Guelfa e Ghibellina, che tenendo in guerra le Repubbliche pi-
sana e fiorentina, esponevano a continui disastri le campagne tra
e$$c frapposte.
A causa pertanto di tali partiti Castelfranco, perduta la prima
dipendenza dai Cadolingi di Fucecchio, ebbe varia la sorte. Fu in
principio dei Lucchesi, nel 1262 cedette alle armi ghibelline del
conte Guido Novello , quindi diedesi spontaneamente ai Pisani , poco
dopo fu riconquistata dai Lucchesi cui era appartenuta, e finalmen-
te nel i355 passò in potere dei fiorentini dai quali mai più fu ri-
tolta.
Alla distanza di 3o miglia a ponente da Firenze e 18 a levante
da Pisa, vedesi oggi questa terra recinta da mura , ripristinate nel
[4^4 > l e quali S1 alzano sopra un area quadrangolare perfettamente
piana.
Alle quattro porte terminanti a foggia di torre per le quali si
ha ad essa l'accesso, fanno capo due strade che si tagliano ad
angoli retti e spartiscono il paese in quattro dadi tagliati para Iella-
mente da vie secondarie e da vicoli di comodità. Una delle indica-
te torri serve di campanile alla Collegiata e di pubblico orologio. Se
i fabbricati di questa terra non presentano grandiosità, hanno però
comune la decenza, eccctti pochi cui rimane umile aspetto. Nella
piazza che apresi nel centro, da cui vedousi le quattro porte, cor-
rispondono la Collegiata, la Casa del Comune con decente loggiato,
ed il Pretorio.
La chiesa principale conosce la sua foudazione dal ia8{. Essa
fu eretta in Propositura nel i443> ed iu seguito fu dichiarata Col-
legiata con 11 canonici e tre diguità, Proposto, Priore e Decano.
io8
Nel 1 71 9 fu rifabbricata e condotta co» miglior forma, e abbel-
lita con buoni ornamenti a stucco» Le tavole degli aitati sono di
qualche merito; e forse più pregevoli sono i dipinti che vedonsi
nella sagrestia, benissimo corredata di argenterie e supeilettili.
La gioventù è istruita da due maestri pubblici; e le fanciulle
sono accolte gratuitamente da alcune oblate che risiedono nel sop-
presso Convento di S. Marta. — Gli abitanti di questa terra ascen-
dono oggi a i745> e «Quo P er l a maggior parte occupati all'agri-
coltura. Le donne sono rivolte particolarmente alla tessitura di tele
di lino, e di canape, che si raccolgono nell* adiacente ubertosa pia-
nura. — Fino al 1 835 mancarono a questa terrai mezzi d'indu-
stria, che somministra una strada di passo che transita per un pae-
se-, ma costruito nel detto anno un ponte sull' Arno a bocca d'Elsa
da una società di azionisti, col proponimento di gettarne un altro
sotto l'imboccatura del Canale Usciana per rientrare nella strada
regia sopra a Poti tederà, molti preferendo la strada piana a quella
incomodissima di S. Romano, aneleranno da F irenze a Pisa ed a Lucca,
e ritorneranno passando per Castelfranco, e doneranno prosperità a
questo paese che sembrava mancarne.
Risiedono in Castelfranco un Potestà, un Cancelliere comu-
ìiitativOy un Medico ed un Chirurgo.
Ogni lunedì vi è un piccolo mercato, e nel terzo lunedì di set-*
tembre vi si fa grossa fiera di bestiami e mercerie.
Questa terra diede i natali al Ferretti celebre giureconsulto
del secolo XVI e za Antonio Novelli valente modellatore e scultore.
Scàrperià. — Sorse questa terra nobile nel i3o6 a spese
dei Fiorentini col nome di S. Barnaba, edificata per raffrenare gli
ostinati ribelli Ubaldini potentissimi Ghibellini, che possedendo oltre
120 castelli, chiamavano il Mugello il lóro giardino. Essa giace
a 18 miglia da Firenze a settentrione , alle falde di un monte,
onde q)cr avventura prese il nome di Scarperia, ricevendo da «questa
sua posizione più vago e più ridente aspetto.
Le sue strade sono ben repartite, e le abitazioni che le guar-
niscono sono decenti e comode. Alle chiese non manca bellezza ,
log
e tra gli cdifizj di qualche riguardo primeggia il palazzo ove ri-
siede il Vicario , che è alquanto grandioso.
La popolazione di Scarperia non oltrepassa oggi i iaoo abi-
tantu Un Monte Pio dà sollievo a quelli che spinti dal bisogno vi
hanno ricorso. Un Vicario Regio vi amministra la giustizia , un
Cancelliere cornunitativo ed un Ingegnere presiedono agli affari
comunitativi, un Medico e un Chirurgo assistono ai malati, e due
Maestri si occupano della istruzione della gioventù.
Il ramo principale d'industria della popolazione di Scarperia
è la lavorazione dall'acciaro; difatti la maggior parte degP abitanti
lavorano coltelli, forbici ed altri strumenti per gli usi domestici di
eccellente qualità. Tutti i venerdì vi ha luogo un mercato .di nume-
roso concorso ; e nel giugno e nell'ottobre vi si fanno due fiere,
che danno al paese notabili vantaggi.
Molti e molti furono gli nomini celebri che produsse il Mugel-
lo* Gli stetsi^Mèdici che dallo stato di privati seppero condursi al
trono, mentre i popoli erano educati alla libertà, sono originar} del
Mugello; Scarperia però diede la culla a Domenico da Corolla 9
e ad agostino da Scarperia egregi teologi nella scuola fiorentina,
e a Luigi Fiacchi (Clasio) primo tra i poeti pastorali.
&&&<m
Rocca S. Càsciàno. — Questa terra giacente sulla sinistra
del fiume Montone nel centro della Romagna, sebbene piccola, non
contando che poco più di mille abitanti , merita oggi di esser, anno-
verata tra le distinte, perchè costituita capoluogo delle Valli Tra-
spennine, la passata sua sorte cambiò affatto. Essa fu dei Conti Gui-
di al tempo dei Feudatari, e passò quindi ai Fiorentini alP ingrana
dirsi della loro Repubblica.
Vedesi oggi nel centro di essa una piazza di figura triangolare
recinta da umili fabbricati con piccoli portici, nella quale corti-»
spondono l'unico grandioso palazzo che evvi in tutto il paese, il Prc*
torio, la Chiesa detta del Suffragio che racchiude buoni dipinti
àeVBosselli, e la Casa del Comune.
Dipartonsi dalla indicata piazza due. borghi: uno detto di S.
Antonio fiancheggiato da buone case; giunge fino al fiume Montone;
r altro dividendosi in due> conduce' al vecchio Camposanto e al*.
no
l'antica rocca, di cui non restano che i solidissimi bastioni e
due torri. Trova n si nel primo borgo tre sacri edifizi, la Pieve
cioè 1 , riccamente adorna, ma con gusto non buono, ove con-
servasi una bellissima deposizione dello Stradano: un soppresso
Convento di Domenicane , ed uno di frati con famiglia di Rifor-
mati. A poca distanza da questo valicato il Montone mediante un
ponte, entrasi in un subborgo ove trovasi altra piazza detta Mer~
catello.
La Bocca divenuta capoluogo della Romagna, nel cadere di
questo anno i838, ha migliorata infinitamente la sua fortuna , e
presto la vedremo ingrandita e più popolata. Trovasi in essa un
Tribunale Collegiale e vi risiedono un Commissario Regio, un
Vicario Regio y\m Cancelliere comunitativo 9 un Ingegnere di
Circondario , un Medico , un Cìdrurgo ed un Maestro di
Scuola.
Tra gli uomini illusrri per merito, la Rocca vanta il chiarissimo
Assessore Guido angelo Poggi.
SANTUARI
VallombrosA. — Nel centro di angusta valle ombrata dal
frondosi abeti che vegetano nelle pendici delle diramazioni me-
ridionali dell'Appennino, onde e quasi rinchiusa , risiede una gran-
diosa Abbazia di tal nome recinta da belle praterie, che al Ferrarese
Cantore sembrò « Bieca e bella, ne men religiosa — E cortese
a chiunque vi venia » L'ordine dei Monaci Benedettini che vi
ìisiede, conosce la fondazione di questo santuario da S. Gio. Gual-
berto, che lo fabbricò allorquando la fama di sua santità attirò a
seguirlo tanti da rimanere piccolo il romitorio delle Celle (oggi
Paradisino) da esso fondato nel io4o, dopo aver passati alquanti
anni iu questa solitudine, denominata Acqua bella fino al 1060.
La magnificenza che presenta il gran fabbricato dell'Abbazia, è do-
vuta al disinteresse ed alle cure del P. Ab. Niccoli ni , che nel 1637
la ricostruì quasi dai fondamenti, e vi raccolse pregevoli oggetti
di belle arti. Passati i tempi nefasti cui tutto cedeva alla forza,
questo santuario celebratissimo fu riaperto non più adorno e ricco
Iti
di belle opere; ma spogliato dei suoi migliori corredi, delle pitture
cioè, della splendida libreria, e di un Museo ehe possedeva. I
reduci Monaci però tutti intenti a restituire V antico splendore
a questo suo pacifico ritiro, molto hanno operato fin qui per
raggiungere il loro scopo.
La Chiesa è ornata di stucchi dorati spartiti con buon disegno;
le pitture della cupola sono del Fabbrim; nel coro vedesi un'As-
suuzione del Franceschi, e nella sagrestia conservasi un bel qua.
dro di Luigi Sabatelli.
. La visita di questo Santuario e dei religiosi annessi 2 pia-
cevole a tutti quelli che amano il romantico della natura.
A brevissima distanza dal monastero, per un sentiero scabroso
e difficile montasi sulla cima di uno scoglio isolato, cui rumoroso
e spumante urta la base il torrente Vicano. Lassù trovasi il Pa-
radisi/io chiamato una volta Romitorio delle Celle , e da tanta
altezza offresi allo sguardo il più bel quadro pittoresco che im-
maginar si possa. All' orrido bello che presentano i monti colos-
sali coperti di verde scuro che a questo scoglio altissimo fanno
corona , succede la veduta dilettevole di amene colline , quindi
apronsi ridenti campagne, in mezzo alle quali sorge vaghissima
Firenze, e percorrendo dopo essa vastissime pianure, l'occhio giun-
ge fino al mare, nel quale la sua forza smarrisce.
Valle-ombrosa non è distante da Firenze che circa 18 mi-
glia , e ottima è la strada che vi conduce. A quattro miglia dal
Convento trovasi la fattorìa di Paterno spettante ai Monaci, e
quindi per ampia via, che traversa una romantica foresta di an-
nosi abeti, giungesi al maestoso Santuario.
Guido aretino, per avventura inventore delle note musicali,
fu Monaco valombrosano
Monte Senàrio. — Sette facoltosi mercatanti della città di
Firenze nojati dai romori della città, e animati dall'evangelico
suggerimento di renunziare agli agi per condur vita pia santa, nel
ia34 abbandonarono le loro comode case e ritiraronsi al Monte
Senario, menando vita eremitica in grotte sparse pel monte, e
riunendosi tal volta nella cima di esso in un Eremo che vi avevano
/
112
fondato, ottenutone il sito dal Vescovo fiorentino, cui era stato
ceduto dagli Ubaldini nel i \^u
Data essi in tal guisa l'origine all' Ordine dei Servi di Ma-
ria, e accorsi altri ad arrolarsi sotto il vessillo trionfante di sì
eccelsa proteggitrice, l'Eremo ingrandì, bellissima vi si fabbricò
una chiesa , e divenne uno dei più ragguardevoli santuari della To-
scana.
Esso risiede come dicemmo nella cima di un monte presso il
confine meridionale della Val di Sieve a 8 miglia circa a greco-tram*
di Firenze. La grandiosità attuale del convento, la splendidezza
della chiesa e le pittoresche vedute che offre questo religioso sog-
giorno, richiamano non pochi a visitarlo, ed a molti non è sgradito
tornare a vederlo più volte.
COMPARTIMENTO PISANO
s=p
Capoluogo Pisa a 28' 4' di latitudine, e 43" 43' di longitudine.
innesto Compartimento abbraccia l'intero Faldarno infe-
riore con le valli adiacenti e la Falle di Cecina ; estendesi quindi
nelle frazioni territoriali Lunigiana,Pietr asanti no e Bar gingia-
no, e nelle isole Elba e Pianosa situate a ostro di Pisa.
I confini del Compartimento sono a lev. il Compartimento Se-
nese; a settentrione quello Fiorentino, e il Ducato di Lucca con gli
altri stati che recingouo laLunigiana; a ponente il Mare Toscano;
e a mezzo-giorno lo stesso mare ed il Compartimento Grossetano.
Esso ha i3i4 miglia quadrate di superficie. Quattro sono le città
che racchiude contando la piazza di Portoferrajo nell' Elba e 47
le terre comunitative. — Gli abitanti di tutto il Compartimento
diviso in 5i Comunità ascendono oggi a 336,a33 , repartiti in
172,874 maschi e 164,359 femmine, costituenti 59,771 famiglia,
i quali ragguagliano circa 257 anime per ogni miglio quadrato.
io3
CITTA
TERRE C0MUN1TATIVE
rOPOLÀZlOHB
BB&LB
COMUlflTjt
Albiano
Bagni di S. Giuliano
Bagnoue
Barca
Bibbona
Bientina
Calcinaja
Calice
Capannoli
Caprio
Casale
Cascina
Casole
Castellina marita
Castel nuovo di Car.
Chianni
Colle salretti
Fanglia
Fìlattiera
Fi vi zzano
Gherardesca
Grappoli'
Gaaraistallo .
Lajatico
Lari
LIVORNO
CITTA
TERRE COMXJNITATIY E
Lorenzano
S. Luce
Lungone
Marciana
Montescudajo
Orciano
Palaia
Peccioli
Pietrasanta
PISA
Pomarance
Ponsacco
Pou tederà
PoHTREMOLI
PoRTOFERRAJO
Rio
Ripar bella
Rosi gn ano
Seravezza
Stazzcma
Terrarosta
Terricciola
Veccliiar?
Vico P:sa~o
Zeri
POPOLAZIONE
DBLLE
OOMUtUTA.*
«3g9
I98»
ao68
6?o5
1009
jo4
858o
53 12
8031
399^
2833
8654
97»4
4i?3
^58
i8i3
4»4«
tì3a-2
5,54
1684
3a:*5
5169
4Ì79
ILLUSTRAZIONI
DELLE CITTA E TERRE PRIMARIE
DEL COMPARTIMENTO PISANO
CITTA
PISA celebratissima città di greca origine esistente da ol-
tre 3o secoli , dal suo primitivo incorni neiamento giunse rapida-
mente a divenire la primaria tra le città antiche d'Italia.
Prima che sorgesse Roma le navi pisane spiegavano libere le
vele su tutti i mari conosciuti, e fintantoché l' Impero romano si
8
io4
sostenne, ella serbo di se alta riputazione di potente e ricca, quale
la rendeva il suo comodissimo porto.
Caduto il romano Impero, questa fiorente città cedette alla fu-
ria dei barbari, e le devastazioui e gì' incen dj cui soggiacque le va-
riarono aspetto, e la ridussero squallida e triste.
Dopo la miseranda barbarie che oppresse e spogliò l'Italia dei
vetusti ornamenti suoi più belli, Pisa recuperò la primiera libertà;
ed i cittadini saliti in potenza, e segnalatisi pei trionfi riportati
su i Saraceni, con le spoglie di questi posero mente a risarcire la
devastata loro città, e ad abbellirla di fabbricati che compensassero
la perdita di quelli antichi. Da ciò provenne in principio la fabbri-
cazione del Duomo e quindi del S. Giovanni, del Campanile} e
del Camposanto , edifizj di pregio inestimabile per la ricchezza e
magnificenza onde sono condotti. Proseguendo i Pisani ad arric-
chirsi su i nominati barbari, non che giovando a chi domandava
loro soccorso , in poco d'ora Pisa tornò ad esser fiorente, bella
e di considercvol possanza. ' «
Ma come la Repubblica fiorentina cominciò a far ventilare la
sua bandiera trionfante oltre il primitivo suo territorio , e di ami-
ca divenne aspra nemica dei PisanLper diversità di partito, alle
glorie antiche subentrarono le più crudeli vicissitudini, e se.pcr Pi-
sa, <c più tardava a comparir sull'orizzonte l'astro mediceo, le sue
« rovine sarebbero adesso d' impaccio al solitario bifolco. »
Cessati questi tempi calamitosi, col favore dei principi Medici
essa vide nascere sullcrrovine del suo Senato f Ordine equestre di
S. Stefano, prosperare gli studj e tornare la floridezza; e quindi
muniGceutemente soccorsa dai Granduclii Lotaringio-austriaci, rieb-
be quello splendore che le era dovuto per tornare nel novero delle
belle città italiane.
Le mura da cui è recinta la moderna Pisa non si estendono
oltre 4 miglia in figura quasi quadrangolare; e 5 sono le porte in
esse aperte, trascurando due accessi che vi hanno le navi del-
l'Arno.
Le strade di questa città sono tutte pianissime e ben lastrica-
te, le piazze sono contornate da pregevoli fabbricati, ed i primarj
ed i fi zi sacri sono di una grandiosità e splendidezza sorprendente.
L'Arno traversa Pisa descrivendo una cuTva, e la divide in
due parti disuguali, comunicanti tra loro mediante tre ponti, dei
io5
quali, e famoso quello di mezzo, per il Giuoco del Ponte, che in
tempi meno inciviliti, vi si eseguiva festeggiando. Il passeggio
amplissimo detto Lungarni che apresi da ambe le parti del fiume,
è delizioso , e grandiosi sono i fabbricati che lo fiancheggiano par-
ticolarmente a destra. Ogni tre anni nella sera di S. Ranieri ha luogo
in questi Lungarni , e nel rimanente della città una illuminazione
che chiamasi Luminara , così bene intesa e così splendida, da ri-
chiamare spettatori da ogni parte, vincendo con l'effetto gli sforzi
della più fervida immaginazione.
Tra le piazze meritano di esser considerate quella dei Cava-
lieri e T altra di S* Caterina. La prima decorata di bella fontatia
•e di una statua colossale di Cosimo I condotta in marmo dal Fran-
cavilla, è recinta dalla bellissima Chiesa dei Cavalieri, da tutti t
fabbricati appartenenti a questi, dalla Chiesa di S« Rocco, dal Col-
legio Pu tra no e dal palazzo ove ha residenza il Tribunale Civile e
Criminale. In que&ta piazza corrispondeva la famosa Torre della
fame, oggi sulle fondamenta di essa sorge un palazzo con orologio
pùbblico e avanzi di buone pitture nelle facciate laterali.
La seconda piazza chiamata di S. Caterina da una grandiosa
chiesa che *i corrisponde, fu. ampliata nel i8i5, e contornandola in
giro ovale di piatami e di acacie., fu ridotta un delizioso passeggio.
-*- Nel centrò di questa la Comunità di Pisa riconoscente alle be-
neficenze ricevute, inaugurò su grandiosa base una statua in marmo
« al Granduca Leopoldo I auaran? armi dopo la sita morte y »
della quale ne affidò la scolpitura al chiarissfiao Luigi Pampaloni
fiorentino.
Rivolgendosi adesso ai sacri tempi, in una aperta piazza vedesi
sorger maestosa la Primaziale (Duomo) architettata in croce lat-
tina da Bruschetto, e condotta a termine da Rinaldo valentissimi
architetti pisani del secolo XI, lasciandoci con essa un modello di
architettura rinascente. La prima pietra di questo tempio fu get-
tata nel à5 marzo 1064, giorno primo del nuovo anno per i Pisani,
e fu condotto a termine sul cadere del secolo XI (i). Conservossi
Cattedrale vescovile fino al pontificato di Urbano II, e da questi di-
fi) 1 Pisani seguitarono a contare il principio dell'anno nuovo al l5
Marzo di ciascun anno fino al i^So, epoca in cui Francesco li Granduca di
Toscana ordinò che in tutto it suo stato il computo dell'anno fosse unifor-
me e fisso «1 primo giorno di Geunajo.
io6
chiarata arcivescovile, Daiberto ebbe il primo l'onore dell'Arci-
vescovato.
Il Duomo di Pisa non vedesi oggi nell'interno come fu ornato
nei suoi primitivi tempi; ma come lo ridussero la munificenza di
Ferdinando I e la generosità dei Pisani, dopo un furioso incendio
cui soggiacque nel 1596. Esso è lungo esternamente braccia. 1 7 1 */«>
largo nel corpo 60 */ 5? nella crociata 124, alto nella facciata
58 "/s é fina alla cupola 88. — Il s«o esterna e tutto incrostato
di marmi con buona architettura spartiti, e nella facciata decorata
di 5 statue dell'estremità dei frontespizj, vedonsi 58 colónne di-
sposte in cinque ordini, che presentano 4 loggiati uno sopra all'ai-*
tro; Corrispondono in questa tre porte di brónzo sostituite a quelle
distrutte dall'incendio, cui diedero opera il Franca villa, il T'ar-
ca, il Susini eà altri scolari di Giù. Bologna, modellandole su i
disegni del loro maestro, che v'immaginò la intera vita deHa>Ma~
dónna, ed i principali' misteri delia Redenzione. •» ♦«
Entrati nel sacro recinto per queste, e mirandolo condotto a
cinque navate nel corpo pnncipale> e a tre nei lati trasversali della
crociata, con di vota luce proveniente da 100 finestre colorite, e
ricchissimo di ornati, sculture, e pitture d'ogni genere, l'animo
resta compreso in un tempo da meraviglia e da compiacenza.
! Ventiquattro colonne di granito dell'Elba e del Giglio sor-
reggono le (arcate della navata maggiore, larga braccia. a3 ed alta
5y. Altre colonne di minore altezza; ma di maggior pregio per gl'in-
tagli e- per l' antichità , sembrando avanzi degli, antichi *difizi irò-
vinati dai barbari, sostengono le navate inferiori. Un soffitto io^
tagliato a rosoni e riccamente dorato, sostituito all'antico condotto
a pitture, chiude la navata di mezzo ) le navate minori seno co-
perte da volte. — Una ringhiera praticabile nelle navate laterali;,
che recinge tutta la chiesa, concede di vederla tutta quanta anco
dall'alto, mediante arcate aperte nella parete della navata 'princi-
pale, aumentando a questa grandiosità e bellezza. Piiocodirare pie-
tre e il pavimento condotto a musaico che rimane nel quadrato che
formano i quattro pilastri su di cui posano gli archi sostenenti la
cupola dipinta dal Riminaldi , e bello pei marmi bianchi e scuri è
il rimanente dell'impiantito di tutta la chiesa. Portando lo sguardo
alla gran tribuna di mezzo ove è il coro chiuso da marmoreo para-
petto* intarsiato vagamente di diaspri, e decorato di due statue in
107
bronzo di Gio. Bologna ali 1 ingresso, si offre primieramente allo
sguardo l'altare maggiore ri fulgente pei lapislazzuli, pei broccatelli
di Spagna, pei persichini, e pei gialli di Siena dei quali è incrostato:
quindi' vedousi un bellissimo Crocifisso di Gio. Bologna; colonne
di porfido con sopra candelabri in bronzo-, mosaici di Gaddo Gad-
di e di Mino da Torrita ; affreschi di Orazio Riminaldi e del
Ghirlandajo restaurati dal Marini e pitture superbe di Andrea
del Sarto, del Bcccafumi , del Sogliani, del Rosselli, del Bili-
veri, del Gamberucci e di altri pittori valentissimi.
Corrispondono in questa gran cappella due Organi di pregio
singolarissimo per la molti plicità dei registri , e per la squisita imi-
tazione degli strumenti musicali di ogni genere.
La navata trasversale costituisce due cappelle, che una è con-
sacrata a S. Ranieri protettore della città, e l'altra destinata a con-
servare il Santissimo Sacramento, ambi due ricche per le sculture,
adorne di pitture e decorate di bei monumenti d'arte. La urna che
racchiude le céneri di S. Ranieri nella prima , è opera bellissima
del Foggi ni eseguita, in marmo verde di Polsevera, posata sopra
grandioso piedistallo di granito egizio rosato, ornato di giallo an-
tico e di broccatello di Spagna. — Il Ciborio di argento sodo che
vedesi nella seconda, ed i gradi dell'altare condotti a lastre storiate
del medesimo metallo dal Tamburini pisano su i disegni del Fog~
gini, con la spesa di ventiquatromila scudi piamente elargiti da
Cosimo III, oltre essere apprezzabili per la ricchezza intrinseca, am-
miransi ancora come monumenti portentosi di scultura di quel
tempo. «
Ma come adesso far parola dei magnifici quadri, dei grandiosi
cenotafi e dei cospicui altari che adornano tutto quanto il sacro
edilìzio? qui l'abbondanza della materia scoraggisce chi è legato da
doveri di brevità, sicché non potendo in ciò trattenermi, aggiungerò
che girando attorno le pareti laterali di questo tempio, non escluse
quelle delle cappelle della crociata, incontransi dodici altari, che
spartiscono le dette pareti ad ogni terzo intercolonio , disegnati
dal Buonarroti, ed eseguiti in marmi varj dallo Stagi di Pietra-
santa, su i quali, cominciando a destra della porta principale, veg*
gonsi belle tavole dell' Allori, del Vanni senese, d ) Andrea del
Sarto, del Vaga fiorentino; del Curradi, del Salitnbeni e del
Pastigliano. Che ogni rimanente delle dette pareti non ingombrate
io8
da altari né da pilastri, sono ricoperte da a3 grandi tele dipinte,
ornate di Mie cornici dorate, nelle quali lavorarono, a prendere
l'ordine indicato, il Cavallucci , il Corvi viterbese, il Ferretti,
il Tempesti, il Conca di Gaeta, il Mancini, il Muratori bolo-
gnese, il Luti ed il Melani fiorentini, il Curradi 9 G. Curra-
do napoletano, il Lomi pisano, il Costami, il Cignaroli vero-
nese, il Pecchcux liouese, G. Co'lignon, il Gandolfi bolognese
e Pietro Benvenuti aretino, con altri artisti di sommo credito.
Uscendo da questa basilica , in poca distanza di contro alle
porte, richiama tutta l'attenzione del passeggero l'altro tempio
consacrato a S. Giovanni ne] quale conservasi il fonte battesima-
le, detto perciò II Battistero, Trentaduemila famiglie concor-
rendo alla spesa della fabbricazione di questo, i capi di siffatta im-
presa ne affidarono il disegno e la direzione a Diotisalvi celebra-
tissimo architetto pisano, e nel 1 153, in stile pisano, ne incomin-
ciarono la fabbricazione.
Questo artista lo immaginò di figura rotonda alto braccia p{,
e avente una circonferenza di braccia i83 % tutto incrostato di
marmi bianchi tramezzati da liste cerulee dentro e fuori.
L'esterno è diviso in tre ordini, nel primo dei quali vedonsi
venti belle colonne, sopra i capitelli delle quali voltano archi or-
natissimi a centro pieno, che sostengono una cornice costituente il
termine dell'ordine indicato. Sopra a questa comparisce un peristi-
lio sorretto da sessanta colonne più piccole e più fini delle prime
con capitelli ed archi semicircolari, e terminato da una corona di
bizzarri ornamenti triangolari, aventi nel vertice statue tramezzate
da tempietti, che sorgono tra un triangolo e l'altro, riccamente
adorni di fiorami e di rabeschi. Il terzo ordine ricorre intorno alla
fabbrica scompartito da 18 pilastri e 20 finestre, ed è terminato
da triangoli sopra le finestre, e da tabernacoli sopra i pilastri. Di
sopra a quest'ordine come da suo tamburo sorge la cupola circolare
condotta a guisa di pera, e terminante in un cupolino serrato,
nel comignolo del quale vedesi la statua in bronzo del Santo Precur-
sore. A si magnifici ornati esterni corrispondono i due peristili in-
terni sorretti da colonne e pilastri di bellissimo marmo, ed il gran-
dioso fonte, cui si ascende per tre scalini, ricco d'intagli e di or-
nati a musaico, e decorato del simulacro di S. Giovanni in bronzo.
Tralasciando le pitture che vedonsi in questa chiesa, per is-
I(K)
ser poche e non pregiatoli, meritano «involar attenzione gli al-
tari di bellissimo marmo, e un pergamo scolpito dal sommo Micco-
la pisano, opera classica per ricordare a qual punto di perfezione
questo artista avesse portata la scultura nel suo tempo.
Le quattro porte di questa chiesa sono commendevoli per
gì* intagli e per la ricchezza degli ornamenti.
Nella parte opposta al S. Giovanni sorge da terra fino al-*
Taltezza di braccia 93 '/ s una torre di figura cilindrica di braccia
26 3 /s di diametro, che serve di campanile alla Cattedrale, veramente
portentosa per la figura, e splendida per la ricchezza dei marmi.
Bonanno pisano e Guglielmo d'Inspruck architetti idearono
qnesta torre pendente sette braccia e */ 3 al difuori e 5 5 / 6 al diden-
tro, tutta condotta a marmi, e ne cominciarono la costruzione
nell'agosto del 1174» M suo esterno presenta sette logge arcate,
vagamente spartite e sorrette da 207 colonne apprezzabilissime per
l'antica loro variata scultura. La prima di queste logge impratica-
bile serve di sostegno alle altre sei tutte praticabili, cui si ascende
per marmorea scala comodissima di 293 scalini, e con altra a chioc-
ciola di 37 scalini giungesi all'ottavo ripiano più stretto degli al-
tri, da cui pendono sette buonissime campane. Gli ornati in marmo
che decorano la porta e le pareti di questa particolarissima torre
le accrescono magnificenza, e la sua considerevole inclinazione la ren-
de meravigliosa. Dai due suoi ultimi ripiani guarniti di ringhiera of-
fronsi alla vista la città sottoposta e le adiacenti pianure, con
tutti i bei quadri pittorici che presentano le verdeggianti colline
dei dintorni di Pisa.
Da questa sommità 1' immortale Galileo esegui non poche
esperienze, che alla fisica arrecarono notabile avanzamento.
Il quarto grandioso odi fi zio che distingue nei Pisani la pjetà
pei trapassati, è il Camposanto da essi fabbricato nel 1 278 con di-
segno di Giovanni pisano a brevissima distanza dal sopradescritto
Duomo. La facciata diedi esso godesi dalla parte di mezzogiorno ove
apresi la porta principale d'ingresso., è tutta incrostata di marmi
benissimo commessi ed è scompartita in 44 pilastri equidistanti e
43 arcate semicircolari di bellissima forma. La figura del fabbri-
cato è internamente un paralellogrammo avente loggiati all'intorno
ed un area di terra nel mezzo divisa in tre parti, la qual terra fu
ivi portata dall' arci vescovo Ubaldo dei Lanfranchi , che tornando
I IO
da Sorla, l'aveva fatta scavare noi Monte Calvario e seco portata
nelle navi a uteri or mente alla fabbricazione del Cimitero. Quest'area
servì un tempo di sepoltura comune, ed i loggiati furono destinati
a contenere le sepolture delle famiglie distinte.
La lunghezza di questo sacro recinto, occupante una superficie
di braccia quadrate 16879, è di braccia 217; la lunghezza di brac-
cia 72 ; i loggiati sono larghi braccia 18 e hanno un giro di braccia
578. Essi tutti condotti a marmo bianco con liste cerulee , ricevono
luce da 62. arcate rotonde che voltano su i capitelli intagliati di 66 pi*
lastri posanti sopra solido imbasamento, sul quale alzandosi altri pi-
lastri e colonne sottili tramezzo ai grandi pilastri, ogni arcata ro-
tonda viene spartita in altri archi a sesto acuto adorni d'intagli bellis-
simi a vedersi. Le pareti in terne so no fregia te delle migliori opere dei
primi maestri di pietura Gioito, Buffalmacco, gli Orca gna, il Mcm~
mi, il Laureiti, il Veneziano, Spinello, Piero da Orvieto e più
tardi il Gozzoli,i quali olire il pregio di questi loro dipinti, ci la-
sciarono con essi la storia del progredimento dell 1 arte alla loro età.
Sparsi con beli' ordine per gì' indicati loggiati posano sui
marmorei piantiti oltre 600 monumenti sepolcrali di scultura an-
tica e moderna, qui vi raccolti dalle cure del cav. Carlo Lasinio già
Conservatore del Camposanto, ora Direttore della pisana Accade-
mia di belle arti, i quali seguano mirabilmente l'età, l'indole e le
vicende della scultura, potendo ravvisarsi in essi forme etnische
rozze, ed emulanti la natura; sculture greche della maggior perfe-
zione, ed italiane cadenti; e finalmentegli sforzi dei scalpelli pisani
per ridonar vita all'arte e le opere dei moderni onoratamente colà
collocate.
Riunite pertanto in questo Cimitero tante bellezze di arti,
grandiosità di loggiati, vaghezza di archi, sveltissime colonne, di-
pinture inestimabili, sarcofagi numerosi, e mille e mille memorie
di uomini valorosi, sorprendono certamente l'osservatore, istrui-
scono maggiormente l'artista e qualificano questo luogo per V unico
sacro edifizio di tal genere in tutto il Cristianesimo.
Delle altre chiese che trovansi in Pisa troppo lungo sarebbe
il parlarne, sorpassando il numero di 70; e$se però sono tutte de-
editissime e ben adornate, e singolarmente ammirabili sono S. Ste-
fano dei Cavalieri e S. Francesco per i monumenti di arte; 5.
Paqlo a Ripa, d'arno e S. Maria della Spina per la loro
antichità.
ut
La prima condotta da Giorgio Vasari nel i565 ad una soia
grandiosa navata con pilastri e colonne staccate , cui termina
la facciata Don Giovanni de 9 Medici nel 1596, è vaghissima nel
suo insieme, sebbene non tutte le parti architettoniche concordino
tra loro, e fa mostra di splendidezza pei lucentissimi marmi di
Luni di cui è internamente incrostata. Cosimo I la fabbricò dai fon*
da menti, Ferdinando I figlio Tabbellì e condusse a termine. Nel
soffitto di essa spartito in sei quadri adorni d' intagli do*
rati dal Peroni fiorentino, vedonsi dipinte le glorie maggiori del-
l'Ordine dal Cigoli, dal Lignozzi, dall' Allori e dall' Empoli.
Da questi uniti al Vasari furon pure dipinte a chiaro-scuro le
tele che coprono gli sparti menti delle pareti inferiori, lasciando di-
sadorne quelle superiori, occupate oggi da .trofei evbandiere anti-
che appartenenti ai Cavalieri. L'altare maggiore ove conservanti le
ceneri di S. Stefano in ricca urna porfirea, è un'opera portentosa
di scultura in porfido diretta dal Foggiai con adornamenti di pie-
tre dure e di statue di grandissimo pregio. In uno dei quattro altari
laterali è affisso un Crocifisso di argento scolpito in Roma sul di-
segno del Tcncraniy per la pietà di Ferdinando III che volle ripa-
rare al rapimento avvenuto di altro consimile; dagli altri altari pen-
dono tavole classiche del Vasari 9 del Buti e del Bronzino.
Dei due Organi che vedonsi lateralmente all'aitar maggiore ,
uno è così numeroso di registri ed eccellente di bontà, che pouesi
tra i migliori di tutta l' Italia.
Chiesa di S.Franccsco.Questo maestoso edifizio con l'annes-
so convento riconoscono probabilmente la loro fondazione dal B.
Agnello Agnelli e dal B. Alberto seguaci di S. Francesco. Nel
cadere del secolo XIII credesi che per opera di artisti pisani ella
fosse ingrandita, fabbricandola come vedesi di presente a croce la-
tina e decorandola di facciata di stile gotico, che lasciarono imper-
fetta. La facciata che vi si vede ora fu edificata nell'anno i6o3 per
la munificenza del Granduca Ferdinando I.
L'interno di questo tempio condotto ad una sola navata, lun-
ga braccia 1 36 e larga 3o '/,, presenta maestosità e ricchezza. Gran-
diosi archi a sesto acuto aprono l'ingresso alla crociata, ed altri
archi del medesimo sesto staccansi dai muri, delle sei cappelle che
contornano la tribuna maggiore.
Le pareti e la volta di questa tribuna furono tutte colorite
iti
da Taddeo Gaddl, ma ora non restano che le pittare «Iella volta.
Sugli altari delle sei cappelle indicate trovansi quadri del Passi-
gnano, del Sa Umberti, di Ottavio Vanni, del C urrà di e del Kos-
selli. Nella navata grande corrispondono io altari che sono deco-
rati di buone dipinture dell'Empoli, del Paggi genovese, del no-
minato Passionano, di Santi di Tito, del Casolani, del Vanni
rammentato, di Niccolao A Hot, del Salimi cui, Ai Francesco da
Castello e del Cigoli» In uua cappella modernamente restaurata
e dedicata a S. Filomena colori maestrevolmente una tela Giuseppe
Sabatclli, degno allievo del suo celebra tissimo padre.
Non mancano in questa chiesa tombe di uomini illustri con-
dotte da buoni scalpelli, ed in buon numero sono le lapidi sepolcrali,
che dissotterrate dal vicino chiostro, nel 1817 furono collocate nel
pavimento di questa chiesa, allorché ripristinati i Frati in Toscana,
convenne restaurarla , perche in mille modi deturpata dagli usi
profani cui era stata destinata nel tempo della soppressione.
La chiesa di S. Paolo a ripa d'Arno fu fondata neir8o5
sotto il pontificato di Leone IH. Mancano le notizie per asserire
a chi appartenesse nei primi due secoli, e sappiamo unicamente che
per il volgere di molti anni fu Abbazia dei Vallombrosani e quiniìi
soppressa circa Tanno i565.
Questo antichissimo tempio decorato di facciata di marmo
scompartita in quattro ordini di architettura, con pilastri addossati
nel primo e colonne isolate negli altri, è condotto a tre navate in
croce latina sostenute da due file di colonne di granito orientale
con basi e capitelli di marmo bianco. Le pareti ora barbaramente
ridotte bianche, furono in prima fregiate di opere stupende dei pit-
tori Cimabue, Buffalmacco , Memmi , Bruno e Giov.da Ponte.
L'altare maggiore assai moderno è tutto di legno disegnato dal
Silvani e ornato di tre statue benissimo condotte. Tra le tavole
che ornano gli altari minori ve ne sono delle pregevoli ; ma di pen-
nello ignoto.
Questa chiesa avente somma analogia col Duomo, fa compren-
dere che essa somministrasse il pensiero di edificare questo ad imi-
tazione sua, ampliandone la grandiosità e la splendidezza.
La chiesa di S. Maria della Spina fu ingrandita dopo il
i3oo sullo rovine di un oratorio che preesisteva fino dal i23o.
Essa fu edificata come vedesi oggi tutta incrostata di marmi al
n3
difuori disposti sul gusto gotico moderno, ricchissima di taberna-
coli sovrapposti uno all'altro, di corniciami e modanature sottil-
mente intagliate, di rosoni, di statue e di altri lavori di bellissimo
marmo capricciosamente spartiti, non scuza lodevoli sculture di
Giovanni Pisano. Neil' interno primeggiano tre statue che Nina
pisano collocò sull'altare maggiore in tre nicchie, ai quali marmi
sembra che il valente artista togliesse la durezza e donasse la mor-
bidezza delle carni e la flessibilità del panno. Lateralmente a que-
sto altare posano sopra marmoreo imbasamento due altre statue
attribuite a Mos chino di considerevole estimazione. Fra le tavole
che adornano le pareti di questa chiesa, appartenenti precipua-
mente alla scuola fiorentina, è oltre ogni credere stimabile quella
colorita da G. Antonio Razzi detto il Sodoma, che rappresenta
la Vergine còl figliuolo in collo attornita da santi genuflessi ed in
piedi. Questa chiesa è uffiziata da una Confraternita sotto il titolo
di S. Antonio.
Tra i palazzi che mostrano grandiosità d'architettura e pregi
di antichità i più cospicui corrispondono lungo l'Arno, ove pure ap-
pariscono le due ricordate chiese antiche e l'altra di S. Matteo,
che conserva ancora parte della sua primitiva architettura. Magni-
fico è il fabbricato ove trovasi V Uffizio della Dogana appartenuto
ai Gambacorti Signori di Pisa. — -Splendido grandeggia il Palazzo
Pretorio oggi del Governo con torre a orologio che mostra Tore da
tre parti , condotta dal Samminiatclli* — Bellissima architettura
presentano il palazzo Toscanelli attribuito al Buonarroti e l'altro
Upezzinghi. — A Baccio Bandinelli è dovuta l'architettura del Pa-
lazzo Granducale, alzato sulle rovine dell' antica curia del Potestà,
presso cui vedesi una bella scultura del Francavil/a 9 consacrata
dai Pisani alla beneficenza di Ferdinando I. Il Palazzo Scotto per la
magnificenza degli ornamenti ed amenità dei giardini annessi e dei
passeggi è oggi uno dei più eleganti e deliziosi della città.
Vedute così di volo le precipue cose degne di osservazione per
il materiale di questa città, ne chiuderemo la illustrazione ricordando
gli stabilimenti di beneficenza in essa aperti all'infelice ed al pove-
ro, e quelli d'istruzione ad ogni ceto di persone.
Il grande Spedale di S. Chiara corredato di Teatro anato-
mico , di Gabinetto fisico-patologico e di Chiesa intitolata a S.
Chiara, accoglie i poveri malati. — « Lo Spedale dei Trovatelli
i,4
alleva i figli di quelli che furori padri senza averne i sentimenti , o
che per reità divennero tali. — Un Orfanotrofio dà ospizio ai gio-
vanetti rimasti senza genitori. — Una Casa di rifugio è aperta ai
poveri di ambo i sessi. — Un Istituto di Sordomuti, soccorre agli
iufelici cui natura negò l'udito e la favella. — Un Monte Pio sov-
viene ai bisogni del povero , ed una Pia Casa di Misericor*
dia porge pietoso ajuto nei tristi casi di malattia o di morte nei
quali sgraziatamente incorre la umanità,
Una cole brat issi ma Università , cui appartengono non pochi
Collegi, richiama da ogni parte la studiosa gioventù, e una pubblica
Libreria y un Gabinetto di fisica sperimentale, un Museo di stò-
ria naturale bellissimo tenuto, un Orto botanico con laboratorio
della cattedra di chimica, fanno decoroso corredo al magnifico stabili-
mento. Ad estendere maggiormente la istruzione il basso popolo vi ha
aperte le Scuole normali e di mutuo insegnamento ; le povere
bambine sono ricevute in una Sala di a silo \ gli Ecclesiàstici v'han-
no un Collegio e Semiario Arcivescovile, e gli amatori delle
arti belle un Accademia benissimo diretta.
Trovatisi in questa città un bel Teatro con 81 palco repartiti
in quattro ordini ; una Arena ; un Casino per la nobiltà e Stanze per
i cittadini.
I Pisani tanto ricchi una volta per il commercio che tenevano con
l'estero, ora sono di questo affatto privi, il traffico dei generi di pri-
ma necessitalo eseguiscono con due mercati settimanali nei giorni di
mercoledì e sabato,e con due fiere annuali nei mesi di giugno e di agosto.
Non pochi sono i fabbricanti di seggiole e di altri mobili di moda,
e molti i quelli che si occupano a condurre vetture. — In Pisa non
vi sono che una fabbrica di terraglie fini, una di sapone, una di carta
di paglia ed una vetreria; grandi vantaggi però ritrae dalla mol-
titudine dei giovani, che nei mesi di studio colà dimora, per atten-
dere alle lezioni della Università.
Risiedono in Pisa un Governatore ed un Arcivescovo che ha
il titolo di Primate di Corsica e dì Sardegna ed un Auditore del
governo; quindi oltre un Tribunal Collegiale vi si trovano un
Jlcgio Procuratore , un Giudice civile , un Direttore desili atti
criminali, un* Càmera di Soprintendenza Comunitativa, mix Animi-
lustrazione idraulica, una Dogana, un Uffizio del Registro, un
Conservatore d'Ipoteche e molti altri uffizi regj.
n5
Pisa oltre il pontefice Niccolò F, diede alla Chiesa dottissimi
Cardinali e molti slimabili Prelati. Pietro da Pisa fa il primo a
spargere i semi della letteratura a Parigi, dopo essere stato maestro
a Carlo Magno. Gallo scrisse in poesia prima di Dante, Bitonalità
Caporali scrisse ditirambi molto, prima del Redi aretino. Nel secolo
XIII vi fiorì Leonardo Fibonacci matematico, che introdusse in
Europa l'uso dei numeri arabi e vi gettò i primi semi dell'Algebra
sconosciuta in avanti. Àgli artisti pisani toccò il vanto di essere i
primi, ad occuparsi di far risorgere le arti in Italia, è siccome prima
fu la scultuY&^Niccolò circa la metà del secolo indicato fu il primo
a distinguersi; Andrea seguendolo, fondò in Firenze la scuola ove
si educarono il Donatello ed il Ghiberd, e fra Guliclmo domenicano
fu cèlebratissimfo. nel XIY; secolo; Nella pittura il Giunta fiori pri-
ma di CiMahiic, sebbene artista animato > ma non corretto. Nello
Gera e Ticino lavorarono beiiuJsimo ij mùsaicj. I VannU 'Andrea
di Lippoe Giovanni diVNìceolò furono'' buoni frescanti; Terminate
le guerre tra Pisa- e Firenze,: noi 'tempo dèlie quali le arti languirono,
molti tornarono a fà^lè ri vi vere' icòn. sómma lode, e tra tanti pri-
meggiò Ora zzo Riminaidk 'Anca nel decorso secolo non manca-
rono a Pisa i suoi artisti di ^ran nome.
.-:■■;» • ?,: t ;!')' \ i , '/{.* \\- .ì
LIVORNO città oggi ragguardevolissima pel suo comodissi-
mo Porto ed estèso: commercio, avanti il XV secolo fu piccolo ca-
stello chiamato Labro, quindi per munificenza dei Granduchi Medi-
cei, e considerevoli spinse dei Lotavirig io-austriaci divenne una decente
città ed il Portò fu ingrandito^ abbellito e reso più sicuro. Ai nostri*
tempi però la città ha ricevuto notabilissimo ingrandimento per
opera dell'augusto regnante Leopoldo II chele ha esteso il girò de}*
le mura da gareggiate con quello della capitale, ponendovi dentro
tutti i subborghi, divenuti Ormai popolosi e molto estesi*
Essa siede in riva al mare tutta in piano, alla distanza di mi-
glia sessanta da Firenze e diciassette da • Pisa a mezzo giorno di
questa, e a ponenteJib. di quella ai gradi 27 58' di long, e 43 33'
di lat. a . •.■
Ciocchi presenterà di' bello 1 la nuova città mal si potrebbe de-
liti
scrivere adesso che ri si lavora. Le fabbriche che continuamente
si erigono sono di bella forma e di vago aspetto.
La Piazza Grande che aprì Ferdinando I è spaziosa, rego-
lare e fiancheggiata da bei fabbricati e loggiati a cui farà grandioso
ornamento la statua colossale di LEOPOLDO II felicemente regnan-
te da inauguriarvisi, opera affidata da quel Comune al Professor De-
mi pisano, avente studio in Firenze.
Nella piazzetta della Darsena é ammirabile una statua alzata
alla memoria di Ferdinando I condotta da Giovanni dell'Opera,
e stupendi sonoi quattro schiavi avvinti con catene agli angoli della
base, gettati in bronzo dal valentissimo Tacca.
La via detta Grande che da Pòrta a Mare cond dee a Porta Fio-
rentina, traversando la Piazza Grande, è assai vasta e ornata di buo-
ni fabbricati di considerevole altezza; e benissimo tagliate sono
le altre strade aperte nella parte della città nuova*
Tra gli edifizj sacri il pia vasto è il Duomo in cui se non
vi sono pregj architettonici vi si conservano però stimabili dipinti
del Ligfiozzi, del Curradi , dell' Empoli > àt\ Passi guano del
Cigoli e di altri accreditati artisti. Bene ornate sono anco le Chie-
se di S. Caterina» della Madonna e di S. Ferdinando, e non ne»
no lo saranno quelle che si erigeranno nella parte detta atti che
si fabbrica di nuovo, occupandosene i miglimi artisti dei nostri
tempi. Oltre le chiese dei Cattolici, risono in Livorno le Chiese
dei Greci uniti, dei Scismatici , degli Armeni e la Scuola de-
gli Isd raditi. ■" •;
I fabbricati singolarmente osservabili sono i Lazzeretti ; il
Molo , V Arsenale e la Darsena.
Evvi in Livorno un vasto Spedale, un ricco Monte Pio, una
Casa di Rcfngio ed una zelante Confraternita della Misericor-
dia per soccorrere a quelli per i quali cosi santi istituti furono
aperti. »
Provvedono alla istruzione della gioventù pubbliche scuole
che sono aperte in più punti della citta; un Istituto detto dei
Padri di Jamiglia, perchè da questi sopravveduto, si occupa sin-
golarmente dei giovani che bramano iniziarsi per il commercio, e
per quelli che le bramano vi sono pubbliche lezioni di Nautica.
II vasto e comodo Porto cui giungono oltre 1000 bastimenti al-
l'anno, fa che Livorno sia città di gran commercio, essendo come il ma-
ii 7
gazzino generale delle merci die vengono dall'estero e di quelle che
ad esso vanno , e conseguentemente luogo di concorrenza di moltis-
simi mercatanti esteri e nazionali. La maggior parte della popola-
zione è occupata al traffico, molti del basso popolo si addanno alla
pesca, altri lavorano in una fabbrica di cristalli che vi esiste, e mol-
tissimi sono impiegati nell'arrotatura dei coralli, di cui gli stessi Li-
vornesi fanno la pesca lungo le doste di Bar ber ìa e della Sardegna,
La popolazione di Livorno, compresi i forestieri, ascende a
77,94 f abitanti.
Risiedono a Livorno un Governatore civile e militare, un Ve-
scovo , ed mi Auditore del Governo. Vi sono inoltre un Uffizio
di Marina mercantile, un Tribunale di prima Istanza, un Giu-
dice Civile, vai Direttore degli alti criminali, un Commissaria-
to di guerra, un Dipartimento di Sanità, una Dogana, un Uf-
fizio del Registro, un Conservatore d' J potè die , una Cancelle-
ria Commutativa ed altri regj uffizj.
Questa città fu patria a non pochi dotti che onorarono le cat-
tedre di Pisa, come il Dcguiges, il Padroni, il Pasquali, il Ros-
setti ed il Foggi, e si vanta del giurisperito J Scanio Saldasse-
roni, del naturalista Cestoni e degli artisti Rosignoli, Terreni e
Nardi ni.
PONTREMOLI. — Fu questa una 1 grossa terra munita di rocca
fino al 1777* A questa epoca per appagare le ira me della popola-
zione il Granduca P. Leopoldo I la dichiarò città e dopo qualche
anno le ottenne sede vescovile. Giace Pont remoli nella Lunigfana
alle falde dell'Appennino alla confluenza della Magra col Verde, 49
miglia a maestro da Pisa, e 100 da Firenze, ai gradi 27 33' di long,
e 43 a3' di lat.Essa è divisa dalla Magra e circondata dal Verde
dalla parte occidentale; Due ponti sul primo fiume e altrettanti sul
secondo pongono in comunicazione una parte della città con l'al-
tra, e con l'adiacente campagna.
L'antica Pontremoli conserva sempre -l'aspetto di un munitis-
sinio fortilizio: la moderna è abbellita di comode vie e di pregevoli
edifizj. Nella parte antica vedesi tuttora la rocca a capo della pen-
dice del colle, sul quale risiede la città, e a pie di esso trovasi altro
Il*
forte consistente io tre torri riunite mediante solida muraglia, nella
quale è* aperto un gran portone per cai dalla vecchia si entra nella
nuora Pootremoli. Una di queste torri serre di campanile alla ri*
cina Cattedrale, nell'altra v*é il pubblico orologio.
Grandioso e benissimo ornato di stucchi i il Duomo edificato
m croce latina ad una sola navata. I suoi altari sono di finissimo
marmo, e le pitture delle ovali è fregiato sono stimabili. Belle e
decentemente ornate sono le chiese di S. Pietro, di Nòstra donna ;
dei SS. Giacomo e Cristina, di S. Colombano, di & Gimisdano
(Battistero) di S. Niccolò e della Misericordia,
In nn antico Convento di Carmelitani presso la città vi è oggi
no vasto Spedale a soccorso dei malati della classe indigente, aper-
tovi nel principio del corrente secolo. Dentro la città nn nel Semi-
nario e Collegio Vescovile accoglie la gioventù studiosa e nn Con-
servatorio di Oblate dà istruzione gratuita alle ragazze.
Le manifatture non vi sarebbero trascurate, ma non vi fiori-
scono. Entro Pootremoli vi sono due conce di pelli, una tintoria,
una trattura di seta, due cartiere, ed una rinomala polveriera. Vi
si tessono- mezzolani, e molle tele canapine; e vi si lavorano moltis-
simi calzerotti di lana, che comprano quei dell'Appennino ed i Lom-
bardi ricini.
In tutti i morcoledì e sabati dell'anno vi si fa mercato e 7.
sono le fiere annue che v'hanno luogo, tutte di grati concorso e di
somma alititi pel paese.
Stanno a Pontremoli un Vescovo , uh Regio Commissario e un
Auditore Giudice di prima Istanza con Sostituto, e vi risiedono an-
co un Cancelliere commutativo > un Ingegnere di Circondario ed
un Ministro Esattore. La popolazione ascende a circa 9000 abitanti.
Non pochi oriundi di questa città salirono al Cardinalato e
molti altri si distinsero nel mestiero delle armi, nelle lettere, nelle
scienze e nelle arti. Furono prodi guerrieri i Cap. Serratto ed il
Mara fi :; grande scienziato fu il Trincadini, ottimo professore a
Pisa il Cabali*, celebrato umanista del XIV secolo il Cieco da
Pontremoli; e valenti artisti furono Pietro Pedroni stato maestro
della Scuola fiorentina sul cadere del XVIII secolo, e il Contesta-
bili egregio paesista.
"9
TERRE
Pontedera— È questa grossa terra del Valdarno iuferiore a i4
miglia dal capoluogo del Compartimento e 35 da Firenze, per cai passa
la strada regia che da questa a quello conduce. Il fiume Era da cui
prende in parte il nome la traversa in senso opposto alla via regia,
e il ponte che vi è gettato grandiosa pei marmi di cui è costruito»
dà principio al nome , e bellezza al paese.
Le vie principali sono la M. Ferdinanda, che dal ponte giunge
fin dove rimangono le memorie dell' antica fortezza demolita nel
1822, e la via regia, la quale verso la metà dilatandosi* forma colite
una piazzetta sulla quale è la Propositura, cui è internamente unita
una Confraternita ricca di marmi e fregiata di affreschi. *
Disceso il ponte, apresi un vasto piazzale ove hanno luogo le
fiere ed i mercati che danno vita al paese, richiamandovi in queste
occasioni non pochi commercianti ed industriosi dai paesi circon-
vicini.
Tn questa terra superiore alle altre del Compartiménto nelP in-
dustria, molti si addanno a condur vetture, altri si occupino nelle
manifatture. La maggior parte della popolazione lavora canapi
e lini tessendone roscendok, vergatini, fustagni ed altre tele; per
le quali manifatture agiscono a4° te ' a * * macchina e 220 a petto,
impiegando l'opera di 1270 donne. Alcuni fabbricalo cappelli di
paglia, e molti si occupano nelle officine e fabbriche che vi sono
aperte, cioè tre tintorie, tre conce di pelli, 5 fabbriche di cap-
pelli di pelo e 3 fabbriche di paste che provvedono ai bisogni
del territorio limitrofo.
La popolazione di questa terra non oltrepassa i 4<>oo abitanti,
ed ih essa risiedono un Sicario Regio, un Cancelliere comunità-*
tivo, un Ingegnere, un Ministro Esattore, due Medici, un Chi-
rurgo e due Maestri.
Pi etr asanta è la più bella terra che abbia la Toscana. Essa
giace alla distanza di circa 25 miglia da Pisa a maestro in amena e
fertile pianura del Vicariato pictrasantino, recinta dà mura e mu-
nita di fortezza, che Cosimo I restaurò con isolidi ripari. Da tre
9
120
porte si entra in questa terra e ri s incontrano strade pianissime,
rettilinee benissimo tagliate e fiancheggiate da fabbricati di bello
aspetto. La piazza spaziosissima, perche formata delle piazze riu-
nite del Mercato, della Collegiata e di S. Agostino» offre una sor-
prendente prospettiva. La Collegiata, detta Duomo, costruita a cro-
ce latina a tee navate nel i35o, è decorata di bella facciata incro-
stata di marmi con ornati di buone sculture, e racchiude nell'interno
altre pregevoli opere di scalpello € stupende tavole del Rosselli,
del Passionano e del Curradi,
Vasta è la Chiesa degli Agostiniani, ora dei Scolepi, corritpott-
dente essa pure nella mentovata piazza, e di sommo pregio sono le
due tele che vi si conservano, una dipinta dallo Zaccaria l'altra dal
Curradi.
Oltre i sacri edifizj rammentati, da una parte della medesima
piazza vedesi il Pretorio e dall'altra la Casa del Comune, e nel
rimanente compariscono deccntissime abitazioni.
Questa terra ha circa 3ooo abitanti. La gioventù è istruita gra-
tuitamente dai Padri delle Scuole Pie, e le fanciulle ricevono istru-
zione nel Conservatorio di S. Chiara.
Ifon manca a Pietrasanta il teatro.
La maggior parte degl'abitanti, occupati alla cultura dei ter-
reni che possiedono fertilissimi, non hanno campo di addarsi alle
manifatture o ad altri rami d'industria. Nel territorio pero di
cui Pietrasanta è capo luogo ,S era vez za A la terra più commerciante
e le moltipliei cave di misti, di broccatelli e di ottimi marmi
statuari, non che molte altre officine dove questi si lavorano ed
altre di altro genere, arrecano considerevoli vantaggi a quésto non
grande, ma fortunato paese.
A Pietrasanta hanno sede un Sicario Regio, mCaacclliere
comumtatwQ, uu Ivgegncre, un Ministro Esattore , due Medi"
ci ed un Chirurgo.
Il celebrato pittore Bongi fu di Pietrasanta.
Bargì. — È questa la bella e grossa terra che costituisce il
capoluogo del Vicariato di Barga, situata sulla cima di un colle
contornato di ameni vigneti a due miglia a sinistra del Sere li io.
lai
Nella parte delle sue antiche mura die tuttora rimane, in
piedi, conservatisi tre porte che danno accesso al paese, e dentro di
esso incori transi vie poco regolari e alquanto incomode; ma fian-
cheggiate da buoni fabbricati, a molti dei quali non malica vastità.
La Collegiata di questa terra chiamata Duomo dai Barghigiani ,
riconosce probabilmente la sua fondazione nel X secolo, ed è rag-
guardevole per le antiche sculture che racchiude. Essa è fabbricala
a bozze di travertino, spartita a tre navate nell'interno con
archi semicircolari e ornata al disopra di gallerie sr conilo Fuso
delle antiche basiliche. Una tela di non molto pregio cuopre una
statua gigantesca in legno rappresentante S. Cristofano, collocata
sul! 9 altare maggiore
Molta proprietà e vaghezza; trovansi nelle chiese della Mise-
ricordia, della SS, Annunziata, delle Clarisse e dei P % Rifar*
mati soppressi, nelle due ultime delle quali conservaci preziose
sculture della Robbia.
Nell'antico Preterio vi sono aperte le Pubbliche Scuole; nel
soppresso Convento degli Agostiniani risiede la Gasa del Comune ;
un Accademia dei Differenti vi possiede da pochi anni un Tea-
tro, e favorisce ai progrèssi del sapere.
La gioventù è qui istruita da due maestri e le femmine hanno
gratuita istruzione delle monache del Conservatorio delle Clarisse
che vi è aperto. Il Comune vi mantiene due Medici ed un Chirurgo
pei poveri malati, ai quali elargisce ancora soccorsi al proprio
domicilio.
In questa terra vi sono diverse tratture di seta: tre fabbriche
di cappelli di pelo, tre tintorie, un mangano per i mezzolani ed
una concia di pelli. Nel venerdì di ogni settimana vi è mercato, ma
mancano i concorrenti. Discreto è pure il concorso alle due fiere
annuali che vi si tengono nel 16 e 3o di agosto.
Risiedono a Barga un F icario Regio, un Cancelliere conni-
nitativo , un Ajufo Ingegnere ed un Ministro Esattore.
Il tanto celebre Pietro Angioli nacque a Barga.
Fi vizza no in Lunigiana è terra ragguardevole posta su di un
colle pianeggiante & scirocco di Pontremoli. La Repubblica fiorenti-
•>•-?•
123
im nel i5oo la cinte di mura, e Cosimo I nel i54o riedifico queste
con maggior solidità, munì la terra di armi, munizioni e artiglierìa,
e la rendette luogo di difesa rispettabile. Tre sono le porte per 1?
Oliali si entra in Fi vi zza no, ampie sono le vie che vi t incontrano,
decenti i fabbricati e belle le piazze. Nella Piazza Maggior decorata
di elegante fontana da Cosimo III , vedesi il Palazzo del Comnue da
una banda e la Propositura dall'altra. Questo tempio fu riedificato
nel 1 576 a tre navate con altari riccamente ornati di marmi , sulle
rovine dell'antico, caduto cinque anni avanti. Nell'altra spa-
ziosa piazza detta il Campo corrisponde lo Spedale capace di tren-
ta letti, e nella terza detta Piazza delle Carceri ewi il Preto-
rio ed un piccolo Oratorio che le fanno decorso ornamento.
La gioventù di questa terra può approfittarsi delle pubbliche
scuole di elementi, di umanità, rettorica e filosofia* Le fanciulle
sono istruite nel Convento delle Benedettine.
Presso le mura i Fivizzanesi hanno un grazioso teatro con
palchi repartiti in tre ordini.
In questa terra l' industria manifatturiera è forse più anima-
ta che nel rimanente della Lunigiana. Qui i particolari fanno tesse-
re mezzolani per proprio uso, e i mercanti impannano di questi e
pannetti che vendono con lucro ai Genovesi. Vi sono due gualchie-
re, tre tintorie, tre concie di pelli , una fabbrica di cappelli di pelo,
una ferriera ed una stamperìa.
Il mercoledì ed il sabato vi si fa mercato di cereali, olio,- vet-
tovaglie, e di non poche mercerìe con la concorrenza di molti Luo-
chesi e Carrarini. Nei mesi di maggio, luglio, settembre, e dicem-
bre v' hanno luogo 4 grosse fiere, che richiamano moltissima gente
dai paesi e stati confinanti.
Risiedono a Fivizzano un Vicario Regio, un Cancelliere co-
munilatwo, un Ayuto Ingegnere ed un Ministro Esattore.
Anco Fivizzano vanta non pochi uomini di celebrità per render-
la illustre. Ella ebbe il suo prode nelle armi nel Fallazzani, dalla
«di famiglia discese un rinomato teologo; 'diede cuna al valentis-
simo Manzini e ad altri giureconsulti ; allevò i sommi scienziati
Talentoni , Fasoli, Grandetti e Bottini; buoni letterati furono
Pietro Venturina, Scipione e Carlo Fasoli e molti altri; ma ve-
ramente classico fra questi fu Gio. F anioni (Labi ndo) nome sem-
pre caro agli amatori della buona musa e di gran lustro per que-
sta terra che lo vide nascere.
i*3
SANTUARI
Certosa. Nelle ubertose e ridenti campagne pisane in prossi-
mità della terra di Calci giace maestoso e splendido questo sacro ri-
tiro, fondato, come è opinione commi e, nel l'i^y da Mirante mer-
catante armeno, che venuto a morte iu Pisa, dispose dei suoi averi
per erigere un Monastero ed una contigua Chiesa ad uso dei Certo-
sini mancanti a quel tempo nel distretto pisano.
Eseguita la volontà di questo pio fondatore da Nino Pucci
sacerdote da esso amato e stimato, vennero da Lucca alquanti Mo-
naci Certosini, ed in questo nuovo chiostro professarono il loro
istituto.
Col volgere degli anni concorsero altri ad arricchire la nuo-
va Certosa, lasciandole ogni loro ricchezza, e il lustro del mona-
stero accrebbe e viepiù si aumentò il numero dei cenobiti.
Chiunque si conduca a visitare questo grandioso fabbricato
non può non rimanere sorpreso, offrendogli allo sguardo un vasto e
bellissimo Convento tutto condotto a marmi simetrica mente spar-
tito da colonne di marmo venato, lavorate secondo l'ordine tosca-
no , e la splendida facciata della chiesa che si eleva maestosamente
sopra elegante scalinata.
La grandiosità e la magnificenza delle quali fa mostra questo
sacro edilìzio sono tali, da farlo riguardare per il primo di tal ge-
nere in tutta Italia, dopo la gran Certosa di Pavia.
Trascurando le bellezze interne del Monastero per amore di
brevità, non rammentando i pregievoli dipinti dai quali sono deco-
rali il refettorio e la foresteria , ne facendo parola della grandiosa
scala che mette in tre piani del gran Convento, accennerò i ragguar-
devoli oggetti d'arte che nobilitano l'interno del tempio, diviso in
tre recinti. — Ammiransi nel primo tre quadri rappresentanti storie
del Popolo Ebreo dipinti con maestrìa da intorno Rotte da Fran?*
cesco Cazioli bolognesi. — Nel secondo recinto vedonsi qnattro
quadri esprimenti fatti dclP Antico Testamento, nei quali il ricor-
dato Cazioli eseguì con grandissima intelligenza gruppi di figure
in bellissimo atteggiamento, e il rammentato Jìoli fece mostra di
quanto egli valesse nel condurne gli adornamenti e l'architettura. —
Nel terzo recinto sono lodevoli due quadri a fresco coloriti dal
■*4
P. Stefano Cassia ni certosino, dal cui pennello provenne porr
T Incoronazione della Verdine in ciclo, che osservasi nella cupola.
I marmi dai quali è adorno I* altare sono preziosissimi , e la
tavola che in esso collocò Baldassarre Franceschi n* pittore vol-
terrano, è di pregio inestimabile per la grazia che spirano tutte le
figure in esso colorite. Bellissimo è pure il ciborio ornato di quattro
stupendi getti in bronzo rappresentanti storie sacre eseguiti da Gioì
Battista Carrara creduto scolare di Gio. Bologna.
Attualmente questa Certosa conserva le indicate bellezze ma-
teriali, ma nou le ricchezze di cui godeva avanti la soppressione.
Il territorio che oggi possiede attorno di sé, dono del piissimo
e munificente Leopoldo II felicemente regnante.
COMPARTIMENTO SANESE
Capo luogo Siena ai 29° 0' di longitudine e 43 ' e 19' di latitudine.
Sono comprese in questo Compartimento la parte superiore
della Val a" Ombrone , la Val d'Arbia che ne forma la parte
centrale, porzione della Val a" Elsa a maestro di Siena, piccola
parte della Val di Cecina a ponente, e un tratto della Val a* Or-
eia a scirocco, con quanto contiene la pendice orientale del Monte
Andata.
Questo Compartimento confina con quello aretino a levante ,
col pisano a ponente, col fiorentino a tramontano e col grossetano
a mezzodì.
Il territorio sul quale si estende, è circa 1260 miglia quadrate.
Quattro sono le città che racchiude e 29 i luoghi di Comunità co-
stituenti collettivamente 33 Comuni, che secondo la statistica del
corrente anno i838, contano 1 38,588 abitanti, distinti in 72,110
maschi, e 66,478 femmine, componenti 24*189 famiglie.
Ogni miglio quadrato ragguaglia circa 192 anime.
125
CITTA
E
TERRE COMUJfITÀTIVE
POPOLAZIONE
DELLE
COMPIUTA*
CITTA
E
TERRE COMUNITÀTIYE
POPOLAZIONE
DELLE
COMUHITA*
Ab. S. Salvadore
Asciano
Buonconvento
S. Casciano de' Bagni
evasole
Castellina
i lastelnuovo Berardenga
Casfciglion d'Orcia
Cavriglia
Chiusdino
<k)LLB
Elei
Gajole
S. Gimiguano
S. Gio. d'Asso
MOWTALCIUO
Montereggioni
43i5
6674
3600
3of>8
3934
3177
7131
1811
3770
3o5i
59'9
1237
4778
6*j<)3
■4*io
6809
3384
1
Monteroni
Monticiano
Murlo
Pian Castagna jo
Pi ENZA
t Poggi bonsi
S. Quirico
Radda
Radicofani
Radicondoli
R a poi ano
SIENA
Masse di Città
Masse di S. Martino
Sovicille
Trequanda
«991
aao3
aSgi
28Ò3
0980
5856
1643
a5'io
a549
*°99
34o3
19,606
3870
458o
64 .4
3o68
ILLUSTRAZIONI
DELLE CITTÌ E TERRE PRECIPUE
DEL COMPARTIMENTO SANESE
♦•<
CITTA
SIENA — Tra le tante opinioni degli scrittori sulla origine di
questa città, rendesi impossibile determinare in qual epoca ella sor-
gesse, meno che non dispiacesse accomodarsi a quelli che senza fa*
voice molta probabilità congetturarono essere stata fondata ai tem-
pi della famiglia Giulia di Roma, onde per avventura trasse il
nome di Siena Julia che ebbe nei suoi primitivi tempi.
Essa fu certamente Colonia romana, e ben ristretto fu il giro
delle sue primitive mura, opinandosi che l'antica città risiedesse tutta
in uria delle tre colline che oggi comprendoni dentro le mura, e pre-
cisamente in quella che conserva il nome di Siena vecchia, ove ri-
ia6
mane una torre detta di S. Ansano, pretto la quale furouo la tede
e la chiesa dei primi Vescovi.
Col volger degli anni divenuti popolosi i subborghi di Cumul-
ila e di S. Martino, circa il 1 170 il giro delle mura fu ampliato,
e racchiudendo esso i mentovati subborghi, venne a stendersi quat-
tro miglia ed ebbe 38 porte.
Passati i tempi calamitosi delle barbare invasioni e delle schia-
vitù feudali , Siena pure costituita in repubblica si acquistò un esteso
dominio con le armi, e divenne ricca e potente per il commercio,
cui di buon ora si addiede. Ella possedeva II Porto di Telamone e
ricambiava le sue manifatture in lana con gli esteri e piti partico-
larmente coi Francesi, ri traendo ne sommo guadagno.
Essa fu pertanto ricca e potente; ma quanto mai nessuna agi-
tata dalle interne discordie a causa di governo variato le mille
volte, senza mai ottenere universale tranquillità.
Ad esempio di Firenze ebbe i Consoli, scelse quindi un Potestà
straniero; fu un tempo aristocratica, ebbe il governo degli Ottimati
diviso col popolo, fu democratica, istituì Magistrati in diverse for-
me, in una parola tanti furono i tumulti popolari per siffatta causa,
che molti dei nobili abbandonarono la città e ritiraronsi nelle loro
campagne, ove mentre aspettavano il giorno di umiliare la plebe
loro contraria, non volendo, favorirono air industria campestre e
maggiormente occuparonsi del commercio.
Alle indicate vicissitudini unironsi i tempi torbidi delle fazio-
ni Guelfa e Ghibellina, che aumentando i disastri alla città, la ren-
devano ogni giorno più desolata e oppressa. Stanca finalmente di
sostenere più a lungo le sciagure onde trovavasi afflitta, le fu forza
implorare la protezione dell'Imperatore, fidandosi di migliorare la
sua sorte , e 1' ottcu ne.
Ricomparve allora la calma nella città; ma per breve ora, che
anco il Duca di Amalfi mandatovi da Carlo V mal comportavasi con
quella cui avrebbe dovuto favorire.
Lusingati i Senesi di migliorar la loro sorte sotto il patroci-
nio dei Francesi, scacciarono il presido spagnolo e si dettero ad
essi, comprandosi sventuratamente una guerra sanguinosissima e
la perdita della libertà. Difatti Cosimo I, allora Duca del domìnio
di Firenze, unito agli Spagnoli andò a oste contro Siena, la obbligò
colla fame ad mia umiliante resa > e quindi avutala dalla Spagna
i»7
in compenso dei crediti che con èssa teneva , egli ne divenne Fasi
soluto Signore e la unì all'altro suo dominio.
Terminate cosi le geste antiche della città di Siena, essa ben
presto tornò dall' abbattimento allo splendore, educandosi contem-
poraneamente alla soggezione di un Principe e a dimenticare V in-
dipendente sua potenza.
Oggi questa nobile e bella città vedesi torreggiare sn tre col-
line e vallette interposte, alla distanza di 60 miglia a ostro da
Firenze , cui fauno corona le Montagnole meno elevate del Chianti,
quelle di M. Maggio e di Casole, rimanendole due larghi varchi
aperti per le Valli dell' Arbia e della Merse.
Sette sono le porte per le quali entrasi attualmente nella cit-
tà, le quali per la maggior parte fanno mostra di grandiosità e di
pregi architettonici. — La Porta Romana probabilmente costruita
circa il (3? 7 da Angelo e Agostino architetti senesi, é maestosa
e decorata di nobile e ricco antiporto con affreschi di Ansano di
Pietro da Siena. — Nella Porta detta dei Pispini vi sono bel-
lissime pitture di G. Ant. Razzi detto il Sodoma. — Porta a
Camullia presenta un magnifico prospetto, ed é ornata di amplis-
simo antiporto cui corrisponde un giocondo passeggio, — - Porta
a Tufi, Porta aW Ovile, Porta S. Marco e Porta a Font ebran-
da hanno una certa maestosità e nulla di particolare.
Le strade di questa ainenissima città modernamente selciate
nella maggior parte, sebbene poco pianeggianti, non sono incomo-
de, eccetto alcune rimaste tuttora lastricate a mattoni per ritto
poco gradevoli a praticarsi.
I fabbricati che fiancheggiano le vie e recingono le piazze mo-
strano per la maggior parte solidità e magnificenza di antica costru-
zione o galanteria di architettura moderna.
La piazza principale è veramente meravigliosa e singolare.
Essa è non piana né regolare; ma fatta a conca marina rovesciata
di spaziosa dimensione, contornata dai più bei palazzi che possano
rammentare la cospicuità passata ed il lustro présente, tra i quali
è splendidissimo per V architettura e pei dipinti preziosi che rac-
chiude, quello dell'antica Signoria. Nel basso di essa sorge svel-
tissima una torre detta del Mangia alta 1 5o braccia con grossa
campana e pubblico orologio, che le fa pomposo ornamento, né
le manca una fontana ricci rissima d'acqua per maggiormente abbeU
i*8
Urla. Nelle altre piazze minori ed in buon numero di strade trovanti
fontane di acqua limpidissima, e tra queste una nominata Gufa
alimenta la fonti e 38o cisterne. Tanta dovizia di acqua in una
città che non ha all' intorno monti più elevati di quello sul quale
essa posa, costò ai Senesi ricchi tesori, avendo per così dire vuotato
il monte che regge sul dorso la città, per costruirvi recipienti sotter-
ranei nei quali si deposita l' acqua che per diverse scaturigini fil-
trando nel terreno, tutta si raccoglie in essi, vi si purga, e provvede
quindi per diverse diramazioni ai varj pozzi e alle molte cisterne
della città. Questi grandiosi acquedotti che estendonsi per un circuito
di cinque miglia tutti praticabili , meritano di esser conosciuti sì
perla vastità e lunghezza, che per comprendere come ardua ne fosse
l'impresa. La fonte però che sorprende per la ricchezza delle acque
v Fontchranda Situata nel più basso di Siena in quello dei Brandi,
che si diffonde in moltiplica lavatoj e fa agire non pochi mulini, su-
gli effetti della cui acqua tanto scherzarono per far risultare nei
Senesi quel brillante di cui sono particolarmente dotati.
Vantando Siena celcbratissimi artisti e perfino una scuola
avanti Cimabue rianimatore delle arti belle, tanti che vi fiorirono
e più che altrove lavorarono, ridussero altrettante gallerie i tempi
sacri e le case di quelli che favorendo efficacemente alle arti, offri-
vano agli artisti eziandìo i mezzi di far veduta la loro maestrìa.
Oltre cinquanta sono le chiese esistenti in questa città, tutte
decenti e benissimo ornate: splendide però pei dipinti e per la va-
stità sono il Duomo, S. Gjovanni, S. Domenico, S. Francesco,
Provenzano, S. Spirito, S. Martino, il Carmine e la Chiesa dei Servi
di Maria.
Il Duomo racchiude tanti monumenti delle arti sorelle di va-
rio tempo, da riguardarsi come un prezioso museo di rari oggetti
di belle arti. La fabbricazione di esso fu più volte interrotta a causa
del cambiamento delle vicende, e da varj architetti guidata, perchè
giungesse al suo termine.
La facciata è tutta condotta a marmi bianchi e di altri colorì
sul disegno di Giovanni Pisano, che la eseguiva al cadere del XIII
secolo, epoca in cui il sacro edifizio fu prolungato.
Ammiransi in questa facciata gran numero di statue, busti,
ed ornamenti in marmo ed in bronzo meritevoli d'ammirazione ,
almeno iti riguardo ai tempi nei quali furono eseguiti, essendo
»*9
l'arte sempre nèll'infazia, i quali tanto la rendono ornata, da to-
glierle forse il vero bello maestoso di cui dovrebbe far mostra.
Ogni rimanente delle pareti esterne è incrostato di marmi bianchi
e neri a listre orizzontali.
Entrando nel sacro tempio , spartito a tre navate sorrette da
pilastri incrostati di marmi, con ricco cornicione sopra le arcate,
e con pareti tutte quante coperte di marmi bianchi e neri a strisce
orizzontali, l'osservatore non sa dove posar lo sguardo al primo
incontro, tanti sono gli ornamenti che a lui si offrono iti un mede-
simo tempo. Volte azzurre con brillanti stelle dorate ne sollevano
l'occhio in alto; bellissime storie segnate a musaici in colori nel
pavimento, lo ritraggono in basso; tavole di egregi pennelli e scul-
ture mirabili lo divagano attorno alle pareti, ed in un subito ne
comprende V animo un piacevolissimo incanto. Ovunque muovesi
il piede incontransi sul pavimento lavori di pietre commesse rap-
presentanti storie del vecchio e nuovo Testamento eseguite con
emulazione da Baccio inventore di questo genere di ornato circa
il i35o, da Urbano da Cortona, da Antonio Federighi* da
Matteo di Giovanni, e posteriormente dal Becca fumi che raffi-
nando Parte,nel 1 5oo ne condusse alcuni pezzi che il Vasari giudicò
i più magnifici che mai fossero stati fatti. — Giunti al còro contor-
nato di sedili maestrevolmente intagliati, vedonsi nelle pareti dipin-
ture pregevoli di Ventura Salimbeni e del Becca fumi, e nell al-
tare maggiore bellissimo si mostra un tabernacolo di bronzo lavo-
rato da Lorenzo Vecchietti ,cui fanno decorso ornamento due an-
gioli scolpiti parimente in bronzo da Francesco di Giorgio*
Agli altari che incontransi nelle navate inferiori sono affisse
tavole distinte dei pittori Bernardino Mei, Raffaello Vanni, P.
Dandini, Carlo Maratta, G. Maria Morandi, Mattia Preti,
Francesco Vanni e Salvatore Fontana.
In vari punti del sacro edifizio sorgono eziandio opere commen-
de voli di scultura ad aumentarne le bellezze. Veramente spleudide
primeggiano tra queste il Pergamo scolpito in marmo bianco da Aic-
colò Pisano e il fonte condotto da Giacomo della Querce con
statua di S» Giovanni eseguita da Donatello, le statue dei SS. An-
sano e Caterina del Neroccio, il Mausoleo alzato a monsignor Te-
sta Piccolo mini, il Crocifisso di Buonarroti , la statua di Pio II
del Mazzuoli, l'altra di Pi o III di Pietro Balestra e molte altre
j3o
aratore dei -Maggi, del Ferrila, del Maini, del Enarri e di al*
tri artisti die wmnmn a render s et pie ade afe la magnifica cappella,
che Alessandro VII commetteva alfarchitrtto Giorammclli.
Preziosi affreschi però e splendidi m oiìi rati di s c ul t ur a am-
mirassi nella Zi6rrrigcou&ie^ alla clursa, ove co ns * r i ausi stupendi
codici superbamente ornati di vaghissime miniatore. Nelle pareti di
aletta stanza ri sono colorite le gesta del ponteice Pio II dal Pin-
tmricchio sa i disegni del gran Raffaello, ed in Bezzo ammiransi
la statna in bronzo del Salvatore risorto, gettata da Falcio Si* ito
rimi ed il grappo delle tre Grazie di greco antico lavoro, merite»
▼ole di tntta l'ammirazione di coloro che amano il ver© bello.
Mediante Tasta scalinata marmorea dalla piazza del Daomo
scendesi ad altra chiesa consacrata a S. Gioviali, che corrisponde
precisamente sotto lo spazio che occupano il coro ed il maggior
altare del sovrapposto Duomo. Dalla forma della facciata essa com-
parisce condotta da Agostino ed Angelo architetti senesi dopo il
i388. Il suo ornato esterno tatto a marmi è affatto gotico e non
manca di magnificenza. Neil' interno rimangono affreschi nella
Tolta che appellano alla metà del secolo XV, i quali dal colorito ex
dalla maniera sembrano eseguiti nella decadenza della Scuola sene-
se. Kon cosi peraltro souo i dipinti degli altari, ammirandovi»
buoni lavori di Andrea del Bresciano, dei due fratelli Faentini,
del Mecherino ovvero Becca fumi, del Martelli detto il Mutolo
e di Niccolò Franchini che lavorarono al tempo del risorgimeuto
dell' arte. Alle pareti ancora pendono buon numero di quadri di
minor grandezza, tutti della Scuola senese e meritevoli di osserva-
zione. Un capo d'opera però di bella scultura a basso ed alto rilievo
e il Fonte Battesimale disegnato da Giacomo della Qncrce, e
decorato di varie storie rappresentanti diverse gesta del santo Pre-
cursore, gettate in bronzo con tutta la maestria da Donatello, dal
Gliiberiiy dal Pollajolo, dal Vecchietti e da Lorenzo B art oli.
Questo i un monumento degno dei sommi artisti che emulandosi
unironsi a condurlo.
Per l'ampiezza e pei buoni dipinti che racchiude e commende-
vole la Chiesa di S* Domenico ove tra le altre cose degne di es-
sere vedute , conservansi i cartoni su i quali il Beccafumi disegnava
le storie, che poi eseguì a pietre commesse nel presbiterio della
Cattedrale. La Chiesa di $. Francesco se non raggiunge la nominata
i3i
nella grandezza la sorpassa negli ornamenti, e tutte le altre clic
rammentammo tra le primarie, meritano di esser visitate per co-
noscerne quelle bellezze delle quali ciascuna è particolarmente ador-
nata.
I due teatri clic vi sono aperti presentano buona architet-
tura e commendevoli ornamenti. Il maggiore (Teatro grande) è
condotto dal Bibbiena, V altro dei fio zzi è più piccolo del primo,
ma di elegantissima forma.
Accresce bellezza alla città un ameno e vagamente adornò
passeggio detto la Lizza, che apresi in bel punto entro il recinto
delle mura» cui per commissione di P. Leopolbo I£ riunito il con-
tiguo piazzale della fortezza, che a danno dei Senesi vi costruì il
tristo Don Diego di Mendozza Ministro di Carlo V, nei tempi cala-
mitosi di quella afflitta Repubblica.
A maggiormente promuovere la pubblica istruzione fino dal
12^5 i Senesi riaprirono una Univcrsilà, cui accrebbero fama i
Principi Medici e Lotaringio austriaci destinando valenti professori
a coprirne le cattedre 5 per lo che vedesi oggi frequentata da molli
giovani studiosi.
Accreditato e pure il Collegio fondatovi dalla nobil famiglia
Zo/ornc*, e diretto dai Padri delle Scuole Pie, nel quale sono accet-
tati unicamente i nobili, e benissimo guidata è V Accademia di
Belle Arti, alquanto fiorente oggidì per le cure del chiarissimo suo
Direttore.
- Allò zelo religioso del 'dottissimo Padre Pendola delle Scuole
Pie, ed alla filantropia del Principe e dei Senesi che gli *o» mini-
strano i mezzi, è dovuta la esistenza di un Istituto di Sordo-
muti, nel quale facendola egli da direttore con amor di vero pa-
dre, vedousi quei miseri cui fu ingrata natura, amorevoli verso lui
ammaestrarsi premurosamente iu cièche loro dà a considerare ,
alleviando grandemente a se il danno della loro imperfezione, e
rimeritando coi progressi portentosi le sollecitudini del loro impa-
reggia bile maestro.
Pubbliche scuole dirette dagli stessi Scoi opi , ed altre di Re-
ciproco Insegnamento provvedono alla istruzione del basso po-
polo. Una Sala d'Asilo accoglie i bambini poveri e dà loro istru-
zione morale e fisica. 1 : . , !
Tra le Accademie letterarie che fioriscono in Siena ha chia-
l'ÒTL
ra fama quella dei Fisiocritici, nel cui locale cresce ira bel Museo
di Storia Naturale.
A soccorso dei poveri inalati v'é in questa città il Tasto Sp&*
dalc della Scala istituito probabilmente dai Canonici della Catte*,
drale intorno al mille dell'era nostra, cui in tempi piò prossimi
fu aggiunto auTcatro anatomico e Orto botanico per istruzione dei
studenti. Il materiale di così vasto edilizio , condotto a termine dopo
molte interruzioni, mostrasi grandioso ed ornato. All'esterno è
incrostato di marmi bianchi e neri disposti con regolar simetrìa e
nel!' interno racchiude molte pitture con mende voli di Domenico di
Bartolo eseguite nel XV secolo, con altre bellissime del Beccafu-
ini. — Riunita allo Spedale evvi una vasta chiesa nella quale meri-
tano di esser veduti gli affreschi che il Conca colori nella tribuna,
sebbene non troppo felici pel disegno; una statua in bronzo del
Redentore che posa sul maggiore altare gettata lodevolmente dal
Vecchietti , due Angioli ed una Pietà condotta in marmo dal
Mazzuoli, e la Tergine dipinta a fresco dal mentovato IK di Bar-
tolo.
Un altro Spedale più piccolo accoglie i malati alla cute; cu-
stodisce in adattato locale le incinte occulte; e veglia alla custodia
dei dementi che vi sono portati. Per, gli esposti i aperta una casa
apposta; per. gli orfani i cittadini mantengono un Ospizio di
Mendicità.
Il Monte dei Pasc/ii e un Monte Pio somministrano denaro
per un tempo a quelli cui è forza far conto delle pròprie resti o
suppellettili per provvedersene nei loro bisogni.
Risiedono a Siena un Governatore e Luogotenente generale ,
ed un Arcivescovo. Vi sono un Tribunale di prima istanza con
un Presidente quattro Auditori , Procurator regio e Sostiiuto,
un Giudice Civile, ed un Direttore degli Atti Criminali, e quindi
vi si trovano una Camera di Soprintendenza Comunitaliva, una
Direzione di Acque e Strade > una Dogana, %\\ Uffizj del Regi-
slroy di Garanzìa e del Sale e Tabacco, una Magona egli
Archivi delle Riforma gioni e dei Contraili.
I senesi sono zelantissimi per promuovere le manifatture e le
moltiplici fabbriche da essi dirette rie fanno evidente la prova. Si
contano in Siena circa 4° lanifici di lavoro ordinario, e uno di
panni fini benissimo provveduto, sebbene sfortunato per la man-
idi
canza delle commissioni. — Tre sono le manifatture di seterie in
una delle quali si tessono drappi a opera bellissimi, e 100 le fab-
briche di nastri di seta. — Di ogni qualità vi si tessono le tele di
lino e di canape, non escluse quelle all' uso di ol tramonte- ed al
in tra pendente fabbricante Bandini è riuscito di porne in commercio
delle bellissime. — Dal mentovato Bandini si estrac pure lo suc-
cherò dalle barbebietole; ma con miglior fortuna egli si addiede
alla distillazione degli spiriti di varie qualità, avendo ottenuto in
questo anno i838 un prodotto di libbre 200,000, — In 10 fabbri-
che si lavorano cappelli di pelo molto stimati per la finezza e pel
morato; in due quelli di paglia. — ■ Sono accreditatissime otto
conce di pelli; sette sono le tintorie, tre le cererie e numerose le
botteghe di tarsie e intagli in legno, e di altri oggetti più comuni.
Due sono i mercati settimanali che si tengono in Siena > e
quattro le fiere annue nei; mesi di giugno, agosto, ottobre e di-
cembre.
Le nobili famiglie senesi , che possono vantarsi di celebratisi
simi antenati onde illustrare la loro patria, sono moltissime. Atte-
nendoci a nominare unicamente i prima ij tra i grandi ingegni, oltre
la gran Santa Caterina da Siena e S. Bernardino, rammenteremo
6 Pontefici, 5ò Cardinali e moltissimi Prelati distintisi nella gerar-
chia ecclesiastica; l'Accarigi, l' Agostini, il Bargagli, il Belcari,
il Benvoglienti , il Sermoneta, Catarina, Ochino, i Socini, Moce-
to, il Malewlii, tt,Petrucci,il Piccolomini, il Sansedoni ed il To ru-
masi con molti altri Commendati letterati; i valenti storici Rarto*
lommei, Dati e Dei; i poeti Folcacchiero fe Lodovico; i giurecon-
sulti Donati e Dotti; ed i fisici Biringucci, Ferroui, Gabbriellì e
Mattioli.
Tra gli artisti vantando Siena una scuola avanti Cimabue ,
direi quasi infinito essere il numero di quelli che nelle diverse epo-
che di essa, salirono ih lama pei lero talenti bene educati nelle
arti. — » Gli architetti celrbrati di Siena furono Angelo, Agostino,
Neruccio , Landò, il Peruzzi, il PomerelK, Maestro Riccio, il Gon-
nella, lo Schifardini re.— Scultori di chiara fama furono Romano
da Paga nello , Iacopo della Querce-, Ducevo di Buoninsegna, il
Vecchietta, il Signorini; il Redi, il Mazzuoli ec. Ansano, France-
sco di Giorgio, il Cazzerelli, il Martiui ed altri all'architettura riu-
nirono lodevolmente la sctftaira. -^Bei éatvti pittori soiiò sempre
/
i?4
rispettabili i nomi di Guido, Mino e Ugolino dir fiorirono liei secolo
XIII; i Meni mi, il Loreuzettt, il Laurati ed il Berna con altri la-
Torarono con lode nel XIV; e quindi si distinsero Bartolo, Ansa-
no, il Vecchietta , e molto più tardi il Paochiarotti, il Sodoma, Ru-
sticano, Scalabrino, Mecherino ed il Pcruzzi che fecero progredire
l'arte fino alla metà del secolo XVI. Caduta la Repubblica Senese, le
arti pure languirono in quella città e solo quando gli animi dei citta-
dini furono calmati e l'ordine delle cose fu affatto cambiato, i Sa-
limbelli tornarono a rianimare l'antica scuola, allevando i Gasolani
ed i Vanni dai quali furono ammaestrati altri; ma non riesci loro
di sorpassare la mediocrità* Nel XVIII secolo fece qualche sforzo
ili Nasini, ed il Franchini tentò di éostenere l'arte che vede-
va» inclinare alla rovina; ma iuvaho che essa peri affatto. Oggi
però la Scuola di Belle Arti in Siena. è floridissima per la beneficenza
di Ferdinando HI e pel genio 1 eie varissimo, del maestro e direttore
Francesco Nenci oriundo di Anghiaii.
,-f .
•
- < COLLE già forte castello d'ignota origine, fu dichiarata città
i onorata di Vescovado da Ferdinando I che le ottenne questa di-
stinzione da Clemente Vili nel 1 593.
; Essa risiede parte nel ripiano del monte ove £ sltaata e parte
nell'adiacente pianura, rimanendo la prima affatto separata dalla se-
conda e distinguendosi tra loro coi nomi di Colle alto e Colle basso*
Due sono le comunicazioni tra esse^ una interna breve e scoscesa
assai antica ed incomoda , l'altra di agevole pendio modernamente
condotta e ben tenuta fuori delle mura.
La città alta si compone di una lunga borgata termiapfta da
due. porte, nella quale corrispondono solidi e maestosi fabbricati,
il Duomo cioè, l'Episcopio, il Seminario ed il Pretorio. Più in
basso apresi altro borgo fiancheggiato da decenti fabbricati, nel
quale trovansi alcune officine, tra le quali una Tipografìa per
ricordarci che Colle fu forse la prima in tutta Italia a far prova
delia nuova arte di stampare felicemente inventata.
. . Il Duomo è di vaga forma in cróce latina e benissimo ornato ,
merci il diaintej* sae dello jeakatittiafc vescovo Gentili, che per
i35
togliergli lo squallore cagionatogli dal tempo, quasi dalle fonda-
menta ricostruì Ho, ridonandogli semplice e maestoso aspetto.
In questa parte di città esitono eziandio la Cura di S. Cateri-
na , un Consarvatorio ed uno Spedale alquanto vasto e ben mante-
nuto.
Scendendo a Colle basso recinta essa pure di mura nelle quali
sono aperte due porte, vi s'incontrano buon numero di case che
fiancheggiano alcune piccole vie ed una chiesa dedicata a S. Iacopo
con altare di pregevoli marmi. In questa parte di città trovansi
molte fabbriche di carta, ramo speciale d'industria dei Colligiani,
sei gualchiere, un lanificio, una fabbrica di vetri e cristalli con edi-
fiziodì arrotatura annesso e due fornaci di terraglie ordinarie.
La pubblica istruzione della gioventù è affidata a tre maestri,
ed alle Oblate del Conservatorio mentovato incombe quella delle
povere ragazze. Per la filantropia di non pochi cittadini che eoo
le loro lascite ne concessero i mezzi, annualmente si dispensano
in Colle buon numero di doti alle fanciulle povere, e con le ren-
dite della eredità Usi m bardi sono mantenuti a Pisa cinque giovani,
per abilitarsi in quella scienza che loro sembra maggiormente con-
venire,
Questa città è distante 3o miglia a ostro-libeccio da Firenze
e 14 a maestro di Siena, ed è situata ai 28° 4>* di long, e 43 ' 28'
di lat. — Essa non conta più di 3ooo abitanti e vi risiedono un Ve-
scovo, un Vicario Regio, un Cancelliere comunitativo, milnge~
nere, due Medici e due Chirurghi.
Vi si fanno due grosse fiere annuali nei mesi di agosto e set-
tembre, ed un mercato in ogni venerdì non impedito delia setti-
mana.
Ebbero i natali a Colle il Beltramini valente nelle scienze
sacre, B. Scala letterato commendevole, Cenni no ed il Lippi
artisti di gran reputazione, Vincenzo Spada celebre calligrafo e
disegnatore in penna, il Campana, e Arnolfo di Lapo architetti
celebra tissimi.
JHONTALCINO. — Questa città memorabile tra le toscane per
essere stata l'ultima a cadere, allorché il potere assolato dei Prin-
10
/
i36
cipi abbatteva la libertà dei popoli, risiede nella cima di alpestre
moote a ?4 miglia a scirocco da Siena e 60 a ostro-scirocco di Fi-
renze sotto i gradi 29 90' di long, e 43° 4' di I**»
Avanti il pontificato di Pio II fu terra forticata di proprietà
dell'Abate del vicino Monastero di S. Antonio. Dichiarata città e
concessale la onorificenza del Vescovado da quel Pontefice, non tar-
dò molto a cadere nelle mani dei Senesi che l'assalirono con la for-
za. La potenza di questi venne però infiacchita dai disastri di una
lunga ed aspra guerra cui trovaronsi avviluppati per amore di
libertà, e finalmente la loro Repubblica cadde, e l'indipendenza per
essi rimase un sogno. I Magistrati senesi mal soffrendo la loro umi-
liazione, speranzaronsi di sostenersi in libertà a Montalcino, e
colà rifugiatisi, non attendevano che alla loro difesa; ma invano,
poiché la moribonda loro speranza in breve ora svanì affatto, eia
città fu aggiunta al nnovo dominio che Cosimo I acquistava con le
armi e coi denari nella provincia senese.
Il recinto delle mura di questa non oltrepassa un miglio e
mezzo; cinque sono le porte in essa aperte e 3ooo gli abitanti.
Delle sue vie poche sono quelle pianeggianti, incomode tutte
le altre. Le piazze sono due, ed avendo una figura triangolare, offrono
un aspetto né grandioso né elegante. L' edilizio più cospicuo é il
Pretorio situato nel centro della città , cui fa grandioso ornamento
una sveltissima torre che gli é sovrapposta.
Il Duomo é vasto e decentissimo pei restauri che l'attuai Ve-
scovo ebbe cura di farvi eseguire. Le chiese però di S Egidio, di
S. Antonio, della Madonna del Soccorso , di 5. Francesco e di
«S. Piero con Y Oratorio del Corpus Domini sono le più ornate,
e le meglio decorate di pregevoli dipinture. Vedonsi in esse quadri
di V. da S. Gimignano, di HI cenerino , del Vanni, di Bartolo
da Siena, del Salimbeni, del Beccafumi , del Sodoma, e di al-
tri celebrati artisti.
Ai malati poveri é aperto in Montalcino un decentissimo Spe-
dale. — La gioventù studiosa tanto ecclesiastica che secolare trova
buona istruzione nel Seminario. — Le Monache di S. Caterina ac-
colgono gratuitamente le ragazze e danno loro educazione fisica e
morale. — Per gli sventurati orfani v'è aperta una casa che da
loro ospizio ed istruzione.
Il Teatro non é grande, ma di vaga forma e adattato alla pò-
«3 7
polazione clic può accorrei vi, allorché l'occasione porta che sia
aperto.
Sebbene nel territorio senese le manifatture sieno trascurate ,
prevalendo l'agricoltura; a Monta lei no questo ramo utilissimo di
industria è alquanto coltivato* In essa contansi difatti 6 conce di
pelli , a tintorìe, a cererie, 5 fabbriche di cappelli, 3 tratture
di seta , 3 fornaci di terraglie ordinarie e considei evol numero di
telai di panni canapini lisci e operati , con una tintoria corredata
di una gualchiera.
Tutti i mercoledì ed ogni primo del mese vi è mercato. Nei
mesi di giugno, luglio e agosto vi si adunano tre fiere.
Risiedono a Montalcino un Vescovo, un Vicario Regio, un
Cancelliere commutativo , un Ingegnere, un Ministro Esattore,
un Medico e due Chirurghi.
Questa città si vanta di aver dato all'Università di Padova i
lettori Menchini e Dorinoli, e di essere stata la patria dell' archia-
tro Mancini, dell'anatomico Pinelli,del teologo e poeta Cervioni,
del canouista Brunacci, dei due scultori Berti e di molti altri che
per sapere e maestrìa salirono in fama.
PIENZA. Avanti il pontificato di Enea Silvio della nobile fa-
miglia Piccolomini di Siena, essa era terra rispettabile chiamata
Cor ugna no. Questo Pontefice, nato in essa nella occasione che i
suoi genitori vi dimoravano, per sottrarsi alle vicissitudini cui era
esposta la patria loro nei torbidi tempi del incominciare del XV
secolo, memore della terra ove aveva sortito i natali, volle onorarla
di Vescovado, dichiararla città, abbellirla e cambiarle l'antico
nome in quello di Pienzà , derivandolo da quello di Pio II , che
egli aveva assunto, salendo sulla cattedra di Pietro.
Pienza giace sul ripiano di amena collina a tre miglia a sci-
rocco da Siena ai gradi 19 21' di long, e 43* 5o r di lat. Le mura
che le sono a difesa non si estendono oltre il mezzo miglio, e per
tre porte entrasi in tre delle principali strade che la traversano.
La strada più ampia è Via di Mezzo ed essa è pure la più
bella, perchè contornata dai migliori fabbricati dopo quelli splen-
didi che vedousi nella piazza aperta avanti alla Cattedrale.
i38
In un lato di questa piazza sorge grandioso il Duomo archi-
tettato da Bernardo senese a spese del ricordato Pontefice sul no«*
dello di quello di Siena. Gli ornamenti della facciata sono benissimo
intesi, e nell'interno se non é buonissimo il gusto architettonico,
sono meritevoli d' essere osservate non poche dipinture e sculture
della Scuola senese fiorente a quel tempo. Di faccia al Duomo ele-
vasi il Pretorio con bella torre, e compiscono l'ornamento della
nominata piazza l'Episcopio, la Canonica ed il magnifico Palazzo
Piccolomini edificati dal ridetto Pio II con altri edifizi di splen-
dido aspetto.
Oltre un Seminario per gli ecclesiastici, sono in Pie n za pubbli-
che Scuole elementari ed un Conservatorio ben diretto che accoglie
le ragazze in educazione e dà gratuita istruzione alle fanciulle po-
vere della città.
Il Vescovo di Chiusi è ancora Vescovo di Pienza, sicché non
risiede in questa che in alcune occasioni dell'anno: vi stanno però
stabilmente un Vicario Regio, un Cancelliere comunitativo, un Me-
dico ed un Chirurgo.
Nacquero in questa città Pio II e Pio III di lui nipote, ed il
professor Gio. Santi fisico celebratissimo.
TERRE
S. Gimignàno. — È questa una delle terre più illustri della To-
scana, cui dettero tanta celebrità le sue numerose solidissime torri,
onde fu detta S. Gimignàno delle belle torri. Essa giace sul ripia-
no di considerevole altura alla distanza di 3o. miglia da Firenze ,
tutta recinta da mura guernite di baluardi e di antiporti, mercè dei
quali fu sempre difficile ad espugnarsi. Più piccola che al presente
essa fu certamente nei suoi primitivi oscurissimi tempi, e del suo
ampliamento, avvenuto probabilmente sul cadere del secolo XII,
ne fanno evidente prova i portoni delle antiche mura esistenti
tuttora dentro la terra.
Fino dal i2i4> dopo aver aumentata la sua popolazione con
molti di quelli che distrutto Semifonte dai Fiorentini, in essa
elessero domicilio, e con molti del suo contado, che per sicurezza
i3g
entro le mura' trasferirono la loro abitazione, S. Gimignano regge-
vasi a Comune sotto il governo di 5 Consoli, 8 Priori ed un Po-
testà j ina nel 1255 volendo il popolo una parte maggiore nell'am-
ministrazione della sua Repubblica, i nominati Magistrati furono
convertiti in* 12 Capitani del Popolo, che nel 1287 per nuova
riforma cambiarono nome e numero* e furono ridotti a 9 Gover-
natori e Conservatori,
Vissuti così liberamente quei di S. Gimignano fino al 1 3 53, ora
a forma aristocratica ora democratica, susci taronsi tra loro guerre
civili sanguinosissime per causa delle famiglie Ardinghelli e Sal-
vucci che per private discordie conturbavano la quiete comune.
Nel volgere di questo anno stanco il popolo dalle intestine
tremende discordie, domandò ed ottenne la protezione e l'ajuto
della fiorentina Repubblica , e spontaneamente ad essa affidandosi,
vide compiste le cose del suo comune e salvi i diritti delle sue
Magistrature.
Questa Repubblica estese il suo dominio in molti castelli, e
con alcuni le fu forza sovente venire alle mani ; ma la guerra ve-
ramente aspra e sanguinosa che fece, fu quella che per più anni
sostenne contro i Volterrani, a sedar la quale riusciti vani gli sfor-
zi delle Repubbliche lucchese e senese, si occupò efficacemente la
Repubblica fiorentina, cui stava a cuore la pace diquel Comune, dal
quale per esperienza comprendeva quali valevoli soccorsi poteva
aspettarsi nei suoi bisogni.
Cinque sono oggi le porte che danno accesso a questa co-
spicua terra, ove piacevole vi si trova il soggiorno, grandiosi appari-
scono non pochi dei fabbricati, e se non pianeggianti offro nsi le
vie principali, ampie prese ntansi e benissimo lastricate. Delle nomi-
nate torri, vetusti e nobili monumenti designanti forse le m ol ti-
pi ici famiglie di ottimati che in essa trovaronsi, mentre fioriva la
sua repubblica non ne rimangono oggi che 12. Bella e sveltissima tra
queste alzasi sopra le altre quella annessa al palazzo Pretorio già
Mantellini, tutta condotta a tra ventino regolarmente squadrato,
dalla quale pendono grosse campane che accordandosi con quelle
del campanile della vicina Collegiata, nei dì solenni formano un
concerto di dodici campane il più armonioso ed il più imponente.
A metà della via principale per la quale incontransi molti
edifizj che conservano le forme di gotica architettura accordata
Ifr,
€0» b maniera dei rosasi, apresi vasta Piazzm detta «VI Pozzo
contornata aaefcVssa da drenti fabbrirati. e i» prassiaùtà diqaesta,
ari prato di mgsiore elevatezza della detta strada, m altra
zrtta eorrispoadoao 3 Pretorio, b Casi Art Cornarne eoa Sab
tralr e b grandiosa Coli' zitta chiamata comunemente Durano,
vna delle poche onerate del titola £ insigne in fatta Toscana.
Qoesto bellissimo tempio, cai si ascende per spaziosa scalina-
ta , r condotto a tre navate con areni che voltano sa colonne di
tra ventino, e racchiude si asolarmi me opere di celeberrimi artistL
I jt pareti bterali sono tatte quante fresiate di affreschi rappresen-
tanti storie dell'Antico e Jtuovo Testamento colorite dal Fredi e
dal Berna senesi e da Giov. J* Asciano. Le cappelle di S» Fina e
d# Ila Immacobta Concezione contengono belle dipinture del Ghir-
landajo, del Ma inardi e del Lapi. Nel coro vedonsi preziose
tavole del Perugino, del Poiiajolo, del Poccetti, del Pas-
sionanti e del Rosselli. Tra le tele che adornano gli altari è
di buon effetto quella recentemente affissa ad uno di essi dipinta
con amor patrio dal Cannicci, giovane artista sangimignanese tut-
tora studente nell'Accademia fiorentina. Il deposito di S. Fina co-
stituente F altare della cappella consacrata a detta Santa, è un opera
rla*»ica di buona scultura.
L'altra chiesa degua di singoi .re osservazione è quella di S.
Agostino, tempio assai vasto ad una sola navata, decorato di stu-
pendi affreschi di Filippo Mommi nel coro, e adonto di buone ta-
vole e di eccellenti sculture negli altari che in esso ritrovansi.
Non mancano di decenza e di buoni ornati tutte le altre, tra
le quali distingue*! quella delle Monache di S. Girolamo, ove con-
srrvarifi un bel quadro del Mainarti i e un modesto ma elegante
mausoleo marmoreo con busto di bianchissimo marmo, scolpito
in Roma sotto la direzione del Teneraui, alzatovi a spese del
chiarissimo proposto Ignazio Malenotti alla memoria della sua di-
letta sorella Fid amante, stata modello di virtuosa rassegnazione
di di vota ricordanza per le suore di quel convento, cui apparten-
ne, e per tutti i suoi concittadini.
Un comodo e ben tenuto Spedale accoglie i poveri malati a
curarsi le loro infermità, al quale è* unito un gabinetto contenente
i modelli delle belle preparazioni anatomiche eseguite dal celeberri-
mo professore Mascagni, con le tavole parimente anatomiche della
•4«
grandiosa opera di AUhert—Xin Monte Pio soccorre ai bisogni del
povero. — Pubbliche scuole dirette ora da tre maestri ricevono la
gioventù studiosa. — Un Conservatorio di oblate tiene in educa-
zione le fanciulle, e dà gratuita istruzione alle ragazze del paese,
e finalmente con le rendite di un Collegio istituito in S.Gimignano
nel XVII secolo dal benemerito Domenico Maina rdi due giovaui
sono mantenuti agli studi nel Collegio Ferdinando di Pisa, soc-
corsi per le spese occorrenti nel ricevimento della Laurea, e as-
sistiti nel tempo delle pratiche da farsi in Firenze con 55 scudi
all' anno , ed altrettanti mantengonsi ai studi di Belle Arti.
La popolazione di S. Gimignano non oltrepassa i a3oo abi-
tanti, dei quali la classe indigente è occupata all'agricoltura, ri traen-
done sommo profitto. In tutti i mercoledì vi è mercato ma talvolta
mancano i concorrenti. Le fiere però, che vi si adunano tre volte
all' anno, riescono assai grosse e di sommo vantaggio per il paese.
Risiedono in S. Gimignano un Potestà ed un Cancelliere comu-
nitativo.
Vanta questa terra famiglie cospicue per potenza e nobiltà e
non pochi che si distinsero per dottrina. Conservansi tuttora la
discendenza della famiglia nobilissima dei feudatarj Ridoìjt stati
Conti di Montefalcone , e un ultimo rampollo femminile della no
bil casata Lupi rimane nella casa Malenotti. Salirono in fama tra i
tanti, i giureconsulti Morelli e Mainardi, i letterati Cortesie Lu-
pi, e gli artisti Poccetti e Mainardi pittori di nota celebrità.
■■- i l i »QO ! ■ ■■'
Asciano bella e grossa terra della Val d' Ombrane risiede a
scirocco lev. di Siena, ed è traversata in linea quasi retta dalla
Strada Regia, dalla quale è pure divisa in due parti ineguali. Due
porte danno accesso alla più grande e per altrettante s' entra nella
parte meno estesa.
Essa fu già Signoria dei Scialenghi, quindi passò nei Sal-
varti, e nel 1 168 fu a forza occupata dai Senesi, sotto dei quali fu
smantellata l'antica rocca e lasciata senza alcuna fortificazione. In
seguito ebbe pari la sorte con le altre terre del dominio senese.
L'antica Pieve situata in un rialto entro la Porta Massini, fu
dichiarata Collegiata nel 1 54a > essa e ben adorna e decorata di ele-
gante facciata.
M't
I migliori fabbricati corrispondono nella Via Regia e in altra
detta di meizo. In questa incontransi pure il Pretorio, la Casa del
Comune, la torre del pubblico orologio, l'Oratorio di S. Bernardi-
no ed il vasto tempio di S. Agostino.
Presso la Porta del Comune, nell'interno del paese apresi una
spaziosa Piazza detta del Mercato con fonti pubbliche, nella quale
iu tutti i venerdì adunasi grosso mercato e cinque volte all'anno vi
si tengono popolose fiere.
Le manifatture non vi sono affatto trascurate, trovandovisi
due fornaci di majoliche ordinarie, due fabbriche di cappelli di
pelo e due tintorie. ^
Hanno sede in Asciano un Vicario Regio, un Cancelliere co-
mmutativo, un Ingegnere, un Maestro di scuola pubblica, due Me-
dici ed un Chirurgo.
Giovanni pittore fu detto d* asciano dalla sua terra na-
tale.
8ANTUARJ
Moxtk-olivbto Maggiore. — Tra le sterili balze di margone
argilloso che incontransi all'Oriente delle pendici di Siena, sorge
un monte nominato anticamente il Deserto di decotta ed oggi
Monte OlivetOy che divenne celebre fino dal secolo XIV pel Ro-
mitorio ehe vi eresse il R. Rekxaroo Tolombi senese, quasi il primo
a richiamare alla primiera osservanza le regole stabilite da S. Be-
nedetto, quando la generale rilassatezza traeva iMouaci lungi dalla
pratica di esse.
In questo luogo apprendevi quanto l'arte possa per far variare
aspetto alla natura* Qui essa mostratasi una volta orrida e deforme,
oggi apparisce rìdente, amena e deliziosa.
Giovanni Tolomei lettore di leggi in Siena seguito da. nn
Piccolomiui e da aa Patrizzi ritirossi colà a menar vita eremitica,
variando il nome in quello di Bernardo e visse per poco con i com-
parai ia gioite sparse pel monte. In poco d'ora aumentati gli ere-
miti per Paccorreaza dì nuovi seguaci,, nel i3 19 fu da Giovanni
XXII approvata r istituzione di un nuovo Ordine monastico sotto
ti nome di Qutv*TAJW> in memoria del rassegnato addio che la gran
madre Maria dette al suo divino figliuolo nei Monte Olivete. In
i43
progresso di tempo lasciate dai Monaei le umili grotte e gl'isolati
tugurj, trasferirono la loro dimora in un grandioso monastero cui
posteriormente furono fatti annessi e comodità da sorprendere il
curioso viaggiatore , che osserva tanta magnificenza in mezzo a de-
serti squallidi e di un orrido singolare.
Avanti di arrivare al gran Monastero trovasi una vasta fab-
brica detta il Palazzo , munita di maestosa torre e ponte a leva-
to jo, condotta appositamente per uso di foresteria. Entrati da que-
sta nel recinto claustrale, per ampio viale giungesi al Convento si-
tuato sulla più alta sommità del monte, avente all'intorno colline
verdeggianti di olivi, che l'industria dei Monaci vi allevò, e nissun
altro fabbricato.
La Chiesa probabilmente architettata da Angelo ed Agostino
senesi, cui posteriormente furon fatti abbellimenti e aggiunte con-
sidero voli , presenta la figura di una croce e offre diramatore delle
arti belle commendevoli oggetti di pittura, di scultura e di ragionata
architettura. In essa accordano benissimo la cupola e la tribuna ,
costruite modernamente, con l'architettura semplice e maestosa dei
tempi antichi, e gli ornati aggiuntivi sembrano richiesti dalla fog-
gia architettonica con cui é condotta. Le pitture con le quali la
fregiarono il Lignozzi, il Bossi, il Neroni, il Vanni ti. il Nasini
l'abbellano infinitamente e la rendono meritevole di esser veduta.
Tra le altre opere belle che racchiude questo sacro tempio, sono
mirabili per la finezza delle tarsie e per la intelligenza e pel gusto
delle sculture, j\i stalli rimasti nel coro, maestrevolmente inta-
gliati da Fra Giovanni Veronese.
L' annesso Monastero vasto da racchiudere tre spaziosi chio-
stri, spartito in 800 stanze abitabili , corredato di una scuderia ca-
pace di 35o cavalli, è quanto nissun altro grandioso e sorprenden-
te. In esso pure conservansi affreschi pregieyolissimi del Razzi di
Vergelle detto il Sodoma e di Luca Signorclli di Cortona, che
dipinsero la vita di S. Benedetto nelle 36 lunette del primo chio-
stro, e stupende dipinture che Francesco Solimene, il Riccio il Ca-
solari ed altri eseguirono nel rimanente del claustrale edilizio. Ri-
mangono tuttora da vedersi gli umili abituri dei primi fondatori ,
che oggi vagamente abbelliti, formano conveniente ornamento al
descritto Santuario, soggiorno adattatissimo per gli amatori della
solitudine e del quieto religioso riposo.
•44
COMPARTIMENTO ARETINO
Capo luogo Akezso ai *9° 33' di longitudine e 43* e 28' di latitudine.
Questo Compartimento abbraccia tutta la Falle Tiberina a
lev., il Casentino a tram., gran parte del Valdarno saperiore a
pon. e la Val di Chiana a mei. Esso confina con lo stato Pontifi-
cio a lev., col Compartimento fiorentino a tram, e a pon. e col
Compartimento senese a mei.
La superfice del territorio estendesi i4?3 miglia quadre, rac-
chiude cinque città e 45 terre comuni tati ve che formano 49 Comu-
ni, ed è popolato da a3*,aa8 abitanti, distinti in 1 17,603 maschi
e 1 14> 6a5. femmine, componenti 40*73 famiglie, della qual popo-
lazione trova usi i63 anime per ogni miglio quadrato.
CITTA
TERRE COMUNITATIVE
Angbiari
AREZZO
Asina lunga
Badia Tedalda
Bibbiena
Bokgo $. Skpolcjlo
Bucine
Capolona
Caprese
Castel focognano
Castelfranco di sopra
Castel S. Niccolò
Castiglion Fiboccbi
Cartiglio» Fiorentino
Castiglion U ber tini
Ce tona
Cbianciano
Cbitignaso
Curasi
Chiusi in Guattii»»
CivittrUa
Corto» a
Fojano
S. Giovanni
letterina
POVOLASIOn
DXLLB
COMCMTÌ
63o 7
3i^7a
3873
aooo
46oi
7137
oan
aioi
CITTA
TERRE COMUNTTÀTITE
Loro
L nei g nano
Marciano
M. S. Savino
Montemignajo
NomrauaAio
Mont èrebi
M. S. Maria
Montevarchi
Ortignano
Perone
Pian di Seti
Pieve S. Stefano
Poppi
Fratovecchio
Raggiolo
Sestino
Stia
Subbiano
TaUà
Terranno*»
Torrita
Vergherei»
ropoLAziora
DELLE
cokuyitj?
i45
ILLUSTRAZIONI
DELLE CITTÀ E TERRE PRINCIPALI
DEL COMPARTIMENTO ARETINO
CITTÀ
AREZZO (Arre tium) è città illustre di antichissima origine si-
tuata parte in deliziosa pianura, parte in agevole ed ameno colle
a £5 miglia a scirocco-lev. da Firenze , con una popolazione non
maggiore di i o,5oo abitanti.
Essa fa delle più forti tra le città di Etrusca origine e superò
tutte le altre nei lavori di figulina e nei getti di bronzo. Ebbe
chiara fama sotto i Romani che la onorarono di libero Municipio ,
e mentre questi reggendosi in repubblica erano molestati da Anni-
bale, Arezzo con denari, armi e vettovaglie giovò a Scipione che
movevasi a oste contro Cartagine.
Accolse una Colonia sillana in pena della parte che aveva presa
nella guerra sociale e quindi, dato ricetto ad altra colonia Cesariaua,
le avvenne di distinguere isuoi abitanti coi nomi di Aretini vec-
chi y Fidenti e Giuli esi.
Saliti sul trono di Roma gl'Imperatori nemici del nome cri-
stiano, come essa fu delle più sollecite ad abbracciare il Vangelo,
così fu delle più tiranneggiate per sostenerlo sotto i crudelissimi
Prefetti cui dovette obbedire in quei tempi di crudeltà: ma in
compenso di tanta sventura, essa videsi coronata di una gloria che
mai vien meno dalle molte migliaja dei suoi martiri, che col sangue
sostennero la fede di Cristo.
Successe a questi tempi dolorosi l'inondazione dei Barbari in
Italia , e Arezzo sperimentò quanto nissun'altra la ferocia dei Goti,
e il dispotismo dei primi Longobardi, né le fu dato di respirare che
ai tempi di Teodosio.
Ogni sollecitudine fulle tolta però nel secolo di Alessandro
Magno, subentrando alle passate violenze la protezione, all' umi-
i4<>
liazioni T esaltamento. Ella fu talmente protetta e privilegiata dai
Franchi, che il giógo del feudalismo mai gravitò su di essa, e libera
si tenne sotto la direzione del suo Vescovo, malgrado d'avere un
Potestà e Priori, coniando eziandìo monete di qualunque metallo.
Vuoisi che fino dal VII secolo ella avesse aperto uno Studio,
le cui cattedre furon poi coperte dei migliori professovi che aves-
sero onorate quelle della Università bolognese, pretesa la prima
fondata in Italia, e fino al 1469 e bbe estesa facoltà di far Dottori
in diverse scienze ed arti.
Mentre reggevasi in repubblica assistita sempre dal sua Ve-
scovo, cui dagli Imperatori e dai Pontefici erano stati concessi pri-
vilegi singolarissimi, a maggiore decoro del suo Magistrato che
adunava di 4<>o Senatori, prima di Firenze e di Siena edificò per
esso un regal palazzo , e posseditrice di esteso dominio tenevasi
con splendore e grandezza.
Sostenne più volte onorati conflitti con i popoli confinanti;
ma diffusi ancora in essa i malaugurati partiti Guelfo e Ghibellino,
agli allori colti sugli altri successero le stragi civili, e più fieri gli
attacchi dei nemici. — -Venuta alle prese coi fiorentini alla Pieve
al Toppo nel 1287 tanto macello fece di essi che
El fiorentino allor più che a galoppo
Dal Campo si fuggì con gran Iristitia;
ma ritornata a giornata con questi a Campaldino nell'anno succes-
sivo, con forze sproporzionate, onde l'Alighieri che trovossi a
quella zuffa proverbiò gli aretini Botoli
Ringhiosi pia , che non chiede lor possa,
col fior dei combattenti perdette ancora il Condottiero, l'ardito
Vescovo Guglielmino, e le sue forze militari furono indebolite. Ciò
non abbattè il coraggio dei vinti, poiché perduto il campo , ma non
la città, come si furono riavuti alquanto, mossero guerra contro
S. Sepolcro, e fecero sua la terra cacciandone i Malatesta; vennero
alle mani coi Perugini e ne trionfarono , rifabbricarono nuovamente
le mura della città, e dettero valevoli ajuti agli alleati, meritan-
dosi da essi cospicui donativi.
. Malgrado di ciò le funeste fazioni laceravano questa città net»
i47
Fin terno, affrettandone la caduta, e nemici esterni insidiavano au-
siosamente alla sua potenza. Cosse uffìziale di Lodovico d'Angiò
riusci finalmente a opprimerla, e non contento di avaria spogliata
delle sue ricchezze, arbitrariamente la vendette serva ai Fiorentini
per 24 mila ducati.
Questa umiliazione non abbatte affatto l'afflittissima città; ma la
incitò a tentare ogni via per tornare in libertà; fatta pertanto una
ribellione, raggiunse il suo intento, ma suo danno, poiché riguar-
data dai Fiorentini come ribelle, non lasciandole che una esisten-
za sollecita e piena di amarezze, sembrò ad essa un fausto av-
venimento la comparsa delle forze di Carlo V in Toscana, e non
appena giunto il Duca di Oranges alle sue porte, essa volentero-
sa diedesi a lui, e ne domandò ed ottenne particolare assistenza.
Di questo consiglio avesse pure usato allorquando i Repub-
blicani francesi occupondo l'Italia nel 1799» a< * essa accosta ~
vansi! Non ricorderebbe adesso quei giorni funesti di pianto nei
quali bersagliate le mura e fatta saltare in aria la fortezza, l'orgo-
glioso vincitore minacciava di seppellire sotto le di lei rovine gli
abitanti che avevangli opposta sconsigliata resistenza e non risenti-
rebbe tuttora i danni di uu saccheggio cui per più giorni fu espo-
sta, onde al cittadino non rimase che la miseria ed un vergognoso
rimorso.
Cambiate le vicende di tempo così tempestoso, la città tornò
a rianimarsi, e riavuto quindi il suo legittimo Sovrano nel trono
della Toscana, ella tornò a nuova vita, e con mille favori da esso
con preferenza soccorsa, ottenne finalmente una floridezza, che
forse non aspettava, dopo lo squallore nel quale aveanla posta i
passati disastri.
Il recinto attuale delle sue mura, variato per cinque volte nel
volgere di sette secoli, non oltrepassale tre miglia, e cinque sono
le porte per le quali vi si entra, venendo dalle regie strade fiorenti-
na, cascntinese, romana, e da quella che pone in comunicazione
r Adriatico col Mediterraneo, traversando la Valle Tiberina.
Ampie e benissimo selciate sono le strade che in vari sensi
apronsi in essa, e tra i fabbricati onde sono fiancheggiate, alcuni
mostrano grandiosità, altri decenza ed eleganza, e ogni rimanente
sufficiente comodità.
Poche e non grandi sono le riazze; la principale nero se none
t48
vastissima , è di bella figura quadrilatera condotta a spiaggia , ed
è decorata di una statua colossale in marmo bianco, scolpita dal
JRicci fiorentino, che gli Aretini riconoscenti inaugurarono a Ferdi-
nando III, cui devono una nuova vita per l'incanalamento delle
acque della Chiana da lui prosperamente compito- Ricca di freschis-
sime acque sgorga in questa una fontana con bacino marmoreo , il
cui riufiuto alimenta altre fonti che in vari luoghi della città in-
contransi, e mette in movimento i mulini e le gualchiere che tro-
vami dentro di essa. Corrisponde pure in questa piazza un magni-
fico loggiato lungo braccia 208 '/* con fabbricato sovrapposto, che
si alza braccia 3a *fa, architettato da Giogio Vasari nel x$ r ]'ò e
la gotica fabbrica della Fraternità, ornata di bella facciata di pie-
tra e decorata di orologio pubblico con macchina dimostrante le
fasi lunari, eseguita da Felice da Fossato nel i55a.
La Cattedrale eretta nel luogo più elevato della città fu im-
maginata e cominciata da Iacopo Tedesco maestro di Arnolfo nel
12 18, proseguita da Margheritonc dopo il 1275 e condotta a fine
da altri peritissimi artisti, sul primo disegno di Maestro Lapo. (1)
Giungesi alle quattro porte del maestoso edifizio mediante
nna grandiosa scalinata di finissimo tra ventino, interrotta a mezzo
da comodo ripiano e terminante con altro più spazioso, la quale
contorna il tempio dalle due parti di ponente e mezzogiorno.
Nell'angolo che forma questa scalinata védesi una bellissima
statua di marmo candidissimo rappresentante Ferdinando II pro-
motore del miglioramento della Val di Chiana, opera pregevole
del Francatila eseguita sul modello di Gio. Bologna.
Entrati nel sacro tempio, presentasi la vasta mole alta braccia
47 larga 38 e lunga 1 ia tutta condotta a pietra concia come lo
è esternamente, spartita in un grande ambulatorio terminato da
vasta tribuna e due portici aventi a capo una cappella; Sei pilastri
isolati di bellissima pietra rappresentanti ciascuno un fascio di
quattro colonne rotonde e altrettante ottagone, sorreggono i grandi
archi che occupano la lunghezza della navata principale e gli ar-
chi a quinto-acuto e i costoloni che incrociandosi intersecano le
( «) Anteriormente esisleva in questo sito una chiesa con annesso convento
appartenente ai Monaci Cassinensi, cui l'aveva donato Ugone Borboni nel 1088.
Nel 1204 vi fu trasferita la Cattedrale , sendo per lo avanti al Duomo vecchio
fuori delle attuali mura 400 passi circa.
r
i4q
volte dei portici, mentre porzione dei ridetti pilastri alzandosi
più in alto, vanno a sostenerne le volte del grande ambulatorio.
L'architettura di questo tempio non può essere più grandiosa
nella sua semplicità, per dire al cuorel del fedele che quella è casa
di Dio.
Le finestre che danno a questo tempio una luce veramente adat-
tata al raccoglimento, sono tutte quante condotte a vetri coloriti.
Nelle cinque laterali il prete Guglielmo di Pietro da Marc/Ila
francese nel i5j$ rappresentò storie diverse con tanta maestrìa ,
che forse a nissun altro tempio d'Italia toccò di aver opera di tal
genere così perfetta.
Nelle prime tre volte del grande ambulatorio il ridetto Gu-
glielmo da Marcillanel i53o dipinse le prime tre storie dell'An-
tico Testamento , ed i principj del Nuovo nella volta della navata
destra , ma essendo venuto a morte questo valentuomo, l'opera ri-
mase intertotta, e solo nel i65o ne fu ordinato il compimento a
Salvio Castcllucci aretino, il quale condusse a termine le volte
della navata maggiore meritandosi somma lode.
Sono disgraziatamente perite non poche pitture antiche di
Gi otto, di Lippo, òl Iacopo da Casentino, del Tossica ni e di
Buffalmacco , non restando di qeeste che un Crocifisso del Berna
senese , una Maddalena di Piero della Francesca e buoni qnadri
di Giorgio frasari, Ai Santi di Tito, del Maratta e di Fra Bar*
tolommeo della Gatta nella sagrestia.
I migliori quadri che sono affissi agli altari che i neon tran si gi-
rando attorno al tempio, sono del Poccetti e del Santini; la bel-
lissima tela però nella quale Benvenuti colori il martìrio di S. Do-
nato protettore della città, sorpassa ogni altro dipinto per il mira-
bile effetto, per la esattezza del disegno, e per l'armonìa delle tinte.
Bellissime a vedersi sono pure le sculture antiche onde è fre-
giato questo augusto recinto. Il dossale che costituisce l'aitar mag-
giore, scolpito nel 1286 da Giovanni pisano, tutto pieno d'intagli,
di figure, di fogliami e di altri ornamenti, scompartito dà sottili
musaici e da smalti, è cosa quanto può esser preziosa e rara di
quel tempo, che costò agli Aretini 3o,ooo fiorini d' oro.
II cenotafio del vescovo Tarlati eseguito in marmo finissimo
dai senesi scultori Agostino e Angiolo nel 1 33o , è la più bella
opera di tal genere che sia stata fatta in quel tempo.
i5o
Murgheritofto lasciò il suo capo d'opera in questa chiesa,
alzando un mausoleo di marmo al Pontefice Gregorio X, registrato
quindi tra i Beati, morto in Arezzo nel 1296 tornando dal Concilio
di Lione. #
Pregevole è il Fonte battesimale pei basso-rilievi eseguitivi da
Simone fratello di Donatello nel i33g; degni di ammirazione
sono i due pulpiti che il Bcncivcnnc disegnò nel *563, pei rari
graniti delle colonne e per la forma adattata alla dignità evan-
gelica , c veramente grandiosa è la foggia onde il Vasari fece con-
durre i macigni che sostengono il grande organo.
A tante bellezze antiche unendosi non pochi ornamenti mo-
derni fatti eseguire dal piissimo Vescovo Albergotti , questo tempio
è oggi splendido ed elegante in ogni sua parte.
Congiunto a questo apresi una vasta cappella consacrata alla
t'ergine sotto il titolo del Conforto, prodigiosamente manifestatasi
la sera del i5 Febbrajio 1796, mentre violenti e spaventosi terre-
moti minacciavano esterminio,
Essa è condotta a tre navate con architettura perfettamente
eguale a quella della Cattedrale da Giuseppe del Bosso, ed è or-
' nata di bella cupola e di splendidi addobbi.
Il Catani fiorentino colori maestrevolmente quattro quadri
nella cupola, uniformandosi ai bei cartoni che ne aveva lasciati il
bravissimo Luigi dell' Era mancato immaturamente ai vivi, ese-
guendo la propria fantasia dipinse la incoronazione della Vergine
e vari Profeti nella Tribuna.
Le volte laterali sono tutte dipinte dal franco pennello di Lui-
gi ^demolii milanese , che con effetto vi rappresentò storie del
Vecchio e Nuovo Testamento in colori e a chiaro-scuro. Nelle pareti
laterali sono affissi due grandi quadri larghi braccia 14 e alti 7
coloriti dai chiarissimi professori Luigi Sabatelli e Pietro Bcn-
vcnuti.W primo di questi con vivezza d'immaginazione e gran sen-
timento effigiò supplichevole l'Abigaille ai piedi del generoso Da-
vid, e l'altro con bella grazia e vaghe tinte rappresentò la co-
raggiosa Giuditta che reca pace al suo popolo mostrandogli la testa
dell'estinto Oloferne. Ogni rimanente delle pareti che recingono la
Cappella è decorato di opere non comuni della Bobbia, e di scul-
ture commendevoli. Tra queste il Mausoleo nobilissimo di Monsi-
gnor Marcacci con statua al naturale genuflessa, è l'opera miglio-
re che abbia trattato lo scalpellodcl Bicci fiorentino.
i5i
L'altare di marmo ove si venera la gran Vergine, molti dei
rammentati ornamenti e le ricche suppellettili che formano il cor-
redo di questa magnifica cappella , ricordano l'amor singolare col
quale il religiosissimo Monsignore Àlbergotti amò ed onorò sem-
pre Maria.
Delle altre trenta chiese che trovatisi in Arezzo, tra le quali
dodici Parrocchiali , tiene il primo posto la Concattedrale chia-
mata comunemente Pieve.
Fino dal 84^ leggesi ehe esisteva questa chiesa fuori del cer-
chio primitivo delle mura della città e che ne era Arciprete un co-
tal Gunfrido. Le gotiche forme architettoniche che presenta oggi
nelle tre navate fanno credere essere stata rifabbricata o rimoder-
nata nel i3oo da ignoto architetto, e a questo tempo appartenere
eziandio la facciata condotta a terrazze sostenute da un infinito
numero di colonne varie antichissime, malgrado di trovare il nome
dell'architetto e scultore Marchionnc sulla porta che appella al
1216.
Non è molto piacevole l'impressione che £a l'interno di que-
sto tempio al primo entrarvi ; ma le belle pitture che vi lasciarono
Giotto , il Laurati , il Vasari , il Del Bosso , il Figliali ed il
Dandini trattengono il curioso osservatore ed offro ngli un vero
bello da considerare nella pittura.
La Badia architettata a tre navate dal mentovato Giorgio
Vasarj nel i55o contiene non poche tavole di Giotto >, del Ma'-
tei, del Lappoli e dello stesso Vasari, ed una singolarissima cu-
pola finta, che vi dipinse il P. Pozzo famoso nella prospettiva.
Nella libreria dell'annesso Convento, ora soppresso, rimane
benissimo conservata una spaziosa tavola di Giorgio rappresentan-
te la cena di Assuero.
La Chiesa della SS. Annunziata, ove fiuo dal 1601 si
venera una immagine di Nostra Donna sotto il titolo di Madonna
delle Lacrime, fu disegnata da Bartolommco della Gatta, e da
Antonio da S. Gallo le furono aggiunte le due navate minori.
Essa è ricca di belle colonne nell' atrio, ha un grandioso altare di
marmi varj architettato dal Cav. Sirigatti senese, e racchiude sti-
mabili dipinti di Pietro da Cortona, del Rosselli , del Soggi e
del Torri.
In S. Maria in Gradi condotta da Barlolommeo Amman-
ii
102
nati nel i5<)0 pei Monaci Camaldolensi, oggi Parrocchia, dipin-
sero maestrevolmente il Santini, il Castcllucci ed il Dandini,
e Andrea della Robbia vi collocò una delle sue bellissime opere.
S.Francesco appartenente ai Francescani Conventuali è una
vastissima e grandiosa chiesa edificata nel XIV secolo, nella quale
conservansi affreschi di Piero della Francesca, sebbene barbara-
mente guastati dalle ingiurie degli uomini , e buoni quadri del
Brandi, del Santini, deVLappoli, di Spinello e del Passi~
gnano,
S. Agostino edificata dai Signori di Pictramala nel i36p,
fu rimpiccolita e adornata di stucchi nascondendo barbaramente
le pietre nel 1776 dai PP. Agostiniani cui apparteneva. Essa è
oggi Parrocchia e conserva un eccellente quadro proveniente dalla
bravura dei pittori Pecori e Soggi.
S. Domenico fabbricato dai ridetti Signori per Religiosi Do-
menicani nel 1 260 col disegno di Niccola Pisano, è attualmente
Parrocchia, e racchiude egregie dipinture di Angiolo di Lorentino,
di Spinello, di Patri suo figlio, di Luca di Tome e Ulisse Cioc-
ci senesi e del Casiellucci, con finestre colorite dal Marcilla,
Le Chiese di S.Pier Piccolo dei Camaldolensi in origine,
quindi dei Cassinensi e fino dal Seoolo XV appartenente ai Servi
di Maria, di S. Ignazio, dello Spirito Santo, di S. Margherita,
delle Derelitte è di S. Michele già appartenuta ai Camaldolensi ,
possiedono tutte qualche opera pittorica singolare di Salvio Castel-
lucci, del P. Pozzo, di Santi di Tito, del Signorelli, di Spinel-
lo e df Lorenzo di Bicci.
Provvedono alla istruzione ed educazione della Gioventù il
Seminario fondato fino dal i63o, il Collegio Piano cui apparten-
gono i Cherici addetti al servizio giornaliero della Cattedrale isti-
tuito da Monsig. Albergotti sotto il Pontificato di Pio VII ed il Col-
legio Leopoldo aperto nel 1826 ove prima risiedevano gli Sco-
lopi , le Pubbliche Scuole elementari, aperte nella soppressa
Badia.
Le fanciulle civili sono aecolte in un Conservatorio diretto
da monache , quelle del basso popolo concorrono mattina e sera
alle pubbliche scuole presiedute dalle stesse religiose, ricevendone
utilissima istruzione.
Evvi in Arezzo una Pub'lica Libreria, cui è riunito un
i53
apprezzabile Museo di antichità; molto commendevoli sono i
musei privati delle nobili case Bacei e Rossi ; l'Archivio diplo-
matico della Cattedrale è il più illustre monumento letterario
che vi sì conservi 5 f 'Accademia di Scienze Lettere ed Arti che
tuttora esiste, fu di somma celebrità.
La Fraternità, stabilimento eretto sotto la invocazione di
S. Maria della Misericordia dalla pietà di alcuni divoti nel 1262 ,
e quindi arricchito dai patri monj di moltissimi religiosi benefattori
che lasciarongli ogni loro avere, soccorre ai poveri, difende le ve-
dove, assiste i pupilli, mantiene gli orfani e protegge gli studiosi.
L'ampio e ben regolato Spedale di S. Maria de' Ponti
fondato nel XIII secolo, cui furono posteriormente riuniti altri spe-
dali minori, riceve a curarsi i poveri malati, alleva i gettatelli, e
sorveglia ai dementi. — A questo pio stabilimento è annessa una
Cattedra di chirurgia con teatro anatomico.
All'antico Teatro incomodissimo, fu di recente sostituito al-
tro di bella forma in luogo centrale della città con palchi repartiti
in cinque ordini capace di i5oo spettatori. In faccia a questo si
trovano le Stanze civiche decorosamente mantenute, e presso il
Duomo nel Palazzo pubblico vi è il Casino dei Nobili che rara-
mente si apre.
In questa parte la più elevata della città è situato pure un
gradevol passeggio chiamato il Prato , ombrato da frondose Aca-
cie e abbellito dà colonne granitiche, ove i cittadini recansi a go-
dere del fresco dopo le ore cocenti dei giorni estivi.
Molli attirati dal desiderio di vedere monumenti-antichi, giun-
gendo in Arezzo, chiedono di osservare un Aitfileatro grandioso
che vi esistè sotto i Romani; ma l'indiscreta avarizia di quelli che
possedettero questo locale , ha tolto loro come appagare la curio-
sità, non restando di esso, che pochi ruderi in mezzo a un campo,
appena bastevoli ad indicare ove esso fu:
Renelle Arezzo sia traversala da regie strade e risieda quasi
nel centro di una valle in cui trova n si popolose terre, noti ha il
vanto di città manifatturiera. Vi esiste presentemente un solo lani-
ficio corredato di gualchiere e tintorie, cui conservarono la vita
i ripetuti so v veni men ti della sovrana munificenza, nei moltiplici dis-
sesti commerciali ai quali è stato sottoposto. Avendo questo per an-
tico privilegio la fornitura del vestiarodelle milizie toscane, può oc-
«54
cupare molte braccia di quelli che abbisognano di lavoro per sussi-
stere. Sono riputati di buona qualità le pelli che si conciano in quat-
tro officine di tal genere e i cappelli di pelo che si lavorano in sette
fabbriche, e grande smercio hanno i pettini da donna, che s'inta-
gliano in una fabbrica apertavi non sono molti anni. Vi è pure una
cereria , ma il genere non è molto perfetto.
Si fanno in Arezzo tre mercati settimanali, e quattro buone
fiere annue, delle quali riesce grossissima quella che cade nell'otto-
bre la quale dura 3 giorni.
Il Vescovo che risiede in questa città è principe del S. Roma-
no Impero per antichissimo privilegio, Conte di Cesa per i lasciti
alla mensa della Contessa Matilde, e gode delle onorificenze arcive-
scovili nel vestiario, sebbene non abbia il titolo, per concessione
speciale dei Pontefici.
Risiedono in Arezzo un Commissiario Regio , un Tribunale
Collegiale, un Vicario Regi o, un Maggior Comandante di Piazza, una
Camera di Soprintendenza Comunitativa, un Ispettore di Comparti-
mento , un Cancellier Com uni tati vo , un Ingegnere di Circondario,
un Ministro Esattore , un Conservatore d' Ipoteche, una Dogana ,
un Uffizio del sale e tabacco, un Amministrazione Idraulica della
Val di Chiana, uno Scrittojo delle rendite di essa e una Direzione
di Posta.
Gli Aretini manifestarono in ogni tempo gusto squisito e som-
ma propensione per le scienze e per le arti , forse favoriti con pre-
ferenza dalla salubrità del purissimo clima di cui godono, onde lo
stesso Michelangiolo confessava provenire quanto aveva di buono
nell'ingegno, sendo nato accidentalmente a Chiusi nel territorio
aretino.
Essi son per natura d'un ingegno
Tanto sotti), che a ciò che a far si danno,
Passan degl' altri le più volte il segno.
liberti Dittam.
, E per vero dire i suoi tempi passati furono brillantissimi per
un immenso numero di grandi uomini che arrecarono splendore alla
sua patria.
Cilnio Mecenate caro ai sommi del secol d'oro, fu aretino, e
suoi concittadini in tempi meno remoti furono gli libertini, i Tar-
lati, i Del Borro e i Gualtieri potenti repubblicani. Nel secolo XV
X
1 55
1' Accolti , il Cisalpino, ed il Redi furono scienziati profondissimi;
Guittone, R. Accolti, Leon. Bruni ed il saloso e mordace Pietro
Bacci ebbero particolarmente amiche le muse, ed il Perei li fu astro-
nomo insigne.
Tra gli artisti un Margheritonc ed un Marchionne, tentarono
i primi di ridonare all' architettura quella splendidezza che aveva
perduta nella barbarie. In tempi più felici il Vasari, il Vanui, il
Forzore, il Tossicani, Spinello, il Pezzi, il Lappoli, Parri Spinel-
li, Andrea, il Fortori, il Toschi, il Fiori, i Santini, i Torri e mille
altri si distinsero nell'esercizio delle arti sorelle e con le lojro opere
lasciarono alla patria eloquentissimi monumenti per gloriarsi di
aver loro data la cuna.
CORTONA è città ragguardevolissima della Val di Chiana, si-
tuata a 19 miglia a scirocco da Arezzo ai gradi 29° 4°' di l° n g* e
43° 1 7' di Lat.
Che essa appartenga alle città di etrusca origine , chiaro lo mo-
strano gli avanzi delle vetuste sue mura condotte senza cemento,
e le memorie che rimangono di essere stata Lucumonia ed alcuna
volta capitale dei popoli che le si trovavano attorno.
Si distinse nelle guerre che V Etruria sostenne coi Romani , e
caduta quella sotto il potere di questi , Cortona pure soccombette e
divenne Colonia romana appartenente alla Tribù Stellatina.
Benché avesse cosi in peggio variata la sorte, si conservò splen-
dida e ricca finché a tutta l'Italia convenne cedere alla furia dei
Barbari sccsi dal Nord, nella qual epoca devastata e tribolata an-
co essa dall'avarizia di loro, perdette ciò che aveva di meglio e fu
fatta miserabile.
Mancatole in siffatto tempo con lo splendore eziandio il titolo
di città, non ebbe di che confortarsi al partire dei barbari , poiché
incominciate le Repubbliche , Arezzo e Perugia attaccarono ripe-
tutamente e la impegnarono a sostenere aspre guerre per difendersi.
La sua vantaggiosa posizione sull'alto di scosceso monte ser-
bolla dalla umiliazione, e sebbene dipendesse dal Vescovo aretino
nello spirituale, per qualche tempo. si governò pacificamente con
tre Consoli suoi cittadini.
\
x j6
Sconvolte nuovamente le cose d'Italia dai terribili partiti
guelfo e ghibellino, ecco Cortona lacerata da interne discordie, ec-
cole addosso nemici più fieri al difuori. Nell'anno 1209 sostenuto
aspro conflitto con gli Aretini, videsi alla estrema sciagura, perdet-
te la libertà e fu serva di essi.
Come si fu alquanto ristorata dai passati travagli, Uguccione
Casali concepì l'ambizioso disegno di farsi Signore della sua patria
e vi riuscì, cattivandosi i cittadini con lasciar loro l'antica forma
di repubblica; ma i discendenti di lui fattisi con più ardire 7 assoluti
Signori, conservaronsi in siffatto grado di dispotico potere dal 1 3s5
al i4°9> e poca in cui i cittadini stanchi dall' oppressione^ ibellaronsi
per darsi a Ladislao Re di Napoli venuto in Toscana per far
guerra ai Fiorentini.
La Repubblica di cruesti facendo allora profitto dellecircostanze
non prospere di Ladislao, domandogli la vendita di Cortona a la ot-
tenne per 70 mila scudi nel i/Jn.
Mantenendosi questa cospicua cittì sempre fedele ai Fiorentini,
potè in seguito godere di tranquillità e presto sollevarsi dalle sof-
ferte sciagure.
Sembra che l' inalzamento della famiglia Casali corrisponda
all'epoca nella quale Giovanni XXI ridonò a Cortona il titolo di
città e la onorò di sede vescovile, togliendola al Vescovado di
Arezzo cui aveva appartenuto come terra fino al i3a5.
La prima Cattedrale di Cortona fu la Chiesa di S. Vincen-
zio. Nel i5oj Giulio II dichiarata questa Collegiata insigne, stabilì
la Cattedrale nella nuova chiesa intitolata alla Vergine Assunta.
Iu grazia della posizione montuosa il clima è purissimo; ma
le vie sono incomode, tranne la principale che per un tratto consi-
derevole^ pianeggiante. I fabbricati che incontransi girando per la
città se mancano di magnificenza mostrano aspetto nobile pei mo-
derni restauri. Tra questi il più splendido in tutta Cortona è il Pa-
lazzo Passerini che vi fece fabbricare il Cardinal da Cortona di
quella famiglia, non tanto pei pregi di architettura, quanto pei di-
pinti preziosi di Guglielmo da Marsilia.
La Cattedrale è condotta a tre navate sul gusto del XVI se-
colo e racchiude commendevoli opere del Signor clli , del Berret-
tini , del Cigoli e del F arrocchio.
Dei primi due, pittori coitonesi, rimangono buoni quadri anco
io 7
nelle chiese di 5. Filippo , di S. Francesco , di »V. 4gbsfino,e di
S. Margherita, primarie tra le altre.
In questa è un ricco lavoro in argento il davanti della urna
che racchiude le spoglie di S. Margherita, e splendida è la corona
di oro con pietre preziose che Pietro Berrettini inviò ai Cortonesi
per cingere le adorate tempie della Santa penitente, in riconoscenza
della nobiltà ricevuta da essi, quando il Pontefice Alessandro VII
lo ascrisse tra i Cavalieri.
Uno Spedale capace di 100 Ietti soccorre alla umanità lan-
guente per malattia. Un Seminario provvede alla istruzione degli
Ecclesiastici. Le Scuole Pie accolgono la gioventù di qualunque
condizione e al Co iservatorio delle Salesiane trovano gratuita
istruzione le povere fanciulle.
Alla magnifica Libreria pubblica l'Accademia Etnisca corto-
nese riunì un ragguardevolissimo Museo di cose antiche e di storia
naturale, ricchissimo di Iscrizioni etnische, greche e romane; di
Vasi di terra e di bronzo, di Medaglie, di Gemme, di Statue di
metallo e figuline, di plastiche e di altri lavori antichi; con una
doviziosa collezione di erbe, ài metalli, di pietre, di terre e di pro-
dotti marini alquanto apprezzabile.
Non manca il Teatro per offrire un mezzo di ricrearsi alla po-
polazione in qualche stagione dell'anno che viene aperto.
Risiedono in Cortona un Vescovo, un Vicario Regio, un Can-
celliere Comunitativo, un Ingegnere, un Ministro Esattore, due
Medici e tre Chirurghi.
Trovansi in questa città un sufficiente lanificio, due buone
tintorie, sette fabbriche di cappelli di pelo, due fornaci di vasella-
mi ordinar j, ed a Catrosse , luogo poco distante dalla città, è una
fàbbrica accreditatissima di majoliche.
Tutti i sabati v' è mercato, e tre volte all'anno vi si adunano
fiere di numeroso concorso.
Trai molti personaggi che meritaronsi onorata ricordanza con-
tansi lo Zucchini profondo nelle scienze naturali; il Boni ed il Ve-
nuti, celebri nelle lettere; il Bernabei, lo Zaccagni ed il Berrettini
egregi pittori.
i58
BORGO S. SE PO LC no nobile è bella città della Valle Ti-
berina giace poco lungi dal confine dello stato Pontificio a a 5
miglia a greco di Arezzo, sotto i 29 48' di long, e 43 "* 35' di lat.
Essa fu terra ragguardevole fino al pontificato di Leone X ,
che nel i5ao la nominò città e vi costituì un Vescovo suffraganeo
all'Arcivescovo di Firenze.
Tralasciate le molte favole intorno alla sua origine, sembra
molto verosimile che ella avesse il suo incomincia mento dopo il
mille da Arcano ed Egidio, i quali ritornando dal pellegrinaggio
di Palestina ricchi di relique, ivi fabbricarono un Oratorio che
nominarono del S. Sepolcro, presso del quale non pochi attirati
dalle ingenue maniere di quei pellegrini, allora venera tissimi, fis-
sarono la loro abitazione e vennero a formare un borgo, che col
volgere degli anni convertissi in una popolosa terra.
Primi a dominare nel nuovo castello furono i Monaci Carnai-
dolcnsi cui venne confermato il possedimento eziandio dall'Impera-
tore nel 1 163, quando i Signori di Colle Vecchio tentavano di di-
sturbarli.
Nel 1229 non piacque ai Borghigiani di rimanere soggetti ai
Magistrati costituiti loro dai Monaci ; fatta pertanto una rivolta ,
si sottrassero alla dipendenza, e nominando a suo talento i Con-
soli, costituironsi in repubblica. Vedendosi allora troppo deboli per
difendersi da chi movea lamenti contro di loro, strinsero lega con
gli Aretini.
Volgendo l'anno i3i3 l'imperator Lodovico il Bavaro con-
cesse il Borgo in feudo a Uguccione della Faggiola ed i Borghi-
giani si videro schiavi di lui finché Buherto Tarlati Vescovo di
Arezzo occupò il castello a viva forza e lo sottopose alla sua domi-
nazione.
Come questo fu nelle mani degli Aretini , fu cinto di mura
e guernito di rocca da Guido da Pici ramala successore di Rober-
to; ma nel i359 1 ue ' ^ Castello invidiando agli Aretini un tal
possesso, fatto profittto della spaventevole occasione in cui i terre-
moti rendevano desolato il Borgo, lo sorpresero e assoggettarono a
se gli abitatori.
Dopo cinque anni di penosa servitù sotto i Castellani, dipen-
dette per qualche tempo da Guglielmo Signore di Grisaco per
disposizione di Carlo IV, e quindi passò sotto la dipendenza di
i5q
Galeotto Maletesta che ne fece la compra per 18 mila fiorini e
lo fortificò erigendovi quattro forti e restaurando la vecchia
rocca.
Ultimi a dominarlo furono i Pontefici, che vi tenevano Niccolò
Fortebraccio, sotto cui ricomparve la pace in quell'afflitto popolo 5
ma il Pontefice Eugenio IV cedette finalmente il Borgo ai Fiorenti-
ni , dai quali mai essendosi alienato, fu in ogni tempo protetto
e difeso.
Ampie e ben repartite sono le strade che oggi incontransi a
S. Sepolcro e decentissimi i fabbricati che le fiancheggiano.
Il Duomo è un bel tempio condotto a tre navate con maestosa
architettura, cui però fanno qualche dissonanza i molti altari al-
zativi senza simetria e senza gusto.
Esso contiene stupende tavole colorite da Raffaellìno del
Colle, dall' Alberti , dal Perugino ye dal Tifi.
Le altre chiese non mancano di commendevoli monumenti di
buona pittura e particolarmente nelle chiese di S. Rocco, di S.
Francesco, di S. Niccolò, della Madonna delle grazie e di S,
Piero conservansi dipinti dei mentovati artisti e di Piero della
Ffancesca, del Gherardi, del Cungi, del Mercati e del Vecchi.
Non mancano in questa città uno Spedale pei poveri malati,
un Monte Pio per i bisognosi , un Seminario per gli Ecclesiastici,
Pubbliche Scuole per la gioventù secolare, un Conservatorio
per le fanciulle ed un gratuito Istituto per le ragazze povere.
L'arte della lana fu un tempo ricca sorgente di guadagno per
i Borghesi; ma abbandonata da quelli che per essa erano divenuti
ricchi, per potere essere ascritti nel ruolo della nobiltà , decadde
e cessò per il rimanente della popolazione il mezzo d'industriarsi e
di arricchirsi.
Di presente non esistono al Borgo che alcune fabbriche di le-
gname, una cartiera, una forhace di terraglie ordinarie, una fab-
brica di cappelli di pelo e varie officine di chiodi.
Questo stato d'inerzia e di abbandono mosse l'animo grande
di Pietro Leopoldo a ordinare che si tracciasse una strada, che po-
nendo in comunicazione i due mari che circondano l'Italia, felici-
tasse quella città traversandola. Per munificenza degli augustissimi
successori di tanto Principe, l'impresa fu compita; e tosto che lo
stato pontificio conduca a termine quel tratto che ad esso spetta , si
t muiiijwwa le fiuiwe tra Lrrorao e Aaema per via ffaaato
cik aftrettaato o w» Ji T e b ritti ae «Urna am picrnE
la tatti i saitati fi e discreto mercato e ma
settembre e ottobre risi laaao tre bava* acre.
Bisiedono ia &. Sepolcro aa Tcacoro, aa Tìcario Regio, aa
CaaeeflirTe coauraitathro, aa I agcg n cie , aa Ifiaistro Esattore y aa
Medico, aa Qb ir ai go ed aa MedicoXairargo per la canapagna.
Oltre aa aamero di prodi gaerrieri r <{aesta citta Tanta saoi
poeai letterati sommi e aameroso staolo di ottimi artistL Essa
di Dionisio dei Bohcrti stato familiare del Petrarca, e det-
l r Agguati, Cariati? CantagalHaa, Sartie Gaerardi che pia siago-
lanaeate Borirono aefle scienze. — ^cIT amena letteratara Aat.
IL Graziaci sapere i stolti saoi contemporanei. — Pietro della Fraa-
ersca tra eli artisti, Cristofaao Gaerardi, tre Cangi, dar Del jXcro,
lo Scamozzi, Paolo del Borgo, Giovanni YcccJri, eli Alberti, Saa-
ti Titi, fl Lancisi, lo Zei, fl Mercati e lo Scaiaatejcai ottennero
fama aoa piccola per la loro
CMITSIgià poteateL acaa i aai aetraica esede del celebrato Potr-
srnna , assai ri mpiccolita e seiizal antico splendore giace ne&
alita anfridionale della Tal di Chiana a 55 miglia a ostro-scirocco
di Arezzo ai gradi 39 3/ di long, e 43 l' di lat.
Dopo il trionfo dei Romani salla aostra Etraria, l'antica Chia-
si fa illustre Municìpio appartenente alla tribù Armeasr*
La protezione dei Romani salroDa dalla rorinosa tem pe sta
ond* era Minacciata dai Galli cisalpini; ma non ralendo a difen-
der se fl romano Impero in tempi pia sfortanati , fa anco essa
preda della barbarie ebe spiegarono ia Italia le affamate orde dei
Goti.
Cacciati i Barbari e dipendente lltalia dagli Imperatori, roglio-
no alcani che risorta la devastata citta, rice re sse leggi dagli Orrie-
tani e che mal soffrendo F aspro gorerno di essi, nel io3a si ribel-
lasse e fabbricata ana rocca, si ponesse in stato di difesa.
Bipetate farono allora le occasioai ora di liberarsi dalle ag-
gressioni degli Orrietaiii, ora di respingere le forze dei Coati della
i6i
Maremma, ora di difendersi da quelli che per diversità di partito
faceva n contro alla stessa patria.
Credette Carlo IV di ristorare le cose afflitte di essa, ponendo-
vi un suo vicario; ma variate ben presto le circostanze dell' Impe-
ro, Chiusi divenne feudo del Visconte di Lorena nipote di Gre-
gorio XI , da cui fu tiraneggiata anzi che no,
Sembrò a quei di Chiusi non esservi per loro altro mezzo per
avere indipendenza, che comprarla a prezzo d'oro, di cui tanta sete
aveva l'avaro Visconte: e pagati difatto venti mila fiorini d'oro,
ottennero la sospirata libertà. Essa rimaneva però esposta agli as-
salti del più forte, senza l'appoggio di una Repubblica che potesse
sostenerla, e le fu di mestieri darsi ai Senesi, i quali di buon grado
accettatala sotto la loro protezione nel 1418, non trascurarono di
apprestarle soccorso in ogni tempo.
Cadde Siena nel volger del secolo XVI e Chiusi segui la sorte
della sua protettrice, dopo aver prima di essa sperimentata la forza
delle armate vincitrici ed essere stata spogliata d'ogni sna ricchez-
za. Gli edifizj antichi, i tempi che vi esistevano consacrati a Dia-
na, ad Esculapio e ad Spello, i fori e quanto altro rendeva gran-
diose e splendide le città etnische, non sono adesso che ammassi di
sassi, frantumi di rovine e ruderi confusi coi frutici. Restano soltanto
preziosi oggetti d'arte scavati ove esisteva l'antica città, che con-
servaci nei tre Musei particolari dei Sigg. Paolozzi, Sozzi eCa$uc~
curi, i quali mercè lo scoprimento, non raro in quei luoghi, di antichi
monumenti, ogni giorno più adornano i loro gabinetti e rendono
più cospicue le loro collezioni.
La Cattedrale della moderna città e un grandioso tempio a
tre navate fabbricato con giuste proporzioni, nel quale sono meri-
tevoli di singolare osservazione dodici colonne di marmo di varia
specie, e differentemente condotte, appartenenti probabilmente ad
antichi edifizj rovinati. Delle altre chiese la più bella e più ornata,
è quella intitolata a S. Francesco.
Pubbliche scuole provvedono alla istruzione della gioventù ed
un Conservatorio diretto da monache si occupa della educazione ed
istruzione delle ragazze.
Hanno sede in Chiusi un Vescovo che è contemporaneamente
vescovo di Pienza, un Vicario Regio, un Medico ed/ un ìC/ti-
rurgo.
MONTEPULCIANO risiede sopra elevato colle a mezzo giorno
di Arezzo da cui signoreggia il Trasimeno, il lungo corso della
Chiana ed i monti di Cortona sotto i gradi 29 43' di long, e 4 2
3o'dilat.
Essa fu forte castello e fino dal secolo XII diede prova di sua
potenza, in tre distinti combattimenti, respingendo valorosamente
i Senesi, che tentavano di occuparla.
Alleata coi Fiorentini e coi Perugini , e protetta dallo stesso
Imperatore, mantenne sempre la sua indipendenza , e malgrado di
nuove guerre sostenute nel 1 176 con gli stessi Senesi, valse a stan-
care i suoi avversari e a conservarsi la sua libertà.
Sopravvennero le malaugurate fazioni c!>e nel XIII secolo de-
solarono l'Italia, e per diversità di partito l'antica protezione dei
Fiorentini cambiatasi iu odio, ebbero luogo aspri conflitti, e il
castello cadde finalmente in potere di questi.
Correndo Tanno 1260 la Repubblica fiorentina venne a guer-
ra con la Senese ed avendo avuta una rotta terribile a Monteaperti
quei di Siena inorgogliati pel trionfo, obbligarono Montepulciano a
giurar loro obbedienza e ricevere un Potestà e quattro Cittadini
mandati da essi.
Questa soggezione fu per cessare nel 1 293 5 ma ordinate meglio
le cose dai Senesi, il castello depose l'idea concepita di una rivolta
e conservandosi dipendente godette di perfetta tranquillità.
Nel i35a Iacopo del Pecora desideroso di farsi Signore del
castello e Niccolò suo fratello acerrimo sostenitore della libertà ,
eccitarono tumulti popolari e cacciato finalmente il primo dal ca-
stello , era imminente una guerra tra i Senesi che avevano accolto
Iacopo ed i Terrazzani, che per esser più forti avevano fatta lega coi.
Fiorentini e coi Perugini.
Fortunatamente Carlo IV costituì suoi Vicarj in Montepul-
ciano i due antagonisti, e tolto così ad essi lo spirito di emulazio-
ne, la guerra non ebbe luogo e nel castello tornò la pace.
Come favorevole ai Fiorentini, esso aveva pace se ne godeva
Firenze, era tormentato se questa era in tumulto; passate però le vi-
cende che accompagnarono al trono la famiglia Medici e divenuto
Cosimo I Signore del Dominio senese , Montepulciano prestò ob-
bedienza al nuovo Principe e fu rimeritato di onorificenze e pri-
vilegi.
i63
Fino dall'anno i/foo il Pontefice Bonifazio FX dichiarò la
chiesa Poliziana Arcipretura insigne immediatamente soggetta alla
sede Apostolica, rendendola esente dalla giurisdizione del Vescovo
di Arezzo cui dipendeva per lo avanti.
Nell'anno i56i il Granduca Cosimo I la dichiarò città e ot-
tenne da Pio IV che vi costituisce una sede Vescovile.
Le strade di Montepulciano sono erte ed incomode,! fabbricati
decenti e alcuni grandiosi. Nella parte più alta della città apresi
vasta piazza contornata dai migliori edifizj cui corrisponde il
Duomo.
Esso è condotto a tre navate con semplice, ma buona archi-
tettura e ben intesi ornamenti.
In tutte le altre chiese della città non sono rari gli oggetti
d'arte per renderle maggiormente ornate. Le primarie e le più
belle sono la Chiesa del Gesù fabbricata a foggia di Rotonda,
l'altra dei Servi di Maria con facciata di travertino, e quella
di S. Lucia, di S. Agnese e di S. Francesco. Un monu-
mento perfettissimo di Architettura moderna degno di esser veduto
è la chiesa di S. Biagio fuori delle mura, architettata da Antonio
da S. Gallo a croce greca con volte ed archi semicircolari, le di
cui pareti esterne ed interne sono tutte di finissimo travertino.
Essa costò ai Montepulcianesi centomila ducati.
Peri poveri malati vi è aperto un ampio Spedale ; vi esiste
un ricco Monte Pio\ le fanciulle civili vi hanno un Educatorio,
le povere Scuole Normali ; gli Ecclesiastici e il rimanente della
gioventù sono accolti in un Seminario, cui è annesso un Liceo.
Il teatro è alquanto vago ed elegante.
In questa città poco si coltivano le manifatture non esisten-
dovi che due tintorie, tre fabbriche di cappelli di pelo, una fabbri-
ca di majoliche e tre fornaci di stoviglie.
In tutti i giovedì vi è mercato di discreto concorso e nei mesi
di settembre e di ottobre vi si fanno due fiere.
Nelle adiacenti colline di questa città prosperano mirabil-
mente le viti e producono un vino che al dire del Redi
d 9 ogni vino è il re
Risiedono a Montepulciano un Vescovo, un Regio Commissa-
rio, un Vicario Regio, un Tribunale di prima Istanza, un Cancri-
i64
licre Commutativo, un Ingegnere di Circondario; due Medici e
due Chirurghi.
Il Pontefice Marcello II fu di Montepulciano e il letterato
dottissimo Antonio Cini (Poliziano) ebbe ivi i natali.
Tra gli artisti si distinsero il Selli, il Lioni, Gio. da M. P. ed
il Morosiui.
TERRE
Castiglion Fiorentino. — • Questa nobile terra della Val di
Chiana siede in un ripiano a metà di un colle alla distanza di io
miglia da Arezzo nella direzione di ostro scirocco. Poche delle sue
vie sono pianeggianti, tutte le altre scoscese ed incomode eccet-
tuate quelle modernamente ridotte a pubblico passeggio. Essa man-
ca di belle piazze; ma contiene non pochi edifizj di bello aspetto.
Le chiese più grandiose sono la Collegiata, quella dei Conventuali
e r altra dei Padri Scolopi a poca distanza dalla terra.
Nel medio evo appartenente alla vasta diocesi di Arezzo chia-
mossi per un tempo Castiglione Aretino, ma come la città di Cor-
tona cadde in potere dei Fiorentini, i Castiglionesi spontaneamen-
te si dettero a questi e cambiarono il nome del paese in quello di
Castiglion Fiorentino. v
Evvi un Collegio dipendente dal Vescovo di Arezzo che può
contenere 90 giovani. — I Padri delle Scuole Pie danno gra-
tuita istruzione alla gioventù del popolo basso. — Un Educatorio
riceve le fanciulle dei facoltosi, e alle Scuole Normali hanno ri-
corso le figlie dei poveri.
Questa terra conta circa 5ooo abitanti e vi hanno sede un
Vicario Regio , un Cancelliere comunità ti vo, 2 Medici e 3 Chi-
rurghi.
Poche essendo le manifatture cui si da opera nella capitale del
Compartimento, quasi nissuna di esse è coltivata in Castiglione, se
si eccettuano i lavori che possono farsi in un lanificio di patini or-
dinarj che vi esiste, in una tintoria, in 5 conce di pelli, in una fab-
brica di cappelli di pelo, in tre fornaci di Calcina e in altrettante
di vasellami ordinar). "
i65
Tutti i venerdì vi concorrono molti al mercato e le fiere an-
nue che vi si fanno nel maggio, giugno, e dicembre sono di gran-
dissimo concorso , e concedono ai paesani occasione di guadagno
industriandosi , non avendo quasi come farlo negli altri iempi del-
l' anno.
Questa terra non ha mancato di dare alla luce uomini che le
facessero onore, il Porcacci è nome castiglionese, il Grillandi ed
il Salvemini tutti famosi scienziati sortirono qui i natali e alla
patria loro accrebbero nobiltà e decoro.
Fojano è terra illustre situata in deliziosa posizione quasi nel
centro della Val di Chiana a 18 miglia a ostro libeccio da Arezzo.
Non molto regolare ma benissimo tenute sono le sue vie ed i fab-
bricati che fiancheggiano queste e recingono le piccole piazze pre-
sentano in parte magnificenza e nel rimanente decenza e comodità.
La Piazza Maggiore che apresi nel luogo più alto della terra, è spa-
ziosa , regolare e adorna di buoni edifizj; in essa corrispondo-
no il Pretorio, e il Monte Pio apertovi a soccorrere ai bisogni del
povero.
La Collegiata racchiude ragguardevoli opere di Andrea della
Robbia e belle dipinture di accreditati artisti. La chiesa detta Fra-
temila e l'altra di S. Michele sono pure benissimo adornate, e
in quella di S. Stefano sì conserva una preziosa tavola del Pe-
rugino.
Gratuite scuole elementari , di umanità e di rettorica danno
islrnzione ai giovani, e le Camaldolesi oltre un Educatorio per le
fanciulle benestanti, tengono aperte pubbliche scuole per le ragaz-
ze povere.
Pochi passi fuori della terra un sufficiente Spedale riceve i po-
veri malati.
Circa 4^oo sono gli abitanti di questa terra e vi risiede un
Potestà, un Cancelliere, un Ajuto Ingegnere un Medico ed un Chi-
rurgo.
Tutti i lunedì vi è un grosso mercato, tre volte all'anno vi
si fanno fiere di numerosissimo concorso.
i66
Nacque in Fojano il celebratissimo botanico Tartagliai.
Monte S. Sitino. — è terra nobilissima della Val di Chiana
posta sull'alto di ridente collina a 20 miglia da Arezzo dalla parte
di libeccio. Un giro di mura guarnite di torri recinge questa bella
ttrra, e passate le porte che ad essa danno accesso s'incontrano vie
ben tenute e comode. Alla piazza principale aumenta bellezza un
obelisco alzatovi in memoria del P. Mattias d& Medici. Tra gli
edifizj che meritano di essere osservati per la buona architettura,
contansi il Pretorio ed il Loggiato che gli sta di fronte condotti
da Ant. da S. Gallo.
Le chiese aperte in questa terra sono otto, la nuova Arcipre*
tura, chiesa primaria, è ornata di buone pitture del Vasari e del
Porta, né mancano dipinti e sculture di pregio in quella antica. In
S. Chiara vi sono due belle opere della Robbia e una tavola del
Sansoni/10 ,• la Confraternita del Suffragio è fregiata di buo-
ni affreschi da Luigi A demolli, e le altre non mancano di de-
centi ornamenti.
I poveri vi hanno uno Spedale capace di $4 l ftt * e un Monte
Pio ; gì' Isdracliti, che prima vi abitavano in gran numero , vi con-,
servano ancora la loro Scuola.
La popolazione entro le mura non sorpassa le 1 744 anime.
La gioventù trova istruzione nelle Scuole Pubbliche, le ragazze
souo istruite amorevolmente dalle Oblate T eresiane che vi han-
1
no il Convento. Alcun* giovani di questa terra hanno posti gratui-
ti per istruirsi in Arezzo ed in Siena, e a tutti gli studiosi la Casa
Bacci Mattei tiene aperta una pubblica Libreria con Museo annesso.
Non vi manca il Teatro sebbene sia piccolo e non bello.
Risiedono al Monte S. Savino un Vicario Regio un Cancellie-
re co munita ti vo, un Medico ed un Chirurgo.
Sono accreditate due tintorie che trovansi in questa terra, il
mercato settimanale che vi si fa in tutti i mercoledì è di gran con-
corso, e alquanto grosse sono le due fiere che vi hanno luogo nel-
l'agosto e nel novembre.
Accresce splendore al Montesansavino il nome del Pontefice
Giulio III che vi ebbe i natali e quello di molti Cardinali e Prelati che
167
vi nacquero e non poco la illustrarono it Cungi n*t. , il Cantucci
(Sanso vino), il Tatti, il Veltroni, il Porta, il Giocchi, il Soggi ed
altri valentissimi ardati che la ebbero a patria.
Poppi situata nel pianeggiante dorso di un monte a tram, di
Arezzo è la terra primaria del Casentino. Essa derivò probabilmen-
te il suo nome dalla romana famiglia Pupia allorché con le molte
altre emigrate da Roma dopo il dominio dei Barbari , viveva pos-
seditrice di lati fondi in questo luogo.
Nel medio evo fu sede dei potentissimi Guidi, fórse. originar)
Longobardi, che dominando in Toscana fino dai tempi di Carlo
Magno, si erano fatti padroni di oltre 200 castelli. Capo dei Conti
di Poppi alla diramazione della indicata famiglia fu Guido primo-
genito del Conte Guido Guerra e della bellissima Gualdrada.
La Signoria di questi cessò nel XV secolo, epoca in cui tutto
il Casentino addivenne dominio della fiorentina Repubblica.
Esiste tuttora il palazzo di residenza dei Conti che è condot-
to sul disegno di quello del Potestà di Firenze, oggi Bargello*
La chiesa principale è la Propositura, la più bella però è quel-
la della celebre Badia di S. Fedele, decorata di buone pitture e benis-
simo ornata.
Un decente Spedale accoglie i poveri malati; pubbliche Scuole
di elementi grammaticali e di belle lettere provvedono alla istruzio-
ne dei giovani e il Conservatorio delle Agostiniane soccorre a quel-
la delle fanciulle.
Per disposizione testamentaria del Cav. Rilli v'è aperta al
pubblico una buona libreria.
Ha sede a Poppi un Vicario Regio e un Cancelliere comu-
nitativo.
Non mancano a questa terra uomini di celebriti per vie mag-
giormente illustrarla. Santi di Calcese fu Signóre di Bologna , i
Conti Guidi furono potentissimi in Toscana, 2 Rilli tra gli altri
furono grandi scienziati e Placido da Poppi con molti altri si di-
stinse nelle lettere. v
12
/
i68
Bibbiena è la più ricca e popolata terra del Casentino. Siede
sul ripiano di un poggio alla distanza di 20 miglia a Tram, da
Arezzo, e conta 2 200 abitanti: Io essa ebbero rifugio i Medici ban-
diti da Firenze, e la Repub. nel 1609 ordinò che ne fossero smantel-
late le mura per aver dato loro ricetto. La chiesa Propositura, vanta
la sua fabbricazione avanti il mille; l'Oratorio della Confraternita
di S. Francesco è la chiesa più ornata , contenendo buoni lavori a
stacco.
Lo Spedale che vi è aperto ai poveri malati» è antichissimo e
sufficientemente comodo.
Non manca alla gioventù una scuola di elementi Grammati-
cali ed una di Bèlle Lèttere. Le ragazze sono istruite dalle Mona-
che Camaldolesi che vi hanno Conservatorio.
Risiedono in Bibbiena «n Potestà» un Medico ed un Chirurgo.
Arreca sommo onore a questa terra l'aver dato la cuna al
dottissimo Card. Dovizzi che tanto figurò nel pontificato di Leone X.
* In quanto alla industria devesi avvertire, che in quasi tutti i
paesi del Casentino si coltivano varj rami di manifatture. Vi sono
lanificj, gualchiere, tintorie, cartiere, fabbriche di cappelli di fel-
tro, e officine ove lavora n si diversi utensili di faggio. e di abeto.
Dalle abetine appartenenti ai Monaci di Camaldoli si leva annual-
mente considerabile quantità di legname da costruzione e per l'edi-
ficatoria, che col mezzo dell'Arno di lassù conducasi a Firenze e a
Livorno, ed anco in Roma per mezzo del Tevere-, come avvenne
nella riedificazione della- Basilica di S* Paolo incenerita da casuale
incendio nel principio del corrente secolo.
Fra i Lanificj merita singoiar menzione la fabbrica aperta
a Stia, ove lavorami i'parini all'uso di Francia è d'Inghilterra,
da stare a confronto di questi per il colóre e per la morbidezza e su-
perarli nella bontà.
Tanto a Poppi quanto a Bibbiena vi è mercato settimanale e
vi si fanno tre fiere annuali in ambedue i posti assai grosse e di lu-
cro per le popolazioni delle due terre. Anco alle alte terre del Ca-
sentino non mancano vantaggi per il lato delle manifatture e del
commercio, attivato in esse pure con mercati e fiere, 5 essendo i
mercati settimanali e 27 le fiere annue che si fanno ora in un paese
ora nell'altro di questa prima valle dell'Arno.
169
Montevarchi. Questa nobile terra del Valdarno superiore, si-
tuata in deliziosa pianura a ponente di Arezzo, ebbe origine nel
sècolo XIII dalla distruzione dell'antico castello dei medesimo
nome esistènte in prima sul prossimo colle. Appartenne ai Conti
Guidi e fu capoluogo del loro Viscontado fino al ia54* epoca in
cui il C. Guido Guerra da Romena la vendette ai Fiorentini.
Quanto mai nessuna fu tribolata da rapine, da guerre e da- vio-
lenze, mentre la diversità di partito teneva in guerra Arezzo con
Firenze: ne risorse dal suo abbattimento per siffatti disastri, che
al ritorno della pace in Italia, spente ormai le fazioni e calmati gli
animi inferociti dei popoli. Essa è oggi bella ben popolata e di va-
go aspetto. Le sue vie sono ampie, benissimo selciate e regolari.
Passa per questa la via regia ebe da Firenze conduce ad Arezzo , e
ciò la rende assai commerciante e di piacevole soggiorno.
I fabbricati che fiancheggiano le due vie principali e la piazza
presentano solidità ed eleganza, agl'altri non manca la decenza
conveniente alle famìglie che vi abitano. La Collegiata che corri-
sponde nella detta piazza è di bellissimo aspetto. Nella facciata co-
stituisce il parapetto di un lungo terrazzino un bassorilievo pre-
gevole della Robbia, esprimente la consegna della preziosa reliquia
del Sacro Latte dì Maria che Guido Guerra da Romena ne faceva
a quella Chiesa, nella quale tuttora conservasi e si venera con pai-
ticolar devozione.
Le altre Chiese che vi rimangono aperte sono decenti e ben or-
nate, ed assai bella é quella di S.Francesco ove trovasi un bel qua-
dro del Filippi.
II povero ha in questa terra un ricco Monte Pio ; pubbliche
Scuole Elementari accolgono la gioventù studiosa* eie ragazze
possono istruirsi nelle Scuole Normali, aperte con ottima direzio-
ne nel soppresso Couvento delle Agostiniane. — - Esiste tuttora
in Montevarchi V Accademia Valdarnesc, che fondò il dottissimo
Poggio Bracciolini da Terranuova^r util, per diletto e per onore
nel XV Secolo/mercè le cure dei presenti animatori di essa, che dal
suo decadimento nel 1804 la riportarono a vita e la ampliarono.
Risiede in Montevarchi un Potestà , dal cui palazzo si ha accesso
al pubblico Teatro, un Cancelliere Comunitativo, un Ingegnere, un
Esattore del Registro 2 Medici ed un Chirurgo.
L'industria dei Montevai chini è alquanto ingegnosa ; ma di
manifatture non ti tono che fabbriche di cappelli , tortone, gual-
chiere , e buone tessitore di tele di lino dommascate, operate e li-
scie; con tnttociò la ria regia che la traversa e le rie provinciali
che la mettono in comanicazione coi luoghi circonvicini , sono can-
se di prospera attiviti commerciale nel mercato settimanale che vi
si fa in ogni giovedì e nelle due fiere dell 9 agosto e settembre.
Questa cospicua terra fu patria di non pochi prodi nelle armi
e valentissimi per sapienza. Piero da Montevarchi sostenne onore-
voli ambascerìe, Andrea Bartoli lasciò di se eterna ricordanza be-
neficando la sua patria, un Falugi fu distinto ecclesiastico e un Ma-
gio t ti amico di Galileo, famoso fisico. Nel X7I secolo fiorirono R.
V archi sommo poeta e scrittore e il Francini rinomato grammati-
co, il primo dei quali ebbe cattedra in Padova, il secondo a Vene-
zia, Fra gli artisti vi nacquero il Montevarchi, ed il Bolognini pit-
tori, ai difetti dei quali supplì la perfezione dei celebri scultori
F. Mochi , e M. Soldani vissuti nel secolo XVII.
S. Giovanni. Questa terra ragguardevolissima è situata nel
centro del Valdarno superiore alla distanza di miglia ai da Arezzo
e 24 da Firenze. Essa riconosce la sua origine dai Fiorentini che
la fabbricarono nel 1 296 perchè stasse a difesa della loro città.
Le sue vie sono regolari ben selciate- e comodissime ; la principale
di e$$e è la strada regia che le passa pel mezzo fiancheggiata da
fabbricati di bell'aspetto. — Spaziosa e bella è la piazza circondata
da decent issi mi edifizj, nella quale corrispondono le principali
chiese, la Pieve cioè, l'Oratorio e S. Lorenzo. Nel mezzo sorge isolato
il Pretorio. Tra le chiese quella di migliore architettura è l'Orato-
rio entro a cui conservansi inoltre preziosi dipinti di Giovanni
Manno zzi oriundo di questa stessa terra , artista celebratissimo
che lasciò non poche sue opere anco nelle case dei particolari.
Vi sono in S. Giov. un Teatro; una pubblica scuola diretta
da 2 Maestri, uno di elementi grammaticali, l'altro di belle lette-
re, ed un Convento di Benedettine e uno di Agostiniane cui ricor-
rono le povere ragazze desiderose d'istruzione.
S. Giovanni racchiude 3ooo abitanti, il ramo d'industria più
Attivo è la manifattura delle bullette da scarpe, nella lavorazione
delle quali trovano sostentamento oltre 3o famiglie. Tutti i sabati
vi è discreto mercato, e nei mesi di Maggio, Agosto e Ottobre vi si
fanno tre buone fiere.
Vi risiedono un Vi vario Regio, un Cane, un Ajuto Ingegnere,
2 Medici condotti ed un Chirurgo.
Sono nomi onorevoli per questa terra quelli di Masaccio stato
maestro al Perugino e del Mannozzi detto Giov. daS. Giovanni di
sopra citato, pittori egregj che qui videro la prima luce e quindi
in tanta fama salirono da rendere eterni i loro nomi.
►«<=
SANTUARI
i
Alvernia. — Sul nevoso dorso di un monte che tra le sor-
genti dell'Arno e del Tevere alzasi col nome òì\Alvernia 9 trovasi un
Santuario popolato da Religiosi Mendicanti, degno di esser visitato
per le reminiscenze religiose e per le bellezze che presenta la natura
nella sua nudità, senza abbellimento dell' arte.
Sorprendente spettacolo offre al passeggiero il solo monte tut-
to costituito di ammassi di macigno spezzati e da forza violenta
sospinti in alto, onde risulta tanto orrido e tanto bello romantico
delia natura da non potersi dipingere scrivendo.
Dopo aver viaggiato per circa sei miglia a traverso di selve
ombrate da castagni, montando scabrosi sentieri, e ora scendendo
a valicar rumorosi torrenti che spumanti precipitano di balzo in
balzo, giugnesi finalmente alle falde dell'indicato monte, che
movendosi da un imbasamento di cinque miglia di perimetro circon-
dato da massi enormi che formangli spettacoloso baluardo, va a ter-
minare in più denti di considerevole altezza.
Ascendendo per questo monte per via non angusta ma inco-
moda giungesi ai gran Santuario. Qui non è a dirsi quante memo-
rie religiose e quanti spettacoli mirabili della natura si offrono alla
vista ovunque rivolgasi lo sguardo, ovunque movasi il piede. Ora
scorgonsi da un lato muscosi scogli coperti da frutici verdeggianti,
e dall' altro dirupi formati da precipizio di pietre rotolate in basso;
ora incontransi divote cappelle, ora odesi rompere il silenzio del-
la selva dal mormorio di freschissime acque che scaturiscono tra
I 7 2
sasso e sasso; qua ammassi di macigno, che sovrastandosi quasi a
piombo intersecati da annosi faggi ed abeti formano un frondoso
bosco verticale, ci sorprendono, là praticelli coperti di vaghissimi
fiori che in temperata stagione il sole vi colorisce ci incantano,
dove in fine terra aridissima ci attrista, dove erbosissimo prato ci
rianima.
Progredendo la gita fino alla massima elevazione del monte,
che è tutto di nudo sasso, incontrando sempre di questi spettacoli
della natura arrivasi alla Penna, e quivi trovasi una bella Cappella
per comodo dei divoti viaggiatori al S. Monte, ed una veduta la
più sorprendente del Casentino non solo; ma dell'Umbria, della
Marca Anconitana e dei Monti di Perugia.
Tra gli altri picchi del monte, se non per l'altezza, certa-
mente per la singolarità della figura sono ammirabili il Masso di
fra Lupo ed il Masso Spicco, il primo dei quali staccandosi dal
monte come una torre, poggia in alto ingrossando nella cima, e
l'altro formato da due pietre che spòrgono infuori del monte,
cui non stanno unite che per brevissimo spazio , presenta nn orrida
galleria che prolungasi circa braccia venti , alla quale una delle
indicate pietre forma il pavimento, l'altra la volta ove più ove
meno elevata.
Nel più vasto ripiano che offrono i dodici monticeli! e le val-
lette interposte che costituiscono l'intero sacrò Monte, dove il Pa-
triarca di Assisi S. Francesco abitando in orrida spelonca
Prese da Cristo V ultimo sigillo
Che le sue membra due anni portar no ,
recinto da esteso prato, sorge il rammentato magnifico Santuario,
composto di una semplice ma grandiosa Chiesa, di un vasto Con-
vento e di mille altri religiosi accessorj, alla considerazione dei
quali, dopo la veduta del fin qui ricordato, è forza che all'Eterno
si volti l'animo anco del più incurante viatore, a cui certamente
aumentano sorpresa le caverne impenetrabili, le voragini profonde,
le grotte , le spelonche e i precipiz j sopra i quali pòsa la gran fab-
brica, accordanti in tutto all'orrido singolare che forma il pregio
del sacrato monte.
Fino dal 121 3 S. Francesco fondatore del gran Convento di
173
Assisi ritirossi in questa solitudine con pochi dei suoi, menando con
essi vita da anacoreta in grotte, che la natura aveva scavate tra i
massi.
Ottenuto quindi il possesso del monte dal Conte Orlando Cat-
taui Signore di Chiusi nuovo , e fabbricate posteriormente alcune
celle per ricovero dei Religiosi da Simone del Conte Guido da Pop-
pi, abbandonate le grotte andarono essi ad abitare le nuove celie,
e nel 1364 dato mano alla fabbricazione della chiesa, principiò a
sorgere il nuovo Santuario.
Col volger degl 1 anni aumentati i Religiosi e favorendo loro
V Arie della Lana di Firenze, cui aveva raccomandato il nascente
Convento Eugenio IV mentre concedeva il dominio del monte
alla Repubblica, il Monastero fu latamente ingrandito e la chiesa
riccamente fregiata di pitture e ornamenti; cosicché molti condu-
co usi a visitare questo locale o per divozione, o per diletto, e ne
ritornano meravigliati.
I primi a popolare questo santo Chiostro furono i Conventuali
i quali vi si mantennero finché nel i43o il Pontefice Martino V ce-
dendo alle istanze del Conte Francesco, ultimo rampollo della fa-
miglia Guidi che aveva preso l'abito di Terziario, ne trasferì il
possesso negli Osservanti. A questi subentrarono i Riformati nel
1625 per condiscendenza delle Reggenti nella minorità di Ferdi-
nando II, ed eglino medesimi tuttora vi esercitano il loro religioso
istituto.
A questi Frati poveri per istituto, malgrado di nulla posse-
dere , non manca cosa alcuna che all'onesto vivere abbisogni, ed
anco a mostrarsi caritatevoli con quelli che a loro addimandano
ospitalità. Così prodigiosa fortuna da altro non vien loro, che dai
frutti di non poche sacche portate attorno alle case dei buoni da
zelanti Cercatori, cui per amor di S. Francesco mai vien fatto di
tornare al Convento od agli Ospizj sparsi a mani vuote.
>*QO
Camaldoli. — ■ Tra le cime di due frondose montagne amen is-
si mo sorge un monte a dodici miglia a maestro dalla Verna , che
prima appellossi Campo Amabile, quindi Campo di Mal dolo e fi-
nalmente CamaldolL Oh romantica natura ! Oh spettacoloso orro-
«74
re! Oh soggorno d* iocantatrice beatitudine! Chiunque recasi a vi-
sitar questo Santuario da tre cose è singolarmente sorpreso : dal
gran bosco che veste lo spaziosissimo monte, dal vasto Conven-
to, z dal solitario devotissimo Eremo nella sommità del monte
medesimo.
Dalle radici di questo sino alla cima incontrasi quasi sempre
densissimo bosco, che frapponendo tra il cielo e la terra la sua folta
chioma, copre ogni sentiero di un ombra che non attrista; ma che
fa comparire più significati le scabrosità delle rupi che di tratto in
tratto scorgonsi, più toccante rende il rumor dei torrenti, e punto
incomode le ore cocenti d' Estate.
Viaggiando per due ore nel silenzio di questo bosco si arriva a
Fontcbuona (Cam a Idoli), ove come un grosso castello presentasi
il grandioso Monastero spartito in tre grandi quadrati , la torre
maestosa e la Chiesa decorata di bella facciata condotta a pietra,
con altri annessi che fanno più vasto il claustrale ritiro. A poca
distanza dal Monastero in adattato locale vedesi con piacere una
grossissima sega, che messa in moto dall'acque divide i grossi tron-
chi di abeto in assi e travi ; ed in altro locale ben prossimo trovasi
nna cascina onde ottiensi squisitissimo burro e delicato formag-
gio , cui è unita un* foresterìa per le donne
Nulla più che il grandioso del fabbricato ed il dilettevole soggior-
no può ammirarsi oggi nel esterno ed interno di questo Santuario; poi-
ché gli splendidi oggetti d'arte che lo costituivano il più cospicuo di
ogni altro in tutta Toscana, furono in gran parte tolti nelle passate
vicende e altrove trasportati. Mancanti pertanto da questo luogo
molti dei quadri stupendi che vi dipingevano Giorgio Vasari nel
fior degli anni ed il P acini y non vi rimangono che alcuni affreschi
e poco più da eglino stessi eseguiti, con tutto quello che lo zelo dei
Monaci ha potuto e saputo fare dopo la ripristinazione, per rende-
re alla loro Badia e al loro Monastero l'antico pregio e splendore.
Qui ai tempi del sommo letterato Pietro Delfino Generale
dell'ordine fu aperta una famosa stamperia, onde ne vennero tante
belle edizioni che dettero celebrità alla gran Libreria che esisteva
all'Eremo. Ora non rimane di tutto ciò che la memoria ed il lo-
cale ove esse furono per ricordarcele. ^
Eremo. — Ascendendo per circa un miglio nella direzione di
settentrione per amenissimo, ma erto viale, da Carnaiuoli giungevi
alla cima del Monte clie seguita sempre spettacoloso e pittorico,
ed ivi come uiT altro fortificato castello recinto da abeti e da
mura che girano mezzo miglio, apresi il Sacro Eremo che offre
un colpo d' occhio dei più sorprendenti.
Posto il piede sulla soglia della porta maggiore, in un subito
presentasi allo sguardo il segno della comun redenzione in mezzo
a spaziosa piazza cui corrispondono bellissima una Chiesa e trenta
celle simetricamente spartite e separate una dall'altra mediante al-
trettanti giardinetti murati, le quali ordiuate in cinque file, fian-
cheggiano il margine di quattro ben intesi viali, formando del prin-
cipale una amenissima borgata.
Qui tutto è silenzio, tutto incanta, ed ogni sasso, ogni pian-
ta , ogni fonte che rumorosa emerge dai scogli solleva la mente alla
pia dilettevole contemplazione del Dio eterno onnipossente.
La Chiesa condotta all'uso monastico divisa in tre recinti,
e onserva nelle volte bei sfondi coloriti dal Nasini con figure con-
dotte da AntonMaria e GiovanSanti Bolli. Avanti le accennate vi*
cende ai ricchistucchi dorati succedevano magnifici dipinti deLFraw-
chiy del Draghi del JS aldini ', del Vasari, del Gabbiani, dei Ba-
lestra, di San'i di Tito, del Preti e del Lignozzi ; ma al pre-
sente ben pochi rimangono di questi monumenti d'arti belle, onde
tanto onore derivava ai Monaci, che di esse furono speciali pro-
tettori , e solo con gli avanzi di essi si ammirano oggi moderne pit-
ture che i reduci Eremiti hanno potuto radunarvi.
Ancora nelle celle trova varisi buoni quadri di classici autori su-
gli altari delle Cappelline che esistono in ciascuna di esse\ ma an-
co da queste furon tolti i più belli, e sostituite tele mediocri allor-
ché dallo squallore in che era divenuto per l'abbandono il Santo
Eremo , piacque ai ripristinati Monaci di riattarlo e riaprirlo*
Ognuna di queste celle è composta di una camera tutta fodera-
ta di tavole da cui si entra in un piccolo studiolo ed in una Cap-
pellina ove può celebrarsi la S. Messa, e vi è unito un cortile per
passeggiare corrispondente in ameno giardinetto , che per lo più
ogni Eremita coltiva da se medesimo nelle ore che gli avanzano al-
l' adempimento dei suoi religiosi doveri. Qui l'uomo comprende
come accomodandosi al poco uno rendasi contento e felice, e come
a caro prezzo compri le sue molestie e sollecitudini l'amatore del
fasto e delle superflue comodità.
176
La fondazione del Santuario di Camaldoli avvenne circa l'an-
no io 12 per opera di S. Romualdo, che da Ravenna e dalla Badia
di Classe dopo aver fondati molti Conventi, recossi in Toscana per
cercarvi inospito romitaggio.
Primo a fabbricarsi fu F Eremo sopra indicato, che ebbe prin-
cipio da cinque celle costruite sul disegno del santo Istitutore, cui
era stato concesso il possedimento del Monte o da Maldolo come al-
cuni vogliono, o dal Vescovo Tarlati aretino al quale doveva pro-
babilmente appartenere.
La novità attirando non pochi a visitar pellegrinando questo
sacro ritiro, e molti a costituirvi la loro dimora abbandonando il
mondo e arrotandosi tra i seguaci di S. Romualdo, fu di mestieri
provvedere agli uni ed agli altri con l'edificare un Ospizio a Ca-
maldoli pei primi, ed aumentare le celle nell'Eremo per accogliere
i secondi.
Di tanto ingrandirono i rammentati locali col volger degli
anni, che l'Eremo divenne grande come è al presente e l'Ospizio
convertissi nel grandioso convento di sopra rammentato.
Nel i2o3 un casuale incendio distrusse affatto il Convento e
la Chiesa , ma i Monaci allora potenti e ricchi ben presto lo rifab-
bricarono più grandioso che prima, alzarono una magnifica torre
e ricostruirono una bellissima chiesa, che nel 1220 potè esser con-
sacrata dal Card. Ugolino Vescovo d'Ostia, da cui fu intitolata ai
SS. Donato e Dario come lo era stata per lo avanti.
Già il Convento era splendido, già i Monaci potenti e ricchi
per i doviziosi patrimoni di cui erano divenuti padroni mercè dei
lasciti di tanti facoltosi che facevansi Eremiti e dei privilegi e dona-
tivi di terre, castelli e chiese fatti loro da Ottone IV e da Eurico
VI, quando nel 1498 l Veneziani uniti ai fautori della Medicea
famiglia pel desiderio di rimettere in Firenze Pietro dei Medici con
i fratelli che ne erano stati espulsi, assediarono il Convento per-
chè appartenente alla Repubblica, e non potendolo espugnare, di-
feso validamente dai Monaci, mille guasti gli fecero al difuori.
Nel i5a3 calmate le cose di Toscana, i Religiosi riattarono in
ogni sua parte il Convento, ingrandirono e abbellirono di facciata
la Chiesa, e per maggiormente decorarla nell'interno, richiamaro-
no a lavorarvi i migliori pittóri di quel tempo tra i quali il Fa-
sari,
■77
I] Monastero di Carnaiuoli fin dal 1 5 1 5 ridotto nuovamente
ad ospizo ritirandone tutti i claustrali al Santo Eremo, tornò ad
esser riaperto come Monastero nel 1616 e fino d'allora vi abitarono
come al presente i Cenobi ti professanti una vita eremitica; ma mol-
to meno austera di quella dei reclusi, costituendo per gli uni e per
gli altri un medesimo superiore col titolo di Maggiore.
Così divisi vissero pacificamente i Monaci e gli Eremiti se-
condo l' istituto loro senza posseder più castrila , ma padroni di
vaste tenute, fino alla general soppressione dei conventi operata
dai Francesi.
Durante la soppressione alle ingiurie degli uomini si unirono
quelle del tempo, e mentre quelli spogliavano gli edifizj e s'impos-
sessavano dei terreni, questo danneggiava esteriormente le fabbri-
che e le rendeva miserabili a vedersi.
Dopo il 1 8 1 4 tornarono i Monaci al suo antico soggiorno di
pace; ma non più in tanto numero, non più con tanti mezzi di agiata
sussistenza. Non resta loro adesso che un quieto, sebben limitato
vivere, e la decenza ove prima compariva grandiosità e ricchezza.
11 luogo peraltro è sempre meritevole di esser visitato, perche
é certamente la più bella situazione dell' amen issi ma provincia ca-
sentinese, ed il forestiero che vi arrivi, trova signorile e convenien-
te ospitalità.
VIAGGIO AI SANTUARI BEL CASENTINO
Quegli che attirato dalla singolarità e celebrità di questi Santuarj, ad essi
incamminasi partendo da Firenze, può contemporaneamente godere della vista
del Santuario di Valloni brosa e della intera ridentissima e interessante Valle
Casenlinesc che tanto fu celebrata nelle storie delle antiche guerre. Difatti
Torreggiavano allor superbe mura
In Casentin di Marte al fiero aspetto.
A fare Italia e Roma più sicura
Fu da' Roman più d'un castello eretto,
E da Chiusi (i) , per arte e per natura
Castello insigne , il Clusentino è detto ,
Che P assumenti s'appellò sovente
Dai nostri antichi e da erudita gente.
(4) Questo castello rispettabilissimo fu situato non lnngi dall'Alvernia , ove essendo
Potestà Luigi Buonarroti di Firense, nel 4474 nacque quel Mickelangiolo che p*l suo
genio portentoso fu detto divino.
Di poggio in poggio per occulte strade
Venne d' Umbria , che a noi quasi confina ,
E in queste impenetrabili contrade
Si ritirò la nobiltà latina,
Per evitar di peregrine spade
Il reo furor e la fatai rovina ,
E qui senza temer d' altri perigli
Di se nuovi lasciò posteri e figli*
Come qui mai non vidi alcun paese
Ove rovine sien cosi frequenti
Di casseri e di rocche al suol distese.
Di lunga età da' rugginosi denti
Cadder gli stemmi aviti e l'alte imprese
D' architettura militar portenti
E in ogni bosco, in ogni prato e campo
D'antica maestà risulta un lampo.
Se così apprezzabile provincia adunque invita, a far per essa il viaggio ,
giunti a Valle Ombrosa per la strada che parlando di essa indicammo, facendo
uso di cavalcatura per miglia 5 arrivasi alla cima del Monte Consuma, ove in-
contrasi buonissima strada rotabile, che discendendo mena al Borgo alla Colli-
na (i) e quindi all' Arno, al di là del quale, traversando una piccola pianura
detta Camp al di no, (a) trovasi il Ponte a Poppi, centro della provincia casenti-
nese.
Di qui piacendo può 1 salirsi alla rispettabil terra di Poppi , o non volendo
può seguitarsi il viaggio usando di cavalcatura fino alla Verna , passando per
il paesetto di Camprena e Valicando il Corsalone influente dell'Arno.
Da Firenze a Valle Ombrosa Miglia i8
Da Valle Ombrosa alla Consuma « 5
Dalla Consuma al Ponte a Poppi « ia
Dal Ponte a Poppi alla Verna . . • . « ,• . . « 8
Da Firenze alla Verna Miglia tfi
Alla Verna trovasi ospitalità dai religiosi , e vi è pure una piccola osteria
detta la Beccia.
(4) È questo un piccolo castello nella cut chiesa conservasi in torma di mummia il
famoso Cristqfano Landino letterato celebratissimo , con questa iscrizione.
Di Dante , di Maron , del Venosi no
Quei che seppe spiegar gli alti pensieri
Miralo , pas«eggier , questi è il Landino.
D'Ovidio imitò i versi lusinghieri,
Spirò nel gran Lorenso estro divino.
Dopo tre scorsi ornai secoli interi
Incorrotto lo vedi ; anche il suo frale
Par che natura reso abbia immortale.
(2) Pianura celebre per la auffa sanguinosa ed aspra che nel 4289 i ghibellini Are-
tini vi sostennero contro i guelfi Fiorentini, nella quale i ghibellini furono totalmente
distrutti.
'79
Visitati i sacri orrori della Verna/per dirigersi a Carnai doli cònvien tor-
nare al passo del Corsalonc e quindi, usando sempre di .cavalcatura, dirigendosi
a settentrione , trovasi nuovamente Camprena , indi la Musale a , villa e fat-
toria dei Monaci, e proseguendo pel monte di Camaldoli dopo due ore di viaggio
arrivasi al Santuario cui ci eravamo diretti.
Dalla Verna alla Musolea Miglia 7
Dalla Musolea a Camaldoli « 5
Dalla Verna a Camaldoli Miglia 12
Nel ritorno da questi Santnarj volendo praticare migliori strade, ma più
lunghe , conviene partirsi da Camaldoli , o dalla Verna e ritornare al Ponte a
Poppi ; quindi per via rotabile condursi a Bibbiena , e da Bibbiena valicando la
Consuma scendere a Firenze percorrendo la strada regia.
Da Camaldoli a Bibbiena Miglia 12
Dalla Verna a Bibbiena « 7
Da Bibbiena a Firenze « 34
Chi amasse condursi ai Santuarj suddetti partendo o passando, per A-
rezzo , non deve che portarsi a Bibbiena per la bellissima strada regia casenti-
nese , e quindi per le indicate strade, dirigersi ai sopra descritti Santuarj.
COMPARTIMENTO GROSSETANO
Capo luogo Grosseto ai 28 77' di longitudine e \i° 46' di la it.
Questo Compartimento si costituisce della Val d' Ombronc
inferiore, della Valle della Fiora e del dorso orientale del M.
Amiata a Lev. di Grosseto ; della Val d'Ai bega a a Mezzogiorno di
essa; e della parte meridionale della Val di Cecina nella direzio-
ne di Maestro. Gli appartiene inoltre Y Isola del Giglio*
Esso confina a Settentrione col Compartimento Pisano, a Po-
nente con quello Senese e con lo Stato Pontificio, e nel rimanente
col Mare Toscano.
La superficie territoriale non oltrepassa le 171 1 miglia qua-
drate, racchiude, oltre il Capoluogo, la Città di Massa le due Piazze
forti di Piombino e Orbetelloe venti terre comunitative costituenti
in tutto 24 Comuni. La popolazione totale del i838 ascende a
i8o
7492? abitanti dei quali 38647 maschi e Ò6zj5 femmine, costi-
tuenti 1499 1 famiglie/Ogni miglio quadrato ragguaglia 44 itidivi-
dtii di popolazione. ^
CITTA
E
TERRE COMDNITATIVE
POPOLAZIOKB
DELLE
comunità"
CITTA
•
E
TERRE COMUNITATIVE
POPOLAZIOKB
DELLE
COMUMTA
A r eidos so
Campagna ti co
Canapiglia
Castel del Piano
Castiglion della Pescaja
Cinisiano
S. Fiora
Gavorrano
Giglio
GROSSETO
Magliano
Mandano
4632
3285
2419
494»
1732
3242
4686
2777
1646
3o63
n 58
2934
Massa Marittima
Monteverdi
Montieri
Obbetbllo
Piombiko
Pitigliano
Roccalbegna
Roccastrada
Sassetta
Scansano
Sorano
Suvereto
6536
828
3o34
552()
1717
354o
363 1
4517
649
34oo
4214
812
ILLUSTRAZIONI
BELLE CITTA E TERRE PRINCIPALI
DEL COMPARTIMENTO GROSSETANO
«•+
CITTA
GROSSETO. È città non grande situata nella vasta pianura
dell' Ombrane. a 90 miglia circa da Firenze e 5o da Siena nella'di-
rezione di ostro-lib. Essa fu certamente un piccolo vico nel seco-
lo X, popolatissima essendo allora la tanto illustre città di Roselle
che trova vasi 9 circa sei miglia di distanza a Greco tramontana.
Avvenuta l'ultima distruzione di questa città per opera dei Sarace-
ni > i miseri abitanti cercaronsi un nuovo tetto a Grosseto e ani-
piandone i fabbricati tanto popolato addivenne, che anco il Teseo-
i8i
vó di Rosolie seguendo i suoi , nel 1 133 trasferì colà sua sede e
fu riguardato come città.
Dominavano Grosseto gli A^brandeschi ; ma vedendosi essi
troppo deboli a resistere alle forze della Senese Repubblica che
non cessava di minacciarli, volontariamente concessero libertà ai
Grossetani. Malgrado di ciò i Senesi sottomisero con prepotenza la
città nel l'i'òj e ne tiranneggiarono gli abitanti fino alla caduta
della loro Repubblica.
Da Francesco I e Ferdinando I successore fu cinta di mura
nella estensione di circa un miglio e mezzo, e avendola munita di
bastioni e di fortezza, dal ricordato Ferdinando fu destinata Piaz-
za d'Arme.
Tra la Porta Vecchia e la Porta Nuova per le quali si entra
in Grosseto, apresi buona e bella strada detta una volta Ghetto >
oggi Via Colonnella > e in altre parti della città tiovansi altre
strade alquanto ampie e ben lastricate, con decenti fabbricati.
Piazza Grande più spaziosa delle altre è recinta di logge da
due lati e vi corrispondono il Duomo , il Pretorio e la Casa del Co-
mune.
In mezzo ad essa la munificenza di Leopoldo li augustissimo
Regnante fece traforare un pozzo alla Modenese fino alla profon-
dità di braccia 20,990, e felicemente trovata acqua potabile, com-
partì un bene inestimabile a quel popolo, che giacendo su terreno
di altissimo sedimento era affatto privo di vive sorgenti.
A maggiore ornamento della medesima piazza quest'acqua
emerge adesso da grandiosa fontana costruita di ferro della fonde-
ria di Follonica, condotta alla foggia di un tempietto ottagono
di gotica struttura, la quale mostrerà ai posteri l'autore di tanto
bene con la seguente iscrizione che vi è stata scolpita.
CIVITATI
Prius Penuria Salubriun Aquarlm
Laboranti
Uanc Copiam
LEOroLDus II. M. E. D.
Fecit
Anno MDCCCXXXI1I.
t82
Le altre piazze d s Arme, di S. Francesco , dell'Erbe e dei
Due Pozzi sono le più considerevoli dopo la già descritta.
Il Duomo è un vasto e grandioso tempio edificato a tre nava-
te iu croce latina con elegante facciata di marmi bianchi e rossi di
Monte Ari enti. Gli Oratori di S. Pietro, e di S. Francesco sono i
più ornati di tutte le altre chiese aperte nella città.
Lo Spedale antico capace appena di 56 letti, fu ampliato dal
Gran Leopoldo I. con la riunione ad esso di due Conventi soppres-
si, mediante i quali il fabbricato appartenente allo Spedale può oggi
contenere 200 malati, e dare comoda abitazione agl'impiegati ad-
detti al pio stabilimento.
Una Compagnia di Misericordia si occupa del trasporto dei
malati e soccorre ai miseri che disgrazia tamente incontrarono sven-
tura o morte.
Due pubblici maestri provvedono all'istruzione della gioventù
ed una Maestra tiene a scuola le ragazze.
Il Teatro è decente ed ha palchi repartiti in due ordini*
L'insalubrità dell' aria della intera provincia grossetana ob-
bligando la maggior parte della popolazione a partirne nei mesi
estivi, fa sì che l'industria manifatturiera ed agraria languisca an-
co a Grosseto. I maggiori vantaggi che si ritraggono dalla mano
d'opera in Maremma, sono il taglio delle boscaglie per far legna-
me da costruzione , la rimondatura delle su g fiere, la fattura del*
le dogar elle di cerro , la fabbricazione della Potassa e del Car-
bone y dalle quali cose ottiene discreto guadagno il bracciante e
considerevol utile il proprietario dei terreni.
Gli attuali bonificamenti operati in questa provincia dall' ot-
timo Granduca regnante, danno le più lusinghiere speranze di fu-
tura prosperità.
A Grosseto risiedono un Vescovo, un Commissario Regio,
un Tribunale di Prima Istanza, un Vicario Regio, un Comando di
Piazza e del Littorale, un Uffizio di Esazione, una Conservazione
d'Ipoteche, una Camera di Soprintendenza Comunitativa, un Can-
celliere Com., un Ispettore di Compartimento, un Ingegnere di Cir-
condario, 2 Medici, un Chirurgo e due altri Medici infermieri.
i83
MA88A MARITTIMA. Questa città vien riputata di antichis-
sima origine. Essa fu patria di Gallo Cesare figlio di Costanzo fra-
tello di Costantino ed ebbe il nome di Massa Veternese. Non è cer-
tissimo però se in principio iosseVittà o castello ; ma quale ei si
fosse è certo che nella distruzione dell' etnische città di Vetulonia
e Populonia che giacevano presso al mare non lungi da Massa, molti
degli abitanti rimasti senza ricovero ebbero in essa rifugio e ne
operarono V ingrandimento e probabilmente la ridussero essi una
ragguardevole città; difatti nel Vili secolo e non prima la tro-
viamo decorata di Sede vescovile e guidata da un Vescovo ezian-
dio nel temporale fino dal XI secolo.
Nato anco in Massa il prurito di libertà, i cittadini doman-
da rònla al suo Vescovo e la ottennero a prezzo di contante al prin-
cipiare del XIII secolo. Lacerati i Massesi dai terribili effetti delle
fazioni Guelfa e Ghibellina furono sovente alle prese con le repub-
bliche confinati; ma finalmente la città fu occupata a tradimento
dai Senesi nel i33y, e sotto di questi rimase schiava finché Cosi-
mo I divenne Signore di Siena e del di lei territorio.
Essa risiede su di alpestre monte a a 5 migtia circa da Gros-
seto nella direzione di Settentrione*maestro sotto i gradi 28 i3' di
long. 4 2 « 3' di lat. Il suo materiale è diviso in due parti distinte
coi nomi di Città vecchia e Città nuova, le quali vengono riunite
da un grandioso e svelto arco, presso cui è la fortezza, che dà alla
città un aspetto più grandioso del vero, se da quella parte si os-
servi in qualche distanza. Nelle mura che oggi estendonsi poco più
di un miglio, vi sono aperte due porte ed una postierla, le quali
mettono nelle belle vie della vecchia e nuova città.
Apresi nella prima la Piazza Maggiore decorata del Palazzo
del Comune, del Pretorio, dell'Episcopio e del Duomo, edifizj ri-
spettabili per la loro antichità. Nella nuova che rimane più in alto
dell'altra, sono belle e con giudizio repartite le strade, buoni i fab-
bricati e bene adorne le chiese, tra le quali merita il primo posto
quella di 5. Pietro in Orto, ora appartenente ai Zoccolanti.
I poveri malati hanno qui un ben regolato Spedale; j gio-
vani ecclesiastici un Seminario per educai visi e istruirvisi ; una
Scuola pubblica provvede all' istruzione delle ragazze , ed altro
pubblico Istituto elementare accoglie i giovinetti che amano d'in-
civilirsi.
i3
i84
Risiedono a Massa un Vescovo, un Vicario Regio, un Cancel-
liere Commutativo, un' Ingegnere, un Ministro Esattore, un Medi-
co e 2 Chirurghi.
SOVANA fu città splendida; ora ella è totalmente distrutta.
Essa non conserva altro fabbricato intero che la Cattedrale. I
meschini abituri minacciane rovina che vi sussistono tra i ruderi
degli antichi edi6zj, offrono miserabile asilo a poche diecine di mon-
tagnoli cui manca affatto ricovero.
Il Vescovo di Sovana abita nella prossima terra di Pitigliano.
La posizione geografica è ai gradi 29.° 19'. di long, e 4^.° 4°' in "
lat. Vi nacque il Pontefice Gregorio VII.
PIOMBINO fu capitale del Principato di tal nome che si esten-
deva anco sulla maggior parte dell'Isola dell'Elba. I Principi di
Piombino furono feudatarj del re di Napoli, che vi teneva presidio,
finché in tempi più vicini quel territorio formò il Principato ad
Elisa Buonaparte. Nel 1814 finalmente questa piccola città e quan-
to le apparteneva fu riunito alla Toscana.
Siede Piombino non lungi dall'Elba in altura nel confine di
un largo seno di mare che chiamasi Golfo di Piombino ai gradi
28 11' di long, e fo 55' di lat. L'antico Porto che trova vasi nel
golfo è oggi quasi impraticabile, le navi approdano invece ad uno
scalo che rimane a libeccio della città. Essa è recinta da solidissi-
me mura guarnite di bastioni e fortini, e nell'interno racchiude
una ben costruita fortezza in vantaggiosa posizione. Due sono le
porte, una di Terra, l'altra a Mare. Presso questa cinque fonti di
acqua potabile tengono pieni i lavatoj che vi sono stati costrutti ,
e sopra di essi risiede uno Spedale capace di 100 malati, a cui
prestano assistenza i Padri di S. Giovanni d'Iddio.
La chiesa principale di Piombino è YArcipr efura non bella,
ma decentemente ornata. Le abitazioni dei particolari sono ampie
e pulite, e le vie ben selciate.
Presso la Piazza d'Arme trovasi Y Uffizio della Pòsta e
i8j
quello di Sanità. Quei conventi che un tempo vi esisterono sono
oggi caserme dei militari che presidiano questa piazza, e nell'an-
tico Palazzo Regio detto Padiglione, che è un antico forte, vi abita
la uffizialità. È bello a vedersi iPtempietto che sorge in mezzo al
piazzale del detto palazzo, per i bei marmi dei quali è adornato.
Piombino è sede di un Vicario Regio , di un Comandante di
piazza , di un Cancelliere, di un Ingegnere, di un Ministro Esattore
di due Viceconsoli, uno Austriaco l'altro Sardo, di un Medico, di
un Chirurgo, di un Medico-chirurgo per la campagna e di due
Maestri di pubbliche scuole.
Fra Piombino e risola dell'Elba si frappone un braccio di
mare chiamato Cattale di Piombino la di cui minor larghezza
non oltrepassa le 5 miglia, ove l'impeto delle correnti e i bassi fon-
di rendono difficile la navigazione.
ORBETELLO. Questa piazza riguardata da alcuni come città
benché non abbia sede vescovile, con Portercole , Porto S. Stefano,
e Telamone formavano l'antico Stato dei Presidi di cui essa era ca-
pitale. Filippo II re di Spagna si riserbo questo territorio nella
cessione che fece a Cosimo I dello stato di Siena, e quindi appar-
tenne ai Re di Napoli che fino al 1800 vi tennero forte guarnigio-
ne. A quest'epoca però tutti questi stati con i loro territorj di-
vennero pertinenza Toscana e alle guarnigioni napoletane suben-
trarono quelle del Granducato.
Orbetello giace in una lingua acutissima di terra che si stende
in ampio stagno d'acqua salsa di circa 18 miglia di circonferenza,
chiuso da due bracci sottili e ricurvi che uniscono al continente il
promontorio di M. Argentaro. Da questo monte scende fino ai scogli
che emergono presso la città, acqua potabile mediante un condotto
che traversa lo stagno pel tratto di un miglio, opera grandiosa at-
tribuita alla illustre famiglia rom. Domizj Eiioharbi, che vi
aveva una grandiosa villa e ricchi possessi, dalla quale fu pure
aperto un emissario per mettere in comunicazione le acque del Me-
diterraneo con quelle dello stagno, riducendolo così una peschie-
ra feracissima di ottimo pesce.
Questa città è piccola, ma alquanto bella. Essa conserva tuttora
i8tf
antichi avanzi di mura etnische dalla parte de] mare, e dalla parte*
di terra è difesa da spalti e fossi. Il suo circuito non oltrepassa un
miglio y a e per due porte ed una portieri uola, che ordinariamente
sta chiusa,, vi si ha l'accesso. Laporta di terra e munita di ponte
a levatojo , é in prossimità di essa trovasi la fortezza cui si entra
mediante altro ponte a levatojo. La via media che conduce da una
porta all'altra , le parallelle e le traverse sono ampie e fiancheggia-
te di buoni fabbricati. Presso la detta porta si apre una bella piaz-
za detta òl Arme cui corrisponde un comodo Spedale capace di ioo
e più letti. Nel centro della città incontrasi la Piazza del Bivacco,
ove sorge un grandioso edifizio detto il Padiglione, in cui ha quar-
tiere la uffizialità della guarnigione che vi risiede, e presso la Por-
ta a mare trovasi una terza piazza, intorno alla quale vedonsi le
caserme pei militari.
La Chiesa Collegiata è decorata di semplice ma elegante fac-
ciata e nel!' interno si ammirano con piacere buoni affreschi del
Nasini.
Nella piazza contigua alla chiesa e convento delle Clarisse si
alza svelta colonna di granito dell'Isola del Giglio, eretta da quel
Comune alla memoria del Granduca Ferdinando III.
Un Maestro si occupa della istruzione dei giovani, le Clarisse
della educazione delle ragazze.
Qui risiedono un Vicario Regio un Cancelliere comunitativo, un
Ajuto Ingegnere, un Ministro Esattore, un Medico, un Chirurgo,
un altro Chir. infermiere ed un Medico militare.
La industria maggiore di questa città consiste nella pesca e
nella navigazione.
Nel Promontorio Argentaro di sopra nominato v' è tuttora il
Convento dei Passionisi, ove il B. Paolo della Croce diede principio
a questo suo ordine. La religiosa semplicità di quél sacro chiostro
ispira somma devozione.
TERRE
Sarteano. Questa nobile e bella terra siede sull'alto* di un
poggio in vicinanza di Chiusi a greco di Grosseto. Essa appartenne
y
■*7
in principio ai Manenti di Orvieto, quindi passò alla soggezione dei
Senesi e finalmente caduta Siena, anch'essa fu dei Granduchi di
Toscana.
Nel vertice del monte sorge la fortezza cui si ascende per le
vie che si frappongono ai fabbricati dell'antico castello, e nella
parte più bassa e pianeggiante di detto monte si trovano le abita-
zioni moderne disposte in linea semicircolare. Nell'antica fortezza
rimangono ancora una alta torre a bozze quadre di traventino e due
altre più basse di figura rotonda, che danno maggiore imponenza
a quel fortilizio un tempo vasto e ben munito, ora delizioso e ame-
no per gli orti ed ivigneti che vi ha coltivati la famiglia Fanelli,
cui Ferdinando I ne foce un dono.
A levante di detto forte evvi alla stessa altezza il Convento
delle Clarisse, e quindi scendendo ai moderni fabbricati per la via
media che traversa tutta quanta la terra, trovasi la Collegiata di
forma elegante e bene ornata, con due Oratorj contigui di S, Ber-
nardo e del Suffragio.
Entro la porta di Valle Piatta sorge la nuova chiesa di S.
Maria, e presso la porta di mezzo trovasi la piazza detta del grano
sulla quale ammirasi la chiesa di S. Martirio , la più antica di
tutte le altre. Contigua a questa trovasi la Casa del Comune, ed i fi-
zio vastissimo in cui sono riunite la Potesteria , la Cancelleria co-
muni tati va, la pubblica Scuola e perfino il Teatro che è repartito
in tre ordini di palchi.
Fuori della porta di mezzo si apre un gran piazzale, da un
lato del quale è il soppresso Convento dei Francescani con uh va-
sto tempio contenente buone pitture della Scuola senese.
Risiedono in questa terra un Potestà, un Cancelliere, un Mi-
nistro Esattore, un Maestro, una Maestra ed un Chirurgo.
Sarteano è il paese più industrioso di quanti altri trovansi
in questa valle e nelle altre del Compartimento, benché sia vicinis-
simo a Chiusi ed a Chianciano. Vi sì contano pertanto 3 lauificj ,
ii gualchiere, 4 tintorie, 2 fabbriche di cappelli, 6 concie di
pelli d'ogni specie, una cartiera, due fornaci di terraglie ordinarie,
e altrettante da gesso. La classe più povera si occupa a fare diversi
lavori di faggio, e singolarmente anime da bottoni. In tutti i ve-
nerdì vi è grosso mercato, e nei mesi di Agosto, Settembre e No-
vembre vi si fanno tre bellissime fiere.
i88
— Nacque in Sarteano il Card. Cennini.
Sono rispettabili sebbene non molto popolate le terre di Bar-
dici S. Salvador e, di C etona, di Arci dosso e di S. Giuliano
dei Bagni y alle sorgenti minerali del quale ricorrevano per ricrear-.
si i Romani , e probabilmente anche gli Etruschi.
ILLUSTRAZIONI
DELLE ISOLE DELL'ARCIPELAGO TOSCANO.
ELBA. _ Questa celebratissima isola fu conosciuta anco
nei più remoti tempi. Dai Greci ebbe il nome di A et olia, dai Ro-
mani fu chiamata liba quindi Ylba e finalmente fu detta Elba.
Dopo la caduta degli Etruschi sembra che i Romani vi fabbri-
cassero delle borgate, essendosi scavati in alcune parti di essa avan-
zi di edifizj, medaglie e monete a loro appartenenti. Rovinato dai
Barbari l'impero Romano questa pure cedette all'avarizia di essi
chi sa a quali vicende luttuose fu esposta! Come però i Franchi
ebbero distrutto il regno dei Longobardi , si vuole che Pipino re di
essi e d'Italia ne cedesse il dominio alla Chiesa. Nel secolo X que-
st'isola passò ai Pisani, quindi ai Genovesi e dopo varj contrasti
tornò sotto il dominio della Repubblica Pisana e dovette seguire la
sorte di essa. Primieramente vi dominarono gli Appiani, quindi i Lo-
ri ovisi e finalmente i Duchi Boncompagni, cui ne restò una parte fino
al 1800, epoca in cui fu riunita alla Repubblica francese e di poi
all'Impero. Dissi una parte, perchè Cosimo I ottenne da Carlo V.
Imperatore d'Austria Portoferraio con un territorio di due miglia
dal mare intorno al porto, e la Spagna poco dopo acquistò P. Lun-
gone. Nell'invasione dei Francesi l'Elba fece parte dei dominj re-
pubblicani, dipoi dell'Impero; ma nel 181 5 ristabilita la pace in
Europa e ritornato già Ferdinando III nella sua reggia di Tosca-
na , tutta quanta l'isola unitamente al Principato di Piombino di cui
essa formava parte, fu dalle Potenze alleate ceduta al Granducato.
Merita di esser ricordato tra gli avvenimenti memorandi della
storia degli ultimi tempi la relegazione che ebbe in quest'isola
Napoleone dopo la sua caduta, ove concepì il disegno di ritornare
i8o
sul trono che avfva perduto e Io eseguì; ma disfatto immantinènte
dalle forze Anglo-austriache e costretto a fuggire dalla Francia, fu
colto mentre cercava salvamento per maree trasportato neir Isola
di S. Elcna si attese l'ultima orf, che non tardò a sorprenderlo.
L'Elba e divisa politicamente in quattro Comuni, di Pobto-
ferrajo cioè, di Lungone , di Marciana e di Pio. Essa contiene
17254 abitanti ed e situata a libeccio di Livorno tra i gradi 217 4^'
e 28 , 6' di long, e i 4*° 43' e fa 53' di lat.
PORTOFERRAJO capoluogo dell'isola fu dichiarata città
da Ferdinando II nel t6a5. Riguardata da tutti i Regnanti in
Toscana come una piazza difficilissima ad espugnarsi, infinite di-
rei sono le fortificazioni di cui è munita. Essa siede sul pendio di un
colle in amena e deliziosa posizione e due sole sono le porte che le
danno accesso. Nei due rialti del detto colle vi sono costruite due
fortezze il Falco-te cioè, e la Stella cinte di solide mura, cui
frappongono grandiose fortificazioni con quaranta batterie ; i quali
lavori furono immaginati dall'architetto Gio. Batista Bclhizzi di
S. Marino al quale ne allogò la esecuzione Cosimo I, dopoché ot-
tenne da Carlo V il possesso di Portoferrajo. Anco Napoleone
mentre soggiornò in questa città ne accrebbe le fortificazioni e ren-
dette il posto maggiormente inespugnabile. Nel basso del colle ove
giace la città si apre una vasta piazza quadrangolare contornata di
buone e comode abitazioni; più vasta però e più grandiosa è Piazza
d'Arme situata poco sopra a questa, avente da un lato la Chiesa mag-
giore recentemente restaurata. Le strade paralleli e alla piazza sono,
pianeggianti, le traverse a queste sono assai erte ed incomode.
Esistono a Portoferrajo uno Spedale militare che accoglie
anche i paesani, una Confraternita di Misericordia , Pubbliche
scuole per la gioventù studiosa , e due Medici e due Chirurghi
mantenuti dal Comune per sovvenire alla popolazione languente
per malattia.
Non vi manca il Teatro, e vi sono passeggiate apprezzabili pres-
so il mare.
Quelli tra gli abitanti di Portoferrajo che vivono d'industria
non mancano di mezzi da impiegar l'opera loro, o alle miniere, o
al servizio di non pochi padroni di bastimenti e di navi da trasporto,
o alla pesca da cui gl'Isolani ritraggono considerevole guadagno ,
sia per il pesce nobile di ottima qualità che trovano lungo il mare
che bagna le loro coste, sia per la ricca pesca dei formi che annual-
mente si fa a Portoferrajo e a Bagno.
Risiede nella città un Governatore Civile e Militare e oltre
un Uffizio di Sanità e uno delle Beali rendite, vi sono un Au-
ditore Giudice di Prima Istanza con Sostituto , un Ficario
Regio, un Comandante di Piazza , un Auditor militare, un Mi-
nistro Esattore /un Conservator d* Ipoteche, un Cancelliere co-
munilativo, un Ingegnere ed altri regj impiegati.
Marciana, Lungone e Rio sono terre ragguardevoli, la pri-
ma per la sua Ma ri uà, l'altra pel suo porto, e la terza per i vini
squisiti che producono le viti del suo territorio e per la ricca minie-
ra del Ferro.
r»9^
GIGLIO. — (Igilium) I Romani abitarono certamente in que-
st'isola attestandolo gli avanzi di edifizj loro che trovansi presso
il piccolo castello. Nel medio evo si crede che vi dominassero gli
Àldobrandeschi di S. Fiora e dopo di essi passò nel dominio della
Repubblica Senese di cui seguì la sorte. Sulla scoscesa pendice di
uno dei suoi monti sorge il Castello recinto di mura, munito di
un forte e di 7 torri. Vi si entra per una sola porta, e due sole sono
le vie che dipartendosi da essa traversano tutto il luogo ove sono
fabbricati, con pochi vicoli d' intersecazione. La piazza più grande
rimane sulla parte più alta del monte , altra piazzetta trovasi avan-
ti al Pretorio ed una terza avanti alla Chiesa primaria, tempio ben
adorno e ricco di suppellettili. Alla falda del monte evvi il Porto
guardato da torre presidiata, ove circa 5o abitazioni disposte in linea
semicircolare intorno al mare costituiscono un Villaggio con Chiesa
succursale.
Le vie principali dell'isola sono 4> gli abitanti ascendono a
1646.
PIANOSA. — Nelle controversie di Pompeo e Ottaviano quello N
tolse la Pianosa a questo 35 anni avanti la nascita di G.C. — Ne]
primo secolo dell'era Cristiana fu il luogo di relegazione per Agrippa
191
Postumio figlio adottivo di Augusto, stato poi vittima della ferocia
di Tiberio; e certamente a questa epoca appartengono gli avanzi di
un bagno che vi rimangono. Dopa l'invasione dei Barbari fu popo-
larissima e cadde in potere dei Saraceni. Fugati però questi dai Pi-
sani nel X secolo, la Pianosa fu della Repubblica Pisana. Nel XII
secolo e nel XIV fu ad essa tolta dai Genovesi; ma anibe due le
volte rivendicata dai Pisani. Nella Signoria degli Albani fu invasa
dal Duca Valentino, e quindi i Pirati di Bar beri a la devastarono.
Nel i8o3 passò in potere dei Francesi e nel 1809 entrativi gl'In-
glesi distrussero il forte égli edifizj contigui. Napoleone aveva fatto
pensiero di ripopolarla e vi erigeva una batteria in quella parte di
rupe che chiamasi Teglia , mancogli però il tempo di eseguire que-
sto suo disegno. Ceduta finalmente alla Toscana, divenne stazione di
un presidio che si ricovera in piccole caserme, alle quali sono
contigui un meschino abituro per il Capitano, una piccola chiesa
ed un forte. Quei pochi coloni che vi furono fin qui, abitarono in
spaziose grotte scavate nel Tufo.
Di recente il governo la concesse in enfiteusi ad un Prussiano
che ha già cominciato a fabbricarvi delle case e a coltivarvi delle
viti. Ma si aspettano però migliori bonificamenti e con più attività
eseguiti per l'avvenire, onde vederla ripopolata e fiorente.
>*e«
GORGONA. — Questa isola ebbe dagli antichi il nome di
Urgo, Gorgon ed Orgott. Le crudeltà dei Barbari estendendosi
anche alla persecuzione dei Cristiani, sembra che caduto l'Impero
romano, qui si rifugiassero alcuni dei perseguitati e che dipoi vi
fondassero un Monastero di Benedettini, che furou soppressi nel i3y4
da Gregorio XI per la rilassatezza alla quale si erano abbandonati.
Subentrarono in quell'Abbazia i Certosini e godettero di esen-
zione dalle gravezze dai Pisani che avevano ottenuto l'alto domi-
nio di tutta la Isola fino dal X secolo; ma nel XV secolo i pirati
di Barberia sbarcarono nella Gorgona e la depredarono, massacran-
do ancora i Beligiosi che vi sorpresero. Alcuni di questi però scam-
pata la vita con la fuga, si ricoverarono alla Certosa di Calci presso
Pisa, e per qualche tempo i Pontefici tollerarono la loro assenza.
Finalmente Sisto IV li liberò dall' obbligo di ritornare nell'isola,
i9»
e accorda loro di conservarne il dominio utile. Come poi la Gor-
gona passò in potere dei Granduchi seguitarono per alcun tempo a
possederla i Certosini; ma circa a^a metà del secolo passato cessa-
rono affatto di averne il dominio, ed estintasi ancora la famiglia
Moretti posseditrice di una parte considerevole dell'isola, essa
passò alla R. Dogana, a cai spetta tuttora , dalla quale è affittata a
tempo più o meno lungo, troppo gravosa restandole F amministra-
zione di essa.
Rimangono adesso nella Gorgona alcune casette da pescatori
ed un Uffizio di Sanità presso lo scalo principale. Al principio del
poggio vicino sorge la fortezza nuova, il monastero cqn sua Chiesa
e due abitazioni contigue. Nella cima del detto poggio rimane tut-
tora l'antico forte destinato a dare segnali a Livorno.
Ambedue i forti sono presidiati.
MONTE CRISTO. — Si vuole che i Romani abitassero questa
isola da essi chiamata Aretusa e che vi fabbricassero un tempio a
Giove , come pure credesi che dopo il secolo V vi fosse fabbricato
un Monastero di Benedettini da persone che con Mamiliano si era-
no là ritirate a condurre vita eremitica. I Pirati corsero questa isola
più volte e la devastarono malgrado della difesa dei Pisani.
Nel secolo XVI fu affatto abbandonata, ne altro vi rimane
adesso che i ruderi dell'Abbazia a un miglio di distanza dalla
spiaggia con la chiesa ancora in piedi, e le rovine di un forte sulla
cima del monte, fabbricatovi probabilmente da Emanuelle Appiani
Signore di Pisa.
GIANUTIU. — (Diauium)o (Artemisia) fu una volta abita-
ta, ora £ affatto deserta e nuli' altro vi si trova che piccoli edifizj
semidiruti quasi sotterranei per uso di caserme militari, e nell'an-
tica batteria un cannone di ferro di mezzo calibro inchiodato.
*&<s*
AGGIUNTA
9^
Avendo promesso nel principio dell'opera di dare le notizie
statistiche della Toscana le più interessanti, credei delle mie parti
aggiungere alle altre date quelle che riguardano la popolazione
dipendente da ciascun Governo e Commissariato Regio, non che
dai Tribunali di Pr. Istanza e dagli Auditori Giudici di Pr. Istanza ,
sperando gentil perdono per non aver (atto ciò ove di siffatte divi-
sioni feci parola, come era mio divisa mento, in riguardo alla uti-
lità della indicazione, che non era da trascurarsi e che non mi fu
dato poterla avere in tempo conveniente.
POPOLAZIONE DIPENDENTE
DAI GOVERNI
E COMMISSARIATI KEGII
Governo di Firenze. tf.° 539,800
— di Pisa. ... « 145,782
— • di Siena ... « 120,470
• — di Livorno. . « 104,486
— dell'Isola del-
l' Elha . . « 17,254
Coinm. R. di Arezzo. . «
i54?45°
—
di Pistoja. . «
140,097
—
di Grosseto. «
75,o55
—
di Montepul-
ciano ... «
58,4 7 3
—
di Rocca S. Ca-
sciano. . . «
46,1 83
*-
di Po n tremoli«
43,229
—
<Ji Volterra . «
2i,4 7 3
Granducato N.° 1 ,466,752
DAI TRIBUNALI DI PR. ISTANZA
E DAGLI AUDITORI
GIUDICI DI PRIMA ISTANZA
Tribunale di Firenze iT.° 44 *>797
— - di Pisa (1) . « 189,011
— di Arezzo . « i54,45o
• — di Pistoja . « 140,097
— di Li v or no (2) « 121,740
— di Siena . . « 120,470
• — di S. Mimato « 119,476
— di Grosseto. « 75,o55
— • di Montepul-
ciano. . « 58,473
*— di Rocca S. Ca-
scia no . « 46?i83
Granducato N.° 1 ,466,752
Audit. Giud. di Pr. Istanza
di Pontremoli ff.° 43,229
~— di Porto ferra jo « 17,254
(1) 43,239 abitanti che sono cempresi nel Commissariato Regio di Pontre-
moli dipendono dal Trib. di Pisa unicamente per le cause criminali rimanendo
sottoposti all'Auditore Giudice di Pr. Istanza di Pontremoli per le cause civili.
(2) 17,254 anime appartenenti al Governo dell'Isola dell'Elba sono nella
giurisdizione del Trib. di Livorno per le sole cause criminali dipendendo anco
essi dall'Aud. Giud. di Pr. Istanza di Portoferrajo per ciò che riguarda il civile.
«94
STRADE POSTALI , REGIE E PROVINCIALI
ffil&&& V98GAIIA
Noo vi è forse stato in Italia ore le comunicazioni da un luogo ali* altro
sieno tante e tanto facilitate quanto in Toscana. Oltre cinque strade re»ie
postali che giungono sino ai confini romano , lucchese e modenese , e m regie
non postali che tagliano in più sensi il territorio , 47 sono le provinciali e
quasi innumerevoli le comuni latice che in mille direzioni si aprono nelle
diverse parti di esso, in grazia dalie quali a nissuna citte o terra e a nissun ca-
stello, benché minimo, manca un facile e ben mantenuto accesso.
Le Strade Regie Postali , le altre Regie non Postali e le precipue tra le
Provinciali saranno quelle cui particolarmente mireremo dando la presente in-
dicazione delle strade toscane : e affinchè con maggior facilità si possano distin-
guere le città dalle terre e dalle semplici stazioni di posta che incontransi per
le strade di cui sarà fatta parola , si userà di carattere maiuscolo tondo per no-
minare le prime , di majus£olo corsivo per dare il nome delle seconde e del
semplice corsivo per notare le altre.
I numeri progressivi che sono posti al principio della indicazione di ciascu-
na strada, serviranno per richiamare le vie già indicate e corrispondenti a quelle
di cui si descriverà il corso.
STRADE REGIE POSTALI E SUE DIRAMAZIONI
R. STRADA POSTALE ROMANA da Firenze a Roma passando per Siena.
i . È questa la strada più breve che si possa fare per condursi alla capitale dello
Stato pontificio. Essa è alquanto montuosa, ma divertente per le varietà che of-
fre percorrendola. — Movendo da Firenze nella direzione di mezzodì giungesi
a S> C asciano e indi a Poggi dossi , da dove piegando a scirocco si arriva a
Siena.. Proseguendo sempre a Scirocco , la strada traversa le Valli dell'Arma ,
dell' Ombrone e di Merse e conduce ad Acqua. Pendente, piccola città dello
Stato pontificio una posta al di là del confine. — Le poste che incontransi per que-
sta strada sono S. C asci ano, Tavarnelle, Poggi bonsi, Petr a gli a, Sieh a., Mon-
teroni, Buonconfento, Torri nieri, Ponderimi, Ricorsi 9 Radicofani eCentino
sul confine toscano , indi Acouapehdehtb.
Da Firenze a Siena Migl* 4<>- Poste 5.
Da Siena ad Acquapendente » 54* » 8.
Da Acquapendente a Roma » 90. » 11.
Da Firenze a Roma Migl. i£4» Poste a4-
DIRAMAZIONI PRINCIPALI. Presso il Galluzzo una strada che apresi a
destra conduce a Castelfiorentj no» (3)
2. Prima del nuovo ponte albi Pesa avanti di giungere a Tavar nelle la-
ig5
sciando a deatra il 6 uro e, s' incontra la strada provinciale della Castellina del
Chianti , che è il più breve cammino per giungere' a Sieha. (8)
3. Avanti di arrivare a Poggibonsì, apresi sulla destra una traversa postale
che va ad incontrare l'altra strada postale da Firenze a Li v or ho (26) trai Em-
poli e la Scola, per la quale si può da SÈktsa andare a Pisa o a Li vorrò senza
passar per Firbhzb mutando i cavalli alla posta di Castelfiorentino.
Da Siena a Pisa. Migl. 66. Poste 7.
4. Al di là di Poggibonsì , buona strada conduce a Colle sulla destra a
Volterra, a S. Gimignano e a Certaldo.
Da Volterra proseguendo nella direzione di Mezzogiorno* una comodissi-
ma strada provinciale conduce a Massa, e dipartendosi da questa strada a 5 mi-
glia da Volterra e dirigendosi a ponente vasai ad incontrare la via che da Gros-
seto conduce a Pisa. (39)
Da Firenze a Colle Migl. 3o.
Da Firenze a S. Gimignano » 3o.
Da Colle a Volterra » i5.
Da Firenze a Volterra » \o.
Da Volterra a Massa » 34*
5. Di là da Buonconvento una diramazione di strada provinciale conduce a
Mohtalciho indi a Castel del Piano , ad Arci do sto ed a S, Fiora sulla de-
stra, ed altra strada a sinistra, che di par tesi da S. Qui meo avanti d* incontrar
Ponderino, porta a Piekza a Montepulciano e nella Val di Chiana. (35) (36)
Da Siena a Buonconvento Migl. 16.
Da Buonconvento a Monta] ci 110 » 6.
Da S. Quirico a Pienza » 5.
Da Pienza a Montepulciano » 7.
STRADA POSTALE ARETINA daFirenze a Bontà passando per Arezzo.—
Questa strada e più lunga dell' altra; ma è costantemente bella , traversando un
paese dilettevole per la cultura e fertilità sparso di città e di terre assai pò-
potate.
6. Partendo da Firenze essa prende la direzione di levante fino alla prima
posta, seguendo le tortuosità dell'Arno che le rimane a destra.
Di qui voltando a Mezzogiorno perviene all' Incisa ove passando alla sini-
stra del fiume mediante un ponte , va ad incontrare le belle terre di Figline,
Montevarchi e S- GiorANNi, e quindi dopo alcune poste arriva ad Arezzo.
Da questa città avviandosi prima a Mezzogiorno e poi a Scirocco, la strada
conduce al confine dello Stato pontificio alla distanza di circa un miglio dal
Trasimeno , dal qual punto proseguendo incontransi Perugia ed altre città ro-
mane, e finalmente Roma.
Le poste che trovansi percorrendo queste strade sono Pontassieve, Incisa,
S- Giovanni , Levane, Ponticino, Arezzo, Rigulino e Camuccia in Toscana ,
indi Casa del Piano, Maglione e Perugia nel romano e proseguendo arrivasi
a Roma.
Da Firenze ad Arezzo Migl. 5a. Poste 6.
Da Arezzo al confine » a5. » 2.
Dal confine a Perugia » 20. » 3.
Da Firenze a Perugia Migl. 97. Poste 11.
,9&
~. D» Fflon atr ìxtssm pai
stale, la spiale ftttteadu>dai Fi
3L Solfa destra £ ?ae» «mi a
£ strada. pr.*nmà*U che ▼* a Irovaifr qaeftlm delta CmmUàltmai dai Chimi** (*)
€
Da Firme all' basi KgL t5-
Dn Firenze a Siena per b Caatrtlina • H-
RIRAMAZIO*! PRIJCIPA1I- Al di là dei P»%r*ssixrw
partonsi due ti rade restie non piatali delle tjenli
traversa il jtu^ello e parte della Bomm^mm, e l'altra
a Ostro tarocco, transita ad Casemasmo cfaaJ Aimo.
9. La prima detta Magellana snnove a da* miglia circa del Fmemmsiwrt e
conduce a Dicomaso, (3i) a Vice aio, al Bosco 5- loervz» (3?) e a S- /'/«no ^
Si tre. Di qui dirigendosi a levante dopo un ciglio sbocca Bella strada postale
bolo fine w presso la posta di Co*: e.liajo {17}, e voltando a sette» ti Ju an , passa
per Scabpebijì e conduce a Fibeizol* nella Romagna t o s c a na
io. La seconda detta C asevtixese t alleando il monte della Consona por-
ta a Bibbie** (3^, da dorè passando per Bassi sa , e òrsax^to fa a termi 1
re ad Akezzo.
Da Firenze al Pontassieve Migl. io. Da S.P.aSirreaScarperiaMigl. 3-
Dal PontassieTe a Dicomano . » ix. Da Scarperìa a Firenxola . . . » 8.
Da Dicomano a Vi echio. ...» 5. Da Firenze a Bibbiena .... » 34-
Da Vicchio al B. S. Lorenzo . » 6.*f, Da Bibbiena a Rassxna .... » 5.
Dal B. S. Lorenzo a S. Piero Da Ramina a Sabbiano .... a 8.
a Si ere » 3. Da Subbiano ad Arezzo. ...» 8.
1 1. A MosiTErjtBCMi stacca»! dalla regia postale al tra strada provine' ali che
passa per Carri glia , sale sa i monti del Chianti , incontra Gajole e la Valle
dell'Arnia e conduce a Sieea..
Da Firenze a Montevarchi Migl. 37.
Da Montevarchi a Siena » 21.
\i. Giunti alla posta di Levane , una tir ad a provinciale che apresi sulla destra
e dirìgesi Terso mezzogiorno conduce al Bucine e arrivata quindi presso Palaz-
zuolo, deridendosi in due, con una diramazione porta a Smi per le Valli d'Oni-
brone e d'Arbia , e con l'altra conduce al M* 5- Sortito (i5) a Lucigwano e a
Fojabo in Val di Chiana. (14)
Da Firenze a Levane Migl. 35.
Da Levane a Palazzolo » la.
Da Palazzolo a Siena * » i4-
Da Palazzolo a Fojano » 18.
i3. Al di là di Levane due miglia a sinistrapartesi dalla strada postale una
strada provinciale detta vecchia che traversa l'Arno al ponte Romiti passa,
sotto il castello di Laterina e quindi ripassando l'Arno al ponte a Cariano, sale
a Quarata e porta alla citta di Arezzo.
Da Levane ad Arezzo Migl. i5.
"97
■4* Avanti di arrivare adAaizzo in luogo detto ilCerro apresi sulla destra una
pianissima strada regia che è detta del Bastardo la t{uale col cammino più bre-
ve conduce nella Via longitudinale lungo il Canale della Chiana > e per questa
si ha l'accesso a Fojano e a qualunque paese della Valle, proseguendo essa fino
a Tornita ore sbocca sulla Via Laure tana (35).
Da Arezzo a Fojano Mi gì. oo.
Da Fojano a Torrita » 8.
i5. Tra Arezzo e la posta di Riputino incontrasi sulla destra un braccio dì
strada provinciale, che a tre miglia dalla postale incontra la yia suddetta, (i4)
e quindi conduce al Monte S. SArtno. (ia)
Da Arezzo al Monte S. Savino Migl. 12.
16. Arrivati alla posta di Cantucci a di par tesi altro braccio di strada dalla
postale, che dirigendosi a ponente va ad incontrate Fojano e la via longitudi-
nale della Chiana. (14)
REGIA STRADA POSTALE BOLOGNESE da Firenze a Bologna.
17. Questa è la terza strada postale che da Firenze mette capo nello Stalo
pontifìcio. Essa muovesi a settentrione della capitale e proseguendo sempre nella
stessa direzione pel Valdarno Fiorentino, pel Mugello e per la Romagna, condu-
ce alle Filtrare ultima posta toscana, e quindi seguitando per la Valle del San-
terno sbocca a Bologna.
Cinque sono le poste toscane che si percorrono, e tre quelle che trovansi
nello Stato Pontificio. Le prime sono Fontebuona 9 Cafaggìolo , Monte Carelli,
nell'Appennino, Covigliajo e Fili gare ; le altre sono Lojano , Pianoro e Bo-
logna.
Da Firenze alle Filigare Migl. 36. Pos. 5.
Dalle Filigare a Bologna » 27. » 3.
Da Firenze a Bologna Migl. 63. Pos. 8.
18. Per maggiormente facilitare il trasporto delle mercanzie da Bologna a
Livorno, una società di possidenti toscani si é proposta di aprire una strada, che
staccandosi dalla descritta bolognese traversi la Porretta passi per Pistoja e
vada a sboccare nella regia postale che da Firenze mette a Pisa e a Livorno, ab-
breviando così il viaggio di miglia ai. ed anco di 29. se si volesse percorrere la
traversa detta Abn accio. (3o)
REGIA STRADA POSTALE PISTOIESE da Firenze a Lucca per Pistoja.
19 Partesi da Firenze una quarta strada postale, che nella direzione di mae-
stro traversa le Valli del Bisenzio e del piccolo Ombrone e quiudi voltando a
ponente passa per la Val di Pescia e conduce a Locca.
Di qui altra strada postale che si avanza nel territorio Pietrasantino nel
Ducato di Modena e nel Regno di Sardegna conduce alla Spezia ed a Gbnovi.
Da Firenze a Lucca s' incontrano le poste di Prato, Pistoja e Pescia in
Toscana e quindi quella di Lucca. Proseguendo si arriva alla posta di Montra-
nulo nel Lucchese, iudi a quella di Pietrasant^ appartenente alla Toscana, si
•9»
pascano le poste di Cam ai a, Ave ma e Sarzaka nel Modenese e quindi si entra
■el Genovesato.
Da Firenze a Pistoja Migl. ai. Pos. a.
Da Piato ja a Pescia » i3. » i.
Da Poscia a Lucca r » ia. » i.
Da Lucca a Pi e trasanta. * ai}. » a.
Da Pie trasanta a Sarzana » 18. » 3.
Da Firenze a Sarzana Migl. 88. Pos. 9.
20. Da Firenze a Prato e da Firenze a Pistoja conducono altre strade regie
nou postali, clic una passa per Campi nella Valle del Bi se ozio, la seconda per
Brozzi nella Valle del piccclo Ouibrone.
DIRAMAZIONI PRINCIPALI. — ai. Fra il castello di Sesto e la città di
Pkato, slaccasi sulla destra della indicata via postale un tronco di strada pro-
vinciale che passando per Calenzaso, e per Barberi so di Mugello, va a sboc-
care nella via regia postale Bolognese a Montecarelli.
Dalla strada postale a Mont ecarelli Migl. i5.
aa. Da Prato sulla stessa parte muovesi altra via provinciale ebe dirigendosi
a settentrione conduce a Vernio e quindi al conGne pontificio tra i monti di
Vernio e il Sasso di Castro.
Da Firenze a Prato Migl. io.
Da Prato a Vernio » i5.
a3. Da Pistoia partesi una strada regìa non postale che entra negli stati
Estensi a ponente dì Libro Aperto , traversando le valli dell' Ombrone e della
Lima e passando per S. Marcello e Cutiglu no.
Da Pistoja a S. Marcello Migl. 18.
Da S . Marcello al Confine » 10.
a4- Sei miglia al di là di Pistoia staccasi dalla strada postale una via provin-
ciale che dirigendosi a Mezzodì ginnge a Fucecchio , da dove piegando a le-
vante, mena a S. Croce, 3l Castelfranco e a M-C alcoli sulla destra dell* Arno.
Da Pistoja a Fucecchio Migl. 18.
a5. Giunti a Sarzana per la strada postale già indicata, una via provinciale
che volta a settentrione conduce fino a Pontremoli nella Luuigiana Granducale,
ed in questa corrispondono altre vie comuni tative che pongono in comunicazio-
ne le diverse terre di questo territorio.
Da Sarzana a Pontremoli Migl.
ao.
REGIA STRADA POSTALE LIVORNESE, da Firenze a Livorno per Pisa.
26. £ questa la quinta strada postale che trovasi nella Toscana per mettere in
comunicazione Livorno Pisa e tutti i luoghi del Valdarno inferiore con la capi-
tale da cui dipartousi tutte le altre che portano agli stati limitrofi ed ai mari
lùcdiler ranco e Adriatico»
'99
Le porte che 8* incontrano da Firenze a Livorno sono la Lastra, V hnbro-
giana, la Scala, Castel del Bosco, le For nocelle, Pisa e Livorno.
Da Firenze a Pisa Migl. 5o. Pos. 6.
Da Pisa a Livorno m* * ...» 14. » 1.
Da Firenze a Livorno 64* Pos. 7.
DIRAMAZIONI PRINCIPALI. — 37. Da Pisa a Lucca (19) vi è comunica-
zione mediante la strada regia che passa per 5. Giuliano de Bagni-
a8. Poco tratto al di là da Empoli voltando a destra incontrasi una strada
provinciale che conduce a Fuceccuio valicando l'Arno mediante un ponte mo-
dernamente gettato a bocca d' Elsa. Da Fucecchio (i\) proseguendo nella dire-
zione di libeccio per la strada accennata tornasi a valicar l' arno con la nave
poco lungi da Pontedera e quindi rientrasi nella strada postale disopra indi-
cata. (26)
Se a bocca d'Era sarà costruito un ponte sull'Arno come ne esiste il pro-
getto, la indicata strada concederà di evitare le incomode montuosità di S. Ro-
mano, per le quali e forza salire percorrendo la via postale.
Da Volterra a Massa. (4), alla via provinciale lungo il Mediterraneo, a S. G/-
mignano, a Colle e a Siena (i)sono facilissime le comunicazioni per le strade che
si dipartono da Volterra e per quelle che dicemmo diramasi dalla postale Ro-
mana.
39. Da Pontedera, terra distante da Firenze miglia 35, staccasi una tra-
versa provinciale che piegando verso scirocco conduce a Volterra (4) (3i) pas-
sando ~per Ponsacco e Capannoli , dalla quale vie comunali facilmente accom-
pagnano a Peccioli, a Terricciola, a Lajatico e a Montecatini di Val di
Cecina.
Da Pontedera a Volterra Migl. 26.
3o. Arrivati alla posta delle Fornacelte, un braccio di strada detta Ars accio,
poco praticabile nell' Inverno, conduce a Livorno abbreviando di miglia 7 il
viaggio.
STRADE REGIE NON POSTALI E PROVINCIALI PRIMARIE
CHE METTONO IN COMUNICAZIONE LE DIVERSE CITTA* DEL GRANDUCATO
STRADE DELLA ROMAGNA.*— 3i. Al Nord di Firenze muovesi una strada
provine.' ale che lasciando sulla sinistra Fiesole e dirigendosi verso Greco , tra-
versa il Mugello facendo capo al Borgo S. Lorenzo (9) e quindi valicate le alpi di
Razzuolo e di Casaglia conduce a Marradi e indi a Marignano sul confine , da
dove per la valle del Lamone va a trovare Faenza.
Da Firenze al Borgo S. Lorenzo Migl. 18.
Dal Borgo S. Lorenzo a Marignano » 23.
Da Mariguano a Faenza » 19.
3a. Da Dicomano ove si giunge da Firenze per le strade(6)(9)> dipartesi altra
vìa provinciale che passa per S Gode\zio,c quindi seguendo il fiume Montouc
•4
200
a destra, traversa le terre di Poetico, di Rocca S- Cascia 90, di Dor adola e fi
Te** a del Sole e porta a Fosti.
Da Firenze a S. Godeaxio Migl. 36.
Da S. Godenzio alla Rocca . » aa„
Dalla Rocca a Terra del Sole?' » 13.
Da Terra del Sole a ForU • 4.
STB ADE DELLA TALLE TIBEEINA— 33Xna bellissima strada regi* che
morendoli da Aszzzo arriva al Bosco S. Scfolcso pone in comunicazione queste
dne città e concede di poter per essa arrivare all'Adriatico , facendo capo ad
Ancona.
34 > Dal Bosco S.SeroLcmo per via provinciale n sale alla Pi Eri SStztaso,
indi rollando a settentrione e poi a levante passasi dietro il monte dell'Air ex-
nia e riensi ad incontrare Biebiesa sulla strada cas rntine se. (io)
Da Arezzo al Borgo S. Sepolcro Migl. 24.
Dal Borgo S. Sepolcro alla Fiere Santo Stefano. . . » io.
Dalla Fiere S. Stefano a Bibbiena » 14.
STRADE DELLE TALLI DI CHIAMA E OMEROKK SUPERIORE ,
35. A ponente di Sir*A apresi una strada regia che dirigendosi a greco con-
duce ad Abezzo passando per Palazznolo e per il M^S^Saeiso, e voltando a scirocco
ra ad incontrare Asciamo, Torri t a e Valiano sol confine pontificio, prendendo
il nome di Laure tana.
Al settentrione di questa strada molte rie traversando la Val di Chiana, ad
ogni terra e ad ogni castello di essa resta agevole l' accesso. (12) (i5) (i4)
Da Siena al Monte S. Sarino Migl. a5.
Dal Monte S. Savino ad Arezzo • . • » ia.
36. A mezzogiorno di essa poco al di li di Torri t a (1$) staccasi altra strada
provinciale, che formando dopo tre miglia un bivio, si dirige col sinistro brac-
cio a Chi csi e col destro a Moste pulcioso; da dorè buone strade provinciali con-
ducono alla regia postale Romana (1) passando per S- Qutmico, o da altra parte
incontrando Sarteaso, Cetoba e 5. C asciano dei Bagsi.
Da Siena a Torri ta Migl. 26.
Da Torri ta a Chiusi » '4-
Da Torrita a Montepulciano a io.
STRARE DELLE TALLI DELL' OM BEONE INFERIORE, E DELLA MERSE
37. A mezzo giorno di Siesa. apresi una strada regia per le rallì di Merse e
dell'Ombrone inferiore la quale conduce a Gaossrro e quindi al Forte S. Rocco
sulla spiaggia marittima. (39)
Da Siena a Grosseto Migl. 60.
Alla sinistra di questa vi sono strade traverse provinciali che arrivano a
Mostalcibo e a BuoNCONrEXTo, non che per altra parte a Castel del Piamo e a
Castiglion d* Orci a.
20 1
38. Alla distanza di 4 miglia da Siena dipartesi da quella (3?) una via pro-
vinciale che porta a Massa e quindi a Follonica sulla riva dei golfo di Piombi-
no. (4a) (39)
STRADE DEMITTORALE
39. Muovesi da Orbetello una via regia detta Orbetellana, che traversan-
do FAlbegna e quindi l'Ombronc fa capo a Grosseto. Dì qui prendendo il nome di
Grossetana prosegue per la valletta della Bruna, entra nella vai di Pecora e con-
duce a Follonica. Seguitando in linea quasi retta verso Maestro traversa la Cor-
sia, va a trovare la via che da Livorno conduce a Piombino (44) alla Dog di S.
Vincenzio , e dopo tre miglia distaccandosi e voltando a settentrione perviene
presso Rosignano , traversa la piauura pisana e arriva a Pisa. Da questa città
dirigendosi a Maestro percorre il territorio lucchese, passa per Viareggio e va
a terminare a Pietrasanta, terra ragguardevole del Granducato.
Da Orbetello a Grosseto Migl. 2O.
Da Grosseto a Pisa » 86.
Da Pisa a Pietrasanta » ai.
DIRAMAZIONI PRINCIPALI. — 4°- Poche miglia al di là di Orbetello
dipartesi dalla indicata strada una via provinciale che percorrendo le Valli
d'Albegna e della Fiora porta a Mancfano, a Pitigliano e a Sorano»
4i. Da Grosseto altra via provinciale conduce a Scansa no sul confine orien-
tale della Val di Ombrone.
42* A Follonica incontrasi la strada che comunica con Massa detta perciò
Masse tana, (fai)
43. Al di là del fiume Cecina altra via provinciale che apresi a sinistra con-*
duce a Volterra. (29) (4)
Da Follonica a Massa Mici. i3.
Dalla via del Littoralc a Volterra » i\.
44» Già accennammo uua strada che pone in comunicazione Livorno con
Piombino. Essa è quella che seguendo le tortuosità del lido del mare passo per
tutte le dogane e per tutti i forti gucrniti che incontransi da Livorno a Piom-
bino, e ricevendo la descritta via da Grosseto a Pisa (39) , fa sì che a Piombino
stessa non manchino facili comunicazioni con le altre città e terre del Grandu-
ca to.
Da Livorno a Piombino Migl. 4&
Molte altre sarebbero le strade da indicarsi, se convenisse far parola di tut-
te le traverse e di tutte le vie comuni lative che in mille sensi percorrono il
Granducato; ma pensando che troppo tedioso addiverrebbe siffatto lavoro e forse
anco di nessuna utilità, tacendo delle altre, saranno abbastanza quelle già indi-
cate per aver sodisfatto a quanto credemmo delle nostre parti.
'202
CONFRONTO
BELLE MISURE TOSCANE CON LE FRANCESI
*
P1R COHOSCERKE l' EQUI VALENZA
MISURE TOSCANE MISURE FRANCESI
MISURE LINEARI
Un Braccio Metri o,584
Un Miglio eli Braccia a833 e '/ s « 1 65 3, 60 7
MISURE DI SUPERFICIE
Un Braccio quadro Metri quadr. 0,34 1
Un Quadrato geometrico di Br. quadr. 10,000 .... « 3406,193
Uno Stioro fiorentino di Br. quadr. i54i e */$ . . . . « 5i$ 008
Uno Stajo a terra misura senese di Br. q. 3819 e */ 5 . « i3oo,8ot*
MISURE DI SOLIDITÀ
Un Braccio cubo Metri cubici 0,199
Uno Stajo fiorentino da grano Litri a 436
MONETE
Una Lira uguale a Franchi 0,84
Uno Scudo uguale a « 5 53
FINE
ao3
AVVERTENZA
Qualunque opera benché piccola è sempre corredata di una
errata corrige in fine per eiaculare gli sbagli dei tipografi e le
inavvertenze talvolta degli autori.
Io reputo in parte inutile siffatto lavoro pei letterati, e vano
del tutto per gì' ignoranti. Laonde non facendo caso degli errori di
stampa facili a conoscersi e correggersi da chi leggendo intende,
ed alla cui correzione in fondo al libro mai ricorre chi leggendo
poco capisce, avvertirò unicamente le mancanze di parole ed i
nomi alterati, affinchè non sia indotto in errore quello che valente
a supplire di per se agli errori di lettera; non lo fosse parimente
per quelli di parola.
Alla pag. 24 Vallata II ove dice « Elsa che nasce dal Monte
Asinario » leggasi « Elsa che nasce dalla Montagnola Senese ».
Alla pag. 49? Tribunale di Pisa, ove leggesi « Commissariato
di Volterra » si legga « Commissariato di Ponti emoli ».
Alla pag. 5o ver. 5 ove dice « con più, le attribuzioni dei Regj
Procuratori » leggasi « con più due impiegati avanti le attribu-
zioni dei RR. Procuratori.
Alla pag. 63 verso ultimo « ragguaglia 288 » si legga « rag-
guaglia circa 292 e */ a »
A pag. 64 ver. 4 « Barberino di Val d'Elba » leggasi « Bar-
berino di Val d'Elsa ».
Alla pag. 68 ver. 20 « involata le caduto pad re del rapitor ro-
mano « leggasi « involata al caduto padre dal rapitor romano ».
A pag. 70 ver. 9 « negli ovati » leggasi « /ie//e lunette ».
Alla detta pagina ver. 28 « Francesco da S. Gan gallo » leg-
gasi « Francesco da S. Gallo ».
Alla pag. io3 bis ver. 18. « Castelnuovo di Car. » leggasi
« Castelnuovo di V* di Cecina »
Alla pag. 124 ver. n « di se dono » leggasi « disc, e dono ».
Alla pag. i5i ver. « Pio VII ed il Collegio Leopoldo aperto
nel 1826 » leggasi « Pio VII, il Collegio Leopoldo aperto neliSig ».
Alla pag. ivi ver. 3i « Scolopi, le pubbliche » leggasi « Scolo-
pi e le pubbliche » .
Alla pag. 181 ver. 22 « Braccia 20,990 » leggasi « braccia
209,90 » .
Alla pag. 188 ver. i5 « di essi chi sa « leggasi « di essi echi sa ».
Alla pag. 189 ver. 4 « S. Elena si attese » leggasi « S. Elena
vi attese » .
N. B. Dopo la pag. 112 è stata ripetuta la numerazione dal io3 al u3
perciò il libro sembra contenere io pagine di meno; ma fortunatamente ciò
non altera punto l'ordine delle materie.
INDICE
Arrìso al Lettore />*£• 3
PARTE L
Quadro generale descrittivo del territorio toscano considerato fisica-
mente ' » 5
Monti principali della Toscana e loro altezza » 1 1
Cenni geologici sa i monti della Toscana » is
Fi ami reali e confluenti loro ..: » i3
Laghi «»i4
Lagoni e Fumacchi onde estraesi il Borace » i5
Laghi e parlali della Maremma disseccati » iti
Divisione del territorio in vallate »i6
Valli Tra spenni ne, lunghezza, larghezza, superficie quad., Confini, monti
circoscriventi, fiumi, aspetto e prodotti naturali » K 8
Val di Magra idem * - - . » ivi
Valle del Serchio idem » ivi
Valdarno casentinese idem » 20
Val di Chiana idem » ivi
Valdarno superiore idem » ivi
Val di Sieve idem » 11
Valdarno fior, superiore idem . . . \ » ivi
Valdarno fior, inferiore idem » ivi
Val di Kiev, e adiacenze idem * » *a4
Val d' Elsa e adiacenze idem • » ivi
Val d' Era idem » ivi
Val di Cecina idem » 06
Val d'Omhrone e adiac. idem » ivi
Valli dell'Orda e della
Fiora idem » 28
Valle Tiberina idem » ivi
Isole maggiori, minori ed Isolotti considerati fisicamente . . . . » 3o
Sorgenti delle acque minerali e termali * 33
Sali e Rocce saline » 34
Rocce pietrose più apprezzabili » 35
Metalli principali loro qualità e luoghi delle miniere » 36
Combustibili e sostanze fossili » 37
Qualità diverse del terreno toscano in quadrati geometrici . ...» 38
PARTE H.
Quadro della Toscana considerata nelle sue divisioni politiche governa-
tive e giudiciarie » 3g
Città della Toscana e sua popolazione . » ivi
2<)5
Terre piò cospicue del Granducato e sua popolazione Pag. 4°
Popolazione dì tutto il Granducato . • . . » 4 1
Statistica del i838. a e movimento della popolazione del 1837. ...» ivi
Statistica del i834* e movimento della popolazione del x 833 per con-
fronto W / » 4*
Divisione territoriale » ivi
Divisione ecclesiastica » 4^
Divisione governativa » 44
Governi, Commissariati RR. , Vicariati RR. e Potesterie . ...» 45
Divisione giudiciaria civile e criminale. . ' » 44
Divisione militare »5c
Divisione comunitativa » 52
Conservazione del Catasto w 53
Dipartimento dell'Acque e strade » 54
Amministrazione delle RR. rendite ^ «ivi
Dogane • • » 55
Direzione delle Poste » ivi
Amministrazione del Registro » 56
Revisioni » ivi
Dipartimento di Sanità » ivi
Istruzione pubblica » 5?
Istituti di Beneficenza » 59
Industria, Agricoltura, Manifatture, Commercio » 60
Finanza dello Stato » 62
Divisione della Toscana ih Compartimenti.
Compartimento Fiorentino , confini estensione popolazione. ...» 63
Comunità dipendenti e sua popolazione » 64
Illustrazione dalla città di Firenze » 65
di Pìstoja » 87
di Prato » 91
di Volterra » 93
di Pescia » 94
di Modi g liana » 96
di S. Miniato » 97
di Fiesole » 98
Illustrazione delle terre di Empoli » 99
di Fucecchio , . . . » 100
di Figline » , OI
di Castelfiorentino » io*
di Marradi » 10 3
di S. Casciano. . . , » nA
del Borgo S. Lorenzo » m5
di S. Croce » lo (5
di Castelfranco di sotto » 107
di Scarperia >, iog
della Rocca S. Casciano » ioq
Santuario di Vallombrosa » 1 10
di Monte Senario » m
• »»• *.
PretSO dvt firctenlc f uIi.ihl .ti X. r i .1 J.,^1, > '/,
ili flampiì, e .'■ : .tic* tfcil-i T>,-
-■:>( cito natia PAOLI [IODICI.
HflfìIfìpHIMHMH, , j
" -2t£" 1838
Stanford
3 6105 040 220 993
DATE DUE
STANFORD UNIVERSITY LIBRARIES
STANFORD, CALIFORNIA 94305-6004
>